Torna su ▲

Parla Alfredo Fasola Bologna - Estratto dal libro...

Il primo agricoltore biologico certificato umbro si racconta - Leggi in anteprima la premessa del libro di Alfredo Fasola Bologna

Parla Alfredo Fasola Bologna - Estratto dal libro "Perché Proprio (B)io?"

E perché proprio io? Perché proprio io sono arrivato ad essere uno dei pionieri dell'agricoltura biologica umbra? Io che solo trentanni fa dichiaravo a spada tratta che mai e poi mai avrei lasciato quella città dove dai miei weekend abruzzesi con la famiglia la domenica sera non vedevo l'ora di rientrare?

lo, che nel mio integralismo della sinistra comunista degli anni Settanta, non me ne poteva fregare meno di quei quattro "hippies smandruppati" che cominciavano già allora a parlare e a praticare agricoltura e alimentazione biologica e medicina alternativa (simboleggiate dalla sigla del titolo della nascente rivista AAM Terra Nuova).

Io che mi cibavo, per fare in fretta tra una riunione politica o sindacale e l'altra, di bistecca e insalata tutti i giorni tranne che per cimentarmi nella mia massima specialità culinaria, quando, come forma più raffinata di approccio, invitavo qualche ragazza a cena a casa mia: riso bianco in padella, mantecato col formaggino Ramek.

Ma la vita, come la storia, ha le sue svolte, improvvise o lentamente maturate, che fanno prima dubitare, poi del tutto superare e rifiutare scelte precedenti fino magari a convincersi di idee e pratiche del tutto opposte.

D'altra parte a me, sin da quando ero cattolico, mi erano sempre piaciute le vite non di quei Santi santarellini già da piccoli, ma di quegli altri, convertiti di botto da grandi tipo S. Ignazio (di cui ho praticato per anni gli Esercizi Spirituali).

Cercherò di ripercorrere qui questo iter.

Quando si arriva verso la fine della vita si hanno spesso dei flash retrospettivi che illuminano e fanno capire per la prima volta in modo chiaro il significato di tanti eventi della propria gioventù e maturità.

Prima mi pareva di aver capito tutto di me e delle mie relazioni più intime: e invece non avevo capito niente, fino a che non ho fatto mente locale, durante le mie lunghe convalescenze ospedaliere.

Ho buttato giù questi ricordi proprio per capire meglio il senso, gli errori, i dettagli di questa esperienza di agricoltura biologica, intrecciata con la mia vita degli ultimi trentanni.

Un primo filo rosso per capire e capirmi è stata l'analogia (per Pseudo Dionigi l'Aeropagita è la prima e universale legge del Creato): analogia tra la terra e l'umanità, ambedue complessissime e variabilissime. Il più grande errore sarebbe quindi la schematizzazione, la indebita semplificazione, la pretesa della loro fissità e invariabilità. Per cui è stato necessario per me invece rispettarle, stupirmi sempre di esse, riscoprirle continuamente, ritrovale analogie nascoste dappertutto.

Nel corso del libro troverete spesso proprio la frase mutatis mutandis.

Un secondo filo rosso è la lentezza della terra e della vita e l'accettazione paziente di questa sua caratteristica fondamentale. Così l'azoto organico ha tempi di cessione più lunghi rispetto all'azoto di sintesi chimica. Anche l'agricoltura biologica aspetta che i frutti e i semi maturino naturalmente sul campo e sull'albero senza trebbiarli o coglierli ancora verdi o acerbi. Così infine i tempi lunghi della ricostituzione della sostanza organica in un terreno impoverito da anni di agricoltura convenzionale.

Analogamente, sulla tavola, gli zuccheri dei cereali hanno tempi più lunghi di assorbimento rispetto allo zucchero bianco che ha effetto energetico immediato ma che si esaurisce altrettanto velocemente.

Anche io in fondo, al contrario di quello che appaio esternamente nella mia iperattività frenetica, sono un lento, un tardo soprattutto nel capire e nell'adattarmi alle cose importanti della vita e dell'amore. Non sono come un fiore di biancospino che sboccia bianchissimo all'inizio di primavera, ma assomiglio più a quello di melograno che aspetta giugno inoltrato per emettere i primi piccolissimi boccioli rosa, per diventare poi rosso fuoco a luglio, e infine duri e succosi frutti, ultimi tra tutti, solo a novembre.

Il terzo filo rosso, collegato al primo, è l'unità dei contrari: l'esempio più calzante, è quello delle erbe infestanti, che l'agricoltore biologico non vuole ammazzare/estirpare subito (come fa invece l'agricoltura "chimica" con i diserbanti) ma le lascia crescere fino a trebbiatura, per separarle successivamente dai semi buoni.

Più in generale la terra da lavorare non è considerata un nemico da combattere con arature sempre più profonde e aggressive, ma da trattare più dolcemente con strumenti meno penetranti e "rivoltanti": quali appunto l'aratura leggera. Una bellissima analogia la propone una mia amica — genuina agricoltrice biologica inglese a Gubbio da trentanni - con la concezione precristiana delle favole russe che vedono la natura come un mix inestricabile di buono e di cattivo, simboleggiato da Baba Yaga, la dea della morte e della vita, al contrario della concezione più manichea della tradizione cristiana:

Le nostre favole tendono a dividere la personalità della Dea in due aspetti contrastanti: abbiamo la strega cattiva e la fata buona. Baba Yaga invece serba la sua profonda complessità come Dea della Vita e della Morte: sceglie di usare i suoi poteri per il bene o per il male (E. Addey, 2009, p. 247).

Infine una precisazione: Torre Colombaia non è la prima azienda biologica dell'Umbria ma solo la prima certificata.

Le prime aziende bio familiari sorsero nell'alta Valle del Tevere sopra Umbertide fin dai primi anni Ottanta (ricordo qui uno di questi: il primo Presidente di Bioumbria, Stefano Noventa, deceduto precocemente di improvvisa malattia).

Tenterò di autointerpretare la storia trentennale di un agricoltore bio "medio" (60 ettari), con alcuni dipendenti e non solo familiari, che si rivolge per forza ai contoterzisti.

Questo è quindi un libro che parla della mia azienda bio, ma anche di tutte quelle simili alla mia, le quali penso possano ritrovarsi in molte esperienze (e che invito quindi a inviarmi riscontri e commenti); un libro rivolto ai nostri consumatori, per favorire un rapporto sempre più stretto con essi.

Perchè Proprio (B)io?

Perchè Proprio (B)io?

La storia di Alfredo Fasola Bologna è il racconto di una vita dedicata all'agricoltura di qualità, alla sostenibilità della produzione alimentare, al rispetto per il territorio in cui si opera.

Un libro che nasce da una passione...quella per i prodotti naturali della nostra terra.

Acquista ora

 

Alfredo Fasola BolognaTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista