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Avvento 2016
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La professione del costellatore immaginale

Leggi l'introduzione del libro di Selene Calloni Williams "Psicogenealogia e Costellazioni Familiari ad Approccio Immaginale"

La professione del costellatore immaginale

Questo libro vuole essere una guida per tutti. Per coloro che desiderano intraprendere un appassionante viaggio interiore, ma anche per i professionisti della relazione d’aiuto, che vi potranno trovare degli stimoli per aggiornare la loro professione e la loro ricerca tramite l’introduzione di strumenti semplici ed efficaci. La psicogenealogia e le costellazioni familiari ad approccio immaginale, infatti, sono solo all'inizio del loro percorso e hanno ancora molto da dire e da dare.

È un libro che ha dunque una doppia valenza: è il mezzo fondamentale per giungere a vivere un’importante esperienza personale ed espone strumenti professionali di provata efficacia. Si rivolge a professionisti che operano nel campo della salute psicofisica e della relazione d’aiuto: psicologi, pedagogisti, psicoterapeuti, psichiatri, medici, infermieri, fisioterapisti, educatori, mediatori familiari, formatori, coach aziendali, manager e responsabili delle risorse umane, e a tutti coloro che desiderano fare un’esperienza di crescita personale. È altresi indirizzato a coloro che già svolgono o intendono svolgere l’attività di facilitatore nell'ambito delle costellazioni e della psicologia transgenerazionale ad approccio immaginale, e anche a chi, pur non specificamente interessato a svolgere l’attività di facilitatore o costellatore immaginalista, desidera comunque apprendere l’utilizzo di strumenti efficaci.

Si tratta di un testo che non solo fornisce significativi elementi riguardanti il percorso formativo professionale in costellazioni familiari ad approccio immaginale, ma che si concentra anche sul processo della crescita personale, evidenziando come liberarsi dall'autoboicottaggio inconscio e come attingere al proprio potenziale per crescere in ogni campo della vita.

I metodi qui presentati andranno sperimentati a mezzo di un corso condotto da un facilitatore esperto e certificato AISCON, l’Associazione Italo Svizzera di Counseling (www.aiscon.org).

Per chi voglia intraprendere la professione di facilitatore, l’Associazione di Nonterapia e l’Associazione AISCON organizzano in tutta Europa corsi specifici, dedicati appunto alla formazione professionale, e questo testo costituisce non solo il manuale fondamentale dei corsi aperti a tutti, ma anche il manuale di base dei corsi di formazione professionale.

Per qualsiasi ulteriore chiarimento o approfondimento, non esitate a rivolgervi all'Associazione di Nonterapia, i cui recapiti sono reperibili sul sito www.nonterapia.ch, ove potete trovare anche l’elenco aggiornato dei corsi.

Un corso di psicogenealogia e costellazioni familiari ad approccio immaginale prevede sempre tre sessioni fondamentali: la prima riguarda il disegno del genogramma, la seconda considera l’utilizzo delle Carte dei Nat e la terza comporta la messa in scena della costellazione immaginale.

Qui di seguito voglio dare, in una breve panoramica, le indicazioni di base per comprendere cosa siano gli strumenti appena menzionati e cosa si intenda con le espressioni psicologia transgenerazionale e psicologia immaginale.

Il genogramma

La tecnica del genogramma ci è stata proposta, oltre trent'anni fa, da Murray Bowen e successivamente è stata approfondita dal contributo di vari autori, tra cui Mc Goldrick, Randy Gerson e le sorelle Doris e Lise Langlois del Mental Rescearch Institute di Palo Alto.

In sostanza si tratta di un diagramma in cui una persona raffigura i legami, le separazioni e gli eventi più significativi che riguardano la sua famiglia nell'arco di due o tre generazioni.

Pensato come strumento di diagnosi e di intervento clinico, il genogramma può essere utilizzato per evidenziare percorsi ripetitivi di comportamento e per rilevare tendenze comportamentali ereditate dal clan familiare.

Nella prospettiva immaginale – che è un approccio non terapeutico – il genogramma viene utilizzato come premessa fondamentale alla costellazione immaginale: esso non è un mezzo clinico, bensì lo strumento di un rituale evocativo nel corso del quale la persona richiama i propri familiari rappresentandoli attraverso simboli grafici, nominandoli e raccontandoli.

