Torna su ▲

RICEVI L'OMAGGIO DI OGGI SE ACQUISTI ENTRO: ORE MIN SEC

Avvento 2016
Idee Regalo

Prefazione di "Ho Imparato a Ridere"

Leggi in anteprima un brano del primo libro di Richard Romagnoli "Ho imparato a Ridere"

Prefazione di "Ho Imparato a Ridere"

“Venera la madre e il padre come Dio”
Upanishad

“Sii sempre felice”
Papà

L’ultimo Valzer

Quando i medici diagnosticarono a papà una malattia incurabile, che avrebbe poi devastato il suo viso così bello e delicato, iniziò uno dei momenti più duri della mia vita che durò per circa un anno.

L’esperienza della sua malattia cambiò profondamente molti aspetti del mio carattere, delle mie abitudini e soprattutto accelerò la mia ricerca introspettiva, alla ricerca del senso della vita.

I medici, che lo avevano in cura, avevano definito la sua malattia incurabile e lui era pienamente consapevole della gravità e delle cure pesanti alle quali si sarebbe dovuto sottoporre.

Non ho mai saputo quali fossero stati i suoi più intimi pensieri di fronte al verdetto della scienza medica ma, quello che so, è che in lui continuò a regnare una profonda pace. L’impressione che papà mi dava è che avesse accettato l’idea di quello che gli sarebbe accaduto.

Per molti anni aveva lavorato come infermiere in un ospedale psichiatrico e per esperienza sapeva bene che avrebbe vissuto il periodo più duro della sua vita.

Per il profondo rispetto che provavo per lui decisi quell’anno di abbandonare gli studi, in quanto desideravo stargli accanto per avvolgerlo completamente nel mio amore. Volevo dedicargli ogni attimo della mia vita, lui meritava ogni mia attenzione e non volevo perdermi la possibilità di stare con lui neanche per un minuto.

Quello che mi interessava era che lui potesse rimettersi in forma al più presto, per continuare a vivere assieme la vita di sempre, speravo di poter realizzare tutti i nostri progetti dimenticandoci in fretta di quel momento buio.

Quando mi capitava di stare da solo ero angosciato, ripensavo alla malattia, non potevo credere che fosse capitato proprio a lui di dover vivere un’esperienza così terrificante. Tutte le volte che ripensavo a quello che gli stava accadendo mi sentivo soffocare.

Mi ribellavo all’idea di vederlo stare male, non potevo vederlo soffrire, non potevo starmene fermo ad assistere al suo deperimento perché quella situazione, dal mio punto di vista, era una vera e propria ingiustizia.

In quegli attimi mi chiedevo dov’era Dio e soprattutto perché non interveniva lenendo i dolori di papà. In quei momenti sembrava che Dio non esistesse o fosse occupato a fare altro, mi sentivo solo e abbandonato nella mia disperazione e il dolore interiore stava diventando insostenibile.
Non si è mai preparati abbastanza ad affrontare sfide così importanti come quella di una malattia e, alle volte, la fede è tutto.

Papà era una persona eccezionale, aveva dedicato la sua vita alla famiglia e credeva nel valore dell’amicizia. Per i suoi amici lui era più che un amico o un fratello, era un vero e proprio punto di riferimento. Per lui gli amici erano una parte importante della vita. Era sempre a disposizione di tutti soprattutto nei momenti di difficoltà.

Era amato da tantissime persone perché era un uomo che sapeva infondere gioia in ogni sua parola ed in ogni suo gesto.

Quello che lo rendeva una persona speciale era la sua capacità di sdrammatizzare i problemi delle persone che incontrava, aiutandole a cogliere gli aspetti positivi della loro vita. Aveva sempre una parola buona per tutti ed il grande dono di dispensare sorrisi a chiunque lo incontrasse.

Quello che ho sempre ammirato in lui era il profondo rispetto per ogni persona che lo avvicinava, sia nella vita privata sia in quella professionale.

Papà amava organizzare feste di ogni tipo alle quali invitava sempre tantissime persone, la cosa che lo rendeva veramente felice era poter vedere la gente felice. In quelle occasioni di festa e di spensieratezza si divertiva a fare l’attore e il trasformista e improvvisava scenette divertenti e autoironiche, strappando a tutti interminabili risate.

Aveva il talento di far ridere le persone più grigie, quelle che non ridono mai. La sua risata era magnifica, entrava dentro al cuore delle persone.

