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Leggi un estratto dal libro di Renee...

Leggi un brano tratto dal capitolo 2 del libro "Il Potere della Voce" di Renee Grant-Williams

Leggi un estratto dal libro di Renee Grant-Williams "Il Potere della Voce"

Il segreto è la respirazione

Starete forse pensando: ma che ci sarà mai da dire riguardo alla respirazione? Inspirare, espirare, ripetere e il gioco è fatto, no?

Più o meno ogni paio d'anni, nel mondo dello sport esce un nuovo strumento o una nuova tecnica che in maniera del tutto legale permette agli atleti di essere maggiormente competitivi. Una volta si tratta di un costume miracoloso per i nuotatori, un'altra di barrette particolarmente energetiche, un'altra ancora di allenamenti in alta quota. Di recente, a diventare un must dell'allenamento è stato un nuovo tipo di respirazione che permette agli atleti di conservare energia. Viene usato per migliorare la resistenza e ridurre al minimo la fatica negli allenamenti di corridori, ciclisti e nuotatori.

Questo tipo di respirazione risponde a molti nomi diversi, tra cui respirazione inversa, breathplay, non-respirazione. Dal momento che si tratta di un tipo di respirazione rilassata, naturale e che richiede il minimo sforzo, io ho optato per respirazione passiva.

Voi penserete: sicuramente sarà una cosa fondamentale per gli sportivi, ma per noi va più che bene la respirazione normale. Se state leggendo questo capitolo, è ovvio che ne capite un po' di respirazione visto che siete ancora in vita, ma quante cose sapete sul modo migliore di respirare quando si parla?

Quando parliamo forziamo l'aria attraverso le corde vocali. Queste vibrano e generano un suono simile a quello prodotto se si fischia tra due fili d'erba.

Parlare è un gioco di squadra piuttosto complicato tra cervello, corpo e voce. È una prestazione atletica che richiede forza, resistenza, controllo ed elasticità, elementi non molto dissimili da quelli richiesti a uno sportivo professionista. Parlare è un prodigio dell'atletica dei muscoli più piccoli. E come in ogni sport, anche in questo caso tutto inizia con la respirazione. Bisogna pur farla muovere quest'aria.

Quando inspiriamo, il diaframma (sembra una parola latina ma non lo è), un muscolo largo e sottile che si trova al di sotto dei polmoni, si rilassa fino a diventare concavo e a creare uno spazio vuoto. L'aria, così, può entrare e riempire questo vuoto. Quando il diaframma si contrae, l'aria viene invece spinta fuori. Per fare un esempio molto semplice, si può dire che funziona come una gigantesca pompetta per arrosti. Aria che entra, aria che esce.

Sembra piuttosto semplice, non vi pare? E allora come mai un'azione del genere sarebbe tanto importante?

Ora, pensate a quante volte ripetiamo questo gesto: in media, almeno una ogni sei secondi, che fa dieci volte al minuto, 600 volte ogni ora! E non stiamo qui a contare quanto fa in un giorno, in una settimana, in un mese, o in un anno! È difficile pensare che si possa fare male un'azione che si compie così tanto spesso. Eppure, succede a un gran numero di persone.

La respirazione sbagliata

Cosa si intende per respirazione sbagliata? In realtà ne vediamo i segni evidenti sia in noi stessi che negli altri: c'è chi ha il fiato corto, chi fa tutto il movimento a livello del petto, chi boccheggia. È la respirazione a limitare il controllo che siamo in grado di esercitare sul nostro corpo, sul cervello e sulla voce che usiamo quando parliamo. Fiacca le nostre energie. Ci spinge verso il limite e strangola il suono.

La respirazione passiva, invece, è una cosa semplice e rilassata, come far scorrere l'acqua lungo uno scolo. Ed è esattamente così. Basta aprire bene la gola e lasciare andare giù l'aria, come l'acqua lungo un canale di scolo, appunto. Respiravamo così da bambini, prima che le cose si facessero più complicate.

Dimmi come respiri e ti dirò chi sei!

Che tipo di respirazione avete? Scopriamolo insieme.

Ci servono questi oggetti, facilmente reperibili in casa: uno specchio a figura intera, una sedia e un registratore. Se doveste avere una pompetta per arrosti a portata di mano, allora prendete anche quella. Se invece state volando a 28.000 piedi di altezza, o siete immersi nella vasca da bagno, usate l'immaginazione per ora, controllerete poi in seguito i risultati con tanto di specchio e registratore.

Portatevi dietro il libro e posizionatevi davanti allo specchio, così saremo in grado di capire quale sia il vostro punto di partenza. Preparatevi a fare un bel respiro, fate attenzione a quello che succede alla vostra bocca, alle spalle e al petto. Bene, inspirate. Cosa avete notato? Fatelo ancora un po' di volte.

Cosa succede esattamente? Innanzitutto, avete fatto entrare l'aria dal naso o dalla bocca? In secondo luogo, dove avete immagazzinato l'aria una volta entrata? Vi si è allargato il petto, oppure avete sollevato le spalle? E infine, come descrivereste il modo in cui l'aria è entrata nel vostro corpo? Immaginate di dover descrivere questo processo a un gruppo di alieni, a un pesce, o a qualsiasi altro essere vivente che non respira come noi umani. Direste che l'aria è stata aspirata, tirata in dentro o risucchiata?

