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La Storia di "Un Corso in Miracoli"

Leggi un estratto dal libro di Kenneth Wapnick "Introduzione a un corso in miracoli"

La Storia di "Un Corso in Miracoli"

Una delle cose interessanti riguardo a come venne scritto Un corso in miracoli, è che il vero e proprio processo della sua trascrizione, e la storia intorno ad esso, forniscono un esempio perfetto proprio di quelli che sono i principi fondamentali del Corso. Il messaggio centrale del Corso è che la salvezza arriva in qualsiasi istante due persone si uniscono per condividere un interesse comune o lavorano per un obiettivo comune. Ciò implicherà sempre qualche aspetto del perdono, di cui parleremo più tardi.

Le due persone responsabili di Un corso in miracoli furono Helen Schucman, morta nel febbraio del 1981 e William Thetford. Erano psicologi al Centro Medico Presbiteriano della Columbia University a New York City. Bill ci era arrivato per primo, nel 1958, ed era direttore del dipartimento di psicologia. Helen lo raggiunse alcuni mesi dopo. Per i primi sette anni della loro relazione ebbero grandi difficoltà reciproche. Le loro personalità erano del tutto opposte. Mentre da una parte lavoravano bene assieme, a livello personale c’era parecchia tensione e molta ambivalenza. Non solo c’erano difficoltà a causa della loro relazione personale, ma avevano difficoltà con gli altri membri del dipartimento, con altri dipartimenti all'interno del Centro Medico e nel lavorare con altre discipline in altri centri medici. Era l’atmosfera caratteristica di una grande università o di un centro medico, e la Columbia non era diversa da qualsiasi altro posto.

Il punto di svolta avvenne in un giorno di primavera del 1965, quando Helen e Bill dovevano attraversare la città per andare al Centro Medico Cornell dove si recavano regolarmente per degli incontri interdisciplinari. Questi incontri erano solitamente brutte faccende, con un sacco di competizione e maldicenze: quel genere di cose molto comuni in ambiente universitario. Helen e Bill erano anche loro parte integrante di tutto ciò, dal momento che erano critici e pieni di giudizio nei confronti degli altri. Ma proprio quel giorno, appena prima di andare alla riunione, Bill, che era un uomo piuttosto tranquillo e schivo, fece qualcosa di inaspettato per il suo carattere. Tenne a Helen un appassionato discorso in cui diceva che secondo lui c’era un modo migliore di comportarsi in queste riunioni e per affrontare i problemi che emergevano. Sentiva che avrebbero dovuto essere più amorevoli e tolleranti, invece che così pieni di competizione e critiche.

La risposta di Helen fu ugualmente inaspettata e non in linea con il suo carattere: concordò con lui e s’impegnò ad aiutarlo a trovare quest’altro modo. Il loro accordo usciva davvero dal solito binario per entrambi, dal momento che la loro tendenza era di essere critici nei confronti l’uno dell’altro, anziché tolleranti. Il loro unirsi l’uno all'altro fu un esempio di quello che il Corso chiama “istante santo” e, come ho detto all'inizio, l’istante santo è il mezzo della salvezza.

A un livello del quale nessuno dei due era consapevole, quell'istante agì come il segnale che spalancò la porta a tutta una serie di esperienze che Helen cominciò ad avere, sia da sveglia che in sogno. Ne menzionerò alcuni che hanno una forte connotazione psichica ma anche un forte aspetto religioso, perché la figura di Gesù iniziò ad apparire sempre più regolarmente. Ciò che c’era di inaspettato in tutto questo fu la posizione che Helen aveva assunto a quel punto della sua vita. Era sulla cinquantina e aveva adottato il ruolo di atea militante, dissimulando intelligentemente il suo aspro risentimento verso un Dio che lei sentiva non essersi comportato bene nei suoi confronti. Così si dimostrava aggressiva verso qualsiasi tipo di pensiero che giudicava confuso o ambiguo e non suscettibile di essere studiato, misurato, o valutato. Era una bravissima psicologa dedita alla ricerca e aveva una mente acuta, analitica e logica, e non aveva alcuna tolleranza per qualsiasi tipo di pensiero che si allontanasse da ciò.

Helen aveva, sin da quando era bambina, una sorta di capacità psichica, come vedere cose che non c’erano. Tuttavia non vi aveva mai prestato troppa attenzione, poiché pensava che tutti avessero quella capacità. Ebbe una o due sensazionali esperienze mistiche, da piccola, e anche nei loro confronti non prestò la benché minima attenzione. Infatti non ne aveva fatto menzione ad alcuno fino a quel momento. Fu così una grande sorpresa per lei iniziare ad avere tutte quelle esperienze. Inoltre le esperienze la impaurirono moltissimo: una parte di lei temeva che stesse impazzendo. Questi non erano avvenimenti normali e, se non ci fosse stato Bill a sostenerla e a incoraggiarla, penso che avrebbe bloccato l’intero processo.

