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Leggi in anteprima alcune pagine di "Il Lato B. di...

Matteo Renzi è veramente così come appare? In questo libro Enrica Perucchietti raccoglie documenti, aneddoti, interviste, retroscena e svela nuovi aspetti del nuovo Capo del Governo

Leggi in anteprima alcune pagine di "Il Lato B. di Matteo Renzi" -libro di Enrica Perucchietti

La Riforma del Senato è un Golpe Totalitario?

All’ironia poco velata del premier, rispondono anche alcuni esponenti di Forza Italia, come il senatore Lucio Malan che non ha perso tempo a rinfacciare a Renzi di essere diventato premier senza passare dalle urne:

«Le elezioni per i senatori?
Noi siamo per la democrazia e il voto non ci dispiace.

Non è che perché Renzi è diventato presidente del Consiglio senza andare ad elezioni allora non avere elezioni è una cosa positiva».

Per questo alcuni si domandano: è più sovversivo il renzismo o la P2?

La forma repubblicana non è modificabile

Per Formica la riforma del Senato sarebbe un attentato ai principi democratici, su cui si regge la Repubblica, e alla sovranità popolare e Napolitano dovrebbe fermare questo processo che somiglia sempre più a un golpe. L’ex ministro, provocatoriamente, si domanda: «Vogliono abolire il Senato. Bene. E se domani arriva uno che vuole abolire la Camera, e non farla più elettiva? Sarebbe costituzionale anche questo?».

«L’articolo 139 della Costituzione», continua Formica, «ha stabilito che la forma repubblicana dello stato non è modificabile. L’articolo 138, che stabilisce il metodo con cui il Parlamento può modificare il dettato costituzionale, riguarda i margini della Carta, non la sua architettura ».

Formica chiede: «Siete sicuri che il Senato si possa abolire o radicalmente trasformare?».

Il bicameralismo è fondamentale

La questione è controversa e pone dei problemi alla struttura costituzionale. Il professor Nicolò Zanon ammette che in fondo Formica ha ragione e ricorda che il bicameralismo perfetto era stato pensato dai costituenti proprio come un limite al potere: «Poco potere all’esecutivo, e due Camere anche per contenere il potere legislativo. Non si tratta di un passaggio neutro»

Un altro politico di razza, dirigente del PCI, giornalista e sindacalista, Emanuele Macaluso, oggi novantenne, commenta brevemente le dichiarazioni di Formica dalle pagine de «L’espresso», difendendo in particolare la preoccupazione dell’ex ministro in merito all’abolizione del Senato: «Formica non dice mai fantasie. Quando denuncia l’abolizione di organi costituzionali con l’articolo 138 fa una critica intelligente, ha ragione. Vogliono abolire il Senato? E allora perché non anche la Camera? E perché non sottrarre, almeno in linea teorica, la sovranità popolare?»

Sul «Foglio» del 10 marzo 2014 anche Giuliano Ferrara rilancia nel suo editoriale le preoccupazioni di Formica circa la riforma del Senato, condivise da Macaluso. L’esponente socialista, come abbiamo visto, rimarca come la proposta di Renzi sia sovversiva, visto che altera la divisione dei poteri previsti dalla Carta costituzionale superando i limiti dell’articolo 138.

Secondo Formica il problema è che la rottura del rapporto fiduciario tra governo e Camere potrebbe condurre a un “governo del presidente” che tradirebbe il nostro regime parlamentare e che aprirebbe a derive autoritarie. Una tesi che viene accolta da anche da Giuliano Ferrara, che ammette come «in termini di ortodossia e di prassi democratica, Rino Formica abbia perfettamente ragione. Bisogna fermare questo golpe».

Gad Lerner nota invece come la posizione espressa da Formica sia simile «alle tesi espresse da Gustavo Zagrebelsky contro il processo di riforme costituzionali del governo Letta, che aprivano a forme di presidenzialismo incompatibili con il nostro dettato costituzionale». Il presidente emerito della Consulta in una lunga intervista al «Fatto Quotidiano», esprime infatti i suoi dubbi in merito alla proposta di revisione del Senato formulata da Renzi.

