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Il nostro passato: un amico o un nemico?

Il nostro passato: un amico o un nemico?

La dimensione del  passato agisce immancabilmente sul nostro presente. Il modo in cui ci sentiamo oggi, le reazioni che abbiamo o che non abbiamo nei confronti degli eventi, dipendono in gran parte dal tipo di relazione che imbastiamo con le esperienze già vissute. E’ quindi opportuno o comprendere se questo sia  un bene o un male.

In realtà, tutto dipende dal tipo di rapporto che ognuno di noi instaura con la sua storia personale. Proviamo a focalizzarci più in particolare su quelle che a suo tempo abbiamo considerato esperienze svantaggiose.

Ognuno si è trovato diverse volte al centro di situazioni che avrebbe preferito non gli accadessero.  In quei contesti avrà sperimentato una certa dose di dolore e amarezza, ma fin qui nulla di eccezionale: il dolore è una componente ineliminabile della nostra esistenza.

Ciò che vorrei prendere in esame insieme a voi è il modo in cui adoperiamo questo materiale archiviato dalla nostra memoria. In altre parole, quello che ci è accaduto può essere utilizzato male, ossia:

  • agendo da freno e da autogiustificazione per rassegnarsi e  non tentare neanche più di cambiare una condizione che ci fa soffrire,
  • per ripetere a noi stessi e agli altri quanto siamo sfortunati
  • per giustificare il nostro odio o il nostro cinismo nei confronti della vita o di alcune categorie di persone
  • per ri-sperimentare il disagio psicologico e fisico

…oppure può essere utilizzato in maniera più costruttiva a vantaggiosa:

  • per estrarne il succo, l’insegnamento necessario ad evolvere come persona
  • per evitare di ripetere gli stessi errori,
  • per dire a noi stessi : “ dato che ho gia sperimentato questa cosa negativa, farò tutto il possibile per impedire che mi succeda ancora, e se pure mi capitasse ancora, continuerò a cercare il modo di liberarmene del tutto”.

Analizziamo adesso più nel dettaglio  le diverse dinamiche con cui possiamo rapportarci a quello che è già stato. Partiamo con gli atteggiamenti che sarebbe “ecologico” abbandonare.

Il passato come freno

Si tratta di quel modo di pensare per cui è come se ci rimanesse sempre davanti agli occhi un fallimento o una frustrazione subiti; di conseguenza, nel presente, si rischia di rimanere sempre al di qua di quella soglia che potrebbe farci vincere su quel determinato problema. Magari, a livello conscio, proviamo a combatterlo o comunque è quello che ci raccontiamo; tuttavia, più profondamente, esiste un pregiudizio sull’effettiva capacità di stare meglio, una convinzione che ci sussurra  frasi del genere: “ Tanto non ce la farai neanche questa volta”, “ e’ solo una perdita di tempo”, “Non ti illudere,sai già qual è il tuo destino”.

Per sganciarci da questo modo di pensare, proviamo a farci le seguenti domande:

  • In che modo, il fatto che una o più volte una cosa sia andata in un modo negativo implica necessariamente che vada ancora e ancora nello stesso modo?
  • In che modo il presente è costretto ad essere obbligatoriamente la fotocopia del passato?
  • Quante volte abbiamo previsto che una cosa andasse in un determinato modo, e poi invece è andata diversamente?
  • Chi ci garantisce di essere degli indovini, chi ci dà il potere di conoscere già il nostro destino?
  • C’è qualcuno che conosco che , dopo diversi tentativi, ha cambiato una situazione fino ad allora svantaggiosa e fallimentare?
  • Thomas Edison ha inventato la lampadina dopo duemila tentativi andati a male, e se si fosse fermato prima, se l’avesse pensata come me?

Ripetersi quanto siamo stati sfortunati

Questo tipo di atteggiamento non ci fa ottenere nulla di positivo. A volte lo facciamo per avere la pietà degli altri, ma non è meglio ottenere la loro stima? Non è meglio ottenere affetto per quello che siamo, piuttosto che pena per quello che ci è capitato?

