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Mark Hyman - Anteprima - La Soluzione per la Tua...

Leggi l'estratto del libro "La Soluzione per la Tua Testa!" di Mark Hyman

Mark Hyman - Anteprima - La Soluzione per la Tua Testa!


Il Cervello Inceppato

L'Epidemia del Ventunesimo Secolo

"La scoperta consiste nel vedere quello che tutti hanno visto e pensare ciòa cui nessuno ha pensato".

Albert Von Szent- Györgyi Nagyrapolt, 1937

Scienziato che ha isolato la vitamina C, premio Nobel in fisiologia e medicina

Il tuo cervello si è inceppato. Lo sai. Lo senti. Lo nascondi. Ne hai paura. Sei stato colpito da un’epidemia. Essa priva i bambini del loro futuro, gli anziani del loro passato e gli adulti del loro presente.

Nessuno parla di questa epidemia invisibile. Eppure essa è la causa principale dell’infermità e affligge 1.1 milioni di persone in tutto il mondo un bambino su sei, un anziano su due – e provocherà la paralisi di una su quattro persone durante l’arco della vita.

Ci riferiamo al nostro “cervello inceppato” con diversi nomi: depressione, ansia, perdita di memoria, esaurimento nervoso, calo del livello di attenzione o ADD, autismo e demenza, solo per nominarne alcuni.

L’epidemia dell’esaurimento nervoso si palesa in modi radicalmente differenti da individuoa individuo, così che tutti sembrano avere problemi di origine diversa. Ma la verità è che essi sono in realtà diverse manifestazioni di alcune cause fondamentali comuni.

Questi disturbi apparentemente diversi sono in verità tutti riconducibili allo stesso problema: squilibri nelle sette chiavi che conducono al Benessere Supremo.

I trattamenti convenzionali non aiutano, peggiorano le cose, o portano solo lievi benefici. Ciò accade perché i trattamenti convenzionali, per curare disordini del genere, usano modellicurativi sbagliati.

Esiste un altro modo di riparare il nostro cervello inceppato, e non è ciò che abbiamo sentito o a cui possiamo pensare.

Dal momento che i problemi della mente si originano tutti dalle stesse cause, essi hanno tutti la medesima soluzione: La UltraMind Solution.

Sono cosciente di ciò sia come paziente che come dottore. Il mio cervello si inceppò un bellissimo giorno di agosto inoltrato del 1996. Mi sentivo disorientato e spaventato, e precipitai in una spirale di impotenza e disperazione.

Permettimi di raccontare la mia storia.

Il mio cervello inceppato

Imparare, pensare e parlare era sempre stato facile per me. Il mio cervello non mi aveva mai deluso. Al college, appresi migliaia di caratteri cinesi. Alla facoltà di medicina le forme intricate e inomi della nostra anatomia – le ossa, i muscoli, gli organi, i vasi, e i nervi – si imprimevano nellamia mente come una mappa, senza sforzo, ed i complessi sentieri della fisiologia e della biochimicaerano chiari anche dopo una sola lezione, una volta riletti i miei appunti.

Ogni giorno, per andare alla facoltà di medicina, facevo quattro miglia di corsa. Durante lelezioni prendevo appunti dettagliati, ed ero in grado contemporaneamente di ascoltare, ricordare e trascrivere chiaramente ogni parola che diceva il mio professore.

Alla fine della giornata tornavo, sempre correndo, al mio appartamento; facevo un’ora di yoga, mangiavo un pasto fresco già pronto a base di cibo integrale; studiavo senza distrazioni o perdite diconcentrazione per tre ore ogni sera. Poi scivolavo sotto le coperte, mi addormentavo tranquillamente nel giro di cinque minuti, e dormivo profondamente per sette ore.

Il giorno dopo mi svegliavo e facevo tutto di nuovo.

Quella vita ritmica cambiò repentinamente, come accade a tutti i medici durante il tirocinio, quando entrai in ospedale e iniziai a spingere il mio corpo e la mia mente oltre ogni limite, con turni regolari di trentasei ore da aggiungere a turni occasionali di sessantaquattro ore (da venerdì mattina a domenica sera!)

Quando andai a fare pratica come medico di famiglia in una piccola città in Idaho, lavoravo con un orario ridotto di “sole” ottanta ore a settimana, vedevo trenta pazienti al giorno, assistevo bambini nascere e prestavo servizio al pronto soccorso.

Dall’Idaho andai ad esercitare in Cina per un anno. Qui respirai l’aria impregnata di carbone e carica di mercurio, prima di sbarcare di nuovo in Massachusetts, dove facevo dei turni, con un orario folle, al pronto soccorso del centro della città.

Poi, improvvisamente (o così sembrò a quel tempo) il mio cervello si inceppò, come il resto del mio corpo.