La via

Alcuni metodi di respirazione consigliano di inspirare con il naso, ma non il mio. Non è una cosa sbagliata di per sé, ma può a volte rivelarsi poco affidabile. Cosa si fa in caso di sinusite o di allergia? Non si respira per tutto il periodo della fioritura dell'ambrosia?

Dal momento che non ha molto senso insegnare una tecnica di respirazione sulla quale non si può contare sempre, io ho deciso di insegnare la respirazione attraverso la bocca. Poi, se una parte dell'aria passa attraverso il naso, va bene lo stesso, consideratelo un plus.

La destinazione

Prima vi ho chiesto di fare caso a dove immagazzinate l'aria. È molto probabile che abbiate respirato con il petto e che poi abbiate riempito di aria gli spazi fino alle spalle. Se invece avete notato che a espandersi è stata la parte centrale del tronco, allora partite già da un buon livello.

Ma vi porterò, comunque, a spingere l'aria ancora più in basso. Il punto a cui mireremo, infatti, è posizionato al di sotto del girovita. Appoggiate un pollice sull'ombelico e fate scendere le dita ancora di quattro o cinque centimetri. Il punto è quello.

I mezzi

Al posto di aspirare, tirare in dentro o risucchiare l'aria, vi spiegherò come aprire un varco dentro di voi, far spazio all'aria che non farà altro che scendervi dentro.

Immaginate un tubo che dalla gola finisce in una piccola sacca nell'area bassa dell'addome.

E sì, so bene che non ci sono polmoni laggiù. C'è il diaframma, però, che quando si abbassa raggiunge la parte inferiore dell'addome, tanto che si ha la sensazione di immagazzinare l'aria proprio là sotto. Per riferirmi a questo fenomeno, vi dirò: «Respirate negli addominali bassi», pur sapendo benissimo che non ci sono zone polmonari da quelle parti.

In cammino verso la respirazione passiva

Il primo passo nell'apprendimento della respirazione passiva inizia con l'espirazione.

Chiudete una mano a pugno e posizionatela al di sotto dell'ombelico. Ora, isolate e contraete soltanto quei muscoli addominali bassi in corrispondenza del punto in cui avete posizionato la mano e fate uscire un piccolo sbuffo d'aria. No, non dalla vita, bensì più in basso, più o meno dove avete il pugno. E fate uscire soltanto una piccola quantità di aria.

Immaginate di essere un'enorme pompetta per arrosti: dovete far uscire l'aria premendo la parte bassa della peretta in gomma.

Per far poi tornare dentro l'aria, immaginate di avere il vuoto al di sotto della vita. Rilassate i muscoli addominali bassi, allentate la mandibola e allargate la gola, come se doveste sbadigliare. Tenetela rilassata e apritela il più possibile in modo che l'aria possa scenderci dentro. Visualizzate un pugno di aria in caduta libera verso la parte bassa del tronco.

Ora strizzatela di nuovo fuori con una leggera contrazione degli addominali bassi. Et voilà! State respirando.

Stop! Tornate indietro e rileggete i tre capoversi ancora una volta. Il processo deve risultare semplice, così come semplice è l'utilizzo del mio strumento preferito per insegnare: una banalissima pompetta per arrosti. Schiacciando la peretta, l'aria esce. Rilasciando la peretta, l'aria torna dentro.

Ma, se noterete, nel caso in cui si vada a bloccare la bocca del tubo, non conta più cosa si faccia con la parte in gomma, perché l'aria comunque non riuscirà a entrare. Dev'esserci un'apertura. La vostra gola funziona esattamente da apertura. Quindi assicuratevi sempre che sia ben aperta.

Vi invito anche a rilassare la mandibola il più possibile mentre ripetete questo esercizio. Apritela più che potete. Spingete in basso la lingua. Localizzate il pomo d'Adamo e lasciatelo scendere. Mentre invece la vostra ugola, quella cosina in fondo in fondo alla gola alla quale Tom e Jerry si tengono aggrappati nei cartoni animati, dovrà sollevarsi. (Ok, va bene, ho usato una parola latina.)

Provate ancora. Strizzate: l'aria esce. Aprite: l'aria entra.

Il Potere della Voce

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Renee Grant-Williams

RENEE GRANT-WILLIAMS, conosciuta come allenatrice vocale delle celebrità, vanta fra i suoi clienti: politici, avvocati, venditori, uomini d'a ari, attori e cantanti di successo.

Tra cui: Christina Aguilera, Dixie Chicks, Faith Hill, Linda Ronstadt, Randy Travis, Tim McGraw, Kix Brooks, Keith Urban, Martina McBride, Bryan White etc. Cantante e musicista; Personaggio pubblico, presente in trasmissioni radio-televisive di successo; Un diploma di laurea al conservatorio di San Francisco dove ha poi insegnato; Direttrice del dipartimento di musica vocale a Berkeley, Università della California; Ex-direttrice musicale dell'Actor's Studio di New York.

Quindici anni di esperienza come direttrice vendite di importanti società di produzione discograca e cinematograca; campagne marketing di successo per Disney, Kraft, Blockbuster, General Motors, A. Airlines ecc, le hanno dimostrato chiaramente come l'uso consapevole della voce possa avere un'e etto alchemico in qualsiasi attività professionale, contribuendo moltissimo alla sua riuscita.

 

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