Continuando a dire a noi stessi e agli altri che siamo una calamita per le sventure finiremo soltanto per rafforzare la nostra convinzione di essere le vittime dell’Universo, di Dio o del Mondo; inoltre, questo modo di pensare, indebolirà sempre di più la fiducia in noi stessi e nelle possibilità che la vita può offrirci. Bell’affare!!! Proviamo piuttosto a concentrarci su quello che abbiamo e che comunque abbiamo avuto dalla vita. Magari possiamo comprare un diario, sul quale scrivere i bei momenti che viviamo, anche le piccole esperienze positive o, se proprio non ci viene niente da scrivere, segniamo solo la data di ogni giorno, servirà comunque a ricordarci di avere avuto per un giorno in più il regalo più importante che si possa ricevere: la vita, e del tempo ulteriore per provare a realizzare i nostri desideri.

Rimanere in contatto col dolore passato per concedersi il diritto di  odiare e  rendersi indifferenti  verso tutto e  tutti.

Se tendiamo a pensarla in questo modo, dovremmo ricordarci che l’odio genera l’odio e  il cinismo alimenta cinismo. In effetti, continuando a vestire quest’abito mentale, inizieremo a prendercela con la nostra stessa vita, ci convinceremo della sua cattiveria nei nostri confronti, del suo odio e della sua indifferenza verso i nostri sentimenti. E arrivati a questo punto cosa faremo?
Cominceremo a prendercela con gli altri, magari con i nostri cari ( gli unici che ci stanno affianco nonostante tutto), o con l’intero genere umano (come se ognuna delle persone su questo pianeta ci avesse fatto un torto o avesse contribuito alla nostra sofferenza). Certo che dobbiamo proprio sentirci importanti, se crediamo che tutta l’umanità sia costantemente impegnata a trovare il modo di farci soffrire.
Questa strada ci porta lontano dagli altri uomini. Proviamo a voltarci e rifacciamola in senso contrario, così da incamminarci verso il cuore della gente. Per fare questo dobbiamo prima rispolverare il nostro di cuore. Poi ci dovremo allenare a dare quello che vorremmo ricevere;  riponendo la nostra fiducia in quanto afferma  un vecchio proverbio : “ Hai quel che dai!”
Lungo il percorso dobbiamo abbandonare  quella frase  da cui ha preso origine il nostro distacco : “ l’ho fatto una volta e non ci ricasco”

I buddisti sostengono che davanti a uno specchio bisogna sorridere se si vuole vedere l’immagine riflessa fare altrettanto”. Proviamo a pensare che il mondo sia un enorme specchio.

Ri-entrare continuamente in un ricordo spiacevole e indugiare al suo interno ( in questo modo  si prolunga anche il contatto col malessere psicofisico collegato).

Questo si chiama masochismo!

E purtroppo a un masochista non ha senso proporre una soluzione per smettere di soffrire: questo sì che lo farebbe soffrire troppo!

Passiamo adesso ad approfondire quali atteggiamenti è bene costruire o rafforzare

Rivivere un’esperienza negativa con l’atteggiamento di uno scolaro che vuol imparare. Per nutrire questo atteggiamento, ogni volta che ripensiamo a situazioni spiacevoli, ci chiederemo:

  • Cosa posso apprendere grazie a quest’esperienza?
  • Quali risorse non avrei mai sviluppato se non mi fosse accaduto quanto mi è accaduto?

Rivisitare le  esperienze negative  ma  solo per evitare di ripetere gli stessi errori. Possiamo chiederci:

  • Quali sono state le cause che mi hanno portato a sperimentare questo disagio?
  • Cosa devo cambiare perché non accada ancora?
  • Qual è la differenza positiva e il valore aggiunto fra il me di allora e il me di oggi?

Il dolore di ieri come carburante della nostra futura felicità.

Proviamo a pensare in questo modo:
<<Visto che mi sono già preso la mia fetta di dolore, da questo momento in poi sono sazio! Ho diritto alla mia porzione di felicità e non accetto in nessun modo di rinunciarci.La sofferenza allarga il cuore e un cuore largo può sopportare anche più gioia. Sono pronto ad accogliere il bene che mi spetta, e se non mi giungesse spontaneamente sono disposto a combattere con tutte le mie forze per conquistarlo. Nietzsche diceva “ Ciò che non mi uccide mi rafforza” e io sono ancora vivo, quindi da questo momento in poi la mia vita è tutta in discesa >>.

Un vecchio proverbio cinese è sempre un buon modo per concludere:
“Per conquistare il mondo  devi cominciare dal conquistare le tue sofferenze”

Buon lavoro a tutti

Dr. Rosario Alfano

Autore di: “Non Farti Fregare dal Passato”

 

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