Le Carte dei Nat

Sono un modo creativo di fare psicologia che ho elaborato a partire da ricerche effettuate presso le tribù animiste del Myanmar.1

La costellazione immaginale

Le costellazioni familiari si devono a Bert Hellinger, psicoterapeuta tedesco nato nel 1925, e rappresentano un metodo psicologico applicato ai sistemi che ha incontrato un notevole successo in questi ultimi anni. Le costellazioni familiari sono anche dette costellazioni sistemico-fenomenologiche e oggigiorno sono largamente utilizzate in numerosi campi della vita associata: famiglia, azienda, comunità, ecc.

L'idea di vedere la famiglia come sistema e di applicare alle interrelazioni familiari la teoria generale dei sistemi si deve a Watzslawik, Beavin, Bateson, Jackson e ad altri autori della Scuola di Palo Alto. In questa prospettiva la famiglia viene vista per l'appunto come un sistema, ossia come un'entità che possiede caratteristiche, regole e norme proprie. Ma chi sono in realtà i membri di una famiglia che concretamente agiscono nelle relazioni?

Con la psicogenealogia e le costellazioni familiari appare evidente che gli avi influenzano le reazioni e i comportamenti delle generazioni a essi successive.

Bert Hellinger ha definito le costellazioni familiari come un metodo fenomenologico, il cui apprendimento è conseguente alla sperimentazione sul campo. Mediante la pratica, Hellinger ha evidenziato che in ogni sistema familiare vi sono degli ordini strutturali fissi finalizzati a mantenere in equilibrio il sistema e a provvedere alla sua sopravvivenza, strutture da lui stesso definite Ordini dell'Amore. Si tratta di un'organizzazione arcaica della struttura familiare che ordina le generazioni fra loro: come il sistema stellare è organizzato secondo un ordine cosmico, così la famiglia tende a strutturarsi nel rispetto di un ordine naturale, e proprio da qui il termine “costellazioni” familiari. L'ordine arcaico che governa il nostro clan familiare è potente nel determinare il nostro comportamento allo stesso modo in cui l'ordine cosmico determina il percorso e la vita di ogni singolo astro che lo compone.

Le costellazioni immaginali prendono spunto dalle costellazioni familiari di Hellinger, ma proseguono oltre perché pongono al centro del loro campo d'azione il mito transgenerazionale, di cui avremo modo di parlare diffusamente nel corso del presente libro.

Il movimento simbolo-immaginale attinge alle psicologie immaginali d'Occidente e d'Oriente. L'efficacia del paradigma simbolo- immaginale è nella sua capacità di favorire una percezione attiva degli eventi. «Noi siamo i maestri delle cose, non le vittime delle loro reazioni» recita, in un celeberrimo saggio, Aurobindo, uno dei massimi filosofi dell'India moderna. A mezzo dell'applicazione della visione immaginale è possibile riappropriarsi della realtà come di un'emanazione della propria psiche e trovare in sé le energie per agire su questa emanazione in termini costruttivi.

Con tali premesse, l'approccio immaginale è in grado di intervenire alla radice nei processi di comunicazione e di crescita personale e professionale. L'apertura alla creatività trova una reale spinta innovativa nella visione immaginale che fa della psiche la sorgente del flusso della realtà. Le pratiche simbolo-immaginali – ovvero gli strumenti utili a “fare anima” che nascono in una visione immaginale, come le costellazioni immaginali – hanno come vigorosa conseguenza una sensibile diminuzione della paura inconscia, che è notoriamente il massimo freno inibitore della capacità decisionale e la più aspra obiezione emotiva al successo.

Per descrivere cosa siano le pratiche immaginali dobbiamo innanzitutto considerare la natura della cosiddetta “visione immaginale”.

La visione immaginale procede dalla chiara sensazione che le cose non abbiano una realtà oggettiva, ma che tutto ciò che noi possiamo sperimentare in vita sia come un sogno, un'immagine, una proiezione. Noi viviamo in un universo che non è sostanziale, cioè non è fatto di materia oggettiva, ma è simbolico. Questa visione incontra il concetto buddhista della Ruota del Samsara, che è la Ruota del Divenire, altresi nota come Ruota delle Illusioni: essa è infatti generata da chitta maya o “inganno” (chitta) della “coscienza” (maya).

