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La Prima Legge Biologica - Estratto da "Comprendi...

Leggi in anteprima il primo capitolo del libro del dottor Henrard "Comprendi la tua malattia con le scoperte del dottor Hamer"

La Prima Legge Biologica - Estratto da "Comprendi la tua malattia con le scoperte del dottor Hamer"

LE RELAZIONI TRA PSICHE, CERVELLO E ORGANI. ORIGINE PSICHICA DELLA MALATTIA

Questa legge biologica è la prima a essere stata enunciata dal suo autore nel 1981, che l’ha battezzata “legge ferrea del cancro”.

Legge perché si tratta di constatazioni di rapporti necessari e costanti tra fatti, così come recita il dizionario. Ferrea giacché la resistenza di questa lega allude alla solidità della legge, la cui verifica non viene mai a mancare se la si utilizza. E cancro per ragioni storiche, poiché è per questo tipo di malattia che Hamer ha iniziato le sue ricerche.

Si potrebbe benissimo anche chiamarla “legge ferrea delle malattie”, a eccezione di quelle dovute a fattori esterni evidenti e che non rientrano nel quadro di questo libro. Si tratta di traumatismi vari, intossicazioni, irradiazioni, carenze nutrizionali e vitaminiche, affezioni genetiche.

A causa delle importantissime nozioni di base che ci fornisce, questa legge è il cardine di tutto il sistema esplicativo.

Tre elementi da considerare invece di uno

Il solo esame delle modificazioni funzionali e delle lesioni di un organo non ci dice nulla sulla loro origine. Per quanto approfondito, l’esame non ci svela che una descrizione cui si dà il nome di diagnosi di una malattia in mezzo a centinaia di altre. Ma perché proprio quella e in quel preciso momento della vita di una persona? Per arrivare all’obiettivo di quest’opera, occorrerà tener conto ancora di altri due elementi.

Cominciamo con il più semplice da definire.

È sempre un organo, ma molto particolare e decisamente complesso: il cervello.

È particolare perché il suo ruolo può essere paragonato a un supercomputer che gestisce il corpo nel suo insieme, con quei numerosi terminali che sono i suoi prolungamenti nervosi in contatto con tutti i nostri organi. È complesso a causa di tutte le attribuzioni che già gli sono state riconosciute sulla memoria, le emozioni, le facoltà intellettuali, la regolazione delle funzioni automatiche o non coscienti ecc.

È il ruolo supplementare che Hamer gli ha attribuito a farne un elemento indispensabile nella comprensione della malattia. Quasi ogni parte del cervello è in relazione, tramite i suoi prolungamenti nervosi, con un organo preciso del corpo. Questa zona o “relais”, “focolaio”, governa l’organo inviandogli le informazioni corrette per un funzionamento ottimale. Ne consegue che una disfunzione del relais sarà all’origine delle modificazioni patologiche dell’organo ad esso collegato.

A questo punto resta da sapere cos’è che sregola un’area precisa del cervello. Il terzo elemento non è un organo, ma il lato o aspetto o parte sensibile, emotiva e soggettiva del nostro essere.

È tramite essa che prendiamo coscienza della realtà o piuttosto della nostra realtà. Per designarla, Hamer ha scelto il termine semplice e sufficientemente conosciuto di psichismo. Ma non avremo bisogno di alcuna scuola o griglia interpretativa codificata che faccia parte di quel vasto ambito che è la psicologia. L’unico fattore che dovremo considerare il più precisamente possibile è ciò che l’individuo ha accusato al momento di un’esperienza per lui difficile. Utilizzerò spesso il termine di “sentito” o di “vissuto” per designare nello psichismo ciò che è particolarmente importante dato che è a questo livello che si gioca l’esordio della malattia. Abbiamo ora i tre elementi che costituiscono la triade psico-cerebro-organica.

Ma per evitare di ripetere espressioni un po’ lunghe, utilizzerò più spesso il termine di triade. Andiamo ora a vedere le sue caratteristiche, e poi ciò che accade a ciascuno dei tre livelli, per comprendere il processo che genera quella che chiamiamo una malattia.

Il funzionamento della triade, le sue connessioni

La sua prima caratteristica è che essa funziona in maniera sincrona, giacché se c’è una perturbazione a uno dei livelli ve n’è una contemporaneamente corrispondente negli altri due. Ciò vale qualsiasi sia lo stadio della malattia, dal suo inizio e sino alla guarigione. La seconda è il senso direzionale dell’alterazione. Quest’ultima ha origine dalla psiche e tocca nello stesso tempo, poiché c’è sincronismo, una zona del cervello che immediatamente sregolerà l’organo corrispondente.