Quando ero seduto con i pazienti, spesso non riuscivo a ricordare cosa mi avessero appena detto, o a che punto ero arrivato nel raccogliere la loro anamnesi. Cercavo di prendere appunti accurati e di seguire il discorso, ma non riuscivo a concentrarmi sulla conversazione, né a ricordare i nomi di nessuno. Iniziai a fare delle foto e a trascrivere i dettagli personali dei miei pazienti per aiutare la mia memoria, così non mi sarei sentito in imbarazzo durante il nostro successivo incontro.

Durante le conferenze, parte del mio lavoro, mi perdevo nel bel mezzo di una frase, e dovevo chiedere al pubblico che cosa avessi appena detto. Quando leggevo un libro, dovevo ritornare su alcuni passaggi diverse volte per afferrarne il significato. La sera leggevo ai miei bambini le storie della buonanotte, ma dovevo muovere la bocca meccanicamente, perché non potevo leggere ad alta voce e al tempo stesso capire cosa stessi leggendo.

Non riuscivo a dormire. Esausto e stanco morto, di notte stavo sdraiato sul letto e rimanevo sveglio per ore. Dopo essermi finalmente addormentato, mi svegliavo la mattina successiva come se non avessi mai dormito. La depressione e l’ansia, che non avevo mai conosciuto prima, divennero miei compagni costanti. A volte sentivo che non sarei potuto andare avanti a lungo. La mia capacità di provare piacere e di ridere era ormai una vaga memoria.

Meno il mio corpo funzionava, peggio funzionava il mio cervello. Se il mio stomaco era gonfio, pieno d’aria ed avevo diarrea, allora non riuscivo né a pensare né a dormire. Se avevo la linguainfiammata o gli occhi gonfi e rossi, diventavo depresso. Se avevo i muscoli indolenziti e contratti, non riuscivo a concentrarmi. Se mi sentivo stanco morto, dimenticavo quello che stavo dicendo oaddirittura il motivo per cui ero appena entrato in una stanza.

Alcuni dottori sostenevano che ero depresso e mi consigliarono degli antidepressivi. Gli psichiatri suggerirono degli ansiolitici. Il mio medico di famiglia mi prescrisse delle cure per il sonno. Unneurologo mi disse che soffrivo di ADD (disturbo dell’attenzione) e che avevo bisogno di stimolanti. Altri affermarono che soffrivo di stanchezza cronica e di fibromialgia. Tutto quello che sapevo era che il mio cervello si era inceppato, che non riuscivo più a concentrarmi, che ero depresso, che la mia memoria era labile e che il mio corpo non funzionava.

Tutto a un tratto non riuscivo a prestare attenzione, non potevo ricordare nulla, né provare gioia o felicità. Era come se all’improvviso avessi contratto tre terribili malattie: mancanza di attenzione, depressione e demenza. Come era possibile che il mio cervello mi avesse abbandonato? La parte di me che finora era stata la più forte, all’improvviso divenne il mio anello più debole. Che cosa era accaduto? Ciò che provavo era un’esperienza estrema e la nascosi al resto del mondo, eccetto ad alcuni amici più intimi. Fingevo e andavo avanti trascinandomi ogni giorno.

Ma dopo quel giorno d’estate in agosto quando il mio cervello si inceppò, snervato e in lotta controla mia confusione mentale, iniziai a cercare delle risposte. Pezzo dopo pezzo, cellula dopo cellula, sistema dopo sistema, scoprii l’origine del mio cervello inceppato. Dopo aver setacciato la letteratura, consultato dozzine di scienziati e di dottori ed aver fatto esperimenti continui sul mio corpo e sulla mia mente, lentamente mi rimisi in sesto.

A far inceppare il mio cervello non fu responsabile un unico fattore. Era stato tutto ciò che si era a mano a mano accumulato in misura sempre maggiore, finché né il mio cervello, né il mio corpo cela fecero più. Sembrò che accadesse all’improvviso, ma fu la fine di una lunga serie di esposizioni a tossine, a stress e ad una strana infezione.

Il percorso a ritroso riconduceva ad un avvelenamento da mercurio a cui ero stato esposto quando vivevo a Pechino, in Cina, dove respiravo carbone grezzo usato per riscaldare le case di dieci milionidi persone, e da ragazzo, quando mangiavo un numero esagerato di sandwiches al tonno. Contribuiva inoltre al problema il fatto di avere in bocca una notevole quantità di amalgami di “argento”, ovvero di mercurio. Ero infine deficitario di un gene chiave necessario per il processo di disintossicazione da tutto quel mercurio, cosa che aggravava il problema. Scoprii tutto ciò più avanti attraverso esami accurati.

Anni di notti insonni, passati ad assistere i bambini nascere ed a lavorare al pronto soccorso, distrussero i ritmi del mio corpo, che cercavo di rafforzare con espressi quadrupli, biscotti giganti con pezzetti di cioccolato e montagne di gelato Chunky Monkey*∗ (ritenevo che fosse salutare per via delle banane e delle noccioline!)

Poi un giorno di fine estate del 1996 mangiai o bevvi qualcosa in un campeggio in mezzo al nulla nel Maine che mi procurò un’infezione all'intestino. Fu l’ultima goccia che fece traboccare il vaso...

 

 

 

 

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