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Le conseguenze di un’alimentazione con mangimi...

Leggi in anteprima il cap. 1 di "Il Libro Nero dei Veterinari"

Le conseguenze di un’alimentazione con mangimi pronti prodotti industrialmente

Il gatto Felix ha solo cinque anni ma è molto malato. Da ore è nella sua cassetta e cerca inutilmente di urinare. È riuscito solo a far uscire a fatica e con grande sofferenza un paio di gocce di sangue. Nel fare ciò miagola talmente forte che la sua proprietaria, Johanna P., in preda al panico, si reca immediatamente con lui alla più vicina clinica veterinaria. Qui Felix viene visitato e si scopre che ha i calcoli alla vescica, più esattamente calcoli di struvite (magnesio-ammonio-fosfato).

Sotto anestesia viene introdotto a Felix un catetere nella vescica. Gli vengono iniettati un antibiotico e un antidolorifico, poi Johanna P. può portarlo di nuovo a casa, insieme a 10 compresse di antibiotico, una pasta per acidificare l’urina e 48 confezioni da 100 grammi di cibo umido dietetico contro i calcoli alla vescica (48 euro).

Effettivamente il giorno dopo Felix sta decisamente meglio, rifiuta però il cibo dietetico. Dopo due giorni di sciopero della fame, Johanna P. telefona alla clinica veterinaria e chiede se ci sia un altro modo per alimentare il gatto. Alla clinica sono molto gentili, le danno consigli ma la avvertono di un grande pericolo: il suo gatto potrebbe presto ammalarsi di nuovo se continua a rifiutare il mangime dietetico. Al massimo si potrebbe sostituire il cibo umido dietetico con croccantini dietetici.

Quindi Johanna P. si reca di nuovo alla clinica per sostituire le buste di cibo umido con croccantini. Questo però non è possibile perché la signora, logicamente, ha aperto la confezione. È vero che 44 delle 48 bustine non sono state toccate, ma se la confezione non è intatta la clinica ovviamente non può vendere queste 44 bustine. Che peccato.

Per 32 euro la signora torna a casa con un sacco da 3,5 chilogrammi di croccantini dietetici, specifici per i disturbi alla vescica. Ma Felix rifiuta anche quelli e sputa la pasta somministratagli per acidificare l’urina. Johanna P. riesce a dare al suo gatto le pastiglie di antibiotico con l’aiuto di salsiccia di fegato spalmabile, tanta astuzia e pazienza. Ma quando gli dà la salsiccia di fegato, si sente in colpa, perché secondo la clinica veterinaria il suo gatto dovrebbe mangiare soltanto il cibo dietetico.

Trascorsi altri due giorni, durante i quali Felix si rifiuta categoricamente di toccare cibo, Johanna P. telefona a un altro veterinario e gli chiede aiuto. Dopo aver ascoltato la storia del paziente, il veterinario invita Johanna P. a recarsi subito nel suo studio.

La signora P. prende il gatto, ormai diventato più leggero, lo mette in un trasportino e va dal veterinario. Già in sala di attesa le cade l’occhio sulle numerose confezioni prova e sulla pubblicità di cibo dietetico. Una volta entrata nello studio, purtroppo non scopre niente di nuovo.

Quando chiede spiegazioni sulle possibili cause dei calcoli di struvite, anche qui, così com’era accaduto nella clinica veterinaria, non riceve una risposta soddisfacente: «Ne soffrono molti gatti. Capita spesso», le spiega il veterinario. Ah! «E adesso devo dargli per sempre il mangime dietetico, che è costoso, anche se a lui non piace per niente?», chiede la signora P. «Sì, certamente, altrimenti si ammalerà di nuovo», la avvisa il veterinario, che le dà anche un consiglio: «C’è un diverso cibo dietetico per i calcoli di struvite, è di un’altra ditta, gli piacerà di sicuro».

Dopo un’iniezione, il gatto Felix si porta a casa altre dodici scatole di cibo dietetico contro i calcoli di struvite per 32,40 euro. Per variare ci sono anche i croccantini adatti: tre chili per 29,90 euro.