È molto importante riconoscere quanto fosse essenziale l’aiuto e la costante presenza di Bill. Altrimenti Un corso in miracoli non sarebbe mai stato scritto. Così adesso vedete un altro esempio del principio fondamentale del Corso stesso, espresso di continuo in molti modi diversi: “La Salvezza è un’impresa collaborativa” (T-4.VI.8:2), “Nell'arca della pace si entra a due a due” (T-20.IV.6:5), “Nessuno può entrare in Cielo da solo” (L-pI.134.17:7), e “insieme o niente affatto” (T-19.IV-D.12:8). Se non fosse stato per l’unione di Helen e Bill in questa impresa, non ci sarebbe stato il Corso, e non saremmo riuniti qui oggi a parlarne.

Un’intera serie di esperienze che Helen ebbe arrivò nel corso dell’estate, quasi come in un racconto a puntate. Le arrivarono in diversi segmenti e da sveglia: non in sogno. La serie iniziò con lei che passeggiava lungo una spiaggia deserta e trovava una barca sulla sabbia. Capì che era suo compito togliere la barca dalla spiaggia e metterla in acqua. Però non c’era modo in cui potesse farlo, perché era troppo piantata nella sabbia. Mentre si trovava in quella situazione apparve un estraneo che si offrì di aiutarla. Nel fondo della barca Helen notò allora ciò che lei descrisse come un antico apparecchio ricevente e trasmittente. Disse all'estraneo: «Forse questo ci aiuterà». Ma egli rispose: «Non sei ancora pronta per quello. Lascialo stare». Ma tolse la barca dalla spiaggia e la mise in acqua. Ovunque ci fossero problemi e mari tempestosi, quest’uomo appariva sempre per aiutarla. Dopo qualche tempo riconobbe che l’uomo era Gesù, sebbene non rassomigliasse alla solita immagine che la gente ha di lui. Era sempre lì ad aiutarla quando il cammino si faceva arduo.

Infine, nell’ultima scena della serie, la barca raggiungeva la sua destinazione in quello che sembrava essere un canale, dove tutto era calmo, fermo, e tranquillo. C’era una canna da pesca nel fondo della barca e, alla fine della lenza, in fondo al mare, c’era uno scrigno. Helen vide lo scrigno e si eccitò moltissimo, perché in quel periodo della sua vita amava moltissimo i gioielli e ogni sorta di cose carine. Era in ansiosa attesa di scoprire cosa ci fosse nello scrigno. Ne sollevò il coperchio e rimase molto delusa quando, aprendolo, vide questo grosso libro nero. Questo era tutto ciò che c’era nello scrigno. Sul dorso del libro c’era scritto il nome Esculapio, il dio greco della guarigione. In quel momento Helen non riconobbe il nome. Fu solo molti anni più tardi, dopo che il Corso era stato tutto dattiloscritto e messo in neri raccoglitori per tesi, che lei e Bill si resero conto che somigliava esattamente al libro che aveva trovato nello scrigno. Vide nuovamente lo scrigno, e questa volta aveva una collana di perle intorno. Alcuni giorni dopo fece un sogno nel quale una cicogna volava sopra alcuni paesi e nella sua borsa c’era un libro nero con una croce dorata. E una voce le disse: «Questo è il tuo libro». (Tutto ciò accadeva prima del periodo in cui arrivò effettivamente il Corso).

Helen fece un’altra interessantissima esperienza in cui si vedeva entrare in una caverna. Era una caverna antichissima e sul suo pavimento c’era quello che sembrava un rotolo di pergamena della Torah con due bastoni attorno ai quali era avvolta la pergamena. (La Torah è la prima parte del Vecchio Testamento). Era antichissimo. Infatti, nel momento in cui Helen lo prese, il laccino che lo legava cadde e si disintegrò. Helen guardò il rotolo, lo srotolò e sul pannello centrale c’erano le parole: «DIO È». Pensò che ciò era molto bello. Poi lo srotolò un po’ di più e trovò un pannello vuoto sulla sinistra e un altro pannello vuoto sulla destra. E questa voce le disse: «Se guarderai a sinistra sarai in grado di leggere tutto quello che sia mai successo nel passato. E se guarderai a destra potrai leggere tutto quello che accadrà in futuro». Ma lei rispose: «No, non mi interessa. Tutto ciò che voglio è il pannello centrale».

