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Prefazione - Crescerli senza Educarli - Libro di...

Leggi un estratto dal libro di Raffaele Morelli "Crescerli senza Educarli"

Prefazione - Crescerli senza Educarli - Libro di Raffaele Morelli

"Se non avete un bambino, fatevelo prestare." Tutti ridono, quando dico queste parole ai gruppi del giovedì. "Solo due o tre giorni, giusto per imparare..." Imparare... cosa?

Prendete un block notes e, se avete un bambino piccolo (fino ai 5-6 anni), osservatelo e annotate tutto quello che vi colpisce.

Siamo cresciuti nell'idea sbagliata che i bambini siano fragili e che l'educazione li deve rendere forti, sicuri di sé, capaci di lottare nelle battaglie della vita. E in questa premessa c'è la malattia della nostra epoca...

Una volta Vasco Rossi rifletteva che stare con le donne ci piace perché è divertente, nel rapporto tra un uomo e una donna c'è allegria. "Ma se vuoi ridere davvero," mi ha detto "passa una giornata con un bambino."

Vasco mi stava dicendo che l'infanzia è il regno della naturalezza e della spontaneità. Si può ridere davvero se non c'è spontaneità?

La piccola Matilde, 6 anni, storpia le parole, per dire ho caldo dice: "Sono calorifera" e per il freddo: "Sono freddifera". Tutti ridono... Il messaggio in realtà è: ci sono altri modi di dire le cose, linguaggi primordiali, suoni che rompono gli schemi della sintassi conosciuta.

Sì, perché il mondo infantile è il mondo dell'innovazione, del presente, dell'assenza di dibattito.

Cosa fa un bambino quando sente un disagio? Quando un amico lo fa soffrire, quando subisce un trauma, una frustrazione? Tre cose: piange disperato (e dopo un minuto gli passa e ride...) o va a letto a dormire, perché la sua anima sa, senza esserne cosciente, che il sonno è il regno di Ermes, il dio che cura con i sogni (i piccoli non ragionano sui traumi come noi, che li facciamo durare non un giorno, ma anni); oppure si mette a giocare.

Il gioco trasporta i bambini nel regno del Senza Tempo, il luogo del cervello dove abita la magia, i circuiti cerebrali primordiali dove esiste un collegamento continuo e profondo col mondo. La magia mostra che ogni cosa è vivente: non solo gli alberi, i semi, le piante, e gli animali, ma anche i minerali, le pietre, la terra, il mare, il cielo. La magia che si esprime nella fiaba è la vita psichica del bambino: qui c'è l'apprendimento, qui la salute, qui il destino.

"C'era una volta un serpentello magico che viveva nascosto nella criniera del mulo Bartolomeo." "E cosa faceva?" "Bartolomeo diceva: 'Hai un po' di cioccolato?'."

"Ma è mezzanotte, sei piccolo, devi dormire!" "Ma solo un pochettino..." "Dormi, per piacere, è tardi."

"All'improvviso si presenta nella stalla il mostro Dura, brutto brutto, coi denti in fuori..."

Le favole devono fare paura: così mettono in contatto con i mostri, che i bambini amano così tanto.

La piccola Amelia dice: "Mamma, non mi piace come racconti la storia. Dilla bene. Non mi spaventa come le altre volte. Stai più attenta".

I bambini ci curano, perché ci portano nel regno del mistero, ci costringono a usare il linguaggio delle Immagini, ci fanno riesumare le immagini primordiali della strega, dell'eroe, del mostro, del viaggio, del tesoro da trovare...

I nostri figli danno lezioni di vita agli esseri razionali che siamo diventati (per questo il block notes). Serve qualcuno che ci porti nel regno delle Immagini, del Senza Tempo, degli dei, dell'eterno presente, della curiosità che abbiamo dimenticato - se non ancora perduto del tutto -, dell'avventura.

Provate a buttar lì, a mezzanotte, al mare: "Andiamo a fare il bagno?". La piccola Susy ha già su il costume, mentre noi rinunciamo perché pensiamo ai reumatismi.

Tutto è possibile, nel mondo infantile: per forza, i piccoli vivono a contatto con le energie primordiali del cervello!

I Greci e i Romani chiamavano "dei" queste energie. Quando state con un bambino siete nel regno del Senza Tempo, del sacro, degli dei. I bambini sono l'ultimo rifugio del sacro. Sono loro che restituiscono al mondo i miti, le leggende e i riti perduti. Senza i nostri piccoli, procedendo solo con la nostra razionalità, non si va da nessuna parte. Custodirli, non educarli, è il nostro compito. I loro dei ci aiuteranno a ritrovare, come Pollicino, le tracce per tornare a casa.

E dunque, non "Oggi che cosa ho insegnato a...", ma "Che cosa ho imparato oggi da...? Che cosa mi ha mostrato?".

I bambini ci stanno educando e non lo sappiamo. Vediamo di non disturbarli: ci stanno insegnando a vivere.

Crescerli senza Educarli

Crescerli senza Educarli

Pratici consigli per crescere i nostri figli con serenità e amore.

  • Il genitore peggiore è quello che vuole essere perfetto.
  • Non è vero che un buon genitore gioca coi figli.
  • Non è vero che dobbiamo parlare di più con loro.
  • È bene che i bambini dicano le bugie.
  • Non dobbiamo aver paura di lasciarli da soli.
  • Uno schiaffo non è la fine del mondo.
  • Ci sono cose che solo la mamma può fare.
  • Dobbiamo insegnare la passione, non il sacrificio.
  • I bambini che crescono in un matrimonio senza conflitti sono destinati all'infelicità.
  • I bambini ci stanno educando e non lo sappiamo.
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Raffaele Morelli

Raffaele Morelli è medico, psichiatra e psicoterapeuta. Dirige Riza psicosomatica, il primo mensile di psicologia nato in Italia, e il più autorevole grazie alla sua direzione e ad un equipe redazionale di specialisti. La sua ricerca è rivolta agli aspetti simbolici del corpo umano e della malattia. Raffaele Morelli è anche il presidente dell’Istituto Riza (da cui nasce la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad indirizzo psicosomatico, riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica il 24/10/94) e vice-presidente della SIMP (Società Italiana di Medicina Psicosomatica), si dedica alla formazione psicoterapeutica di medici e psicologi.

 

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