Piena di speranza, la signora P. torna a casa con il suo protetto. Eppure Felix non è per niente entusiasta del nuovo mangime. Assaggia un paio di croccantini e se ne va disgustato. Mangia anche pochissimo cibo in scatola.

La signora P. è disperata, si chiede che cosa abbia sbagliato. Sia la pubblicità che il veterinario continuano a sostenere che il cibo in scatola è la soluzione migliore per i gatti e che per di più a loro piace. Se si dessero loro solo scatolette di qualità, non si sbaglierebbe mai.

Perché allora il gatto Felix ha i calcoli di struvite? Eppure Johanna P. ha fatto tutto giusto e, coerentemente, ha dato al suo gatto solo cibo in scatola sano e adeguato alle esigenze dei gatti.

Questa domanda se la pongono quotidianamente innumerevoli proprietari di questi animali senza ricevere alcuna risposta soddisfacente dai veterinari.

In fondo, le domande su quale sia il cibo adatto per mantenere i gatti in salute o su quali siano le malattie che possono derivare da un’alimentazione errata sono malviste.

Invece di fornire risposte, i veterinari per prima cosa consigliano Whiskas e simili, poi ai proprietari di gatti che si sono ammalati a causa di un’alimentazione errata si vende cibo dietetico molto costoso. Questo cibo speciale non solo ha un prezzo elevato ma è anche di qualità scadente, cosa che, a quanto pare, non solo nessuno fa notare, ma non dà neanche fastidio a nessuno. Al contrario: in fondo, più spesso i gatti si ammalano e più spesso i loro proprietari devono portarli dal veterinario.

A quanto pare molti veterinari si fidano ciecamente delle indicazioni dell’industria degli alimenti per animali. Non c’è da stupirsi, perché è purtroppo vero che nella formazione veterinaria non c’è spazio per l’alimentazione specifica adatta alla razza felina.

È vero che questi professionisti agli esordi imparano a calcolare i programmi di alimentazione in base alle tabelle delle necessità specifiche, ma queste tabelle si basano unicamente sulle indicazioni dell’industria mangimistica. Nel corso della loro formazione, agli studenti di veterinaria vengono presentati diversi mangimi in scatola prodotti industrialmente, in base alle cui indicazioni (contenuti e additivi) devono, ad esempio, calcolare il fabbisogno quotidiano di un gatto. Fin dall’inizio, quindi, si integra senza critica alcuna l’industria mangimistica nel percorso di studi. Molto pratico.

In fondo, perché uno studente, che già durante gli studi non conosce altro se non i cibi industriali per animali domestici, dovrebbe iniziare a un certo punto a porsi criticamente delle domande?

Consideriamo poi il fatto che già da subito gli viene prospettato l’aspetto lucrativo che la vendita di cibo confezionato comporta. Anche durante i periodi di praticantato, che assolverà dopo gli studi e nelle cliniche veterinarie, uno studente non conosce alcuna alternativa al cibo preparato industrialmente. Peraltro, nei corsi di aggiornamento sul tema dell’alimentazione felina e canina gli sponsor dell’industria mangimistica dettano temi e contenuti.

Così, in genere, i veterinari fin dall’inizio conoscono solo il cibo per animali domestici preparato industrialmente e persistono su quest’atteggiamento.

E se i giovani professionisti aprono uno studio proprio, ricevono immediatamente regali generosi da parte dell’industria mangimistica. Oltre a ciò, vengono loro spediti nel nuovo studio scatole di cibo e croccantini dietetici, così come casse intere di confezioni prova per i proprietari di animali. Tutto ciò gratuitamente, si intende. In tal modo, il medico che sta avviando la sua nuova attività ha subito a disposizione il cibo giusto per ogni malattia: è così semplice! E la ruota continua a girare.

Per un’alimentazione sana dei “cuccioli di cane e gatto” il veterinario consiglia già fin dall’inizio di dare loro esclusivamente cibo confezionato, poiché in definitiva contiene tutto ciò di cui hanno bisogno nella fase della crescita. Questa favola viene raccontata tutti i giorni a migliaia di proprietari di cani e gatti.