Per me e mio fratello papà non era un super eroe ma l’esempio ideale che avremmo dovuto seguire in ogni momento della nostra vita.

Durante la malattia, in quei momenti di dolore, ebbi l’opportunità di scoprire un altro aspetto di papà, scoprii un uomo con una grande fede, in grado di accettare ogni cosa come volontà e manifestazione di Dio. La sua tranquillità interiore era il balsamo che riusciva ad addolcire la rabbia che provavo per quello che gli stava capitando.

Il fatto che quella dannata malattia lo avesse colpito per me era inaccettabile, non era possibile che una persona così buona, allegra e solare fosse stata condannata così crudelmente e nel momento più bello della sua vita.

Ma che senso aveva tutto questo?
Quale era il senso del dolore?
Perché stava capitando tutto questo al mio papà?

Dopo due mesi dalla diagnosi della malattia il suo corpo aveva subito una trasformazione incredibile, era deperito e oramai non aveva più le forze per camminare e per reggersi in piedi. Trascorse diversi mesi sdraiato sul letto di casa e, per cercare di alleviarlo, mi divertivo a massaggiargli i piedi e gli leggevo qualche buon libro sulla spiritualità e sul suo argomento preferito, gli Angeli.

In quei momenti, essergli vicino, potergli esprimere il mio amore attraverso una carezza, un abbraccio o un massaggio avevano il potere di rilassarlo e di potermi rendere utile per lui.

Nella disperazione di quei momenti io e mio fratello eravamo alla ricerca di ogni tipo di aiuto e di qualche miracolo che avesse potuto aiutare papà a guarire. Ero disposto a tutto per lui.

Con il peggiorare della malattia iniziò per papà il pellegrinaggio della speranza che lo portò a girare diversi ospedali alla ricerca delle cure più adatte.

La mamma si aggrappava con ogni forza alla fede e cercava di aiutare suo marito, accontentandolo in ogni richiesta. Ma più il tempo passava più quell’esperienza stava infierendo dentro di me, mi sentivo distrutto, ero arrabbiato e quello che mi dispiaceva era che non potevo fare nulla per poterlo guarire.

Un giorno mi trovai solo con papà nella sua stanza d’ospedale ed ero particolarmente nervoso per il peggiorare delle sue condizioni. Con grande dolcezza mi calmò e mi fece notare che l’ammalato era lui e che non avrei dovuto immedesimarmi nel suo dolore, che la mia vita comunque doveva continuare.

Con quell’insegnamento mi fece capire quanto sia importante il rispetto verso chi soffre.

In circostanze simili è difficile accettare e riconoscere che chi sta soffrendo è l’ammalato
e non chi lo sta assistendo.

Durante quei mesi trascorsi nei vari ospedali, nei quali i minuti diventavano ore e le ore giornate interminabili, ho potuto apprendere molto riguardo all’importanza delle relazioni che si creano tra gli ammalati e chi lavora negli ambienti ospedalieri.
Lavorare a contatto con chi soffre è una missione ed è fondamentale, per la guarigione degli ammalati, somministrare loro le cure necessarie con attenzione e con amore.

Anche in quei momenti così dolorosi papà aveva la forza di sorridere agli infermieri, ai medici e agli amici che lo venivano a trovare in ospedale.

Quando le sue condizioni fisiche si aggravarono ci chiese di dire agli amici ed ai parenti che non era più necessario che venissero a trovarlo, voleva salvaguardare le persone dal provare un’inutile sofferenza nel vederlo soffrire, desiderava che i suoi amici lo ricordassero per la persona che era sempre stata, felice e sorridente.

Una sera come tante altre ero arrivato in ospedale per assisterlo durante la notte.

Prima di entrare nella sua stanza l’infermiere di turno mi chiamò all’interno della guardiola. Mi disse che le condizioni di papà si stavano facendo sempre più critiche e mi avvisò che presto avrebbe potuto perdere la sua lucidità a causa delle massicce dosi di farmaci ai quali lo avrebbero sottoposto per evitargli la pena di una sofferenza insopportabile.

Pensare che da lì a breve non avrei più potuto parlare con il mio papà mi gettò nella disperazione.

Dopo aver parlato con l’infermiere entrai nella stanza di papà e abbracciandolo scoppiai a piangere disperato. Mi ero ripromesso che non avrei più pianto in sua presenza e che sarei stato sempre il suo sostegno, ma in quel momento tutta la vita pareva sfuggirmi dalle mani e continuavo a piangere aggrappato al mio papà.

