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Leggi un brano estratto da "Nessun uomo è un Maestro"

Quando un anziano ed erudito libraio parigino mi indicò i volumi che occupavano il suo negozio dal soffitto al pavimento, io mi trovavo ancora alla speranzosa ricerca di un Maestro.

Avevo vagliato la mercanzia di un certo numero di diversi insegnanti, sempre più stanca del genere di guru che richiede dedizione totale, ma imparando tantissimo dai molti insegnanti spirituali e psicologi che hanno circolato in Occidente in questo secolo.

Conferenze, tentativi di meditazione, preghiere, esercizi spirituali e discipline fanno tutti parte della mia esperienza.

Le opere di Rudolf Steiner, Gurdjeff e Ouspensky, di Maharishi Mahesh Yogi e del mistico indonesiano Pak Subuh sono state tutte di grande aiuto; ma le domande fondamentali che tutti ci poniamo, Chi sono? Cosa significa tutto questo? Cosa ci si aspetta da me?, mi conducevano sempre oltre.

Questo libro trae il suo titolo dalle parole tradizionalmente attribuite a Pitagora che il vecchio libraio mi citò quel giorno in risposta alla mia richiesta di ricevere ulteriori insegnamenti:

Non chiamatemi Maestro. Anche io sono uno studente.
Non chiamate nessun uomo Maestro. Il Maestro è in voi stessi.

All’interno dei numerosi volumi nella sua libreria affacciata su Boulevard Saint-Germain, tra le pagine dei pesanti tomi rilegati in pelle o perfino nelle moderne edizioni tascabili, sarebbe stato possibile trovare le risposte alla mia brama di illuminazione, suggerì il libraio, ma le avrei trovate solo attraverso i miei sforzi, lo studio, la riflessione, la meditazione o tramite un amalgama di tutto ciò.

Dovevo trovare la mia personale Via,
mi disse, sorridendomi con la saggezza cheta dei suoi molti anni.

L’ampissima ricezione che ebbe la prima edizione di questo libro e il numero gigantesco di lettere che ho ricevuto dopo la sua pubblicazione mi hanno dimostrato di aver fatto risuonare una nota familiare in molte persone, le quali hanno percorso gli stessi sentieri senza trovare una dimora spirituale ai piedi di ogni insegnante o guru.

Ho scritto questo libro come una storia che si sviluppa rapidamente, raccontando dall’interno di tanti movimenti e culti ben noti e a contatto con famose personalità che ho incontrato mentre cercavo la comprensione di me stessa e una Via chiara e propositiva.

Anche nella sua seconda edizione, questa rimane, come è sempre stata, una storia vera, e ho resistito ai tentativi di chi voleva persuadermi ad aggiungere molto altro, togliere dei paragrafi o fornire un indice. Non si tratta di un volume erudito, bensì del resoconto di un preciso periodo di tempo, dagli anni ’30 ai turbolenti e vivaci anni ’50 e ’60 fin quasi alla fine del secolo.

All’età di ottant’anni, sola nella mia tranquilla casa di campagna, trovo che la vita si sia semplificata, ma Goethe diceva: «Gli uomini sono infastiditi dal fatto che la verità sia così terribilmente semplice!» Per questo scopriamo altro da dire.

Dei vari insegnamenti qui rimane gran parte della conoscenza intellettuale, così come i ricordi piacevoli e dolorosi; ma l’essenza del mio pensiero attuale è che la lotta del singolo aspirante sia in se stessa la Via e che alla fine conduca alle proprie risposte.

Di tutte le specie viventi su questa terra, solo il genere umano ha la facoltà di scegliere se accettare o rifiutare un modo di vivere basato su un’idea.

Soltanto noi, ad esempio, comprendiamo il concetto di bene e di male e ci interroghiamo sulla natura della vita e sul suo scopo; ma ci troviamo in grande difficoltà quando proviamo a spiegarci l’un l’altro cosa abbiamo scoperto, ciò in cui crediamo.

I miti e le antiche leggende che abbiamo imparato da piccoli, con tutta la loro semplicità e apparente ingenuità, potrebbero essere quanto di più prossimo riusciamo ad afferrare.

Prendete l’allegoria del Giardino dell’Eden, con la sua descrizione di Dio creatore del mondo e della prima disobbedienza dell’uomo al comandamento divino di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male.