Eppure, proprio la frase contiene tutto ciò di cui il tuo cane o il tuo gatto ha bisogno è la più fatale falsità che l’industria mangimistica ci voglia far credere.

Secondo l’opinione ufficiale delle grandi industrie che producono cibo per animali e della maggior parte dei veterinari, il fabbisogno dei nostri animali domestici si limita a una determinata percentuale di proteine, grassi, materie prime e a un certo numero di Unità internazionali di vitamine e minerali prodotti artificialmente. Mischiando chimicamente il tutto in laboratorio, ne deriva un prodotto industriale e artificiale. E affinché i nostri poveri amici a quattro zampe mangino quest’intruglio adulterato, si aggiungono anche esaltatori di sapidità in misura abbondante. Il tutto viene completato con conservanti affinché non si deteriori. Per ogni età, per ogni razza e per ogni predisposizione esiste una variante speciale anche se (seppure con minime variazioni nella composizione) sono in linea di principio tutte uguali.

Torniamo però adesso al nostro gatto Felix e ai suoi calcoli di struvite: in tutta la sua vita Felix, come descritto, ha mangiato solo Whiskas, Kitekat e simili sotto forma di croccantini, come consigliato dal veterinario. «Provi tranquillamente tutti i tipi di cibo del supermercato, quello che gli piace gli fa anche bene», aveva detto il veterinario a Johanna P., e lei, da brava proprietaria di un gatto, ha fatto ciò che le veniva detto.

Dal punto di vista veterinario, il fatto che Felix adesso sia malato non ha naturalmente niente a che vedere con la sua alimentazione. Infatti, si sa che le malattie, a quanto pare, sorgono così, per caso, e poi naturalmente un animale malato porta molti più soldi nelle casse dello studio veterinario.

Allora perché il nostro gatto Felix ha effettivamente i calcoli di struvite? I croccantini sono fatti per la maggior parte di cereali (fino all’80%). Il resto è costituito da proteine scadenti “potenziate” da sostanze additive. I gatti però sono veri carnivori e la loro alimentazione dovrebbe consistere per almeno il 93% in proteine nobili di origine animale. I cereali non c’entrano niente con un mangime adeguato alla razza felina. Al massimo, giusto quel relativamente poco che resta nello stomaco di un topo e che i gatti fortunati che vivono in campagna possono ingerire insieme al topo.

L’intestino dei gatti è costituito in modo tale da non essere per niente adatto a digerire i cereali. È molto corto e non è in grado di scindere ed elaborare i carboidrati (cereali) in maniera adeguata. Così, nessun tipo di croccantini è in grado di soddisfare il fabbisogno di proteine nobili che hanno i gatti. Le conseguenze: la quantità troppo elevata di cereali nel cibo per gatti produce alterazioni nel valore del pH delle urine, cosa che apre la strada ai calcoli alla vescica.

A prescindere dal fatto, poi, che se il gatto mangia il suo “cibo naturale”, cioè topi o carne cruda, ha un naturale apporto di liquidi (cosa che non accade con i croccantini). Se un gatto si nutre esclusivamente di croccantini, per poter assumere liquidi a sufficienza deve bere almeno il triplo della quantità di croccantini ingeriti. Ma il gatto non lo fa, perché è un animale del deserto e quindi beve poco. Per compensare la perdita di liquidi data dall’assunzione di croccantini, l’organismo felino concentra maggiormente l’urina e la vescica viene svuotata meno frequentemente.

Il risultato della concentrazione dell’urina e lo spostamento del valore del pH nel campo alcalino, dato da un’eccessiva quantità di cereali nei croccantini, porta infine alla formazione di calcoli di struvite.

E Felix? Nel frattempo Johanna P. ne ha abbastanza di cibo dietetico che è costoso, viene mangiato a malapena e per la gran parte gettato nella spazzatura. Torna a dare a Felix il cibo che ha sempre mangiato e che gli piace. Lo mischia con una pasta per acidificare l’urina. La cosa funziona molto bene. Alle volte riesce perfino a fargli ingoiare un paio di croccantini dietetici. Poiché Felix nel frattempo ha patito molto la fame, mangia pure i croccantini, anche se controvoglia.

Passano alcuni mesi durante i quali Felix sta proprio bene.