Quando riuscii a calmarmi mi staccò da lui e mi asciugò le lacrime accarezzandomi dolcemente. Oramai non aveva più la forza per parlarmi così mi fece segno di aiutarlo ad alzarsi dal letto e di accompagnarlo fuori dalla stanza.

Gli dissi che era meglio che rimanesse disteso a letto per conservare le forze ma prendendomi per mano mi accompagnò fuori dalla stanza. Mi guardai attorno per cercare un infermiere che avrebbe potuto aiutarmi a riportarlo nella sua camera, ma nell’atrio del reparto eravamo soli, io e papà.

Le luci nel corridoio erano quelle notturne, soffuse. Dopo qualche passo papà si fermò, mi guardò intensamente negli occhi e mi strinse forte a sé. Fuori era tutto buio e pioveva a dirotto.

Con un filo di voce intonò il suo Valzer preferito e iniziò ad accompagnarmi in una danza stringendomi a sé. Il tempo pareva essersi fermato e lì, in quella notte buia, ci trovammo soli a danzare il suo ultimo Valzer.

Quando papà si fermò mi prese le mani e guardandomi negli occhi mi disse: “Sii sempre felice”. Mi sentivo il cuore battere forte in gola e con un filo di voce gli dissi: “Te lo prometto papà”.

Da lontano ci corse incontro l’infermiere e quando mi arrivò vicino mi rimproverò per avergli staccato le flebo dal braccio. In realtà era stato papà a liberarsi da tutti quei fili, per essere libero di farmi vivere l’esperienza più bella della mia vita.

Quella notte mi addormentai seduto sulla sedia vicina al suo letto ricordandomi delle sue ultime parole “Sii sempre felice”.

Il giorno dopo papà entrò in coma e dopo qualche settimana lasciò il corpo. Quando la mamma mi comunicò la tragica notizia al telefono sentii un tonfo al cuore e in silenzio mi ricordai della promessa che avevo fatto a papà prima che lasciasse il corpo.

Da quel momento iniziò la mia ricerca della felicità.

Nel corso della sua vita, l’uomo ha molti obiettivi da raggiungere; fra questi il più elevato e il più prezioso è il conseguimento della Grazia di Dio e del Suo Amore.

“L’Amore di Dio gli darà in più quella grande saggezza
di cui ha bisogno per raggiungere Shanti, la Pace Interiore.”

Sathya Sai Baba

 

Richard RomagnoliTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Richard Romagnoli

Richard Romagnoli è nato in Italia nel 1974 e vive nel sud dell'India dove ha studiato e approfondito direttamente con il Dr. Madan Kataria (Fondatore del Laughter Yoga Foundation) le virtù terapeutiche dello Yoga della Risata (Ashya Yoga).
Lo stesso Dr. Kataria lo ha personalmente diplomato Laughter Yoga Teacher e Ambasciatore di Laughter Yoga nel mondo e dal 2011 diffonde i principi della Laughter Therapy (Terapia della Risata) in tutto il mondo.
La sua professione è la realizzazione del suo sogno: ispirare la gente a vivere la propria "magia interiore" attraverso la Risata.

 

Speciali dello stesso autore

I vostri commenti - Scrivi un commento!

Nessun commento presente

Scrivi un commento!

Articoli correlatiTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Ho Imparato a Ridere - Libro

Alla ricerca della felicità ho scoperto il potere della "Risata Interiore"

Richard Romagnoli

(12)
€ 19,00
Disponibilità: Immediata

Libro - Eifis Editore - Ottobre 2013 - Ricerca della felicità

In questo romanzo l’Autore ci racconta il suo percorso personale alla ricerca della felicità interiore, iniziato quando suo padre poco prima di lasciare il corpo gli disse: “Sii sempre felice.” Dal quel momento è... scheda dettagliata

Possiamo aiutarti?

assistenza clienti

I nostri operatori sono a tua disposizione per assisterti.

 

Assistenza Clienti

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi sconti, promozioni e novità direttamente nella tua casella di posta.

Guadagna subito +50 PUNTI per i tuoi futuri acquisti e premi.



COMMUNITY

Seguici su Facebook
Ti Piace Macrolibrarsi?
Se ti piace clicca su:
   

I LIBRI PIU' VENDUTI

 

SPECIALI