Zagrebelsky evidenzia la “leggerezza” e l’arroganza con cui vengono prese certe decisioni, e sottolinea le funzioni essenziali delle seconde Camere: «Si cerchi di non trattare le istituzioni come merce vile che si vende al qualunquismo antiparlamentare al prezzo di qualche piccolo risparmio sul “costo della politica”. I Senati o “seconde Camere”, o “Camere alte” hanno profonde ragioni di esistenza. Le loro funzioni [...] si giustificano con l’esigenza di introdurre nei tempi brevi della democrazia rappresentativa la considerazione d’interessi di più lunga durata, che riguardano - come si dice - le generazioni future. Sono assemblee moderatrici rispetto all’incalzare del consenso elettorale che deve essere incassato ad intervalli brevi dall’altra assemblea. La prima Camera è necessariamente miope. La seconda deve essere presbite. Deve fare valere le ragioni della durata su quelle dell’immediatezza»

Renzi ha le spalle sicure

Ancora più dura Ida Magli che, dalle colonne di «Italianiliberi » partendo dall’analisi dell’abolizione del Senato, denuncia il rischio di una nuova dittatura e accusa senza giri di parole Renzi di essere un “piccolo Mussolini”, di odiare il popolo italiano, di interessarsi solo a rispettare Maastricht e salvaguardare l’euro:

«...non possiamo non rimanere stupiti della facilità con la quale, malgrado la lunga esperienza storica che abbiamo alle spalle, è possibile in Italia a chi abbia un minimo di disinvoltura e di potere instaurare una dittatura. Sono nate quasi sempre così le dittature in Europa: sfruttando i momenti di mancanza o di sospensione delle regole e affermando che è necessario, appunto, instaurarne di nuove.

Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi non c’è mai stata però una situazione di reale vuoto e di illegittimità conclamata delle istituzioni come quella in cui viviamo e nella quale Renzi nuota a suo piacere.

L’incostituzionalità della legge elettorale è diventata, invece che una debolezza, il suo maggiore punto di forza in quanto è ormai passato così tanto tempo dalla sentenza della Consulta che si possono considerare come nulle anche le decisioni della massima Magistratura. D’altra parte Renzi sa di poter contare su un’assoluta certezza: i suoi colleghi non si faranno mai sbalzare fuori dalle proprie poltrone andando alle elezioni e Berlusconi gli manterrà il suo appoggio perché non ha altro modo per rimanere nel gioco politico.

Accantonato quindi con disinvoltura il progetto di una nuova legge elettorale,
il nostro piccolo Mussolini si dedica a sistemare l’Italia in vista del potere in Europa
.

È l’Europa, infatti, che ha guidato Napolitano nell’escludere il ritorno alle elezioni per potere instaurare i governi di Monti, di Letta e di Renzi ed è per questo motivo, la sottomissione all’impero europeo, che nel diluvio di commenti che accompagna le imprese di Renzi nessuno accenna, né giornalisti né politici, al primato dell’Europa che le domina.

La pseudo cancellazione del Senato serve infatti, oltre al piacere di togliere di mezzo un’istituzione “vecchia”, a indebolire lo Stato e disintegrarne l’unità: eliminare gli Stati nazionali è indispensabile all’unione politica dell’Europa.

Renzi odia il popolo italiano

Renzi odia il popolo italiano quanto e più (di più perché ride mentre lo tradisce) di quanto l’abbiano sempre odiato i suoi politici e governanti lungo tutta la sua storia, salvo la brevissima pausa del Risorgimento.

Il dovere principale per il quale si batte è rispettare Maastricht e la moneta euro».

Il piano di "Rinascita Democratica" della P2

Il rischio di svolta autoritaria paventato da Formica ci riporta al programma di Licio Gelli, il cui nome è stato chiamato in causa per spiegare molte vicende oscure della storia italiana, dalla strage di Bologna alla morte di Roberto Calvi.

I 53 punti di Licio Gelli

Nel 2003 in una celebre intervista rilasciata a Concita De Gregorio per «Repubblica», Gelli ammetteva serenamente che, osservando la situazione politica italiana, gli sembrava che tutti i 53 punti del suo programma si stessero concretizzando: «Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa in 53 punti».

Il Venerabile dichiarava anche in modo sibillino che nonostante l’esistenza di molti burattini in politica, a quel tempo giudicati mediocri e ricattabili, a muovere i fili da dietro le quinte rimaneva sempre e solo una persona: «Il burattinaio è sempre uno, non ce ne possono essere diversi» .

Oggi, a undici anni da quell’intervista, ci sarebbe da chiedergli se il burattinaio è ancora in circolazione...

Ma qual era il programma di Licio Gelli?

