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Le grandi civiltà del passato - Estratto dal...

Leggi in anteprima la prima parte dell'introduzione del libro di Christiane Desroches-Noblecourt e scopri l'Antico Egitto attraverso i suoi simboli

Le grandi civiltà del passato - Estratto dal libro "Simboli dell'Antico Egitto"

Per parlare di una civiltà scomparsa è naturale ricorrere alle vestigia che questa civiltà ha lasciato - testi scritti, oggetti, monumenti - o alle testimonianze di coloro che le furono contemporanei. Quando, nonostante il gran numero di vestigia scomparse, queste fonti sono numerose, come nel caso della civiltà egizia, diventa facile darne una buona descrizione.

Tuttavia questa mole di testimonianze evoca sempre un mondo molto lontano, molto diverso dal nostro; e chi ne parla, per quanto possa essere in buona fede, non può far a meno di interpretarlo secondo i propri parametri.

Così, sul finire del XVIII secolo, mentre, al seguito della spedizione di Napoleone, si trovava a Elefantina, Vivant Denon non potè fare a meno di accostare i resti del tempio di Khnum al suo credo rivoluzionario: «Era là il tempio di Cneph, il buon genio, il dio egizio che più si avvicina alla nostra idea dell'essere supremo?».

Certo, il lavoro degli archeologi ha permesso di affinare le analisi, ma come comprendere i riferimenti e il modo di pensare di esseri scomparsi da millenni, evitando di proiettare i riferimenti e il modo di pensare di oggi, in cui si dà per scontato che ogni secolo è progredito verso un apogeo; che la civiltà attuale è migliore di tutte quelle che l'hanno preceduta e, di conseguenza, è decisamente più evoluta di quella dell'antico Egitto?

Il XX secolo, volendo imporre un pensiero razionale, ha svalutato le religioni, declassato la magia al rango di sciocchezze e riservato i miti ai popoli più antichi o selvaggi. Di fatto, il razionale permane opposto all'irrazionale, il vero al falso, il reale al virtuale. Al contrario, nelle civiltà antiche, tutto era così intimamente mescolato che queste distinzioni erano assurde.

All'epoca, tutto contribuiva all'armonia del mondo e, quando la scienza balbettante non riusciva a dare una spiegazione ad alcuni fenomeni, il mito la sostituiva efficacemente nel rendere lo spirito libero da simili preoccupazioni. Era sufficiente recitare determinati testi e compiere determinati riti per ammansire le forze ignote.

L'uomo viveva naturalmente in mezzo a una «foresta di simboli», poiché ogni parola, ogni oggetto, ogni elemento aveva quasi sempre in sé svariati significati, in cui spesso il concreto si mescolava all'astratto. Il simbolo consentiva di pronunciare l'ineffabile, quello che la scienza non poteva spiegare, le forze nascoste nel momento in cui si manifestavano: come spiegare, altrimenti, la piena del Nilo che, ogni anno, tornava a portare la vita all'Egitto?

Lo testimoniano i geroglifici dove certe immagini - per esempio quella della casa (per), un rettangolo aperto al centro di uno dei lati lunghi - hanno assunto un valore fonetico (per) che, in determinate combinazioni, può indicare ben altro che non una casa.

Tutte le civiltà più antiche funzionavano allo stesso modo, avendo a che fare con gli stessi misteri (nascita, vita, morte...), dovendo affrontare le stesse forze della natura (acqua, sole ) e vivendo più o meno allo stesso modo (agricoltura, artigianato, guerra ). Hanno dunque condiviso alcuni miti, come quello del dio morto e risuscitato (in Egitto, Osiride; in Siria, Baal; in Grecia, Persefone...), e alcuni simboli, come quelli degli astri (Sole, Luna o stelle).

Tuttavia ogni civiltà si è sviluppata in un determinato ambiente, e coloro che vi vivevano, o che vi si sono stabiliti, l'hanno fecondato con le proprie tradizioni originali. Per esempio, se la Mesopotamia attribuisce un ruolo primordiale agli dei della tempesta, come sarebbe stato possibile che fosse così in Egitto dove i temporali sono estremamente rari? Al contrario, il deserto e il Nilo, le popolazioni del Sud e quelle del Nord, la pietra e il sole hanno dato ai simboli egizi una colorazione particolare.

Se le preoccupazioni umane fondamentali sono rimaste immutate nel corso dei secoli, la loro espressione si è evoluta a seconda delle regioni e dei secoli. Così il fenomeno della piena del Nilo ha potuto essere spiegato per mezzo di Amon «il nascosto», di una scimmia, della barca del dio, o ancora tramite la stella Sothis; i simboli non si escludono mai a vicenda: si completano e si arricchiscono in continuazione.

Poiché la civiltà egizia ha brillato per tre millenni, è naturale che i simboli siano divenuti sempre più complessi e che sia difficile risalire a quelli delle origini. Il ricordo dell'Antico Regno (dal XXVIII al XXIII secolo a.C. circa) è arrivato fino a noi grazie a piramidi gigantesche o a tombe, miracolosamente conservatesi, che talvolta ci hanno consegnato oggetti affascinanti, persino scene di una vita agricola quasi contemporanea.

Il ricordo del Medio Regno (dal XX al XIX secolo a.C. circa) è andato quasi completamente perduto non solo a causa della sua breve durata, ma anche degli Hyksos che, approssimativamente nel XVI secolo a.C, hanno invaso il Paese, e dei costruttori mussulmani che nel calcare bianco, ampiamente utilizzato in quell'epoca lontana, hanno trovato una fonte quasi inesauribile di calce.

Ecco perché le vestigia più impressionanti - per esempio, i templi - risalgono al Nuovo Regno (dal XVI al XII secolo a.C. circa): Karnak, Luxor, Abido, Deir-el-Bahari, Abu Simbel, tombe della «Riva dei Morti»; o a epoche più recenti: File, Edfu, Esna, Kom Ombo, Dendera Tuttavia l'essenziale del simbolismo si è conservato di secolo in secolo, il che ci evita di addentrarci troppo nei dettagli della cronologia.

Simboli dell'Antico Egitto

Simboli dell'Antico Egitto

Una introduzione alla spiritualità dell’antico Egitto ad opera di una delle sue più grandi studiose.

In questo libro, discendendo il corso del Nilo, ci invita a scoprirle, entrando in un mondo in cui il deserto e il fiume, i popoli del Sud e quelli del Nord, la pietra e il sole hanno dato ai simboli declinazioni tanto particolari e misteriose.

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Christiane Desroches NoblecourtTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Christiane Desroches Noblecourt (1913- 2011), è stata professore alla Scuola del Louvre, poi ispettrice generale dei musei nazionali e infine curatrice generale onoraria dei Musei di Francia e del dipartimento egizio del Louvre. È in parte grazie a lei se l’Egitto ha saputo farsi conoscere dal grande pubblico. Grande Ufficiale della Legion d’Onore, è stata la prima donna a ricevere la medaglia d’oro del CNRS e la medaglia dell’UNESCO. Autrice di grandi successi come La grande Nubiade o Toutankhamon, vie et mort d’un pharaon, si è impegnata nella salvaguardia dei monumenti della Nubia.