Tra i tre elementi correlati esistono due connessioni: tra la psiche e il cervello e tra quest’ultimo e gli organi. Non c’è interazione diretta tra il mentale e il corpo, poiché il circuito passa attraverso il sistema nervoso. Una possibilità che vi è correlata è il sentito doloroso degli organi che ci fanno soffrire. Ma in questo caso ci si ritrova davanti allo scenario classico che va di nuovo a modificare la triade nello stesso senso.

Volevo ugualmente accennarvi poiché vi ritorneremo sopra più avanti, specialmente studiando “il circolo vizioso” di alcune affezioni. Indipendentemente dai fattori esterni, ci sono anche conseguenze dovute allo stato del cervello in seguito alla riparazione dei relais, e che vanno ripercuotendosi sullo psichismo e altri organi oltre a quelli corrispondenti a questi stessi relais.

Ugualmente, ci sono interazioni tra relais e interazioni di carattere meccanico tra gli organi stessi: situazioni che vedremo nella seconda e nella terza legge, così come nei Capitoli che vanno dal 6 al 9 e che trattano nozioni supplementari sui conflitti. Per il momento, teniamo a mente la sequenza che qualificheremo come “normale”.

Quello che succede a livello della psiche: lo shock e il conflitto

È tramite la psiche che l’individuo affronta la realtà dell’esistenza e le sue difficoltà. Si tratta dunque della sua realtà, del modo in cui percepisce gli avvenimenti della sua vita.

Sino a che sarà in grado di “gestire” mentalmente queste difficoltà – per esempio prevedendole o disponendo di risorse sufficienti acquisite nella sua storia precedente – non si ammalerà. Vivrà eventualmente emozioni più o meno forti e sgradevoli, ma che si risolveranno presto con la sola conseguenza di qualche perturbazione funzionale e temporanea.

Potrà essere ad esempio un periodo di insonnia dovuto a un sovraccarico di preoccupazioni, contrazioni allo stomaco dopo un banale diverbio, un bisogno più frequente di urinare, sudori o palpitazioni cardiache nell’apprensione di un incontro ecc. Niente più che qualche scossone intorno a un centro di gravità che resta stabile, ma che provoca già delle ripercussioni attraverso il sistema nervoso e dunque un “linguaggio del corpo”.

Né i numerosi stress legati alle preoccupazioni della maggior parte di noi, né l’accumulo di uno o più di essi, bastano a ricoprire il ruolo di detonatore che attraverso l’alterazione della triade genererà una malattia. Utilizzo la parola detonatore di proposito, poiché è solo tramite uno shock psichico che inizia il processo di ogni patologia. Lo shock è un’esperienza vissuta dolorosamente, ma brusca e imprevista, qualunque sia il grado precedente di preoccupazione/i. Ci coglie alla sprovvista, non lasciandoci alcuna possibilità di reagire velocemente con un comportamento per noi abituale e sufficientemente efficace. Al contrario, ci lascia come storditi, costernati, destabilizzati.

Per illustrare questo aspetto improvviso e ineluttabile, Hamer utilizza l’immagine di un portiere che si tuffa da un lato quando la palla colpisce la rete dall’altro. Preso in “contropiede”, non può fare nient’altro che guardare impotente la palla. Si ha quindi immediatamente l’inizio di quello che Hamer ha denominato il conflitto biologico. Sul piano psichico l’individuo resterà sotto l’influenza dello shock, “rimuginando” l’evento che non ha potuto gestire, alla ricerca di una soluzione. E gli altri due elementi della triade sincrona saranno simultaneamente sregolati. Ma prima di affrontare i livelli cerebrale e organico, ecco un breve esempio di cui mi sono spesso servito durante le visite.

Chiedo a una persona di immaginare che lasciando il mio studio incontrerà un grande amico che non vede da sei anni. Dico anche che avrà l’istinto di abbracciarlo pieno di gioia, ma l’avverto che sarà accolta molto male e perfino insultata. Se riesco a convincerla, quando uscirà, essa avrà potuto anticipare l’evento e non avrà alcuno shock. Diversamente, se non lo sa, andandogli incontro esprimerà naturalmente la sua gioia: «Come sono contenta di rivederti, sono anni che... ». Ma sarà interrotta dalla risposta: «Non ho più alcuna voglia di vederti, ti ho visto abbastanza, lasciami in pace». La persona può sviluppare un conflitto dal sentirsi rifiutata, perché quello che le accade è doloroso e totalmente imprevedibile. Destabilizzata sul colpo, non può gestire questa esperienza con una reazione e un comportamento per lei abituali.

