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THE QUANTUM ACTIVIST: UN INCONTRO TRA SCIENZA E SPIRITUALITÀ?

Mt0 - Macroticonzero - Introduzione - The Quantum Activist - DVD

Nel 1975 Fritjof Capra – fisico e teorico dei sistemi – pubblica Il Tao della Fisica, un libro destinato a fare la storia e continuamente ristampato in tutto il mondo, con grandissimo successo, ancora a distanza di 35 anni. Capra, nel suo libro, dimostra le straordinarie analogie tra quanto veniva predicato nelle antiche filosofie orientali e quanto veniva scoperto dalla moderna fisica quantistica. Mistica e scienza, in epoche diverse e in culture diverse, sembra arrivassero a conclusioni straordinariamente simili. Da quel momento, una serie di pensatori ha avuto uno strumento in più per cercare quell’incontro tra scienza e spiritualità che in passato costitutiva la norma, ma che nell’epoca moderna sembra inconcepibile.

Clip 1 - Conoscenza Quantistica e campi morfogenetici

I grandi matematici, nell’antichità, erano infatti sempre grandi filosofi e i grandi filosofi erano grandi matematici. Non a caso, persino l’inventore del celebre teorema di Pitagora, che intimorisce da sempre i bambini sui banchi di tutto il mondo, viene poi riscoperto nei libri di filosofia. Nonostante questo, nel moderno occidente era probabilmente inevitabile e “sano” che la scienza si emancipasse dalla spiritualità. La “nostra spiritualità”, infatti, si era canalizzata, nei secoli, negli austeri dogmi delle religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo, islamismo. Tre grandi religioni che, però, si sono spesso opposte alla scienza  e che la scienza ha poi considerato come un nemico. Mentre l'incontro tra la spiritualità orientale, o quella dei greci, e la scienza tout court è stata in qualche modo naturale e forse inevitabile. Con la fisica quantistica, però, è  forse finalmente giunto il momento di un nuovo confronto tra le due facce della medaglia. Scienza e spiritualità possono per la prima volta incontrarsi percorrendo una via occidentale. La fisica quantistica sta veramente rivoluzionando l’intera concezione della realtà.

Le implicazioni delle scoperte degli ultimi decenni, tuttavia, non hanno ancora nemmeno cominciato a scalfire le nostre convinzioni. Ma, quando cominceremo ad intuire le  implicazioni di quanto scoperto dagli scienziati, il mondo non potrà più essere lo stesso... Amit Goswami, esperto di fisica quantistica e filosofo, nel documentario qui proposto ci spiega meglio di chiunque altro la sua visione e ci invita a diventare in prima persona “attivisti quantistici”. Secondo Amit, infatti, noi possiamo cambiare la realtà attraverso la volontà e l’azione. Così come l’osservatore influenza l’esistenza di una particella nel momento in cui l’osserva, così noi potremmo influenzare la realtà in ogni momento. Le implicazioni di una tale visione sono davvero “incredibili” ma lasciamo che sia il singolo spettatore a farsi un’idea personale seguendo la propria visione… Con questa pubblicazione, invece, abbiamo cercato di “contestualizzare” il discorso di Goswami all’interno di quei fenomeni di fisica quantistica che nel documentario vengono appena accennati, nel tentativo di  dimostrare che questo incontro tra scienza e spiritualità non riguarda solo un singolo scienziato. Abbiamo pertanto deciso di intervistare due grandi studiosi italiani di fisica quantistica noti sia per il loro approccio originale, che per il loro rigore scientifico. Due scienziati con idee anche diverse tra loro e, per questo, ancor più stimolanti: Massimo Teodorani e Vittorio Marchi. Nel primo capitolo, vi proporremo, quindi, una sorta di “intervista doppia” ai nostri due esperti. Approfondiremo poi alcuni concetti di fisica quantistica con Teodorani e, infine, chiuderemo con un breve glossario.

Buona lettura!

Daniel Tarozzi - Direttore Responsabile - www.ilcambiamento.it

INTERVISTE | MASSIMO TEODORANI E VITTORIO MARCHI

Esplorando le zone di confine

VITTORIO MARCHI

Insegnante di Fisica e ricercatore, è nato a Roma il 30 luglio 1938. Negli anni della sua maturità, 1968, ha conosciuto l'ingegnere compagno di stanza e di studi di Enrico Fermi, alla Normale di Pisa. È stata la svolta della sua vita, il cui "cursus honorum" ha preso una direzione extra-accademica. Egli è stato infatti spettatore di fenomeni, che lo hanno reso responsabile dello sviluppo, della diffusione e della comunicazione delle potenzialità della macchina umana; capacità che sono di gran lunga superiori a quelle delle macchine, pur fantastiche, dell'attuale tecnologia moderna. Da molti anni ha orientato i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso il tema dello spirito, oggetto di discussione delle sue numerose pubblicazioni e dei suoi frequenti incontri con autorevoli personalità del mondo delle scienze e della cultura. Tra i suoi diversi scritti si segnalano L'Uno detto Dio, La Scienza dell'Uno e Mirjel, il Meraviglioso Uno.