Ma lo stesso concetto si trova anche nell'Induismo. In accordo con le antiche scritture indù, infatti, il dio Shiva, in quanto Nataraja, o Signore della Danza, genera l'esistenza danzando e, sempre danzando, manifesta il grande processo ritmico della vita in cui si alternano incessantemente creazione, conservazione, morte e rinascita. Creando e dissolvendo le immagini, il dio ci ricorda che le molteplici forme del mondo sono maya, cioè illusioni.

Nel suo libro La Danza di Shiva, lo storico dell'arte Ananda Coomaraswamy, originario dello Sri Lanka, descrive l'azione di Shiva Nataraja con toni poetici: «Nella notte di Brahman, la Natura è inerte e non può danzare fino a che Shiva non vuole: Egli si risveglia dall'estasi, e danzando trasmette alla materia inerte onde pulsanti di un suono che la risvegliano. [...] Questa è poesia e tuttavia anche scienza».

Un altro grande storico dell'arte di origini francesi afferma: «Secondo la cosmologia hindu l'universo non ha sostanza. La materia, la vita, il pensiero non sono che relazioni energetiche, ritmo, movimento e attrazione reciproca. Il principio che dà origine ai mondi, alle varie forme dell'essere, può dunque essere concepito come un principio armonico e ritmico, simboleggiato dal ritmo dei tamburi, dai movimenti della danza. In quanto principio creatore, Shiva non proferisce il mondo, lo danza». Le onde pulsanti della danza di Shiva non possono non ricordarci la fisica quantistica dove la materia è vista come onde pulsanti nel vuoto.

In accordo con la visione immaginale, la principale caratteristica della materia è l'impermanenza. La materia è come la luce di un lampo: appare e scompare. Non permane ed è priva di sostanza: dunque la nostra mente deve ingannarci quando ci spinge a considerare la materia come realtà permanente e sostanziale.

Questo inganno, in verità, è una gabbia nella quale l'individuo rischia di soffocare e soffrire. Infatti, se gli eventi sono considerati permanenti e oggettivi, non possono essere plasmati dalla nostra abilità di immaginare, e questo porta l'uomo a essere vittima degli eventi anziché loro creatore.

Il fare anima

La visione immaginale ci consente – per usare l'espressione cara a uno dei grandi dell'immaginale, James Hillman – di “fare anima”. Con questa espressione intendiamo la possibilità di riassorbire gli eventi o ritirare le proiezioni, vale a dire riportare ogni evento, cosa, luogo e persona con la quale siamo venuti a contatto in vita alla sua reale origine, che è sogno, immagine, proiezione.

Tutto in natura è impermanente, perché tutto in natura si dà.

Le immagini amano svanire. Ogni elemento della natura svanisce, muore, si dissolve, per generare oltre se stesso. La natura è il simbolo stesso dell'incessante capacità di darsi che si evidenzia nelle forme della bellezza. La natura è bellezza perché è capacità di darsi: darsi per generare oltre se stessi è l'atto più bello e la natura ne è completamente pervasa.

La bellezza è il darsi e il darsi è amore. Poiché l'amore è la reale sostanza di ogni cosa, tutte le cose sono evanescenti nel loro darsi incessante, sono onde pulsanti nel vuoto, realtà impermanenti o, come diciamo noi, immaginali.

La realtà immaginale è un prodotto dell'amore e si conosce unicamente attraverso un'esperienza estetica di piena immedesimazione. In verità esistono due tipi di conoscenza: la prima – quella che va per la maggiore nella nostra civiltà – è la conoscenza di tipo tecnico, o conoscenza mentale, che si esercita su di una prospettiva verticale, a partire da un Axis Mundi verticalizzato. In base a questa prospettiva si esercita il discernimento mentale che separa il bene dal male, il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato, la salute dalla malattia, la vita dalla morte, il vantaggio dallo svantaggio, ecc. Questa conoscenza si acquisisce attraverso uno sforzo cognitivo, ed è una conoscenza di tipo teorico che mantiene il soggetto e l'oggetto del conoscere distinti e separati, cioè non cambia la reale natura né del conoscente né del conosciuto.