Helen riavvolse il rotolo cosicché le sole parole che vedeva erano: «DIO È». Allora la voce le disse: «Grazie. Questa volta ce l’hai fatta». Riconobbe allora di aver superato una sorta di prova che, evidentemente, non era stata in grado di superare in precedenza. Ciò che questo in realtà voleva dire equivaleva all'aver espresso il desiderio di non abusare della capacità che aveva: in altre parole, di non usare la sua capacità per alcun genere di potere o curiosità. La sola cosa che stava veramente cercando era il presente, dove si trova Dio.

Una lezione del libro degli esercizi dice: «Noi diciamo “Dio è” e poi smettiamo di parlare» perché non c’è niente altro da dire oltre queste due parole (L-pI.169.5:4). Penso che quel passaggio si riferisca a questa esperienza nella caverna. C’è una forte enfasi in tutto il Corso sull'idea che il passato non esiste più e che non ci si dovrebbe preoccupare del futuro, che allo stesso modo non esiste. Dovremmo occuparci solo del presente, poiché questo è l’unico posto in cui possiamo conoscere Dio.

Un ultimo racconto: Helen e Bill stavano andando alla Mayo Clinic a Rochester, Minnesota, per trascorrere una giornata a studiare il modo in cui gli psicologi locali facevano le loro valutazioni psicologiche. La notte precedente Helen vide con la mente l’immagine molto chiara di una chiesa che, di primo acchito, pensò essere cattolica ma poi si rese conto che era luterana. La vide in maniera così chiara che ne abbozzò un disegno. Mentre la guardava dall'alto nella sua visione, si convinse che lei e Bill avrebbero visto questa chiesa nel momento in cui il loro aereo atterrava a Rochester. Questa chiesa, quindi, divenne un simbolo molto potente del fatto che lei fosse o meno sana di mente, perché in quel periodo dubitava della sua sanità mentale e non riusciva a comprendere appieno tutte quelle esperienze interiori. Sentiva che se fosse riuscita a vedere questa chiesa si sarebbe rassicurata del fatto di non essere pazza. Quando atterrarono, tuttavia, non videro la chiesa. Helen divenne agitata e così Bill prese un taxi che li portasse in ogni chiesa di Rochester. Credo ci fossero ventisei chiese in città, ma non trovarono la chiesa di Helen. Helen era piuttosto contrariata, ma non c’era più niente da fare quella sera.

Il giorno successivo fu pieno di impegni e la sera si apprestarono a tornare a New York. Mentre aspettavano all'aeroporto, Bill, che era sempre stato bravo in questo genere di cose, prese a caso un libro su Rochester pensando che a Louis, il marito di Helen, sarebbe piaciuto vederlo. Includeva la storia della Mayo Clinic e, mentre Bill lo sfogliava, vide l’immagine esatta della chiesa che Helen aveva descritto. Era nella parte vecchia della Mayo Clinic, poiché la chiesa era stata rasa al suolo per costruire la clinica. Helen l’aveva guardata dall'alto perché non c’era più: la guardava giù, nel tempo passato. Ciò la fece sentire un po’ meglio, ma questa non era la fine della storia.

Helen e Bill dovevano cambiare aereo a Chicago. Era già sera tardi ed erano molto stanchi. Sedevano nel terminal, quando Helen vide una donna che stava seduta dall'altra parte della sala d’aspetto, facendosi gli affari suoi. Helen intuì che quella donna era molto turbata, anche se non mostrava segni evidenti in tal senso. Andò dalla donna, cosa che solitamente non avrebbe fatto, ma si era sentita fortemente spinta a farlo. Effettivamente la donna era molto turbata. Aveva appena lasciato suo marito e i suoi figli e stava andando a New York dove non era mai stata prima. Aveva soltanto trecento dollari per stare a New York e, infine era terrorizzata perché non aveva mai volato prima. Helen la trattò amichevolmente e la portò da Bill e, insieme, si presero cura di lei sull'aereo. Sedette tra loro e a un certo punto disse a Helen di aver pensato di stabilirsi alla chiesa Luterana, dal momento che professava quella fede. Helen allora udì una voce interiore: «E questa è la mia vera chiesa». Helen capì che Gesù voleva dire che una vera chiesa non è un edificio, ma aiutare e unirsi a un’altra persona.