Hamer ha dato a questo shock il nome di DHS, acronimo di Dirk Hamer Syndrome, in ricordo della morte di suo figlio Dirk in seguito alla quale egli stesso sviluppò un cancro. In questo libro, utilizzerò indifferentemente le espressioni di shock o shock conflittuale, dal momento che esso è all’origine del conflitto e della DHS.

Un altro punto importante da sottolineare è l’aspetto profondamente intimo e dunque coinvolgente dello shock. Se questo è vissuto come un colpo del destino, che nulla avrebbe potuto cambiare, non genererà conflitto. Al contrario, occorre che ci sentiamo toccati personalmente con un senso di lacerazione interiore, di rimessa in discussione, da cui non possiamo uscire. Anche la sofferenza morale, perlomeno nella sua consueta accezione, non è un criterio di shock conflittuale.

La miglior prova è il lutto che prima o poi quasi tutti dovremo provare. Se il fatto di venire a conoscenza brutalmente della morte di un proprio caro fosse una DHS, ne usciremmo più o meno tutti gravemente malati, cosa che non succede. Di contro, se ci rimproveriamo qualcosa – a torto o a ragione, non è quello il problema – a proposito di questa morte, ciò può dar luogo a dei conflitti tra i più gravi. All’origine di alcuni tipi di cancro si trovano anche incidenti d’auto, consigli dati od omessi e per i quali ci si rode ancora lunghi mesi dopo perché ci si sente responsabili.

Precisiamo ora la nozione di conflitto biologico, intimamente legata allo shock, dal momento che ne è la conseguenza immediata. Conflitto è un termine generico che significa antagonismo, opposizione tra persone o gruppi. È utilizzato in diversi ambiti come i conflitti sociali, giuridici, armati ecc. Ma è anche impiegato in psicologia, dove designa l’opposizione interiore che fa seguito a desideri e motivazioni inconciliabili. Hamer l’ha scelto riferendosi all’impasse psichica in cui ci sprofonda la DHS, ma aggiungendo “biologico” poiché esso perturba tutta la triade, e dunque il nostro funzionamento biologico.

Nel seguito del testo, il termine conflitto sarà sempre sinonimo di questo concetto di conflitto biologico. Ogni conflitto dev’essere studiato nelle sue due grandi caratteristiche, due parametri di cui uno è qualitativo, il suo tenore soggettivo, e l’altro è quantitativo, la sua intensità e la sua durata.

Il tenore soggettivo del conflitto

È il modo del tutto personale in cui lo shock è stato accusato. Si può anche parlare di contenuto soggettivo o di colorazione individuale. È questo che va a determinare il relais cerebrale toccato e l’organo colpito, e non l’avvenimento dello shock in sé. Quest’ultimo ci serve unicamente a localizzare nel tempo l’inizio del conflitto. In altre parole, non si può stabilire alcuna relazione tra l’avvenimento e la malattia. Non si può prevedere che la perdita del posto di lavoro, una rottura sentimentale, un affronto o un’altra forma di aggressione, l’esito sfavorevole di un processo o un furto, provocheranno tale conflitto.

Illustriamo quanto affermato con due esempi sui quali ritorneremo quando vedremo le conseguenze a livello cerebrale e organico, limitandoci a qualche possibilità tra molte altre. Avendo subìto un’osservazione molto umiliante, un uomo l’accusa come un rifiuto da parte del suo autore e vive un “conflitto di separazione”, non essendo più possibile il contatto con questa persona.

Ma il concetto di contatto può non avere alcuna importanza per lui, poiché dopo tutto non è che un collega di lavoro. Se si farà carico di questa critica fatta invece da un superiore gerarchico durante una riunione pubblica, ne farà un “conflitto di svalutazione”. O ancora, vivendola come una cosa inaccettabile, il conflitto sarà quello che noi chiamiamo di “contrarietà indigesta”.

