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Parole che non sono parole - Il Cinema Insegna

Parole che non sono parole - Il Cinema Insegna

Il 31 dicembre del 2010 fu una serata indimenticabile. Imparai quanto si può soffrire appeso tra la speranza della vita e la disperazione della morte. Tenni la mano a mio padre per circa 48 ore prima che si svegliasse da un incubo e ricominciasse a vivere. Un bruttissimo trauma cranico ci tenne col fiato sospeso, in una fredda vigilia di capodanno.

Nessuno in famiglia e neppure in ospedale , riusciva a spiegarsi come fosse accaduto quell'incidente, al punto che l'ispettore della polizia ci parlò di aggressione come ipotesi più vicina al vero. Mentre lo faceva mio padre non si era ancora risvegliato e nessuno poteva sapere come sarebbe finita. Eppure quel poliziotto non rinunciò ad azzardare il suo verdetto e, con un fare misto tra cinismo e incompetenza, mi disse: " puoi anche andare a riposarti, tanto se non lo hai ancora capito, per tuo padre non c'è nulla da fare ". Con uno scatto di irriverenza che non è proprio nel mio carattere, lo spostai di peso pregandolo di sputare le sue sentenze lontano da mio padre. Non volevo che lui sentisse; se pure avesse avuto un briciolo di capacità ricettiva non volevo che credesse a delle semplici parole.

Parole che non sono parole, se pronunciate da chi ha una qualche voce in capitolo. Penso alle autorità e penso soprattutto ai medici che trasformano quelle parole in "profezie auto-avverantesi". Vorrei poter misurare, in maniera concreta, l'impatto delle "convinzioni" dei dottori sulla guarigione dei propri pazienti e capire quante volte le persone non migliorano solo perché un medico non crede nella loro ripresa. E' il potere dell'aspettativa medico-paziente ed è una grande responsabilità.

Guarda questa scena

utilizzo della scena conforme all'articolo n° 70 in deroga all'articolo n° 15 della legge 22 aprile 1941, n°633

La scena è tratta dal film capolavoro "La tigre e la neve"; una storia molto simile a quella che ho vissuto in prima persona. Attilio viene informato dell'incidente di Vittoria e quando la trova cerca immediatamente di far percepire alla donna una possibilità di ripresa.

Le parla di un illustre Professore che la visiterà, come se questi fosse un mago che al solo tocco abbia già liberato uomini e donne da ogni probabile malattia. A modo suo sta instillando un'aspettativa, sebbene Vittoria sia del tutto incosciente, nessuno può dire quanto sia ricettiva la sua mente inconscia.

Quindi, per le stesse ragioni si rifiuta di accettare qualsiasi giudizio definitivo, allontana Fuad e il Dottore con un piglio irriverente e dice :


(..) ma che siete matti tutti e due ? davanti a lei ? questa sente tutto! - Ehh insomma sta bene eh lo sapevo già !– Ha detto che non c'è speranza non ha mica detto che è morta ? Insomma è viva o è morta ?

(..) e che vuol dire è viva ma ? è viva ! Hai detto niente ? Meglio di così? E' viva ! no?


Non so chi sia capace di tanto ottimismo, ma "i miracoli accadono tutti i giorni" come dice la madre di Forrest Gump nell'omonimo film. Fino alla fine i dottori dovrebbero alimentare la speranza, soprattutto perché non costa nulla.

Tante volte sentiamo parlare di miracoli, di fatti specifici che la medicina tradizionale non riesce a spiegare. James Jeans osservava "La scienza dovrebbe smetterla di fare dichiarazioni; il fiume della conoscenza si è spesso ripiegato su se stesso".

Allo stesso modo credo che la medicina tradizionale dovrebbe smetterla di emanare sentenze e fare molta attenzione all'effetto "placebo", dal momento che è più potente di quello che sembra. Alcuni studi dimostrano come le cure prescritte da medici che sfoggiano attestati e diplomi nelle loro sale di attese siano più efficaci di altre. Come si spiega ? Cialdini nel suo libro "Teoria e pratica della persuasione" lo chiamerebbe "principio dell'autorità": se credo che a prescrivere la cura si un Professore riconosciuto per la sua bravura, allora il mio corpo si predisporrà per ricevere meglio l'effetto chimico dei medicinali. Straordinario! Ma attenzione. Si tratta pur sempre di un processo autoindotto anche se può essere chiamato in parole semplici : aspettativa.

Quando parliamo di salute (ma non solo) se proprio deve esserci allora che sia positiva. Non costa nulla, è umana e soprattutto può solamente aiutare.

Questo è il motivo per cui quel poliziotto si sbagliava. Mio padre oggi è vivo più che mai e vive una vita più consapevole. Nel film Attilio riesce a motivare la guarigione di Vittoria grazie al suo atteggiamento proattivo. Ad un livello più generale la società ha la capacità di far accadere quello che si aspetta, continuamente. C'è una scena del film Paycheck in cui il protagonista Ben Affleck parlando di una macchina infernale dice : "La macchina predice una guerra e noi ne facciamo una per evitarla, prevede un epidemia e noi concentriamo tutti i malati scatenando un epidemia, qualsiasi futuro essa predica noi lo mettiamo in pratica" . E se invece di parlare di una macchina stesse parlando della nostra capacità di fare auto-avverare le cose in cui crediamo?

Quindi voglio augurarti quello che auguro per primo a me stesso. Che tu possa rincorrere il fascino di scoprire come andranno a finire le cose. Non c'è nulla di buono nell'angosciarsi con problemi che, spero, non ti accadranno mai. Accettiamo la nostra vita così come si presenta, mentre siamo impegnati a migliorarla.

Non sempre i medici, insegnanti o autorità hanno dalla loro parte la ragione, anzi il più delle volte la presunzione del "ruolo" scalcia come un mulo cieco e quello che invece potrebbe essere l'atteggiamento migliore viene vergognosamente ignorato.

Con il progetto Ilcinemainsegna.it siamo impegnati ad alimentare la possibilità di un mondo migliore, e che serva o meno io non posso che "aspettarmi" che tu ne faccia parte.

 

scritto da Virginio De Maio

 

Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita da Macrolibrarsi con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.

 

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Virginio De Maio

Virginio De Maio, fondatore dei progetti www.ilcinemainsegna.it e www.trainingwithmovies.com, aiuta aziende e professionisti di tutto il mondo a crescere attraverso i film. La sua passione e singolare missione, ha attirato formatori, coach e grandi aziende multinazionali, che a loro volta stanno influenzando migliaia di persone con il potere della metafora filmica. 

Da circa venti anni studia l’impatto che il cinema ha sull'apprendimento dell’adulto e come influenza la comunicazione dei singoli nelle aziende.

Si è formato in Italia e all'estero nelle più disparate discipline, Master in Programmazione Neuro Linguistica, Coach professionista e Human Resorce Specialist, negli ultimi anni ha dedicato i suoi studi e le sue ricerche all'applicazione della scienza di confine.

Imprenditore e formatore aziendale, è impegnato a dimostrare come qualsiasi impresa è fortemente influenzata dall'amore e qualsiasi obiettivo, anche dietro le più meschine maschere ciniche, ha una sola destinazione: “tornare a casa ed abbracciare le persone che amiamo”.

 

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