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Leggi un brano estratto dal libro di Sergio Canavero "Il Cervello Immortale"

Prefazione di "Il Cervello Immortale" Libro di Sergio Canavero

Negli anni Settanta, Robert J. White, neurochirurgo di Cleveland alla Case Western Reserve University, fu un assoluto pioniere nel trapianto di testa: i suoi studi estremamente dettagliati gli permisero di effettuare con successo l'intervento da una scimmia a un'altra.

All'epoca White scrisse: «Ciò che è stato realizzato nel modello animale - il trapianto cefalico in condizioni protette grazie alla riduzione della temperatura corporea - è totalmente applicabile alla sfera umana. La scelta di questa procedura drastica potrà avere una sua giustificazione in virtù non solo dei futuri progressi della scienza medica, ma anche alla luce di appropriate considerazioni etiche e sociali».

Nel 1999 predisse che «la materia di cui son fatti i romanzi di fantascienza - prima fra tutti la storia di Frankenstein, in cui un intero essere umano viene costruito cucendo assieme parti di vari corpi - diverrà una realtà clinica all'inizio del XXI secolo [...]. Grazie ai grandi passi in avanti compiuti dalle tecnologie chirurgiche e dalla gestione post operatoria, è ora possibile pensare di adattare il trapianto di testa (o di corpo, a seconda dei punti di vista) all'essere umano».

Il più grande ostacolo, in tutta la procedura, è riuscire a congiungere il midollo spinale del donatore a quello del ricevente. Ma i numerosi miglioramenti tecnici che sono stati portati a termine a partire dagli anni Settanta rendono fattibile proprio questa riconnessione.

Ebbene, l'autore del presente libro, il dottor Sergio Canavero, ha avanzato la sua proposta: un progetto per concretizzare il trapianto di testa in chi è affetto da una malattia incurabile che ha colpito il corpo ma non il cervello, così da offrire al paziente una nuova possibilità di vita.

Sono responsabile editoriale della rivista Surgical Neurology International, e ho toccato con mano l'accesa controversia scatenata dal dottor Canavero: ma sono convinto che lo scopo delle riviste medico-scientifiche non sia rifiutare la pubblicazione di lavori come quello del neurochirurgo di Torino bensì, al contrario, diffondere il più possibile le nuove informazioni all'interno della comunità degli scienziati e presso il pubblico, affinché simili idee vengano discusse e non represse.

Non sta a me giudicare che cosa i nostri lettori debbano leggere: mi basta sapere che i contenuti che pubblichiamo sono sostenuti da un buon ragionamento e da esperimenti altrettanto validi.

Per questo motivo abbiamo pubblicato il lavoro del dottor Canavero, e più di 150.000 lettori, negli ultimi due anni, hanno avuto modo di addentrarsi nei suoi studi. Certo, tutto ciò ha generato un formidabile dibattito - il che è bene -, sollevando polemiche di carattere scientifico ed etico-sociale. Ma ritengo che questa discussione globale sia assolutamente importante e ineludibile, proprio perché argomenti del genere necessitano di un confronto forte e vasto: del resto stiamo parlando del nostro futuro.

Canavero ne è consapevole, ha ribattuto ragionevolmente agli attacchi e, alla fin fine, non possiamo nascondere che la sfida che ha davanti è grande.

Il suo «paziente zero» (il russo Valery Spiridonov) ha voluto abbracciare la possibilità di vivere con un nuovo corpo, perché il suo è gravemente compromesso (e in preda a una progressiva degenerazione). L'altra opzione è vedersi morire. E queste non sono scelte sindacabili, ma appartengono solo e unicamente al paziente. Non ad altri individui che non sono malati come lui.

Il dottor Canavero, come tanti altri pionieri del passato, sta ricevendo nel contempo sostegno e critiche da parte del mondo medico e dell'opinione pubblica. Per certi versi, mi viene da pensare a Galileo, quando fu attaccato per aver proposto la sua concezione della Terra che gira attorno al Sole (all'epoca lo scienziato fu persino processato e condannato dal Sant'Uffizio, costretto all'abiura delle sue nozioni astronomiche). Tanti altri personaggi, della scienza, dell'arte e del mondo degli affari, hanno conosciuto lo stesso trattamento, salvo poi tornare sulla cresta perché le loro idee e proposte all'avanguardia sono state rivalutate o si sono addirittura avverate.

