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Avvento 2016
Idee Regalo

Michael Michalko - Prefazione - Pensiero Creativo

La prefazione del libro Pensiero Creativo scritto da Michael Michalko

Michael Michalko - Prefazione - Pensiero Creativo

Questo è un libro per scimmie

Il tuo atteggiamento negli affari determina il tuo potenziale di innovazione, creatività, genio persino, e successo nel campo in cui lavori. Esistono due atteggiamenti basilari, che io definisco “gattino” e “scimmia” in ragione del modo in cui questi animali affrontano lo stress e il cambiamento.

Se un gattino è disorientato o in pericolo non fa altro che miagolare finché la madre arriva e lo porta in salvo. Al contrario, una scimmietta corre da sua madre e le salta sulla schiena al primo segnale di pericolo. Il cucciolo di scimmia, perciò, corre verso la salvezza con le proprie forze.

Questo libro può far poco per chi si comporta come il “gattino” e invoca aiuto di fronte a una sfida o a un problema. Pensiero creativo è pensato per le “scimmie”, per coloro che desiderano lavorare su se stessi e sviluppare la propria creatività professionale e la capacità di concepire nuove idee... e che sono pronti a godere dei benefici concreti di questo lavoro.

Se avete l’atteggiamento delle “scimmie” e cercate un patrimonio di idee originali per migliorare la vostra attività lavorativa o la vostra vita, questo è il libro che fa per voi. Vi invito a fare vostri questi Allenamente e a usarli per produrre le idee di cui avete bisogno per cambiare la vostra vita. Gli Allenamente sono tecniche sperimentate e creative che vi mostreranno come nascono le idee: il resto è compito vostro.

(Una speranza per i “gattini”: se aspirate a un cambiamento, troverete l’aiuto che vi occorre nel Capitolo Uno, Moto originario, con esercizi e incoraggiamento per trasformarvi in “scimmie”).

Prefazione

"Il generale sceglie la via per la vittoria o per la rovina."

Sun Tzu

Pensa agli alberi intorno a un lago incontaminato e battuto dal vento. Lo schema di quegli alberi è concepito in modo tale che quando soffia il vento essi si piegano insieme e tutte le forze nel sistema restano in equilibrio. Lo schema degli alberi piegati dal vento, delle piante e delle radici li rende autosufficienti e perfetti.

Ora pensa a un tratto di terreno fortemente scosceso e colpito dall’erosione. Non ci sono abbastanza alberi a tenere compatto il terreno. La pioggia scava torrenti e l’acqua scorre a valle, formando calanchi. Qui lo schema degli alberi e delle piante è carente: ogni volta che tira vento o piove, l’erosione si aggrava. In virtù di questo schema, le forze prodotte dal sistema nel lungo periodo distruggono il sistema stesso. In questo sistema è insita l’autodistruzione: non possiede la capacità di contenere le forze che sorgono al suo interno.

Alla natura non importa se gli schemi sono creativi o distruttivi. Ciò che conta, in natura, è il modo in cui le cose si dispongono autonomamente e cooperano per formare schemi coerenti. Se osservi i modelli della natura, ti accorgi che i contenuti non sono dovunque: solo le dinamiche possono rivelarli. Negli alberi, forma e contenuto sono legati in modo inestricabile e non possono essere separati. Il robusto schema degli alberi che ondeggiano al vento all’unisono crea armonia e bellezza, mentre l’altro è distruttivo e pericoloso.

Con gli individui è la stessa cosa. Nel caso degli alberi, a formare lo schema sono il vento, la pioggia, le radici e l’erosione. Nel caso delle persone, un insieme di comportamenti umani condivisi fondono gli schemi e creano gli individui. Un’immagine positiva di sé equivale allo schema degli alberi e del vento ed è auto-conservativa e creativa. Un’immagine negativa è come lo schema dell’erosione ed è autodistruttiva. Prendi tre fogli di carta e sistemali l’uno accanto all’altro a pochi centimetri di distanza. Lascia in bianco quello in mezzo. Al centro del foglio a destra disegna un piccolo rombo. Sul foglio di sinistra traccia uno scarabocchio irregolare.

Quale foglio assomiglia di più al tuo vero io? Quale dei tre ti sembra la rappresentazione più fedele di te stesso, delle tue speranze, paure e debolezze nel momento attuale? Quale si avvicina di più al modo in cui pensi a te stesso?

La maggior parte delle persone sceglie lo scarabocchio o la pagina bianca. Quasi nessuno sceglie il rombo. Eppure, il disegno del rombo è il più centrato e solido e racchiude maggior emozione e potenziale. La pagina bianca sembra vuota e senza significato. Lo scarabocchio rimanda un’impressione di disturbo e di incoerenza. Forse ti stai chiedendo se le descrizioni sono accurate. Per convincerti, ti proporrò un esperimento mentale. Supponi di trovarti con la persona che ami di più al mondo. E supponi di avere davanti i tre fogli.

