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La salute nell’equilibrio: la medicina...

Leggi in anteprima il capitolo 1 del libro "Padma e altri Rimedi Naturali Tibetani" di Astrid Blum

La salute nell’equilibrio: la medicina tradizionale tibetana

«Il mantenimento della salute, in genere, dipende dall’individuo stesso. Un paziente è responsabile sia delle cause della propria malattia che della sua guarigione».
dottor Tenzin Choedrak, medico personale del Dalai Lama fino alla sua morte nel 2001

In questo capitolo:

Secondo la medicina tradizionale tibetana (in breve MTT) la salute è fondamentalmente legata all’equilibrio dinamico di corpo fisico, mente ed energia, ovvero: la malattia nasce da una perturbazione di tale equilibrio.

La MTT ha una visione olistica della malattia, di cui non si accontenta di curare i sintomi ma ne ricerca, per eliminarle, le cause.

In caso di malattia, la MTT prevede le seguenti terapie: il cambiamento delle abitudini alimentari e comportamentali; la somministrazione di rimedi e farmaci; l’uso di terapie esterne; interventi di tipo spirituale.

I rimedi tibetani si basano per lo più su ingredienti di origine vegetale, raccolti secondo tradizioni e schemi ben precisi. Ogni ricetta contiene diversi ingredienti scelti in modo che l’80% di essi svolga un’azione mirata nei confronti del disturbo per cui è pensata, e che il resto possa bilanciare gli eventuali effetti collaterali.

Il corpo sano e l’origine della malattia

La MTT è fortemente legata alla concezione buddhista della vita e dell’universo. Non sorprende quindi che per essa la salute dipenda fondamentalmente dall'equilibrio dinamico di corpo fisico, mente ed energia, ovvero: la malattia nasce da una perturbazione di tale equilibrio.

Secondo la MTT, alla base di ogni forma di vita e di ogni fenomeno, ossia dell’intero universo, vi sono i cinque componenti elementari: spazio, vento, fuoco, acqua e terra.

Lo spazio è inteso come l’elemento essenziale che pervade gli altri quattro, dai quali, invece, vengono generati i cosiddetti princìpi organici o umori: il Vento (tibetano: rLung, pronuncia: lung), la Bile (tibetano: mKhrispa, pronuncia: tripa) e la Flemma (tibetano: Badkan, pronuncia: beken). In particolare il vento crea l’umore con il relativo nome, il fuoco è all’origine della Bile e dall’unione dell’acqua e della terra si ottiene la Flemma. La salute nasce dall’equilibrio dei tre principi organici (vedi Figura 1).

Il Vento è inteso come movimento e le sue funzioni nel corpo sono, tra le altre, quelle di produrre il battito del cuore e i movimenti del corpo stesso, di controllare la respirazione e la salivazione, di regolare l’assimilazione del cibo, la circolazione del sangue, l’espulsione delle feci e dell’urina.

La Bile è intesa come energia calda, controlla quindi la digestione del cibo e la pigmentazione dei vari costituenti corporei, come la carnagione. Controlla anche la percezione visiva.

La Flemma, intesa come energia fredda, ha principalmente la funzione di regolare i liquidi del corpo, come il sangue, la linfa e le secrezioni. Inoltre connette e lubrifica le ossa e permette la percezione dei sapori.

Le malattie del corpo e della mente nascono dallo squilibrio dei tre umori. Nello specifico, la MTT distingue fra malattie fredde e malattie calde. Gli squilibri delle energie Vento e Flemma sono all’origine delle malattie fredde, mentre gli squilibri della Bile e del cosiddetto “sangue impuro” sono la causa delle malattie calde.

Le cause specifiche della comparsa di squilibri nei tre umori sono fatte risalire ai tre veleni dello spirito: l’attaccamento, ovvero l’avidità, il desiderio e le passioni; l’odio, ovvero la rabbia, la collera e l’avversione; l’ignoranza o illusione, ossia una visione limitata della realtà, l’ottusità, l’apatia e la stoltezza. Il Vento viene correlato all’attaccamento, la Bile all’odio e la Flemma all’ignoranza. Dai tre veleni dello spirito possono scaturire fino a 84.000 emozioni negative, il persistere delle quali può causare l’insorgere di malattie. In quest’ottica, i tre veleni dello spirito sono considerati le cause primarie di sofferenza e malattia.

Ad esse si affiancano le cause secondarie, come un’alimentazione e uno stile di vita sbagliati, influenze esterne negative o cambiamenti legati alle stagioni. Secondo la filosofia tibetana, causa di sofferenza e malattia possono essere anche la condotta tenuta in una vita precedente o l’opera di demoni. In questi casi le infermità possono risultare difficili da curare, se non addirittura incurabili.

Dal piccolo quadro sopra delineato, si può intuire come la MTT abbia una visione olistica della malattia che, a differenza di quanto accade spesso nella medicina allopatica occidentale, non si accontenta di curare i sintomi ma ricerca, per eliminarle, le cause stesse dei disturbi.

I metodi di diagnosi

Il medico tibetano dispone di diversi strumenti di diagnosi:

  • la diagnosi attraverso domande, volta a raccogliere informazioni sulla vita e le abitudini alimentari e comportamentali del paziente;
  • la diagnosi del polso, con la quale il medico valuta il flusso sanguigno del paziente, riconoscendo in questo modo lo stato dei suoi organi e il tipo di disturbo delle energie organiche che egli presenta;
  • la diagnosi dell’urina, che consente di ottenere una visione d’insieme dei processi digestivi e metabolici del paziente.