Poi un giorno è di nuovo nella sua cassetta e cerca di rilasciare l’urina. Riesce a farne alcune gocce e poi miagola disperato. «Di nuovo», pensa Johanna P.; prende il suo Felix e ritorna alla clinica veterinaria. La stessa procedura della volta precedente: anestesia, catetere, iniezioni e pastiglie. La diagnosi questa volta è: calcoli di ossalato, cioè calcoli renali.

«Come è possibile?», chiede Johanna P. al veterinario di turno e gli racconta dei problemi di Felix e del suo rifiuto di mangiare il cibo dietetico, ma gli racconta anche di avergli dato regolarmente la pasta per acidificare l’urina. Il veterinario reagisce in maniera irritata e ritiene Johanna P. responsabile dell’insorgenza dei calcoli di ossalato. Probabilmente ha messo troppa pasta per acidificare l’urina nel mangime. Adesso l’urina è troppa acida e da ciò sono derivati i calcoli.

Questa volta Felix ci mette un po’ a rimettersi. Ha bisogno di più tempo per guarire, beve di più ma mangia sempre meno. Il suo nuovo cibo dietetico, questa volta contro i calcoli di ossalato, non gli piace, meglio patire la fame.

Trascorrono altri mesi, Felix è molto dimagrito e ha un aspetto molto patito.
Non è rimasto più molto di quello che una volta era un bel gatto orgoglioso.

Johanna P. si rimette di nuovo in contatto con la clinica veterinaria e racconta del cattivo stato di salute in cui versa il suo gatto. Il veterinario la convoca per una visita: a Felix bisogna prelevare il sangue il più in fretta possibile. Quando cercano di metterlo sul tavolo del veterinario, Felix inizia a mordere e a graffiare. Il gatto, di solito così mite, è diventato veramente aggressivo. Solo facendogli un’altra anestesia gli si può effettuare il prelievo del sangue. I risultati degli esami non sono buoni: mostrano valori elevati di urea e creatinina e anche la quantità di fosforo è troppo elevata. Felix ha una malattia renale.

Al gatto vengono fatte fleboclisi e alcune iniezioni. Così come in precedenza, Johanna P. torna a casa con 48 bustine di cibo umido e quattro chili di croccantini, questa volta tutto specifico per i reni, poi pastiglie e una polvere che Felix deve ingerire una volta al giorno per abbassare il livello di fosforo nel sangue. Il veterinario, vedendo la faccia disperata della signora P. alla vista del nuovo cibo confezionato, anch’esso costoso, le dice che Felix deve mangiare assolutamente quello perché, a causa della sua malattia renale, può assumere solo alimenti con un ridotto contenuto di proteine. Quando Johanna P. chiede quali possano essere le possibili cause della malattia renale, le viene risposto che i reni sono in genere il punto debole di molti gatti e che, considerando la storia clinica di Felix, c’era da aspettarsi che si ammalasse ai reni. Dopo i calcoli alla vescica segue quasi sempre un indebolimento renale, alle volte questo capita dopo anni, spesso però già dopo alcuni mesi.

Ma anche la malattia renale è la conseguenza di un’alimentazione errata. Non importa se si tratti di croccantini normali o dietetici: in entrambi la percentuale di cereali è troppo alta. Questi non possono essere elaborati dai reni e portano a un loro sovraccarico continuo.

E perché poi il gatto Felix deve consumare mangime con ridotto contenuto proteico? È come se una mucca non potesse più mangiare né fieno né erba, benché questi siano la sua fonte naturale di alimentazione.

Recenti studi americani hanno dimostrato che una malattia renale non può essere affrontata con un mangime a ridotto contenuto proteico. Al contrario, invece, la cosa più importante, sia per un gatto sano che per un gatto con una patologia renale, è offrirgli proteine nobili. Queste si trovano in forma ottimale solo nella carne cruda.