Quando arrivarono a New York, Helen e Bill alloggiarono la loro nuova amica in un hotel e, cosa alquanto curiosa, continuarono a incontrarla nei giorni successivi. Credo che Bill l’abbia incontrata una volta da Bloomingdale, un grande magazzino di New York, e Helen l’ebbe come sua ospite a pranzo una o due volte. La donna alla fine tornò alla sua famiglia, ma continuò a mantenersi in contatto con Helen mandandole cartoline natalizie ecc. Una volta chiamò Helen mentre ero presente. Questa storia è utile per dimostrare che non è il fenomeno psichico di per sé a essere importante, ma piuttosto lo scopo spirituale che c’è dietro: in questo caso quello di aiutare un’altra persona.

Un giorno di metà ottobre, Helen disse a Bill: «Penso che farò qualcosa di assolutamente inaspettato». A quel punto Bill le suggerì di procurarsi un quaderno di appunti e scrivere tutte le cose che avrebbe pensato o udito, o qualsiasi sogno che avesse fatto. Helen cominciò a fare così. Sapeva stenografare ed era in grado di scrivere molto velocemente. Un paio di settimane dopo, una sera udì una voce dirle: «Questo è un corso in miracoli. Per favore prendi nota». Era talmente presa dal panico che chiamò Bill al telefono dicendogli: «Questa voce continua a dirmi queste parole. Cosa devo fare?». Bill affermò qualcosa per cui generazioni future lo avrebbero davvero benedetto. Disse: «Perché non fai ciò che dice la voce?». Helen lo fece. Cominciò a scrivere ciò che le veniva dettato e che sette anni più tardi si concluse con i tre libri che abbiamo adesso, intitolati Un corso in miracoli.

L’esperienza di Helen con la voce fu paragonabile a un registratore interno. Poteva “accendere” e “spegnere” la voce come desiderava, ma non poteva “spegnerla” per troppo tempo, altrimenti diventava agitata. Era in grado di scrivere ciò che la voce diceva, sebbene parlasse molto velocemente. Così la stenografia di Helen si rivelò molto utile. E faceva tutto ciò mentre era pienamente cosciente. Non si trattava di scrittura automatica, non era in trance né niente altro. Se stava scrivendo e il telefono suonava, metteva giù la penna, sbrigava la faccenda al telefono e poi ritornava a completare quello che stava facendo dal punto in cui si era fermata. Spesso era in grado di riprendere nello stesso punto, e ciò è ancora più notevole se pensate che molta parte del Corso è scritta in verso sciolto, pentametro giambico, e Helen faceva questo genere di cose senza perdere la metrica o il senso di ciò che la voce stava dicendo.

Forse la cosa che terrorizzava maggiormente Helen in questa esperienza, riguardava il fatto che la voce si presentò come quella di Gesù. Una buona parte del Corso è scritta in prima persona, e Gesù parla moltissimo della sua crocifissione. Non è possibile sbagliare sull’identità della voce. Il Corso dice, comunque, che non è necessario credere che sia la voce di Gesù per trarre beneficio da ciò che dice Un corso in miracoli. Penso che il crederci renda la cosa più facile, poiché così non serve fare ginnastica mentale mentre lo si legge. Ma non è necessario per praticare i principi del Corso. Il Corso stesso lo dice. C’è una sezione su Gesù nel manuale per insegnanti che dice che non è necessario accettare Gesù nella nostra vita, ma che potrebbe esserci di molto più aiuto se glielo permettessimo (C-5.6:6-7).

Non c’era dubbio nella mente di Helen che la voce fosse quella di Gesù, e questo le faceva semplicemente ancora più paura. Non fu un’esperienza felice per lei. La fece perché credeva che in qualche modo questo era ciò che doveva fare. A un certo punto si lamentò piuttosto amaramente con Gesù: «Perché hai scelto me? Perché non hai scelto una bella e santa monaca, o qualcuno di quel tipo? Io sono l’ultima persona al mondo che dovrebbe fare questo». Ed egli rispose: «Non so perché dici ciò dal momento che, dopo tutto, sei tu che lo stai facendo». E dal momento che lo stava già facendo, non poté più discutere con lui, ed era ovvio che lei era la scelta perfetta.

Soleva scrivere le parole del Corso ogni giorno, solitamente nel suo blocco di stenografia. Il giorno successivo, in qualsiasi momento lo permettessero i loro molti impegni, dettava a Bill ciò che era stato dettato a lei e lui lo scriveva a macchina. Bill diceva scherzosamente che di solito doveva tenere un braccio attorno a Helen per sorreggerla mentre con l’altro scriveva a macchina. Helen aveva grossissime difficoltà persino a leggere ciò che aveva scritto. Questo è il modo in cui ebbe origine la stesura di Un corso in miracoli. Ripeto, tutto questo avvenne in un periodo di sette anni.