Una donna viene a sapere dell’infedeltà coniugale del marito. I sentimenti più frequenti sono una frustrazione sessuale, il senso di dissoluzione della famiglia, un’autosvalutazione in riferimento alla rivale, la paura di non potersi più far carico materialmente della propria esistenza. Ma la lista completa delle possibilità è molto più lunga, e ognuna di esse ha un’affezione che vi corrisponde. Questa può anche comportare colorazioni diverse per uno stesso shock.

Infine, se l’evento è stato ben gestito psichicamente, non ci sarà alcun conflitto biologico. Concludiamo questo paragrafo insistendo sul fatto che il tenore soggettivo del conflitto va sempre ricondotto a emozioni fondamentali, al di là del contenuto aneddotico dello shock. Si troveranno dei vissuti come rifiuto, paura, svalutazione, disgusto, sozzura, lotta, rivalità, mancanza, espropriazione ecc.

L’intensità e la durata del conflitto

Questi due elementi sono da mettere in relazione tra loro, poiché insieme condizionano l’ampiezza del conflitto. Ma non sono necessariamente in relazione proporzionale, poiché un conflitto può essere di forte, media o debole intensità e, in ogni caso, di una durata molto variabile. Tuttavia bisogna considerarli insieme, giacché è l’ampiezza del conflitto che condizionerà l’importanza delle modifiche biologiche. E queste iniziano a partire dall’instaurazione del conflitto e si accumulano sino a che il conflitto non è risolto.

Vedremo più avanti le diverse evoluzioni che può avere un conflitto, ma fermiamoci un istante sull’intensità dello shock iniziale. Paragonerò questo shock all’impatto di un sasso gettato sulla superficie calma di uno stagno. Se il sasso è grande come un pugno, le poche e piccole onde centrifughe che provocherà si smorzeranno presto. Se pesa una tonnellata, le ondate arriveranno senz’altro a toccare anche i bordi dello stagno. E se è un meteorite, tutta la terra intorno sarà scossa, con alberi sradicati molto più in là delle rive, lasciando delle tracce che noi definiamo cicatrici. Questa semplice immagine permette di capire che l’intensità della DHS può influire sulla durata del conflitto, ma non in modo quantitativamente proporzionale, poiché anche un conflitto forte può essere risolto molto in fretta.

Ecco due esempi per mostrare che l’intensità e la durata non sono correlati proporzionalmente. Venite a sapere che vostro figlio è stato ricoverato in ospedale, lontano da casa, in seguito a un incidente d’auto, e voi l’avevate lasciato andare malgrado non avesse la patente di guida. Se ne fate uno shock conflittuale di paura per la sua vita, il conflitto può essere risolto nel momento in cui arrivate all’ospedale e capite che il ragazzo non ha che qualche ferita lieve; uno shock forte ma un conflitto breve.

Davanti a una pagella scolastica catastrofica portata a casa da vostro figlio, ne fate voi stessi un conflitto di svalutazione perché vi sentite responsabili di avergli imposto tale scuola. Ci rimuginate sopra fino alla pagella dell’anno seguente, eccellente conseguenza di un cambiamento di orientamento scolastico che gli avete consigliato. Ritrovate quindi la pace dello spirito nella faccenda che non vi aveva tormentato che in modo molto modesto; uno shock poco intenso ma un conflitto lungo.

Un altro modo di illustrare la complementarietà tra intensità e durata è quello di rappresentarle con un grafico. L’intensità è collocata sulla coordinata verticale e la durata su quella orizzontale, il prodotto delle due ci dà una superficie. Questa costituisce ciò che si chiama la massa conflittuale, un’espressione equivalente all’ampiezza del conflitto, ma che traduce forse meglio l’insieme delle modifiche accumulate durante la durata del conflitto.

Concluderò queste precisazioni sullo shock o DHS attirando l’attenzione del lettore sulla definizione più completa che Hamer ne ha dato, e che ritroverà in tutte le sue opere, comprese quelle odierne, e naturalmente presso gli autori che lo citano, qualunque sia il loro scopo, copiarlo o criticarlo. Ciò eviterà un perpetuo malinteso per una semplice questione di terminologia. «La DHS è uno shock conflittuale estremamente brutale, acuto e drammatico, vissuto nell’isolamento. Il vissuto di questo shock drammatico determina un’evoluzione quasi simultanea sui tre livelli psichico, cerebrale e organico».