MASSIMO TEODORANI

È un astrofisico di Cesena. Dopo essersi laureato in astronomia con una tesi teorico-matematica sulla evoluzione fluidodinamica di un residuo di supernova, ha successivamente conseguito il dottorato di ricerca in fisica stellare con una tesi osservativa sulle stelle binarie strette di grande massa e relativi trasferimenti esplosivi di massa. Ha lavorato presso gli osservatori di Bologna e Napoli e al radiotelescopio del CNR di Medicina (BO). In parallelo alla ricerca astrofisica ha condotto ricerche in fisica dei plasmi atmosferici con particolare interesse per il "fenomeno luminoso di Hessdalen", dove come direttore scientifico ha svolto diverse missioni sul campo. Svolge tuttora ricerche teoriche nel campo del progetto SETI e prosegue la sua ricerca sulla fisica dei fenomeni luminosi anomali. Tra i suoi diversi scritti si segnalano Tesla – Lampo di genio, I grandi numeri celesti, La mente creatrice, Bohm-La fisica dell'infinito, Marco Todeschini-Spaziodinamica e psicobiofisica.

Daniel Tarozzi - Che cosa pensano due grandi scienziati italiani, noti per il loro rigore scientifico, di Amit Goswami?

Massimo Teodorani - Non ho letto moltissimo su di lui, ma conosco piuttosto bene la limpidezza dei suoi intenti. Sarà che ho sempre riposto molta fiducia in quanto proviene da una cultura come quella dell’India, specie se armonicamente unita ai propositi della Scienza, in particolare quella che potrebbe migliorare il nostro futuro. Comunque, per quanto mi senta molto vicino a lui in taluni aspetti di natura prettamente filosofica, non condivido in alcun modo il fatto che la Scienza e la “Spiritualità” debbano fondersi assieme. Questo perché non sono interessato a trasformare il discorso scientifico in disquisizioni filosofiche o esistenziali, ma trovo comunque che quanto Goswami propugna possa portare molto beneficio, se il suo pensiero viene ben ponderato.

Vittorio Marchi - Amit Goswami, originario dell’India, ha sviluppato una interpretazione idealista della meccanica quantistica, in parte ispirato da idee tratte da Advaita Vedanta. Ritengo che il suo pensiero si possa inquadrare nell’ambito di un “idealismo monista”, che rimane tuttavia un’idea più che una realtà di fatto. Il pregio comunque del suo pensiero è di non confondere il “monismo” (dove tutto è UNO), con il monoteismo separatista delle religioni di Oriente e di Occidente. Monismo che egli afferma essere “la base di tutte le religioni del mondo”, ed anche la via giusta da seguire da parte della scienza moderna. In contrasto con quella relativistica.

Daniel Tarozzi - Qual è il rapporto tra scienza e ricerca di “Dio”?

Massimo Teodorani - Non vedo nessun rapporto. Sono due strade diametralmente opposte, completamente inconciliabili, a mio parere. Ricercare Dio addormenta la ragione, spinge alla contemplazione, porta alla stasi, e si basa su una “fede”: per carità, io ammiro chi riesce a essere così forte da sostenersi con una fede. Ricercare il segreto della materia nasce esclusivamente dall’uso della ragione e, per chi lo sa o vuole fare, sotto la guida dell’intuizione. Chi usa solo la ragione ovviamente non può intravedere una coscienza nell’Universo; chi usa anche l’intuito – ovvero: quella specie di “radar” che guida la nave e il motore che la muove, per ricordare una delle tante metafore di David Bohm – non solo può percepire la coscienza, ma può anche asservire la ragione a scopi molto focalizzati specialmente con il sostegno della volontà. Ciò, però, non significa arrivare a Dio, significa forse solo diventare parte della sua mente. La mente di un ente non localizzato né nello spazio né nel tempo, e che probabilmente risiede nel vuoto e nelle particelle virtuali che ne nascono e muoiono. L’obiettivo è mentale. Trovare realmente Dio significa saper usare anche il  cuore, ma questo, proprio per costituzione interna, non riguarda gli scienziati, che si accontentano di dire alla mente di fare cose che siano giuste (forse questo è  guidato dal cuore? Non lo so e forse non lo saprò mai).

Vittorio Marchi - Il rapporto è una relazione complessa e, a tratti, addirittura conflittuale, tra due polarità competitive.

Non dimentichiamo che la frattura tra scienza e religione si è consumata appena tre decenni fa, quando, – nel 1981 – la National Academy of Sciences degli USA ha  emesso una sentenza di formale divorzio: “Religione e Scienza sono due dimensioni del pensiero umano distinte e reciprocamente esclusive”. In realtà, questa  “incompatibilità” ha a che fare più con la competizione tra diversi dogmi che con un intrinseco conflitto tra Scienza e Dio. Dopo il divorzio, comunque, il risentimento tra le parti anziché attenuarsi si è acuito. Come ha osservato il premio nobel Joshua Lederberg, biologo molecolare presso la Rockefeller University, “lo spazio di cui Dio può disporre continua a ridursi progressivamente”.