Il Corso consiste di tre libri, come la maggior parte di voi sa: il testo, il libro degli esercizi e il manuale per insegnanti. Il testo, che è il più difficile dei tre libri da leggere, contiene la teoria di base del Corso. Il libro degli esercizi consiste in 365 lezioni, una per ogni giorno dell’anno, ed è importante poiché rappresenta l’applicazione pratica dei principi del testo. Il manuale per insegnanti è un libro molto più breve ed è il più facile da leggere dei tre libri poiché consiste nella risposta ad alcune delle domande che più verosimilmente si possono porre. In effetti è un buon riassunto di molti dei principi del Corso. Quasi come appendice, c’è una sezione sulla chiarificazione dei termini, che è stata scritta dopo qualche anno che Un corso in miracoli era stato terminato. Era un tentativo per definire alcune terminologie che vengono usate. Ma se non si è già a conoscenza del significato delle parole, non sarà di aiuto leggere questa sezione, che tuttavia contiene dei brani molto belli.

Helen e Bill non fecero correzioni. I libri, così come li avete adesso, rispecchiano essenzialmente il modo in cui vennero trasmessi. I soli cambiamenti apportati furono resi necessari dal fatto che il testo venne di filato, e non era diviso in sezioni e capitoli. Né era stata data la punteggiatura o la divisione in paragrafi. Helen e Bill fecero il lavoro iniziale di dare una struttura al testo e quando arrivai io, nel 1973, ripercorsi l’intero manoscritto con Helen. Quindi tutta la divisione in sezioni e l’inserimento dei titoli venne fatta da noi. Il libro degli esercizi non fu un problema perché arrivò con le lezioni, e il manuale per insegnanti arrivò con le domande e le risposte. Questo problema esisteva fondamentalmente nel testo, ma spessissimo il materiale originale era stato dettato in sezioni logiche, e così la divisione in sezioni e capitoli non è stata difficile. In tutto questo lavoro abbiamo sentito che stavamo agendo secondo la guida di Gesù, così ogni cosa che facevamo era come voleva lui.

Quando iniziò la dettatura del Corso, c’era un sacco di materiale personale che veniva dato a Helen e Bill per aiutarli a comprendere cosa stava accadendo e come fare per aiutarsi a vicenda. Questo includeva molto materiale che li aiutasse ad accettare quanto veniva dato. Dal momento che Helen e Bill erano psicologi, c’era documentazione su Freud e altre persone per aiutarli a colmare la lacuna tra ciò che sapevano e ciò che diceva il Corso. Gesù diede poi istruzioni a Helen e Bill di togliere questo materiale per ovvie ragioni, dal momento che non era pertinente con gli insegnamenti di base del Corso. Il solo problema che questo fece emergere è stato l’aver lasciato delle lacune, unicamente nello stile. Così talvolta abbiamo aggiunto una o due frasi, non per il contenuto, ma solo per aiutare a rendere più fluido un passaggio. Tutto ciò accadde solo all'inizio.

Lo stile dei primi quattro capitoli è sempre stato un problema per noi. Sono tra le parti più difficili da leggere, penso a causa del materiale personale che è stato tolto e che ha reso la lettura poco scorrevole. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio per renderlo fluido. Inoltre, all'inizio Helen era così terrorizzata per ciò che stava accadendo che se da una parte l’ascolto non era menomato per quanto riguardava il significato di ciò che veniva detto, lo furono invece frequentemente lo stile e la struttura delle frasi.

Proprio all'inizio, ad esempio, le parole “Spirito Santo” normalmente non venivano usate. Helen aveva talmente paura di quel termine, che Gesù usava l’espressione “Occhio Spirituale”. Questa venne in seguito sostituita con “Spirito Santo,” secondo le istruzioni di Gesù. Anche la parola “Cristo” non era stata normalmente usata all'inizio, per la stessa ragione, ma fu dettata più tardi. Ma dopo uno o due mesi Helen divenne più stabile e dal capitolo 5 in poi il Corso è virtualmente nel modo in cui è arrivato.

L’altra cosa che non era stata definita era l’uso delle maiuscole. La tendenza di Helen a scrivere con la maiuscola qualsiasi parola anche remotamente associata a Dio divenne la sventura della mia esistenza: quali parole dovevano esser scritte con la maiuscola e quali no? C’erano alcune parole, tuttavia, che Gesù insistette a voler scrivere con l’iniziale maiuscola per favorire la comprensione.