Altri esami complementari, che possono aiutare il medico nella sua diagnosi, sono l’esame della lingua, l’osservazione della palpebra inferiore e la diagnosi delle vene auricolari.

Le terapie

Il medico tibetano ha a sua disposizione diverse terapie e rimedi da applicare secondo una sequenza chiara e determinata:

  • il cambiamento delle abitudini alimentari e comportamentali in funzione della specifica malattia;
  • la somministrazione di rimedi e farmaci;
  • l’uso di terapie esterne (come l’uso di oli, la moxibustione, gli impacchi, le compresse, l’idroterapia, l’agopuntura, la coppettazione ecc.);
  • ulteriori “interventi” di tipo spirituale (applicati esclusivamente dai lama).

La sequenza è chiara e ogni passo successivo viene intrapreso solo qualora il precedente non abbia avuto esito.

Interessante, nella sequenza, è che la prima terapia da intraprendere riguarda il cambiamento delle abitudini alimentari e comportamentali, idea che lentamente sta prendendo piede anche nella medicina allopatica occidentale.

I rimedi e i farmaci

Per la MTT tutto può essere un rimedio. Nonostante ciò, le formule in essa tramandate si basano per lo più su ingredienti di origine vegetale, raccolti secondo tradizioni e schemi ben precisi (che dettano tempi e luoghi di raccolta) e ponendo inoltre particolare attenzione affinché le piante o le componenti raccolte siano sane e incontaminate e provengano da ambienti puliti. Agli ingredienti di origine vegetale vengono aggiunti alcuni particolari minerali.

Per il principio secondo cui ogni pianta utile a un determinato organo può risultare dannosa per un altro, la composizione dei rimedi tibetani è particolarmente articolata, potendo arrivare a contenere (sempre in dosaggi molto ridotti) fino a ben 165 ingredienti diversi. Infatti, solo circa l’80% degli ingredienti di un rimedio tibetano mira a combattere il disturbo per cui viene assunto, il resto serve a bilanciare la composizione, ovvero a combattere gli eventuali effetti collaterali.

In particolare gli ingredienti presenti in ogni rimedio tibetano si possono suddividere in queste tre categorie:

  • componenti che determinano l’effetto principale;
  • componenti di sostegno ai primi;
  • componenti che servono a combattere gli effetti collaterali.

L’effetto dei rimedi tibetani si basa quindi sulla sinergia di migliaia di sostanze differenti e sul principio secondo cui la miscela dei diversi ingredienti, secondo determinate combinazioni e quantità, crea una composizione le cui proprietà curatrici sono molto più forti di quelle di ogni singolo componente.

Nella valutazione della qualità e degli effetti di un rimedio svolgono un ruolo importante i sapori. Per la MTT esistono sei tipi di sapore, ognuno dei quali nasce dalla combinazione di due dei cinque elementi: dolce, salato, aspro (o acido), amaro, piccante (o forte) e astringente.

Questi sapori influenzano le tre energie organiche e hanno il potere di ristabilire, o aggravare, gli squilibri del nostro corpo (vedi Tabella 1 e Figura 2).

Durante la digestione, le sostanze assunte subiscono una trasformazione. In particolare cambia la composizione degli elementi in esse presenti e di conseguenza anche il sapore. Si parla quindi di direzioni post-digestive del sapore, che sono tre: dolce, acido e amaro. Ognuna di queste direzioni post-digestive riduce le quantità di due energie organiche (vedi Tabella 2). Nella formulazione dei rimedi, il medico tibetano deve tenere in considerazione quindi non solo gli effetti dei sapori, ma anche quelli delle direzioni post-digestive.

Un’ulteriore caratterizzazione dei rimedi tibetani è data dalle cosiddette potenze o forze attive, che sono otto: pesante, leggera, rinfrescante (o fredda), riscaldante (o calda), torbida (o tenue), ruvida (o grezza), oleosa, acuta (o intensa). Anche le potenze hanno effetti di cura nei confronti delle energie organiche (vedi Tabella 3).

Infine, il medico tibetano deve considerare le diciassette qualità secondarie, come levigatezza, pesantezza, solidità, secchezza, durezza e così via.

Le ricette dei rimedi devono pertanto venire calibrate tenendo conto di tutte queste caratteristiche. Una formula che includa tutti e sei i sapori e le tre direzioni post-digestive, tutte e otto le potenze e tutte le diciassette qualità secondarie sarebbe in grado di curare qualsiasi disturbo sia fisico che psichico e di supportare il benessere e la pace interiore.

Una pianta i cui frutti hanno tutte queste caratteristiche esiste ed è conosciuta fra i medici tibetani come Aru namgyal. Essa compare nelle rappresentazioni del Buddha della medicina, che la tiene nella sua mano destra (per ulteriori approfondimenti vedi Capitolo 12).

 

Astrid BlumTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Dopo la laurea in fisica e varie attività di lavoro e ricerca legate all’ambito scientifico, anche se non sempre strettamente fisico, Astrid Blum si è avvicinata al campo dell’editoria, con particolare interesse per il settore della salute e dell’alimentazione naturale. Grazie alla frequentazione quotidiana di temi relativi alle medicina alternativa, ha imparato ad apprezzare il tesoro di sapere e conoscenza tramandato da molte tradizioni, in particolare quelle asiatiche. Da questo interesse è nato il presente libro.

 

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