Clip 2 - La fisica quantistica, fisica delle possibilità

Daniel Tarozzi - Dopo la pubblicazione del Tao della Fisica, si parla ormai da oltre tre decenni di incontro tra oriente e occidente, tra scienza e mistica. Cosa pensate di questo incontro?

Massimo Teodorani - Penso che sia un’occasione positiva di crescita sia per noi occidentali che per gli orientali stessi. Del resto il cervello umano è strutturato sia in maniera razionale che in maniera intuitiva. Non vedo perché le due funzioni non debbano interagire tra di loro. Un “uomo spezzato” è portato a spezzare il mondo  impedendo, così, ogni forma di scambio o interazione, che invece potrebbe far evolvere entrambi i lati della medaglia. Io, però, continuo ad osservare il mondo dal  versante razionalista. Credo profondamente nei metodi “classici” della Scienza, della Fisica in particolare, ma penso anche che una radio senza antenna possa  funzionare male o per nulla. Una scienza razionalista senza l’antenna dell’intuizione, quindi, non solo non può portare da nessuna parte, ma può addirittura pervertire i suoi veri scopi. Una scienza senza coscienza è come una pistola carica nelle mani di un bambino immaturo che non pondera le sue decisioni e le sue azioni. L’unione tra creatività/intuizione e razionalità deve perciò avvenire (l’umanità ne ha un profondo bisogno), ma non attraverso una mera fusione tra le due qualità dello spirito umano. Un’antenna fusa assieme, e senza criterio logico, ad un amplificatore radio produrrebbe solamente un’accozzaglia inutile. Un’antenna mirabilmente asservita  all’amplificatore può invece potenziare, anche grandemente, l’apparato radio stesso. Non dimentichiamo che la Ragione non serve solo a fare missili o computer, ma  anche a vegliare sul nostro agire: e, per questo motivo, la Ragione stessa è un’altra attitudine fondamentale del nostro esistere.

Se devolvessimo la nostra conoscenza al puro “sciamanesimo” usciremmo completamente fuori controllo: ciò lascerebbe spazio solo alla pazzia e a società totalmente derelitte. Ciò non toglie che il singolo debba raccogliersi ogni tanto in meditazione, come se ricorresse ad una specie di benefica doccia per scacciare le impurità. Ma deve poi passare subito all’azione, ovvero a gesti che richiedono l’effetto operativo della razionalità. Perché, pur avendo uno spirito, siamo fatti di materia e viviamo in un mondo di materia che non è per nulla un’illusione: è così che funziona la vita, e non possiamo sottrarci alle sue leggi. La razionalità ci deve aiutare a cavalcare  l’onda senza cadere, mentre l’intuizione ci deve guidare in una direzione che sia giusta e corretta.

Vittorio Marchi - Penso che non ci possa essere nulla di più fecondo ed inevitabile. Oriente ed occidente sono per la Terra e per il suo mentale, quello che sono il lobo destro e quello sinistro per il cervello umano. Mistico, devozionale, contemplativo, spirituale, assoluto il primo. Logico, razionale, analitico, scientifico e relativo, il secondo. Come per i due lobi frontali della testa, (metà e metà a costituire l’unità) le due polarità oriente ed occidente (anch’esse una benedizione a metà del pianeta) hanno una funzione congiunta, equilibratrice ed indissolubile. Una qualsiasi “struttura” vivente, per funzionare, non può prescindere da questa inscindibile unità. Si spiega allora  come oggi la fisica moderna (la fisica quantistica) ci porti ad una concezione del mondo che è sostanzialmente “mistica”. Ciò perché, a differenza della fisica  meccanicistica occidentale, tutta concentrata sull’inerte, la concezione orientale del mondo è di tipo “organicistico”. Si tratta allora di incominciare a cambiare il significato  degli opposti e a ridefinire il rapporto inevitabilmente integrativo esistente tra di essi e considerare la loro necessità di (co)esistere fino al punto di fondersi,  poiché dal dinamismo delle due polarità dipende l’eterna tensione della vita, metà e metà di un’unica indissolubile Realtà. Proprio in quella diversità, infatti, i due  mondi, l’occidentale e l’orientale, si fondono (e si fonderanno) fino a colmare l’”apparente” dualità; a quel punto la “diade” diventerà un tutt’unico: una, unica, assoluta  ed indissolubile in tutti i suoi aspetti, nessuno escluso. È un’impresa, un incontro che i più ritengono impossibile in quanto sfida apertamente tutto ciò che agli esseri  umani sia mai stato insegnato tramite quelle credenze assimilate che li mantengono in questa illusione, fissi al loro posto.

Intervista ad Amit Goswami

 

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