Helen, che era una redattrice compulsiva e molto brava quando curava gli scritti per la pubblicazione delle ricerche, era fortemente tentata a cambiare certe parole per adattarle alle sue preferenze stilistiche. Ma le fu sempre detto di non farlo, e non lo fece. Ciò richiedeva molta forza di volontà. Ci furono alcune volte in cui aveva cambiato delle parole, ma aveva una straordinaria memoria e riusciva a ricordare quando l’aveva fatto. Due o trecento pagine dopo scopriva che la ragione per cui era stata scelta una parola specifica era perché vi si sarebbe fatto riferimento più tardi. Perciò, tornava sempre indietro a modificare la parola che lei stessa aveva cambiato.

Un corso in miracoli venne terminato nell'autunno del 1972 e io conobbi Helen e Bill nell'inverno di quello stesso anno. Un nostro comune amico, che era un sacerdote psicologo e aveva fatto parte del suo training con Helen e Bill, era al corrente del Corso. Quell'autunno diventammo amici. In quel periodo stavo per andare in Israele e, poco prima di partire, egli insistette affinché io incontrassi questi due suoi amici. Trascorremmo una serata insieme e venne fatta qualche menzione a questo libro sulla spiritualità che Helen aveva scritto. Non venne detto di più, però, su cosa fosse o da dove venisse.

Ci incontrammo nell’appartamento di Bill e lo ricordo mentre indicava l’angolo in cui c’era una pila di sette grossi raccoglitori per tesi che contenevano il Corso. In quel momento non stavo portando praticamente nulla in Israele e non pensavo affatto di dover iniziare con questo tomo. Ma ero estremamente affascinato da qualunque cosa dicessero, sebbene avessero detto molto poco. Più tardi, quella stessa sera, accompagnai il sacerdote a casa sua dove disse che aveva una copia di questo libro, se volevo vederlo. Sentii molto fortemente che non avrei dovuto farlo allora, ma per tutto il tempo che rimasi in Israele continuai a pensare a questo libro. Scrissi una lettera a Helen dicendo che ero interessato a vedere il suo libro quando sarei tornato. In seguito lei mi disse che avevo scritto “Libro” con la “L” maiuscola: non ero consapevole di averlo fatto. Scrivere le parole con la maiuscola non è qualcosa che faccio abitualmente, ma evidentemente l’avevo fatto in quell'occasione.

Come ho detto, per tutto il tempo che trascorsi in Israele continuai a pensare a questo libro: ritenevo che in esso ci fosse qualcosa d’importante per me. Tornai nella primavera del 1973, intendendo a quel punto trascorrere solo un po’ di tempo a far visita alla mia famiglia e ai miei amici per poi tornare in Israele e rimanervi in un monastero per un periodo di tempo indefinito. Ma ero molto interessato a vedere questo libro e mi riproposi di far visita a Helen e Bill. Dal momento in cui lo vidi cambiai i miei programmi di tornare in Israele e decisi di rimanere a New York City.

Dal mio punto di vista Un corso in miracoli è la migliore integrazione che abbia mai visto tra psicologia e spiritualità. Allora non sapevo proprio che ci fosse qualcosa che mancava nella mia vita spirituale, ma quando vidi il Corso mi resi conto che quella era davvero la cosa che stavo cercando. Così, una volta che si trova ciò che si sta cercando, ci si ferma lì.

Una delle cose importanti del Corso è quella secondo la quale si afferma in maniera molto chiara che non è la sola via per il Cielo. Dice, all’inizio del manuale per insegnanti, che è solo una forma del corso universale tra migliaia di altre (M- 1.4:1-2). Un corso in miracoli non è per tutti, e sarebbe un errore pensare che lo sia. Non c’è nulla che vada bene per tutti. Penso che sia un percorso molto importante che è stato introdotto in questo mondo, ma non è per tutti. Per coloro i quali non è la strada, lo Spirito Santo darà qualcos'altro.

Sarebbe un errore per una persona sforzarsi con il Corso quando non si sente davvero a proprio agio nei suoi confronti, per poi sentire di aver fallito. In realtà andrebbe contro ogni cosa detta dal Corso stesso. Non è il suo scopo far sentire in colpa la gente! È esattamente l’opposto. Ma per coloro per i quali è la via, vale la pena procedere con esso, anche a fatica.