La Propaganda due (P2), nata ufficialmente nel 1971, ha rivitalizzato la Propaganda massonica (P1), una loggia coperta aderente al Grande Oriente d’Italia, fondata nel 1895, assumendone però forme deviate rispetto agli statuti della massoneria ed eversive nei confronti dell’ordinamento giuridico italiano durante la conduzione di Gelli.

Egli riuscì a riunire in segreto almeno un migliaio di personalità di primo piano, principalmente della politica e dell’Amministrazione dello Stato, a fini di sovversione dell’assetto socio-politico-istituzionale italiano e suscitando uno dei più gravi scandali politici nella storia della Repubblica Italiana.

Quando nel marzo 1981 i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli a Castiglion Fibocchi e la fabbrica di sua proprietà, gli inquirenti trovarono una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2.

La lista indicava 962 iscritti e includeva anche l’intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come Berlusconi, Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Cicchitto, Angelo Rizzoli, Roberto Calvi, Pietro Longo, il “dissidente” Mino Pecorelli e Maurizio Costanzo (che secondo Gelli si sarebbe “pentito” per l’affiliazione).

Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta, mentre molti degli iscritti negarono la loro affiliazione lasciando aperto il dibattito sulla sua veridicità.

Insinuarsi nei settori chiave del potere

Il “Piano di Rinascita Democratica”, sequestrato qualche mese dopo all’aeroporto di Fiumicino nel doppiofondo della valigetta della figlia di Gelli, Maria Grazia, conteneva le tappe per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l’avvio di opere di proselitismo e un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere («La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi [di lire] sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo»).

Nel testo del Piano Rinascita si legge: «Il piano tende a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori».

E ancora: «Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.

Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare.

Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale»

Nel piano della P2 di Gelli solo due partiti: uno di destra e uno di sinistra

Esso prevedeva un’azione di pressione politica sulle cariche istituzionali volta a orientare le loro scelte per realizzare una repubblica presidenziale.

In estrema sintesi, si intendeva semplificare il panorama politico portando alla costituzione di due soli partiti, uno di destra e uno di sinistra; il controllo dei quotidiani e la liberalizzazione delle emittenti televisive (piano che sarebbe stato realizzato vent’anni dopo da Berlusconi); l’abolizione del monopolio RAI e la sua privatizzazione; la distinzione di ruoli tra Camera e Senato; la riduzione del numero dei Parlamentari; l’abolizione delle province; la riforma della magistratura.

Le persone “da reclutare” nei partiti, dal canto loro, dovevano ottenere il “predominio” sulle proprie organizzazioni, mentre i giornalisti “reclutati” avrebbero dovuto “simpatizzare” per gli uomini segnalati dalla “loggia”.

I fini primari del programma indicavano espressamente l’intento di attuare una svolta autoritaria.

Tornando a Berlusconi, il leader di Forza Italia ha sempre smentito di aver fatto parte della P2 («Io non ho mai fatto parte della P2. E comunque, stando alle sentenze dei tribunali della Repubblica, essere piduista non è un titolo di demerito»), nonostante gli indizi a carico dell’affiliazione (ad esempio la celebre ricevuta di pagamento) e le dichiarazioni di Gelli che ancora oggi ne ricorda l’iniziazione.
Di fatto molti hanno osservato come il Piano Rinascita sembri aver ispirato il programma politico dell’ex Cavaliere.

Oggi, come anticipato, anche nell’Agenda di Renzi (né piduista né tantomeno massone), troviamo alcuni punti in comune con il Piano Rinascita, dalla revisione del Titolo V della Costituzione alla fine del bicameralismo perfetto: Gelli spiegava infatti come fossero necessari «alcuni ritocchi alla Costituzione - successivi al restauro del libero gioco delle istituzioni fondamentali - che, senza intaccarne l’armonico disegno originario, le consentano di funzionare per garantire alla nazione ed ai suoi cittadini libertà e progresso civile in un contesto interno e internazionale ormai molto diverso da quello del 1946».

Per questo le dichiarazioni di Formica rilanciano l’ombra lunga di Gelli e del famoso “Burattinaio” indicato dal Venerabile, che nel suo piano chiariva che «qualora [...] le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una équipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti».

 

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Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia con una tesi in Storia delle religioni, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Oltre a numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, collabora con la trasmissione televisiva «Mistero».

 

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Il Lato B. di Matteo Renzi - Libro

Documenti, aneddoti, interviste, retroscena - Biografia non autorizzata

Enrica Perucchietti

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Disponibilità: Immediata

Libro - Arianna Editrice - Maggio 2014 - Politica

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