La natura non muove verso il bene, la natura muove verso il bello. Il telos, il fine della natura è la bellezza, l'amore, il sacro, il sacrum facere, il darsi. La bellezza naturale non ha un opposto: in natura il brutto non esiste.

Il secondo tipo di conoscenza è invece la conoscenza naturale, che è poi la vera conoscenza. Essa è frutto di un atto d'amore attraverso il quale chi conosce si dà a ciò che viene conosciuto: se ne origina una fusione, un'immedesimazione empatica. Questo tipo di conoscenza non è acquisibile attraverso uno sforzo cognitivo, ma è un dono che richiede un'iniziazione: bisogna che qualcuno o qualcosa apra una porta, e a volte sono proprio i nostri mali, i nostri disagi, i nostri problemi, a costituire gli strumenti dell'apertura di quella porta.

Mentre la vera conoscenza è un'esperienza estetica ed estatica che consente l'immersione nel flusso dell'amore universale attraverso la contemplazione della bellezza e il rapimento mistico, la terapia desacralizzata è un'esperienza anestetica nella quale le voci dei mali, dei disagi, delle sofferenze e dei problemi viene anestetizzata. Queste voci, però, sono proprio il richiamo dell'anima a quell'esperienza estetica ed estatica che richiede il possesso di strumenti non altrimenti acquisibili, se non attraverso un viaggio nell'underworld, il mondo infero delle ombre.

L'anima chiama al viaggio nella notte, al viaggio ctonio, sotterraneo, chiama al confronto con le ombre (tra le quali in prima linea vi sono i nostri avi) allo scopo di permetterci di acquisire gli strumenti idonei ad aprire la porta della vera conoscenza.

Psicogenealogia e Costellazioni Familiari ad Approccio Immaginale

Psicogenealogia e Costellazioni Familiari ad Approccio Immaginale

Il nostro destino non è scritto nella pietra, ma nelle ombre di chi ci ha preceduti, e nei nostri sogni onirici e desideri profondi. Ciascuno di noi vive mettendo in scena un mito: vedere questo mito, evocare e imparare a dialogare con le immagini degli antenati e dei sogni, significa avviarsi alla guarigione.

Il libro introduce al mondo delle costellazioni familiari ad approccio immaginale, dimostratesi uno strumento fondamentale per accedere alla memoria della stirpe e liberarsi dei nodi transgenerazionali, ampiamente utilizzato anche nel coaching per la leadership e nelle aziende.

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Selene Calloni Williams

Scrittrice, viaggiatrice e documentarista, Selene Calloni Williams è autrice di numerosi libri e documentari a tema psicologia ed ecologia profonda, sciamanismo, yoga, filosofia e antropologia.

La sua peculiarità e risorsa è poter spaziare da Oriente ad Occidente, grazie al fatto di avere avuto due grandi maestri, uno in Asia, Michael Williams, esperto di yoga e tradizioni sciamaniche e James Hillman, illustre psicoanalista e filosofo, che Selene conosce quando si trasferisce in Svizzera. In Oriente, e precisamente in Sri Lanka, Selene studia e pratica, per svariati anni, la meditazione buddhista Theravada. Tornata in Europa, studia psicologia e ottiene un master in screenwriting presso la Napier University di Edimburgo.

La possibilità di abbracciare insegnamenti orientali ed occidentali è assai preziosa perché capace di tradurre il messaggio orientale in modi adeguati alle modalità di ricezione della psiche degli occidentali, i quali indubbiamente hanno una tradizione immaginale occidentale.

Il suo ultimo libro è il romanzo, best seller della crescita personale, "Il Profumo della Luna", che narra l'iniziazione di una "viaggiatrice dei due mondi". Altri titoli di successo sono: "Le Carte dei Nat e le costellazioni familiari", un libro e un mazzo di carte straordinariamente utili per coloro che si occupano di psicologia transgenerazionale, "Iniziazione allo Yoga Sciamanico", il libro cult dello yoga sciamanico, "James Hillman, il cammino del fare anima e dell'ecologia profonda", "Mantra Madre, la tradizione del matrimonio mistico e del risveglio".

Insegna nella scuola di counselling immaginale che lei stessa ha fondato e organizza eccezionali viaggi "nell'anima del mondo", ha tenuto lezioni e conferenze in diverse università in Italia e all'estero, (www.selenecalloniwilliams.com).

 

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