D. Credo di aver capito che c’è molta gente che inizia a studiarlo ma poi ha una fortissima resistenza.

R. Assolutamente! Di fatto se qualcuno ha fatto tutto il Corso senza passare dei momenti in cui sente di volerlo scagliare dalla finestra, o buttare nel gabinetto o lanciare contro qualcuno, allora probabilmente non sta facendo il Corso. Parleremo in dettaglio più tardi delle ragioni di ciò, ma il motivo di carattere generale è che Un corso in miracoli va contro tutto ciò in cui crediamo. E non c’è nulla a cui ci attacchiamo più tenacemente del nostro sistema di pensiero, giusto o sbagliato che sia. C’è una riga nel Corso che dice: “Preferisci avere ragione o essere felice?” (T-29.VII.1:9). La maggior parte di noi preferisce avere ragione, non essere felice. Così il Corso va veramente contro questo ed è minuziosamente accurato nella sua descrizione di quanto si sbagli l’ego. Dal momento che siamo tutti molto identificati con l’ego, lotteremo contro questo sistema. Ripeto, credo veramente che ci sia qualcosa che non va se a un certo punto lo studente non prova resistenze o difficoltà nei confronti del Corso.

Nel periodo iniziale della trascrizione del Corso c’era letteralmente una manciata di persone che ne era a conoscenza, e forse neanche un’intera manciata. Helen e Bill lo trattavano entrambi come se fosse un segreto profondo, oscuro e per cui sentirsi in colpa. Quasi nessuno nelle loro famiglie, tra i loro amici o colleghi, ne sapeva qualcosa. Come parte del “piano”, appena prima che il Corso venisse al mondo, furono dati loro degli uffici molto appartati e solitari. Furono così in grado di approntare tutto questo materiale senza interferire con il loro lavoro, nonostante il fatto che in quel periodo fossero estremamente impegnati. Ma nessuno sapeva cosa stessero facendo. Lo tenevano letteralmente nel cassetto come un segreto ben conservato, ed era ancora così quando arrivai io.

Il primo anno che trascorsi con Helen e Bill fu dedicato a esaminare attentamente l’intero manoscritto finché tutto fosse come avrebbe dovuto essere. Vennero controllati tutti i titoli e Helen e io lo rivedemmo parola per parola. Questo processo durò circa un anno e, quando il manoscritto fu completato, lo facemmo riscrivere a macchina. Così tra la fine del 1974 e la prima parte del 1975 l’intero Corso era pronto. Ma non sapevamo per cosa fosse pronto. Era ancora nel cassetto, per così dire, ma sapevamo che era pronto.

Nella primavera del 1975 apparve un altra persona: Judith Skutch. Come arrivò è una storia interessante in cui non mi addentrerò ora, ma eventi inaspettati portarono a eventi inaspettati e lei arrivò con Douglas Dean. Forse qualcuno di voi conosce Douglas che è un famoso parapsicologo. Vennero al Medical Center un pomeriggio, apparentemente per qualche altro motivo. Sentimmo di dover condividere il Corso con Judy e Douglas, e lo facemmo. A quel punto fu quasi come se lasciasse le nostre mani e andasse nelle loro per il passo successivo. Questo alla fine portò alla pubblicazione del Corso. Era qualcosa di cui non avevamo alcuna competenza e non sentivamo che fosse nostra responsabilità. Pensammo tuttavia che fosse nostra responsabilità far sì che giungesse nelle mani della persona giusta e che fosse fatto nel modo altrettanto giusto, ma non ne saremmo stati noi gli agenti. Questo era il ruolo di Judy, e lo ha soddisfatto davvero molto bene.

Avrete notato nei libri che la data del copyright è il 1975, anche se i libri non vennero stampati fino al 1976. Quell'estate un amico di Judy in California fece una fotolitografia del Corso e così ne furono stampate 300 copie in quel modo. Un corso in miracoli non fu stampato nella forma in cui lo avete voi fino al 1976. E questo implicò un “miracolo” dopo un altro. Fu veramente “miracoloso” il modo veloce in cui accadde tutto ciò. I libri furono in circolazione per la prima volta nel giugno del 1975, e adesso (2006) ci sono state più di cinquanta ristampe.

La Foundation for Inner Peace pubblica e distribuisce Un corso in miracoli. Il Corso non è un movimento o una religione: non è un’altra chiesa. È piuttosto un sistema per mezzo del quale gli individui possono trovare il loro sentiero verso Dio e metterne in pratica i principi. Come molti di voi sanno ci sono gruppi in tutto il Paese che nascono spontaneamente, e abbiamo sempre pensato che fosse molto importante che non vi fosse alcuna organizzazione che fungesse da struttura autoritaria.

Nessuno di noi voleva essere messo nel ruolo del guru. Helen fu sempre chiara al riguardo. La gente veniva e si prostrava pressoché letteralmente ai suoi piedi e lei saltava quasi loro in testa.

