Torna su ▲

Leggi le prime pagine del libro "Il Re che...

Leggi le prime pagine del libro "Il Re che rifiutò di Morire"

«È qui per la mostra speciale, signora?»

La domanda colse Astra di sorpresa. Era già stata tante volte al museo, ma mai a un'ora così tarda.

Si fermò davanti alle cancellate in ferro, quasi intimidita alla vista del colonnato che ornava la facciata dell'edificio, illuminata dalla luce ambrata dei faretti.

La pioggerellina che cadeva sottile gli conferiva un'aria di mistero, come se dietro a quelle massicce colonne si celasse un segreto, dorato quanto le luci.

Affascinata dalla vista, Astra si domandò se quell'atmosfera inquietante non fosse legata al fatto che buona parte dei manufatti esposti al museo provenivano da antichi luoghi di sepoltura.

«È qui per la mostra speciale, signora?» il guardiano ripetè la domanda, uscendo dalla guardiola, arrendendosi alla pioggia che cadeva leggera.

«Sì, perché?» chiese di rimando Astra.

«Deve mostrarmi l'invito» le disse bloccandole il passaggio.

«Oh, sì, certo, l'invito» mormorò.

Il guardiano la osservò rovistare nella grande borsa. Sotto il cappellino da pioggia color kaki riusciva a scorgere il collo robusto e la bocca piccola, dalle labbra carnose. L'impermeabile, anch'esso color kaki, era stretto in vita e rivelava un bel corpo sinuoso.

«Eccolo!» esclamò Astra estraendo il cartoncino bianco dalla sua busta.

«Prego, entri pure» disse infine il guardiano senza nemmeno degnarlo di uno sguardo. «E' piuttosto in ritardo. Se non si sbriga, avranno già finito il vino e gli stuzzichini.»

Astra attraversò il cortile tenendo ancora stretto in mano l'invito, troppo assorta nei propri pensieri per ricordarsi di riporlo in borsa.

Ormai sapeva a memoria cosa c'era scritto: «I fiduciari del British Museum sono lieti di invitarLa all'inaugurazione della Mostra Speciale su Gilgamesh» corredato, ovviamente, di data e ora. Ma anche mentre saliva i dodici scalini larghi che conducevano all'ingresso del museo, Astra non riusciva proprio a immaginare perché fosse stata invitata, o chi mai potesse conoscere il suo nome e il suo indirizzo.

Stava ancora riflettendo su questi aspetti singolari quando una delle guardie la fermò per esaminare la borsa e solo allora ricordò di riporvi l'invito. Soddisfatta per non aver trovato né armi, né esplosivi, la guardia le indicò l'ingresso dell'ala occidentale. Astra lasciò impermeabile e cappello al guardaroba e un attimo dopo si unì alla folla.

Per l'occasione nel coffee shop nel museo era stato allestito un buffet a base di piccoli sandwich triangolari accompagnati da vino e soft drink. Per raggiungerlo bisognava attraversare gallerie fiancheggiate da statue greche e salire una rampa di scale dalle quali la folla si riversava nelle gallerie della mostra vera e propria. Quando Astra cercò di farsi strada verso il bar, si ritrovò bloccata nella calca. Venne spinta e spintonata, ma alla fine riuscì a raggiungere la parete, dove la ressa era decisamente minore.

Si guardò intorno. Era la sua immaginazione a giocarle un brutto scherzo o fissavano tutti lei, che indossava il suo vecchio abito da hostess, dal quale aveva scucito tutte le mostrine, e che ora le andava anche un po' stretto? Era così evidente che non faceva parte di quella cerchia di persone e che il suo invito era stato una sorta di errore o, peggio, uno scherzo?

Volgendo lo sguardo vide in cima alle scale un uomo alto e magro che sollevò il bicchiere verso di lei in segno di saluto, le sorrise e cominciò a farsi strada tra la folla senza staccarle gli occhi di dosso

«Salve!» esclamò quando le fu accanto. «Ha l'aspetto di una naufraga su di un'isola deserta in mezzo a un mare di persone, senza nemmeno un bicchiere in mano. Sono corso a salvarla... È qui da sola?»

«Sola e perplessa» rispose Astra. «Non soltanto non ho nulla da bere, ma non so nemmeno come ci sono arrivata fin qui.»

«Non lo sa?» ripetè lui con tono scanzonato. «L'hanno stordita e avvolta in un tappeto magico, ecco come ci è arrivata!»

Lei rise. «No, in realtà non ho la più pallida idea del perchè sia stata invitata qui o chi mi abbia invitato. Lei lo sa?» chiese fissandolo negli occhi

«Cosa importa?» ribattè lui. «L'importante è che lei ora sia qui e che io stia facendo la sua conoscenza. Sono il cavaliere venuto a salvarla. Henry, per servirla. E qual è il suo nome gentil donzella?»

«Astra.»

«Che bel nome, celestiale... Gradisce che le prenda qualcosa da bere, mia affascinante signora?» chiese in­chinandosi e avvicinando il suo volto a quello di lei.

Lei girò di scatto la testa per evitare che le sfiorasse le labbra.

«Sì, grazie Henry. Ora gradirei proprio qualcosa da bere.»

«Non si muova. Tornerò in un batter d'occhio!»

Si voltò e cominciò a farsi strada verso le scale che portavano al coffee shop. Non appena si fu allontanato, Astra si fece strada nella direzione opposta.