Questa definizione si è prestata a creare già molta confusione in numerosi lettori, lasciandoli perplessi sulla sua pertinenza a causa del suo aspetto drammatico. All’epoca del mio debutto nella NM fu anche il mio caso e vi racconterò un aneddoto fra i tanti. Durante un seminario tenuto da Hamer, mi ero intrattenuto con uno psicologo che mi stava mostrando il suo progetto di libro sulle scoperte di Hamer stesso. Ero andato subito a leggere la famosa definizione, per trovarla una volta ancora intatta. Avevo allora chiesto a quello psicologo che conoscevo da un seminario precedente: «Ma quale shock estremamente brutale e drammatico trovi ci sia all’origine di un raffreddore o di un piccolo eczema di una settimana o due?». Dopo tante focalizzazioni su questa nozione, sia con medici che con pazienti, vorrei essere il più chiaro possibile.

Nella definizione di Legge ferrea del cancro ho spiegato l’origine storica da cui Hamer aveva iniziato le sue osservazioni su casi spesso gravi di tumore, e in quel caso le DHS erano evidentemente drammatiche. Analizzando l’intensità dello shock, ho utilizzato l’immagine di un oggetto più o meno pesante gettato in uno stagno. A rischio di ripetermi, lo esprimerò ancora molto semplicemente: ciò che conta è solo la realtà soggettiva dell’individuo. E nella sua psiche, la DHS può essere sia piccola che gigantesca, provocando un conflitto di qualche ora... o per il resto della sua vita.

Cosa succede a livello del sistema nervoso

La modifica del ritmo neurovegetativo

Per capire ciò che succede a questo livello, mi sembra necessario un accenno a qualche concetto psicologico di base che includa termini più difficili, ma indispensabili per ciò che segue. Il sistema nervoso comprende il cervello, che può essere considerato come il supercomputer che governa l’insieme del corpo, e i suoi numerosi terminali che sono i nervi. La parte del sistema nervoso che si occupa della vita vegetativa autonoma dell’organismo, ossia di tutte le funzioni automatiche, indipendenti dalla nostra volontà cosciente, è il sistema neurovegetativo.

Esso comprende principalmente due grandi insiemi di circuiti indipendenti e distinti nel loro ruolo, ma la cui complementarietà e l’alternanza di attività regolari sono fondamentali per una buona salute. A seconda dei casi, si parla di eutonia o di distonia neurovegetativa. I due elementi di questa coppia sono il sistema ortosimpatico o simpatico e il sistema parasimpatico o vagotonico. I loro centri di regolazione sono situati nel cervello, ma le loro ramificazioni nervose percorrono tutto il corpo.

L’ortosimpatico stimola tutto ciò che è fisiologicamente previsto per tenerci in uno stato di all’erta, attività e potenziale combattività. Include un aumento dei livelli di ormoni necessari, della pressione e del ritmo cardiaco, un utilizzo dell’energia immagazzinata nelle diverse molecole e organi periferici. È predominante durante il giorno.

Il parasimpatico stimola invece lo stato di risposo e di recupero con abbassamento dei livelli di ormoni energizzanti, della pressione e del ritmo cardiaco, aumento della produzione e dell’immagazzinamento di molecole a partire dal nutrimento assimilato durante il giorno. È predominante di notte.

Fin dallo scoppio del conflitto, c’è una rottura dell’equilibrio neurovegetativo con una predominanza ortosimpatica, che viene definita come uno stato di ortosimpaticotonia, o più correntemente di simpaticotonia e che va a dare l’avvio a tutta una serie di sintomi quali agitazione, diminuzione del sonno, dell’appetito, del peso, la costrizione dei vasi con freddo in tutto il corpo e soprattutto alle estremità, l’aumento della pressione arteriosa, secrezioni surrenali ecc. La complessità e l’intensità di questo quadro sintomatologico sono naturalmente proporzionali all’ampiezza del conflitto, e ciò può essere anche solo un leggero stato di insonnia e di nervosismo, associato a una bulimia compensatoria.

Ma un conflitto molto grave può portare il paziente a uno stato di ebetismo, facendogli perdere una decina di chili in qualche settimana. Questa rottura dell’equilibrio nervoso è dovuta allo stress del conflitto di cui bisogna capire la natura profonda. Le sue manifestazioni possono essere molto spiacevoli, ma hanno un senso e sono l’espressione nel corpo di un surplus di all’erta necessaria per aumentare le possibilità di trovare una soluzione al conflitto.