Forse in essa si nasconde una verità molto più sottile. La Causa Prima immanifesta, la Mente di Dio, l’Assoluto, il Creatore o in qualunque modo vogliate chiamare la sorgente di tutte le energie primordiali, potrebbe aver cominciato a manifestare creature con possibilità ignote perfino a Essa stessa. Nel disobbedire, queste creature hanno dimostrato una volontà propria non intrinsecamente soggetta all’unica Volontà primigenia.

Li fece «a Sua immagine e somiglianza» così che dominassero le specie più semplici. Quindi vi era libero arbitrio e forse qualcosa in più. In teoria queste nuove creature potrebbero svolgere un ruolo superiore a quello dei mondi animali e vegetali. Potrebbero accettare o rifiutare la propria condizione, raggiungere o negare la consapevolezza della presenza del Creatore, nutrirsi e proteggersi l’un l’altra così come prendersi cura di tutte le altre specie e dello stesso bellissimo pianeta Terra, oppure distruggerlo.

Tuttavia, poiché la prima manifestazione dell’Uno comportò la dualità, Adamo ed Eva, principio maschile e femminile, positivo e negativo, luce e tenebra, questo o quello, l’inizio di ogni contesa e conflitto ebbe origine dalla prima manifestazione del libero arbitrio.

In effetti tutte le sventure del genere umano sembrano derivare dalla frammentazione dell’Uno all’interno di due campi opposti e dalla continua lotta per ripristinarne l’unità.

Quando esco nel mio isolato giardino di campagna in compagnia del mio gatto bianco e nero, vedo la ricca profusione di vita che mi circonda, dall’alta erba umida sotto ai miei piedi ai fiori, i frutti, gli scoiattoli saltellanti di albero in albero, sento l’odore della terra tiepida e il canto degli uccelli al mattino presto, e apprezzo sia la diversità sia l’unità che a essa sottende.

Allora percepisco, e in uno strano modo mi sembra di ricordare, tutto ciò che ero, che sono e che sarò molto presto.

Questo corpo nel quale viaggio è composto interamente dei quattro elementi, terra, acqua, fuoco e aria, che sono a noi disponibili quaggiù; ma l’Io che guarda dai miei occhi non è un corpo. È qualcosa che viaggia in un corpo.

Il corpo, un tempo piccolo, in fasce nella culla, poi quello da donna adulta e anziana, figura curva che talvolta inciampa, e lo scheletro lungo disteso nella tomba accanto alle ossa di mio marito, tutto ciò è stato e sarà il veicolo, nel quale Io ho viaggiato, in comune con tutti gli uomini e le donne di ogni altro luogo del pianeta.

Ma io non ero quel veicolo, poiché altrimenti poi non sarei stata in grado di ricordarmi di me stessa in tutte le forme e circostanze di quei lunghi anni.

Io sono il viaggiatore, simbolizzato dal personaggio dell’Everyman, l’uomo qualunque che soggetto a tutte le diversità e separazioni inerenti alla vita cerca eternamente di ritrovare l’unità.

Sono un viaggiatore tra viaggiatori, e proprio come il vecchio libraio molto tempo fa non ho da insegnare alcuna ricetta segreta su come vivere.

Nessun uomo è un Maestro è la mia storia perché nelle storie, nei miti e nelle leggende qualcosa della verità sulla vita può essere trasmessa da un’epoca all’altra. Dal momento che la strada è lunga, proprio come i pellegrini di Chaucer sulla via per Canterbury, i viaggiatori potrebbero aver bisogno di sostenersi, confortarsi e nutrirsi l’un l’altro di racconti.

Joyce Collin-Smith, 2004

 

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Joyce Collin-Smith

Joyce Collin-Smith (1919-2010), tra le principali astrologhe britanniche, nonché affermata scrittrice e insegnante spirituale, ha trascorso la sua vita a contatto con celebri maestri del xx secolo. Si avvicinò alle materie esoteriche negli anni '30 attraverso lo studio degli scritti di Rudolf Steiner, per poi praticare la tecnica dell'ascolto di Dio con Frank Buchman, fondatore del Gruppo di Oxford e di Riarmo Morale. In seguito apprese le idee della Quarta Via, introdotta nel Lavoro dal cognato e stretto collaboratore di Ouspensky Rodney Collin, autore de Le Influenze Celesti, che seguì nella sua comunità in Messico. Trascorso un periodo con Pak Subuh, il mistico indonesiano fondatore del Subud, si dedicò per anni agli insegnamenti di Maharishi Mahesh Yogi, dal quale fu iniziata personalmente alla pratica della meditazione trascendentale. Nessun uomo è un Maestroe il romanzo The Pathless Land (2003) contengono l'essenza del suo lavoro e della sua esperienza.

 

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