Immagina di dover regalare alla persona che ami il foglio che meglio rappresenta il tuo amore per lei. Quale sceglieresti? È molto probabile che le daresti quello a destra perché la forma del disegno ricorda un diamante prezioso, sembra un dono alla sua altezza e il più significativo dei tre. La maggior parte di noi nella vita sperimenta il vuoto e l’incoerenza, ed è per questo che pensiamo a noi stessi come fogli bianchi o scarabocchi, invece che come diamanti. Siamo consapevoli di voler scegliere il diamante ma, in qualche modo, la percezione che abbiamo di noi stessi ci induce a credere di non valere tanto e così razionalizziamo il motivo per cui ci orientiamo sullo scarabocchio o sulla pagina bianca. Nella vita è lo stesso.

Ci è stato tacitamente insegnato che esistiamo e che siamo quel che siamo. Abbiamo appreso che tutti sono fedeli ai propri geni, al proprio ambiente e alla propria natura. Siamo programmati per essere oggettivi. Ci hanno insegnato a essere “me” invece che “io”. Quando pensi a te stesso come “me”, ti limiti. “Me” è sempre limitato perché è un oggetto passivo e non un soggetto attivo. “Me” non agisce: è manovrato da forze esterne. Quando vedi te stesso come oggetto, ti conformi al modo in cui gli altri (genitori, insegnanti, colleghi e così via) ti descrivono. Diventi così. Magari desideri essere un artista, ma gli altri ti dicono che non hai abbastanza talento, preparazione o personalità. Il “me” ti dirà “Chi ti credi di essere? Sei uno qualunque. Sii realista.”

La vita di Richard Cohen, autore di Blindsided: Lifting a Life Above Illness, è determinata dalla malattia. È affetto da sclerosi multipla, è cieco, quasi del tutto incapace di parlare e soffre di dolori cronici che gli impediscono di dormire e riposare. Negli ultimi cinque anni due tumori al colon gli hanno devastato l’intestino. E anche se ora è guarito, continua a vivere tra grandi sofferenze.

Prima che sopraggiungesse l’inabilità fisica, Cohen lavorava come produttore per la CBS. All’inizio, non poter più svolgere le normali attività a causa dei suoi mali cronici e delle sue disabilità lo ha fatto sentire inutile. Amici e parenti lo hanno incoraggiato a cercare sostegno psicologico, ma si è rifiutato. A suo parere gli psicologi si concentrano sempre su ciò che non va, ti spiegano perché ti senti una nullità e che non è colpa tua. Non ravvisava niente di valido in questo genere di terapia.

Cohen ha compreso le inevitabili conseguenze della sua malattia, ma si è anche reso conto che lui solo aveva il controllo del suo destino. Scrive Cohen: “L’unica cosa su cui ho sempre il controllo è ciò che succede nella mia testa. La prima cosa che ho fatto è stata pensare a chi sono e a come avrei potuto prevalere sulla mia condizione. Scegliendo le mie emozioni a livello cosciente, sono in grado di controllare i miei cambiamenti d’umore e di sentirmi quasi sempre felice”. Ha coltivato un atteggiamento positivo verso la vita interpretando tutte le sue esperienze in modo positivo.

Ha detto che la sua vita è come trovarsi su una nave che rolla. Scivolerai. Ti aggrapperai alle cose. Cadrai. Una sfida continua a rialzarti e ad andare avanti. In fi n dei conti, afferma, la sensazione più elettrizzante al mondo è rimettersi in piedi e guardare avanti con un sorriso.

Richard Cohen è il soggetto della sua vita ed è padrone del suo destino. Chi vive come soggetto è incredibilmente vitale e creativo. Una volta, in una piovosa domenica pomeriggio, in un caffè nella parte vecchia di Montreal, ho visto una donna alzarsi dal tavolo e, senza un motivo apparente, cominciare a cantare un pezzo d’opera. Aveva un particolare sorriso e capii che mentre cantava era perfettamente a suo agio con se stessa. Indossava un grande cappello, teneva le braccia protese in un ampio gesto ed era totalmente incurante di tutto tranne di quanto c’era in lei e intorno a lei in quel momento.

Mentre leggi forse ti vengono in mente persone che conosci altrettanto vitali e altre, invece, spente. Quella donna era estremamente viva e dotata di forza creatrice. Quando incontri persone come Richard Cohen o come la donna di Montreal provi la vaga sensazione di “dover essere” qualcosa di più. È una sensazione che conosci già: è la stessa emozione che provi quando riconosci che gli altri sono come tu aspiri a essere. La sensazione di dover essere in quel modo sembra talmente scontata ed essenziale che non hai il coraggio di confessarla. Desideri essere più vivo e creativo nella tua vita privata e lavorativa: questa aspirazione è il sentimento più primitivo che un individuo possa provare. Primitivo come lo spirito di conservazione.