Senza lo stress la razza umana non sarebbe senz’altro sopravvissuta alle lotte per l’esistenza. Ma c’è un rovescio della medaglia che è l’inizio di un conto alla rovescia, poiché lo squilibrio neurovegetativo ha i suoi limiti, che corrispondono di fatto alla nostra capacità di vivere un conflitto. E quando li raggiungiamo, è la morte per sfinimento o cachessia. Ritorneremo più avanti su questo importante tema.

Il danno di un relais

Parallelamente allo squilibrio neurovegetativo, viene colpita un’area precisa del cervello ed è questa perturbazione cerebrale che, modificando le informazioni emesse dal cervello, scatena la malattia nell’organo, il cui buon funzionamento dipende da queste informazioni stesse. È il sentito soggettivo, la colorazione del conflitto che va a determinare l’area esatta del cervello e quindi l’organo malato.

Riprendiamo qui due esempi riportati precedentemente completandoli sui piani organico e cerebrale.

Il primo è quello dell’individuo che ha dovuto subire un’osservazione molto umiliante alla quale non ha potuto far fronte e su cui va rimuginando da alcuni giorni, settimane o mesi. Tra tutti i sentiti possibili, riprendiamo i tre considerati.

  • Se è un “conflitto di separazione”, la regione del cervello colpita sarà la zona della corteccia sensoriale che gestisce il buon funzionamento dello strato superficiale della pelle e sarà quest’organo che si ammalerà.
  • Se si tratta di un “conflitto di svalutazione” di sé, la regione cerebrale relativa è il midollo cerebrale e l’organo colpito sarà il sistema osseo.
  • Se è un “conflitto di tipo indigesto”, la ripercussione si avrà sulla zona cerebrale e organica corrispondente, con danno alla gola, allo stomaco, al colon ecc. secondo le molteplici sfumature proprie di questo genere di conflitto.

Il secondo è quello della donna che viene a sapere inaspettatamente che suo marito la tradisce. Alcune possibilità di conflitto tra le altre sono:

  • Al momento della DHS, il conflitto è una frustrazione sessuale. Il relais colpito al cervello si trova nell’emisfero corticale sinistro perinsulare. Questa zona cerebrale controlla il collo dell’utero, ed è quindi quest’organo che si ammalerà.
  • Non è la sessualità la cosa più importante e, al momento della DHS, lei avverte il crollo della propria famiglia. Ad esempio è ossessionata dalla futura sorte dei propri figli che vede già straziati da un divorzio. È quello che viene chiamato “conflitto del nido” che colpirà la parte laterale del cervelletto da cui deriverà una lesione al seno.
  • Una svalutazione di se stessa (“Valgo meno dell’altra perché mio marito va da lei”) con ripercussioni sul midollo cerebrale e conseguente lesione ossea.
  • La vive come una porcheria compiuta dal suo coniuge, per esempio perché questa relazione è con la sua migliore amica, una prostituta, una minorenne ecc. Il relais sarà sul tronco cerebrale, generalmente quello del colon o dello strato profondo della mucosa vescicale.
  • Si vede messa alla porta, senza più mezzi di sussistenza sufficienti. Un tale “conflitto di carenza” ha il suo relais nel tronco cerebrale e l’affezione concernerà la parte principale del fegato chiamata parenchima.
  • Oppure ancora questa donna, in seguito a conseguenze sociali e materiali, si sente immersa in una situazione insopportabile da cui non può fuggire e la malattia, attraverso la corteccia cerebrale perirolandica, sarà una sclerosi multipla.

Ricordiamo che l’elenco completo delle eventualità è più lungo e che la donna non avrà alcuna lesione organica se supererà lo shock subito. Ella potrà anche avere differenti impatti dallo stesso shock, di cui alcuni più deboli si noteranno poco, mentre uno o l’altro comporteranno una patologia grave come quelle etichettate come cancro.

Cogliamo qui l’occasione per completare le conseguenze a livello cerebrale di una DHS. Sino a ora, abbiamo considerato solo il danno a un unico relais, ma una DHS ne può perturbare molti con i danni organici corrispondenti. In questo caso, è raro che questi danni siano di intensità simile e sarà quello più importante che occorrerà ricercare prima di tutto.