A prescindere dal fatto che il loro contenuto proteico è troppo basso, i consueti cibi pronti, compresi anche tutti quelli dietetici, non vengono prodotti con carne fresca ma con scarti di macelleria. Inoltre, vengono usate anche proteine vegetali che i gatti non riescono a rielaborare per nulla o solo a stento. Il contenuto proteico dichiarato sulle scatole e sulle confezioni non dice niente sulla qualità delle proteine. E a ciò si aggiungono anche i cereali che vanno ad affaticare i reni. Un vero cocktail al veleno per i gatti che sono per natura carnivori e che così si ammalano davvero.

In conclusione, si può spiegare così il fatto che negli ultimi anni è aumentata tanto nei gatti la frequenza di malattie ai reni e alla vescica. Quanto più vengono utilizzati mangimi pronti o dietetici, tanto più frequentemente queste compaiono. Al contrario, i gatti che non assumono affatto mangimi pronti o ne consumano pochi e mangiano invece carne fresca, non presentano quasi mai problemi alla vescica o ai reni.

Non è invece ancora provato che l’abbassamento di un elevato tasso di fosforo giochi un ruolo importante nelle malattie renali dei gatti. Grazie all’abbassamento del livello di fosforo per via farmacologica si dovrebbero in apparenza impedire i depositi nocivi di calcio nei reni. Tuttavia questo abbassamento chimico artificiale del livello di fosforo influisce anche sul livello del calcio. Qui si scombina completamente la sensibile interazione dei due minerali.

Il fatto è che la causa principale dei calcoli alla vescica è l’alterazione del valore del pH nelle urine, così come la sua abnorme concentrazione. Quindi, spesso ai calcoli alla vescica seguono i calcoli renali, per quanto entrambi i quadri clinici possano comparire indipendentemente l’uno dall’altro.

Quante volte capita nel mio lavoro quotidiano che gatti ancora giovani (di cinque anni o anche più giovani) debbano essere soppressi a causa di un grave blocco renale! E il numero è destinato ad aumentare sensibilmente. Eppure i gatti malati, per i quali dal punto di vista dell’alimentazione si può ancora fare qualcosa, cioè i gatti che non sono del tutto disabituati alla loro alimentazione naturale, come carne cruda o topi, potrebbero continuare a vivere a lungo e soprattutto in modo vitale.

Nel cibo naturale le proteine e il fosforo sono presenti nella loro forma assimilabile biologica. Di conseguenza non si formano calcoli alla vescica, né calcoli di struvite o di ossalato, poiché il valore del pH delle urine si trova nella norma e non è soggetto a costanti sbalzi.

Tra le altre cose, come già detto, può essere difficile far adattare a un’alimentazione naturale gatti che sono abituati al cibo pronto o ne sono ormai assuefatti a causa della presenza di esaltatori di sapidità o di sostanze che lo rendono più appetibile. Eppure è possibile una disintossicazione graduale mischiando carne cruda al cibo pronto e riducendo poco alla volta la quantità di cibo industriale.

Ha conseguenze fatali, però, il fatto che il proprietario del gatto, dopo la guarigione dell’animale, torni a utilizzare l’alimentazione artificiale. In questo caso si può già preventivare un ritorno delle malattie. Dopo molte ricadute, però, la maggior parte dei proprietari di gatti rinsavisce e si attiene alla proibizione del cibo industriale.

Chi possiede un gatto è allora in realtà più furbo della maggior parte dei veterinari.

Questi continuano stoicamente a prescrivere un’alimentazione con un ridotto tasso di fosforo e proteine in caso di malattie renali, mentre in caso di calcoli alla vescica prescrivono un’alimentazione che abbassi o alzi il valore del pH. Questo è semplicemente lo standard, e come potrebbe poi avvenire diversamente se da anni e anni nelle università si impara così?