Non è facile esprimere queste emozioni a parole. Le persone che vedono se stesse come soggetti sono franche, aperte, autenticamente intraprendenti, affrontano le situazioni con libertà e cercano il modo di far funzionare e sbrigare le cose. Le persone che pensano a se stesse come oggetti sono inibite, assillate, forzate, agiscono se comandate o intimorite, hanno una mente a senso unico e cercano continuamente di sapere perché le cose funzionano in un certo modo. Non riescono ad affrontare la vita da persone libere e felici; vivono limitate e intrappolate dal proprio atteggiamento.

Se osservi la vita di geni creativi come Leonardo da Vinci, Thomas Edison, Albert Einstein, Pablo Picasso e di altri grandi della storia, scoprirai che, come negli schemi degli alberi, forma e contenuto dei loro comportamenti sono legati in modo inestricabile e non possono essere separati. I creatori sono sereni e positivi. Si concentrano su “ciò che è” e su “ciò che può essere” e non su “ciò che non è”. Invece che escludere delle possibilità, i creatori tengono conto di tutte le possibilità, sia reali sia immaginarie. Scelgono di interpretare il proprio mondo senza basarsi sulle interpretazioni degli altri. E, ancor più importante, i creatori sono creativi perché credono di essere creativi.

Riesci a immaginare Vincent van Gogh lamentarsi del fatto di non riuscire a vendere i suoi quadri per mancanza di talento? Thomas Edison abbandonare l’idea della lampadina dopo aver fallito cinquemila volte? Leonardo da Vinci troppo imbarazzato per compiere i suoi esperimenti perché autodidatta? Albert Einstein spaventato all’idea di passare per stupido a voler esporre teorie sull’universo essendo un semplice impiegato dell’ufficio brevetti? Michelangelo rifiutarsi di dipingere la Cappella Sistina perché non aveva mai dipinto un affresco? Mozart piangere e accusare un mondo ingiusto per la sua povertà? Walt Disney rinunciare alle sue fantasie dopo aver perso il primo lavoro come giornalista perché aveva poca immaginazione? Henry Ford arrendersi dopo che gli esperti gli avevano detto che non aveva capitali sufficienti per competere nel mercato dell’automobile? O un depresso Pablo Picasso trascinarsi per le strade a testa bassa sperando che nessuno lo riconoscesse?

È impossibile essere creativi se si è negativi. Molti presumono che il carattere influenzi il comportamento, e questo è vero; ma è altrettanto vero che il comportamento determina il carattere. Puoi simulare o recitare un nuovo atteggiamento. Essere positivi o negativi è una nostra scelta.

Tutte le volte che fingiamo un certo atteggiamento e agiamo in modo meccanico, provochiamo delle emozioni e rafforziamo l’atteggiamento che desideriamo assumere. Pensa per un momento alle occasioni sociali: visite, appuntamenti, cene con amici, riunioni, feste di compleanno, matrimoni e così via. Anche quando siamo scontenti o depressi, questi eventi ci obbligano a comportarci come se fossimo felici. Osservando i volti, gli atteggiamenti, le voci delle altre persone, inconsciamente imitiamo le loro reazioni. Perciò, imitando le persone felici, anche noi ci sentiamo felici.

Non scegliamo di venire al mondo. Non scegliamo i nostri genitori, l’epoca storica e il paese in cui nasciamo o l’educazione che riceviamo. La maggior parte di noi non sceglie di morire e nemmeno il momento o le circostanze della propria morte. Però possiamo scegliere come vivere: con determinazione o alla deriva, con gioia o con tristezza, con speranza o con disperazione, con allegria o con malinconia, con una visione positiva o con una visione negativa, con orgoglio o con vergogna, con ispirazione o con rassegnazione, con onore o con disonore. Siamo noi a decidere cosa ci rende unici o insignificanti. Siamo noi a decidere di essere creativi o mediocri. Non importa se il mondo è indifferente alle nostre scelte e decisioni: queste scelte e queste decisioni sono nostre. Siamo noi a decidere. Siamo noi a scegliere. In definitiva, la nostra creatività è determinata da ciò che scegliamo o rifiutiamo di fare. E mentre decidiamo e scegliamo, il nostro destino prende forma.

 

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Michael Michalko

Michael Michalko è uno dei più acclamati esperti di creatività al mondo. Il suo lavoro nel campo dell’applicazione delle tecniche di pensiero creativo ha spaziato da enti come NATO e CIA fino a multinazionali del calibro di Microsoft, General Motors, Ford, General Electric, Kodak, Exxon, Kellogg’s, AT&T, Gillette. Michael Michalko tiene corsi e workshop in tutto il mondo, in cui aiuta migliaia di persone a scoprire le tecniche per generare idee innovative. È inoltre autore di diversi best-seller sull’utilizzo della creatività nella propria vita personale e professionale.

 

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