Una DHS può anche dissestare più parti di uno stesso relais, provocando altrettante localizzazioni nell’organo ad esso collegato. Prendiamo come esempio la molteplicità delle chiazze di eczema sulla pelle, quella della decalcificazione in un osso e quella dei focolai di proliferazione cellulare a livello del fegato, del colon o di un seno. Prendendo il caso del seno, è tuttavia evidente che è meglio avere dieci focolai grandi come la capocchia di uno spillo che non una sola massa grande come una noce. A condizione naturalmente che queste modificazioni biologiche non si evolvano.

Ma la medicina ritiene che il cancro sia allora già disseminato e dilagante e vorrà asportare tutto il seno, un intervento che per la donna può essere drammatico. Ritorneremo a lungo sui discorsi e sulle terapie della medicina classica per via della sua incomprensione delle leggi biologiche.

In ogni caso, per comprendere il danno cerebrale e organico ciò che conta è unicamente la colorazione soggettiva del conflitto.

Descrivere esattamente ciò che accade a livello dei relais rimane ancora nell’ambito delle ipotesi. Il dottor Hamer li ha identificati per ogni conflitto e ne ha rilevato la mappa. Ciò gli è stato possibile esaminando numerose TAC in cui ha rilevato un aspetto diverso a seconda che il conflitto fosse attivo o in soluzione.

Nel primo caso ha identificato anelli concentrici che formano l’immagine di un bersaglio. Nel secondo caso, ha potuto vedere più facilmente un’immagine che associa un edema e una proliferazione cellulare.

Ma tutto ciò è stato rifiutato dagli specialisti, che sostengono che i bersagli non sono che artefatti o immagini senza significato e legate al funzionamento dello scanner computerizzato, mentre gli edemi e le proliferazioni cellulari vengono diagnosticati come tumori cerebrali da trattare se possibile in quanto tali, oppure considerati come trombosi o altri incidenti cardiovascolari. E l’espressione peggiorativa “focolaio di Hamer” proviene dai suoi detrattori.

Lui stesso ha utilizzato espressioni come “rottura di campo” nel cervello e ha supposto che ci fossero modifiche/distruzioni ai prolungamenti delle cellule nervose o neuroni. Questi prolungamenti sono di due tipi, gli assoni centrifughi che inviano informazioni e i dendriti centripeti che le ricevono. Ma Hamer riconosceva anche che, nell’impossibilità di sezionare il relais e osservarlo attraverso un’analisi al microscopio, quest’ambito rimaneva come la “scatola nera” del processo cerebrale.

Quello che accade a livello degli organi. Sintomi e lesioni.

Oltre agli esempi già citati, mi terrò sulle generali, poiché visto il numero degli organi, i loro danni esatti sono l’oggetto della seconda parte del libro. È anche necessario conoscere innanzitutto la seconda e la terza legge biologica. La seconda ci dà insegnamenti sulla natura dei sintomi seguenti a questi stadi.

Quello che si può già fare presente è che i cambiamenti iniziano subito dopo lo shock iniziale e continueranno a svilupparsi sino a che durerà il conflitto. Potrei affrontare senz’altro numerose malattie, perché è proprio il nome delle stesse che il pubblico cerca. Ma vista la diversa interpretazione della NM, descriverò soprattutto i fatti che queste modificazioni sono e che si riducono a tre modalità reattive.

Il conflitto può provocare una proliferazione cellulare. E se ciò accade ad esempio a livello del colon, un tumore che minaccia di causare un’occlusione intestinale dovrà essere operato. Oppure può scatenare una distruzione cellulare. Se ciò avviene sulla parete di un organo come lo stomaco, il rischio di una perforazione giustificherà del pari un intervento chirurgico.

Il conflitto può provocare anche una diminuzione funzionale come quella di un organo di senso, della motricità o di una ghiandola. Se riguarderà l’udito o la capacità muscolare, il deficit sarà una sordità o una paralisi. La differenza tra una patologia apparentemente anodina e uno stato più grave è proporzionale alla massa conflittuale.

Ma terminiamo questo paragrafo con un proponimento più positivo, poiché la maggior parte dei conflitti finisce per fermarsi, affermazione che sarà l’oggetto della seconda legge.

 

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Michel Henrard

Il Dottor Michel Henrard incontra il Dottor Hamer nel febbraio 1989. Durante i primi quindici anni da medico, Henrard studia le medicine alternative, con particolare attenzione alle problematiche del cancro. Dopo aver a lungo verificato la validità della nuova medicina germanica nell’approccio delle malattie, ha deciso di darne testimonianza nel libro "Comprendi la tua Malattia con le Scoperte del Dottor Hamer".

 

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