La folla di invitati si era spostata lungo la galleria greca e lungo la galleria che portava all'ingresso. Per offrire più spazio e non correre il rischio di danneggiare le statue, i custodi tolsero i cordoni che bloccavano l'ingresso alla sezione assira. La folla si riversò in quell'area appena aperta e vi si diresse anche Astra.

L'ingresso di quella sezione era fiancheggiato dalle statue in pietra di dèi-guardiani: i copricapi ornati di corna ne rivelavano lo status divino. Erano stati posti all'ingresso per accogliere i visitatori moderni, proprio come avevano accolto i devoti nell'antica Assiria. Superandoli ed entrando nella sezione del museo dove era già stata tante volte, il disagio di Astra si placò.

La maggior parte delle persone che le si accalcavano intorno girarono a sinistra, attirate dalla vista della coppia di sculture gigantesche che ritraevano creature mitologiche: tori con le ali d'aquila e la testa antropomorfa di una divinità protettrice che, un tempo, avevano ornato il trono di un re assiro.

Astra invece girò a destra, dirigendosi verso una fila di stele risalenti al I millennio a.C. - colonne in pietra che ritraevano il re protetto dagli emblemi celesti delle grandi divinità d'Assiria. Questi cinque simboli erano ripetuti su ogni stele e un cartello sul muro forniva ai visitatori la relativa spiegazione.

Astra la lesse a bassa voce: «Il copricapo ornato di corna rappresentava Anu, il dio dei cieli. Il Disco Alato era l'emblema celeste di suo figlio, il dio Ashur, il capo del pantheon assiro. La falce di Luna era l'emblema di Sin, dio della Luna. Il fulmine era il simbolo di Adad. La stella a otto punte rappresentava la dea Ishtar, dea dell'amore e della guerra, che gli antichi Romani chiamavano Venere».

Astra si spostò da una stele all'altra, studiando gli emblemi raffigurati su ciascuna di esse. Si fermò davanti alla stele del re Ashurbanipal, la cui mano era sollevata verso gli emblemi celesti: con l'indice indicava il simbolo di Ishtar. Ignorando la folla che la circondava, Astra tese la mano per toccarlo. Il cuore prese a batterle più forte mentre accarezzava con le dita quell'antico bassorilievo. Fissò lo sguardo sulla bocca del re, ne toccò le labbra di pietra e sussurrò: «Labbra antiche, pronunciate di nuovo il messaggio immortale!».

Chiuse gli occhi e, a dispetto del rumore che la circondava, udì chiaramente qualcuno sussurrare: «Guarda, Astra, guarda la tua stella del destino...».

Ritrasse bruscamente la mano e aprì gli occhi. Si voltò di scatto. Henry era accanto a lei e le porgeva il bicchiere sorridendo.

«Ha detto qualcosa?» chiese.

«Le mie labbra non hanno pronunciato dolci parole» rispose. «Stavo per dire, tuttavia, perché mai accarezzare delle labbra di pietra, mentre ce ne sono qui di vive, pronte a baciarti?»

«Ho sentito chiaramente delle parole» rispose Astra. «Può sembrare strano, ma mi è già capitato in passato: le ho sentite provenire proprio da questo monumento.»

 

Zecharia SitchinTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Zecharia Sitchin

Zecharia Sitchin (1922-2010) è nato a Bacu in Azerbaijan ed ha vissuto in Palestina, dove ha studiato la Bibbia ebraica scritta in ebraico antico. Ha inoltre studiato l'archeologia del Medio Oriente, prima di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti.

Ha dedicato tutta la sua vita allo studio delle lingue semitiche ed è un'esperto di civiltà Sumera, tanto da essere uno dei pochi studiosi in grado di poter decifrare le iscrizioni scritte nei caratteri cosiddetti "cuneiformi", che ricoprono bassorilievi e le tavolette di argilla ritrovate in tutto il Medio Oriente.
Sitchin nei suoi libri traduce i testi sumerici ed evidenzia le somiglianze tra i miti religiosi Sumeri, Greci e Cristiani... La sua visione è semplice ma sconvolgente: i testi sacri dei popoli antichi non sono una creazione fantastica, ma confusa memoria di fatti realmente avvenuti!

Zecharia Sitchin è un eminente orientalista e studioso della Bibbia, che ha dedicato gli ultimi sessant’anni alla ricerca e alla traduzione delle tavolette di argilla sumere e di altri testi antichi che identificano gli Anunnaki e il loro pianeta Nibiru. Dopo essere stato per molti anni giornalista e redattore in Israele, ha vissuto a New York.

 

Articoli correlatiTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Il Re che rifiutò di Morire - Libro

L'ultima grande opera del padre dell'Archeologia Misterica

Zecharia Sitchin

(2)
€ 15,73 € 18,50 (-15%)
Disponibilità: 2 giorni

Libro - Piemme - Aprile 2014 - Romanzi

L'ultimo libro di Zecharia Sitchin pubblicato postumo Non uno dei brillanti saggi a cui Sitchin ci aveva abituato, ma un romanzo incentrato su Gilgamesh, il re che fece di tutto per evitare la morte - alla quale era comunque... scheda dettagliata

 

Macrolibrarsi Assistenza Chat

 

Assistenza Clienti

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi sconti, promozioni e novità direttamente nella tua casella di posta.

Guadagna subito +50 PUNTI per i tuoi futuri acquisti e premi.



COMMUNITY

Seguici su Facebook
Ti Piace Macrolibrarsi?
Se ti piace clicca su:
   

I LIBRI PIU' VENDUTI

 

SPECIALI