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Prefazione del Libro "Mara Terzi" scritta da Olga...

Prefazione del Libro "Mara Terzi" scritta da Olga Karasso

Persone che si allontanano dalle nostre vite. Scompaiono. Sovente senza il rumore di parole laceranti. Anche quelle più amate. Senza una comprensibile accettabile umana ragione.

A occupare prima o poi lo spazio di naturali recriminazioni o disperati rimpianti altre si presentano che a loro volta potrebbero sparire poco dopo, mentre implacabile il vuoto non cesserà di riempirsi di nuovi volti con cui condividere o meno un ulteriore tratto di conoscenza.

Scuola di danza. Stavo cercando danzatrici di Flamenco per una serata particolare dedicata alla Spagna e ai suoi umori più antichi.

Semplicemente così. Qualcuno me ne parlò.
Mara Terzi? Brava sul serio. Grande professionista oggi insegnante nella propria scuola.

Nata come ballerina classica ma stranamente sin da bambina con una palese innata passione per il Flamenco. Lo stesso Flamenco che l'avrebbe condotta in Giappone per due lunghe tournées di Carmen, da lei coreografata su musiche di Livio Gianola e con la supervisione del noto regista Salvatore Nocita. ...
A Milano? Via Fauché? A un passo da casa.

Atrio gremito di chiassose esili bambine e ragazzine in tutù dall'ego in accelerata maturazione. Dive in miniatura dalle gambe nervose e lunghe come impazienti puledri, attorniate da una post-moderna confusione di genitori e nonni emozionati. Gonfi di orgoglio.

L'atmosfera: un che di voluto parigino inizi secolo scorso. Pareti interamente tappezzate di fotografie e locandine di passati spettacoli. Avvisi di ogni sorta. Specchi. Fiori dappertutto e biscotti. Caramelle. Di tutto. ...

Mara e Teodolinda. Teodolinda e Mara.

Difficile poter comunicare.

Non rammento chi delle due incontrai per prima. Figlia o madre? Probabilmente la singolare Teodolinda che fungeva da filtro esemplare alla figlia artista. A volte eccessivo.
Donne in apparenza così diverse per fisicità e personalità.
Eppure...

Al formalissimo primo sbrigativo contatto il futuro dei rapporti interpersonali non mi fu affatto evidente. Severi angioleschi rotondi occhi azzurri o verdi, la madre in ascolto manteneva le distanze. Esaminava. Davvero poco invogliante.

Non ricordo che cosa a un certo punto avessi pronunciato di così strepitoso da far crollare ogni barriera. Un sincero complimento sulla mirabile disposizione dei fiori sparsi ovunque? Un banalissimo discorso di circostanza sui segni astrologici? Sull'enorme fatica di vivere in questa tormentatissima epoca? Innocente scontato tentativo di armonizzare le posizioni.

Figlia e madre. Madre e figlia.
Volitive. Intriganti.

Personalità avvezze a non contare su aiuti maschili.

La faccenda che mi riguardava prese del tempo. A ogni frettoloso sporadico incontro volavano, tra noi tre, interrogativi e risposte sempre meno schermati. Il senso della vita? Della morte? Del dolore? Del sacrificio? Persone che a un pubblico non informato sarebbero parse conoscersi da anni.

Iniziato spontaneamente così il sentimento di rispettosa amicizia... la gradevole scoperta dell'affascinante mondo di Mara Terzi, ballerina straordinaria e artista in ogni movenza.

Respiro.
Bellezza.

Mi permetto di osservarla.

Atteggiamenti rimasti semplici nonostante sia stata a contatto con danzatori famosi come Antonio Canales e Joaquin Cortes e artisti poliedrici quali Bruno Bozzetto e Andrej Konchalovskij...

... e se mettessi a frutto questa nuova conoscenza per addentrarmi nel mondo della danza scrivendo ad esempio sulla vita professionale di Mara Terzi e sulla sua scuola? Perché no?

Teodolinda pare entusiasta. Confessa che è un suo vecchio progetto di cui non ha mai fatto partecipe la figlia sapendo bene quanto questa sia contraria a diventare oggetto di una biografia.

Si rivela in effetti piuttosto titubante se non riluttante. Detesta questo genere di letteratura. Se proprio dovesse, preferirebbe essere lei stessa a scrivere un libro sulla tecnica del Flamenco. ... In realtà non ci ha mai pensato ma se ci teniamo tanto... senza tuttavia coinvolgerla perché non è nelle sue corde. Chiaro? ... Come penserei di procedere?

Chiedo che mi raccontino di eventi e incontri significativi dal punto di vista professionale ma anche episodi di vita ordinaria. Quelli che credono. Esigo assoluta normalità. Spontaneità. Non sono interessata alle abituali pompose memorie della gente importante. Vorrei altro.

Perplesse le odo discutere. Toni alti.
Madre e figlia. Accanirsi. Due guerriere.

Si assomigliano ma fingono di non saperlo.

Mi commuove l'amore che per antico riserbo o abitudine non manifestano.
La profonda mutua venerazione.

Si devono tanto. Lo sanno.

Un filo sconclusionatamente... quasi alla Pedro Almodóvar... senza uno stretto ordine cronologico, raccolto così racconti dalla madre che ogni tanto chiamerò Olinda e, con astuzia ellenica, da Mara stessa. Amici. Insegnanti. Allievi. Ammiratori.

Nulla di eccezionale o troppo intimo.
Decisamente storie a volte minime e aneddoti legati alla danza, tuttavia tanto veri e sovente ingenui da riuscire grandiosi nel dipingere i moti nascosti di un'anima che in quest'arte esigente ha sublimato le sue passioni.

Due anime.

Olga Karasso

 

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Giovanissima Olga Karasso si interessa di letteratura straniera e di “Négritude”. Traduce tra altri poeti bulgari e, con Franco De Poli, Poèmes di Léopold Sédar Senghor edito da Guanda nel 1970. Redattrice di riviste letterarie, scrive articoli su un noto quotidiano.

Allontanatasi dall'ambiente ricompare nel 1999 come autrice di poesie, romanzi e saggi: omaggi surreali al XX secolo e alla generazione del “Capitale che si rincorre la coda”,  e il magico mondo della danza.

 

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