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Leggi un estratto dal Sadhana Pata

Ecco un'anteprima del libro "Patanjali Rivelato. La vera Voce dello Yoga"

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2.6 L’egocentrismo è l’identificazione di ciò che vede (l’organo della vista) con il potere di vedere.

L’identificazione con il corpo fa cadere la persona nell’illusione di pensare che, senza occhi, non potrebbe vedere.

Ovviamente, dal punto di vista fisico, quella che ho definito illusione è un fatto nudo e crudo: quella persona non potrebbe vedere!

Né potrebbe udire senza le orecchie, odorare senza le ghiandole olfattive, gustare senza le papille gustative, tastare senza il senso del tatto.

Tuttavia, quella persona è giunta in questo mondo da un livello di esistenza più sottile.

Nel mondo astrale, nel quale la morte ci rende liberi di ritornare, con i nostri corpi astrali noi abbiamo il potere di vedere, udire, odorare, gustare e toccare. In quel mondo, coloro che erano ciechi e sordi in questa vita possono vedere e udire perfettamente.

È un’illusione, quindi, dipendere interamente dai sensi esteriori.

Ricorda che, nel tuo Sé interiore, tu sei onnipotente quanto Dio, perché in quel Sé, tu sei Dio!

2.7 L’attaccamento è ciò che si manifesta insieme al piacere.

Questa affermazione è chiara. L’attaccamento a qualunque cosa si manifesta solo quando proviamo piacere in essa.

È importante per lo yogi imparare a godere delle cose in modo impersonale, senza attaccamento.

2.8 L’avversione è ciò che si manifesta dal dolore.

Quando vai dal dentista, per esempio, non permettere ai tuoi sentimenti di provare avversione di fronte al dolore causato dal trapano.

Sii impersonale.
Di’ a te stesso: «Questo sta accadendo, ma non a me».

2.9 Perfino i saggi rimangono aggrappati (per quanto debolmente) a questa vita, intrappolati nel flusso di soddisfazione che essa ha donato loro.

Perfino i saggi provano una certa soddisfazione nell’avere un corpo fisico e si aggrappano mentalmente a esso, seppure in modo lieve, quando giunge il momento di lasciarlo. Non si tratta di un vero attaccamento, poiché essi sono felici di lasciare il corpo in qualunque momento vengano chiamati.

Tuttavia, così come un maestro può sospirare inavvertitamente per la cattiva condotta di un discepolo, anche un’anima illuminata, al momento della dipartita dal corpo, può sospirare pensando: «Ecco, ce ne andiamo di nuovo, vero?».
Poi, comunque, accetta la situazione e vi si adatta rapidamente.

2.10 Tutti questi ostacoli (attrazioni, avversioni, e così via) possono essere rimossi tramite la percezione della loro causa primaria (l’ego).

L’ego è come le radici di un grande albero.
Quando le radici vengono uccise, l’albero muore.

È bene combattere contro le proprie debolezze individuali; è meglio, tuttavia, combattere le battaglie che sono più facili da vincere, piuttosto che lottare inutilmente contro nemici troppo forti per noi. Gradualmente, combattendo le battaglie che possiamo vincere, acquisiamo la forza per combattere anche quelle più ardue.

La guerra suprema, ovviamente, è contro l’ego stesso; la sua distruzione – o piuttosto la sua trasformazione – è l’obiettivo principale in ogni battaglia spirituale. Possiamo tuttavia combattere fino in fondo tali battaglie come se “mordessimo” un pezzettino alla volta, invece di sferrare un’unica campagna colossale.

Quando le persone ti lodano, rispondi loro: «È Dio che agisce». Quando ti biasimano, accetta il loro biasimo con calma e perfino, se possibile, con un sorriso amichevole. Quando qualcuno sminuisce la tua importanza di fronte agli altri, accetta la sua offesa con gratitudine interiore.

Invece di pensare a ciò che puoi trarre da una situazione, pensa: «Che cosa posso dare?». Invece di gloriarti di qualunque riconoscimento che ricevi, dai ogni riconoscimento agli altri. Invece di preoccuparti di cosa pensano gli altri di te, concentrati su ciò che puoi condividere con loro. Invece di aspettare a porgere la mano agli altri in segno di amicizia, inizia tu a mostrare gentilezza e benevolenza.

Non preoccuparti di sapere prima come gli altri si sentono nei tuoi confronti: sii un vero amico per loro.

Potrebbe arrivare il momento, come accadde a me molti anni fa, in cui potrai affrontare il tuo ego respingendolo con forza. Ricordo che stavo meditando, quando all’improvviso mi venne il pensiero: «È ora di affrontare seriamente il compiacimento che nutro per il mio intelletto limpido». Ricordo le esatte parole che usai: «Ne ho abbastanza di te! Non voglio avere più niente a che fare con te! VATTENE! ! !».
Le urlai, addirittura, con quanta più forza potei!

All’improvviso, sentii un grande senso di liberazione interiore. Poco dopo quella meditazione, vidi il mio Guru e mi inginocchiai davanti a lui per ricevere la sua benedizione. «Molto bene!» mi disse.

Da allora, non ho mai più sentito il bisogno di ricondurre qualcosa a me stesso.
Mi sento libero, nella misura in cui è possibile sentirsi liberi mentre si è ancora racchiusi in un corpo fisico. Di conseguenza, anche altri ostacoli – desideri, avversioni, simpatie e antipatie – non mi sembrano più reali.

 

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(J. Donald Walters | 1926 - 2013)

Swami Kriyananda

SWAMI KRIYANANDA, fondatore delle comunità Ananda, è stato uno degli ultimi discepoli diretti del grande maestro Paramhansa Yogananda, grande mistico e autore di Autobiografia di uno Yogi.

Kriyananda ha affermato per oltre sessant'anni il principio dell'unione fra Oriente e Occidente e ha diffuso in tutto il mondo gli antichi principi dello Yoga e gli insegnamenti spirituali della più elevata tradizione indiana per la realizzazione del Sé, rendendoli pratici e fruibili in ogni ambito dell'esistenza. Divenuto discepolo nel 1948 di Paramhansa Yogananda (autore di Autobiografia di uno yogi), Kriyananda ha diffuso gli insegnamenti del suo Maestro, mostrandone l'applicazione in ogni ambito dell'esistenza: gli affari, i rapporti con gli altri, il matrimonio, l'arte, l'educazione, la vita comunitaria. Su precisa richiesta del suo Guru ha dedicato la sua vita all'insegnamento e alla scrittura, aiutando un grandissimo numero di persone a sperimentare interiormente la gioia e la presenza di Dio. Autore estremamente prolifico, Kriyananda ha scritto oltre 150 libri, pubblicati in ventotto lingue in novanta Paesi, ha tenuto conferenze in tutto il mondo e ha composto più di quattrocento brani musicali, per ispirare una visione elevata dell'esistenza. Kriyananda è stato anche il fondatore delle otto comunità Ananda - negli Stati Uniti, in Italia e in India - vere e proprie "Città di Luce" basate sulla pratica quotidiana della pace interiore e sul principio di "una vita semplice con alti ideali".
Swami Kriyananda ha lasciato il corpo all'età di 86 anni  il 21 aprile 2013 ad Ananda Assisi. La sua Luce e il suo messaggio di pace e amore continueranno sempre a risplendere e a ispirare moltissime anime, ovunque.

 

 

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