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Malva, regina dei campi

La Malva sylvestris e i suoi tanti e straordinari impieghi

Malva, regina dei campi

Pianta erbacea biennale o spesso perenne, con una radice a fittone, bianca, turgida e carnosa: la Malva sylvestris è la malva più utilizzata in erboristeria e farmacologia rispetto ad altre varietà come la Malva alcea.

L’altezza può raggiungere il metro ma la pianta può svilupparsi sia in verticale che in orizzontale, sul terreno. Si trova in pratica in tutta Italia, ma è più comune nella zona mediterranea e nelle zone pedemontane anche se non è raro trovarla anche a mille metri sull’Appennino centrale o nella piana catanese. Cresce soprattutto in terreni erbosi incolti.

I periodi ideali di raccolta sono diversi. Le foglie si raccolgono da giugno a settembre inoltrato, i fiori da maggio fino ai primi di ottobre, avendo cura di reciderli in bocciolo o al massimo appena aperti, preferibilmente la mattina quando la concentrazione dell’essenza è all’apice.

Sia le foglie che i fiori si possono conservare essiccati ma, mentre le foglie si possono conservare in sacchetti di tela in luoghi asciutti, i fiori vanno conservati in vasi di vetro a chiusura ermetica e in luogo buio.

I principi attivi sono mucillagini, antociani e potassio. Foglie e fiori hanno più o meno le stesse proprietà.

Il decotto di malva

Di tradizione antichissima, il decotto di malva è il classico rimedio per tossi, raffreddori, costipazioni e infiammazioni intestinali. Far sobbollire per 5 minuti 3 grammi di malva essiccata, fiori e foglie, in 100 ml di acqua naturale.

Questo decotto può essere consumato anche freddo fino a 2-3 porzioni al giorno.

La malva ha proprietà sia emollienti che idratanti. Basta aggiungere all’acqua del bagno un cucchiaino di bicarbonato di sodio e 100 ml di decotto di malva, che può essere conservato anche in frigo fino a 7 giorni.

Particolarmente utile per pelli sensibili, screpolate oppure scottate dal sole.

Lo spazzolino da denti con la malva

Pitagora scrisse di amare molto la malva come verdura cotta ma chissà se usava anche lo spazzolino di malva, molto diffuso tra i suoi contemporanei.

Per ottenere questo spazzolino usa-e-getta perfettamente biodegradabile, basta prelevare una radice di malva, pulirla bene e schiacciarla da un lato.

La radice di malva, non solo si sfilaccia in modo ottimale per la pulizia dei denti, ma ha anche proprietà antinfiammatorie utili a chi soffre di gengiviti.

La ricetta: Vellutata di piselli spezzati alla malva

La malva, diventando piuttosto mucillaginosa in cottura, permette di fare delle ottime creme e vellutate anche con quei legumi che sono per natura più asciutti. Inoltre, grazie alle sue proprietà blandamente lassative e protettive del tratto gastrointestinale, contribuisce a renderli più digeribili.

  • 250 g di piselli verdi spezzati
  • 1 piccola carota
  • 1 piccola cipolla
  • 1 pezzetto di sedano
  • 1 spicchio di aglio olio extravergine di oliva
  • 1,5 l di brodo vegetale
  • 200 g di fiori e foglie di malva freschi
  1. Ammollare i piselli spezzati per 4 ore. Sciacquarli e versarli in un tegame in cui si sarà fatto soffriggere in poco olio un battuto di carota, cipolla, sedano e aglio.
  2. Farli rosolare per 2 minuti e coprire tutto con il brodo vegetale. Aggiungere i fiori e foglie di malva, lasciandone alcuni per la decorazione finale.
  3. Cuocere a fiamma moderata per 50 minuti. Al termine della cottura, ridurre in crema utilizzando un frullatore a immersione.

 

L’ orto da agosto a ottobre: si conservano i semi

Siamo nei mesi della raccolta delle prime zucche insieme agli ultimi cocomeri e alle quantità di mele e uva che cominceranno ad accompagnarci verso l’autunno. Mesi di grandi raccolte e di grandi scorte. Penserete alle conserve, vero?

Invece il mio primo pensiero in questi mesi va ai semi. Sebbene l’attività di raccolta dei semi mi segua tutto l’anno, in questo periodo diventa frenetica. Qui e là nell’orto appaiono lattughe che svettano in fiore fino a un metro e mezzo da terra, zucchine che raggiungono le dimensioni di galleggianti da marina, fiori meravigliosi di aglio che sembrano agapanti.

I semi li raccolgo con lunghi lavori meticolosi, imbustando direttamente nell’orto. Li conservo in bustine che faccio da me utilizzando la “carta da forno”, negli anni ho visto che è la più adatta a evitare accumuli di umidità e deperimenti vari.

Li conservo poi in uno stipetto, al buio e lontano da fonti di calore.

Scopri come utilizzare i tuoi semi >

 

Articolo tratto da Vivi Consapevole n. 42

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Grazia Cacciola

Grazia Cacciola è specializzata in tecniche agronomiche eco-sostenibili e in Scienze Naturopatiche.

E’ diplomata in Permaculture Design al Permaculture Institute di Bill Mollison e ha frequentando diversi corsi professionali di botanica, coltivazione biodinamica e sinergica. Ha completato la sua formazione con il diploma in Scienze Naturopatiche, specializzandosi in alimentazione naturale, floriterapia e nutrizione ortomolecolare. Attualmente si sta specializzando in Medicina Tradizionale Cinese.

E' autrice di saggi e manuali sull’alimentazione naturale, la coltivazione sostenibile e la decrescita. Si occupa da anni di diffondere l’agricoltura naturale e l'alimentazione vegetale con corsi e conferenze. Ha guidato progetti dell’Unione Europea per l’incentivazione delle coltivazioni con metodo biologico e biodinamico. E’ stata l’esperta di botanica nella trasmissione Geo&Geo di Rai3, ed è spesso ospite di trasmissioni radio e tv in qualità di naturopata, esperta di alimentazione vegana e naturale, di coltivazione sostenibile e di decrescita. Collabora con diverse testate giornalistiche tra cui Vivi Consapevole, per il quale è autrice della rubrica su orto e erbe spontanee.

Da molti anni attua un percorso personale di decrescita, bioregionalismo e minimalismo che documenta sul sito erbaviola.com, online dal 1999.

 

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