Nel XXI secolo, Internet e miliardi di telefoni cellulari nel pianeta consentono di comunicare all'istante, uno scenario nemmeno lontanamente immaginabile prima degli anni Novanta, il periodo in cui queste nuove tecnologie vennero introdotte.

Secondo il celeberrimo inventore e informatico Raymond Kurzweil, il tasso di produzione delle informazioni nel XXI secolo risulterà mille volte più veloce che negli ultimi cinque anni del XX secolo; Kurzweil ipotizza che l'intelligenza artificiale supererà il cervello umano e potrà sostituire del tutto la nostra materia grigia, che le malattie verranno debellate e che la gente vivrà 150 anni o più.

E allora perché un trapianto di testa è ancora così controverso? Perché rappresenta il cambiamento. Ma il punto è questo: il nostro domani, nel corso di questo secolo e oltre, sta già rapidamente cambiando.

Un pianeta simile alla Terra è stato di recente individuato, e altri nuovi corpi celesti verranno verosimilmente identificati.

Che cosa implicherà questa inedita realtà scientifica per la nostra civiltà, se scopriremo che lassù vivono altri popoli più avanzati di noi esseri umani?

La risposta potete darvela da soli, se la vostra mente è aperta alle nuove idee.
Proprio come quella del dottor Canavero.

James I. Ausman,
MD, PhD Professore di Neurochirurgia,
UCLA Editor in chief, Surgical Neurology International

28 giugno 2015

Il Cervello Immortale

Il Cervello Immortale

Racchiuso tra una prefazione e una postfazione di due chirurghi di fama, lo straordinario racconto di Sergio Canavero avvince il lettore e gli permette di abbracciare tutta la grandezza di un tema rivoluzionario, nato dalla sua testarda caccia di una risposta terapeutica anche quando nessun altro rimedio pare possibile (pazienti paraplegici o con devastanti danni neuromuscolari).

Canavero ci porta a scoprire la fattibilità di una terapia estrema:l’operazione di “scambio di corpi”, o meglio il trapianto di testa, con rigorosi dati scientifici a supporto.

Il neurochirurgo torinese non si sottrae d’altra parte alla discussione della percezione di sé e dell’origine della coscienza, che nell’essere umano sembra non riguardare in modo meccanicistico solo l’attività della corteccia cerebrale. Con un’esposizione dialettica e corredata di informazioni sulle ricerche e le conquiste di altri studiosi, questo libro regala al pubblico uno sguardo esclusivo sul vicino futuro della scienza.

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Sergio Canavero

Sergio Canavero (1964), è un neurochirurgo torinese.

Abilitato all'esercizio della professione medica negli Stati Uniti, ha al suo attivo oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e diversi libri. Ha fondato e dirige il «Tang», il Turin advanced neuromodulation group, un think tank di ricercatori che da anni opera nel campo delle tecniche di stimolazione cerebrale.

Si è imposto all'attenzione della comunità scientifica mondiale nel 2008, dopo aver risvegliato, grazie a un'elettrostimolazione corticale, una ventenne in stato vegetativo permanente dal 2006 a causa di un incidente stradale. Nel 2013 ha mandato in fibrillazione medici, mass media e opinione pubblica col suo rivoluzionario progetto: la possibilità sperimentale di effettuare un trapianto di testa. Nel 2014 i media hanno parlato della sua proposta di modificare con la stimolazione cerebrale l'attività del cervello degli psicopatici criminali.

 

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Commento di Giuseppe

Non sono un medico. Per me questa prospettiva è culturalmente agghiacciante, ma sono sicuro che se tecnicamente il trapianto di testa è fattibile prima o poi sarà accettato dagli ammalati e anche dalla comunità .

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