Come esempio riporto di seguito uno scambio di e-mail che ho avuto il 5 novembre 2009 con la direttrice di Medicina veterinaria dell’Università di Vienna:

Gentile collega,
ho un dubbio circa l’alimentazione. Lei che cosa consiglia per gatti con malattie renali? Rispetto alle materie prime, additivi ecc., quali sono gli alimenti dietetici più digeribili e di conseguenza i più efficaci?
La ringrazio anticipatamente, cordiali saluti.
Dottoressa Jutta Ziegler

La risposta:

Gentile dottoressa Ziegler,
per quel riguarda la dieta per gatti con problemi renali, Hill’s k/d è il cibo che presenta i valori più bassi di proteine e fosforo ed è anche consigliato per animali che hanno un’insufficienza renale che va da mgr a hgr. L’alimentazione dietetica della Royal Canin ha valori più elevati ma è consigliabile per i casi meno gravi o quando i gatti non mangiano i prodotti Hill’s ed è inoltre consigliabile come alimentazione quotidiana, in ogni caso sempre meglio del cibo normale che si trova nei negozi specializzati o delle altre diete per contrastare problemi renali.
In altre parole: in casi gravi Hill’s per 6-8 settimane; quando l’urina e il fosforo nel sangue si sono stabilizzati, dapprima mischiare Royal Canin e Hill’s e poi, a seconda delle condizioni di salute, Royal Canin.
Cordiali saluti.
Di seguito: il nome della direttrice.

Ecco una persona che se ne intende. A cosa si riferisce la dottoressa X quando parla di “cibo normale”? Whiskas, Sheba e simili? Tutto ciò dimostra quanto stretto sia il legame tra le università e l’industria mangimistica. Logicamente i veterinari portano avanti solo ciò che hanno ascoltato e imparato all’università. In fin dei conti ciò rappresenta anche un vantaggio per loro.

Da parte della stimata collega dell’università non un accenno alle materie prime che vengono utilizzate nei mangimi più venduti. Nessun accenno alle proteine scadenti né all’eccessiva quantità di cereali contenuta in questi cibi pronti e che va a carico dei reni, nessuna informazione sulla composizione delle proteine né sui conservanti nocivi per la salute e, infine, ancora niente sulla possibilità di dare come alternativa a un gatto con problemi renali proteine nobili sotto forma di cibo preparato in casa. Ciò che conta qui è purtroppo solo la dipendenza dall’industria mangimistica e non il sano buonsenso.

Eppure è così facile alimentare un gatto in maniera adeguata alla sua specie (a questo proposito si veda il Capitolo 10). Serve solo il sopracitato buonsenso e un po’ di fiducia nelle proprie azioni.

Tutto questo, però, sembra essere andato completamente perduto nel nostro mondo industrializzato. I proprietari di gatti che alimentano i loro animali con carne cruda ne parlano malvolentieri e quasi di nascosto. Spesso gli altri proprietari di gatti li trattano come delinquenti senza cuore, si mettono le mani nei capelli: «Ma come puoi fare una cosa così? Il tuo animale soffrirà presto di carenze e tu ne sei responsabile!». Questo non succederà di sicuro, credetemi. Capiterà l’esatto contrario.

E come sta il gatto Felix? Dimagrisce sempre di più, mangia il suo cibo dietetico molto raramente e decisamente malvolentieri. È apatico ed è ormai solo l’ombra di se stesso. Quando sta molto male, Johanna P. lo porta alla clinica veterinaria, dove gli fanno delle infusioni. Naturalmente la signora P. ha chiesto un parere anche ad altri veterinari, ma le hanno dato sempre le stesse risposte. A un certo punto si rassegna.

Quando Felix comincia a stare proprio male, beve solo acqua e non mangia più da giorni, la proprietaria decide a malincuore di liberarlo da tanta sofferenza. Lo porta alla clinica veterinaria e lo fa sopprimere. La fattura finale questa volta la riceve per posta. Che delicatezza.

Felix non è arrivato a compiere sette anni.

Una storia triste, che fa arrabbiare. E purtroppo il caso emblematico di Felix non è isolato, statisticamente parlando è solo uno dei tanti. Davvero tanti.

 

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Jutta Ziegler

Jutta Ziegler, dal 1999 conduce uno studio veterinario per piccoli animali con annesso negozio di prodotti naturali, della cui preparazione perlopiù si occupa personalmente. Inoltre, è medico veterinario con specializzazione in omeopatia. Da anni si occupa intensamente di metodi di guarigione alternativi, anche se la sua attenzione si rivolge in particolare all’alimentazione cruda biologica secondo natura per cani e gatti (BARF). Su questi argomenti offre consulenze e tiene conferenze e seminari.

 

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