Non voleva assolutamente diventare la figura centrale del Corso. Sentiva che la figura centrale di Un corso in miracoli era Gesù o lo Spirito Santo, ed era così che doveva essere. Per lei questo era molto importante. Fare qualsiasi altra cosa significava instaurare una struttura di tipo ecclesiastico, che sarebbe stata l’ultima cosa al mondo che l’autore del Corso avrebbe voluto.

D. Come furono in grado di sostentarsi le varie persone nel corso di questi anni?

R. Helen e Bill lavoravano entrambi a tempo pieno e io avevo un lavoro part-time al Medical Center, e una attività professionale part-time come psicoterapeuta. Ero in grado di adempiere alle mie responsabilità velocemente, cosicché Helen e io impiegavamo il resto del tempo a editare il Corso e a fare ciò che andava fatto. Veniva fatto tutto nel nostro “tempo libero”, ma credo che a quel punto le nostre professioni erano il nostro tempo libero. Tuttavia, nel periodo in cui il Corso stava arrivando, Helen e Bill erano estremamente impegnati nelle loro varie occupazioni.

D. È stato mai detto qualcosa a riguardo del momento in cui è arrivato? Perché è arrivato in quel periodo?

R. Sì. All'inizio della dettatura venne data a Helen una spiegazione di ciò che stava accadendo. Le fu detto che c’era una “accelerazione celeste”. Il mondo era in pessime condizioni, le disse Gesù, il che è ovvio a chiunque si guardi attorno. Questo accadeva a metà degli anni Sessanta, e il mondo ora sembra essere persino in condizioni peggiori. Le persone erano in grossissime difficoltà e ad alcuni di loro veniva chiesto di dare un contributo con le loro specifiche capacità in favore di questa “accelerazione celeste”2, come aiuto per mettere le cose a posto nel mondo. Helen e Bill erano solo due delle molte persone che stavano contribuendo con le loro capacità particolari in favore di questo piano. Negli ultimi quindici anni, o giù di lì, c’è stata una proliferazione di materiale che si afferma essere ispirato. Lo scopo di tutto ciò è aiutare la gente a cambiare mente rispetto alla natura del mondo. Ripeto, Un corso in miracoli è solo una delle molte vie. È importante. Sottolineo ciò a causa del problema più difficile che il Corso tratta, di cui parleremo un po’ più tardi: le relazioni speciali. C’è la fortissima tentazione a formare una relazione speciale con il Corso e a farne qualcosa di veramente speciale in senso negativo. Quando in seguito parleremo delle relazioni speciali tutto ciò diventerà più chiaro.

Introduzione a Un Corso In Miracoli

Introduzione a Un Corso In Miracoli

La paura, la colpa e la rabbia, la possibilità di capire queste emozioni e di risolverle nel perdono. La trascrizione di un seminario di un giorno condotto dall’autore.

Un libro di grande fascino che non mancherà di interessare e incuriosire anche coloro che non hanno familiarità con 'Un corso in miracoli', ma che non potranno rimanere indifferenti di fronte alla straordinarietà di quest'opera.

"Introduzione a 'Un corso in miracoli'" offre a tutti i lettori un aiuto per comprendere meglio il testo e cogliere in profondità il valore dei principi in esso enunciati, soprattutto relativamente all'atto del perdono.

Dopo una brevissima presentazione della storia di Un corso in miracoli, l’autore espone in maniera semplice dei concetti che sono il fondamento su cui poggiano gli insegnamenti di base del Corso e che normalmente non sono facili da cogliere:

  • cosa è la mente, i suoi diversi aspetti e sistemi di pensiero
  • il funzionamento dell’ego
  • i meccanismi relazionali

Questa edizione contiene inoltre tutti i termini del Glossario, particolarmente utili per comprendere come il significato dato alle parole in UCIM sia spesso differente da quello di uso comune.

Si tratta di un testo fondamentale per cogliere il vero e profondo significato di Un Corso in Miracoli. Un’opera attesissima dai numerosi e affezionati lettori del Corso. Consigliatissima a chi non ha ancora avuto il coraggio di approcciarsi al voluminoso tomo precedente e preferisce iniziare da qualcosa di più semplice.

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Kenneth Wapnick

Kenneth Wapnick ha ottenuto il suo Ph. D. in psicologia clinica nel 1968 dalla Adelphy University. Fu amico e socio di Helen Schucman e William Thetford, le due persone la cui unione fu di stimolo immediato alla trascrizione di Un corso in miracoli. Kenneth è impegnato con Un corso in miracoli dal 1973, scrivendo, insegnando ed integrandone i principi nella sua pratica di psicoterapeuta. È nel Consiglio di Amministrazione della Foundation for Inner Peace che per prima ha pubblicato Un corso in miracoli.

 

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