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La Medicina dell’informazione una nuova visione...

Dalle intuizioni di un medico nasce un nuovo approccio alla diagnosi e alla cura di tantissime patologie con strumenti innovativi e senza controindicazioni per i pazienti - L’articolo è tratto da Scienza e Conoscenza Gold 7

La Medicina dell’informazione una nuova visione dell’uomo e della malattia

È per me un impegno non indifferente parlare di una materia quale la Medicina dell’Informazione utilizzando un linguaggio il più possibile semplice e comprensibile. La materia, che attinge a piene mani dall’Informatica e dalla Fisica Nucleare, non è proprio di quelle che si prestano perfettamente a questo scopo.

Il lettore sarà costretto a perdonarmi, perciò, se in qualche punto si troverà di fronte a qualche concetto di difficile comprensione. Spero che ciò accada poco e per argomenti secondari.

Il libro nasce dalla raccolta degli articoli pubblicati su “Scienza e Conoscenza” da luglio 2011 a dicembre 2013, articoli monotematici, per cui leggibili separatamente e pubblicati qui nella seconda parte del libro. La prima parte del libro risulta inedita e si tratta di una spiegazione per quanto possibile divulgativa delle basci scientifiche e del funzionamento della Medicina dell'Informazione.

Una cosa deve essere chiara: la Medicina dell’Informazione è solo una specializzazione medica, che deve essere utilizzata da medici, la cui materia di studio è il grande software di comunicazione che possediamo all’interno del corpo, che rende possibile la sopravvivenza e che è stato il grande motore dell’evoluzione dal piccolo microrganismo vivente alla complessità dell’essere umano.

Se la parola “olistico”, che spesso viene utilizzata per indicare medici come me, significa avere una visione complessiva del sistema di rapporti elettrodinamici tra gli organi, questo termine è accettabile.

Se invece significa: essere indipendente, totipotente, onnipotente, illuminato di luce propria dall’alto, esoterico, non inquadrabile nei normali schemi della Medicina, perché portatore di un sapere superiore; ecco questo non è della Medicina dell’Informazione, e non mi riguarda.

Io sono uno specialista medico come un altro.

Vorrei solo che il bagaglio culturale con cui si esce dalle nostre Facoltà cominciasse a comprendere anche il sistema di comunicazione, a partire dalla conoscenza della Medicina Tradizionale Cinese, ammodernata dagli studi di Schimmel.

Spero che la lettura del libro possa far capire che questa Medicina può essere utile non solo a studiare le patologie croniche, quelle che stanno durando da almeno due mesi, ma può entrare in un “check up” generale di salute in persone che stanno fisicamente bene. Il mantenimento di una buona informazione è la premessa necessaria per mantenersi in buone condizioni.

A completamento di questa introduzione, ecco qui l'intervista che ho rilasciato alla redazione di Scienza e Conoscenza per la rivista uscita a luglio 2011.

Dalla medicina tradizionale cinese all’omeopatia, dalla biofisica alle catene causali di Shimmel: l’approccio di medicina dell’informazione messo a punto dal dottor Urbano Baldari, e praticato in Italia da una quindicina di medici, ha unito sincreticamente diverse metodologie, con l’obiettivo principale di capire il funzionamento del corpo come sistema e curare con efficacia il paziente.

Perché non si può parlare solo di corpo fisico, ma va introdotto il concetto di corpo informatico o informazionale: immaginando il corpo come percorso da una grande rete stradale che permette alle informazioni di muoversi da un organo all’altro e utilizzando il concetto di Catena Causale, è possibile trovare l’origine della malattia e curare il corpo informatico per guarire quello fisico.

Con successo e in maniera non invasiva.

Dottor Baldari ci incuriosisce molto il suo percorso: dopo vent’anni di lavoro in ospedale lei approda ad un tipo di medicina molto diverso da quello proposto dalle strutture sanitarie convenzionali, che lei chiama “medicina dell’informazione”.
Cosa significa questo termine e cosa deve alla medicina funzionale del dott. Schimmel che tiene conto di tutti i disturbi del paziente e di tutta la sua storia?

La medicina dell’informazione che pratico da tanti anni viene portata avanti, in Italia, da un gruppo di circa quindici medici. Secondo questo tipo di impostazione esiste un corpo biologico e uno corpo non biologico, che noi chiamiamo corpo informatico, o informazionale, che è quello su cui focalizziamo il nostro lavoro. Il nostro approccio si sviluppa partendo dalla ricerca del medico e omeopata tedesco Helmut W. Schimmel.

Schimmel che ha messo insieme un’enorme quantità di dati presi dalla medicina tradizionale e dall’antichissima medicina orientale e ha visto che ci sono delle comunicazioni certe fra i nostri organi: c’è come una grande rete stradale nel nostro corpo che permette alle informazioni di muoversi da un organo ad un altro. Ogni organo comunica in maniera standard con tutti gli organi, e la comunicazione avviene attraverso queste strade informatiche.

Su questa base, egli ha sviluppato il concetto di “catena causale”, una struttura patologica che parte da un danno in un organo e si sviluppa su tanti organi, i quali vanno in soccorso del primo per aiutarlo. Una struttura saggia che permette al corpo di distribuire un problema in modo che non crei troppo danno ad un solo organo.

Vista in questo modo la malattia è il modo migliore che il corpo ha per continuare a fare affluire le informazioni, un sistema di compensazione.

Il sistema opera attraverso dei fasci fotonici che partono dall’organo interessato e vanno ad avvisare gli altri organi di ciò che devono fare per limitare al massimo il danno.

Il fascio fotonico esprime una lunghezza d’onda e quindi un numero: si tratta di un’espressione matematica che incide sul sistema, inviando un messaggio molto preciso. Il messaggio è un logaritmo di 2,164 ed è presente in tutte le funzioni cellulari: unioni, duplicazioni e divisioni di tutte le molecole.

Questo messaggio fotonico arriva al suo bersaglio, si distribuisce nelle varie parti e modifica le strutture di micromolecole che sono numericamente molto limitate: enzimi, ormoni e neurotrasmettitori che vengono modificati immediatamente. Siccome queste strutture agiscono sul sistema metabolico, sul sistema ormonale, sul sistema immunitario e sul sistema nervoso producono delle modificazioni che attuano una difesa sull’organismo. Il linguaggio matematico innesca come un dialogo, una sequenza che da gli ordini alle strutture, tutto organizzato alla perfezione.

Il sistema biologico si modifica se riceve delle informazioni fisiche o matematiche che lo fanno modificare.

Per capire cosa avviene nella patologia possiamo prendere come esempio un computer: un hacker può fare entrare un virus nel nostro sistema (corpo); i virus sono delle frequenze fisiche e possono impoverire i messaggi del nostro corpo facendo si che il nostro programma funzioni di meno e meno bene.

Schimmel, in anni e anni di studi, ha trovato le correlazioni fra tutti gli organi, correlazioni che si possono vedere in una mappa ben definita. Oltre però alle correlazioni fra gli organi e i danni sul sistema, noi come gruppo di studio abbiamo aggiunto una cosa importante al nostro metodo integrato: l’analisi della postura, che Schimmel non prevedeva.
Inoltre è importante anche l’analisi geopatologica del luogo in cui si vive.

Quali strumenti diagnostici utilizza nel suo lavoro?

La tecnica completa prevede che vengano utilizzate sia la matodica l’EAV (Elettroagopuntura secondo Voll) che la metodica ET.

La metodica ET rileva l’intensità di corrente in nano-ampere e permette di ottenere misurazioni oggettive e ripetibili del “traffico” di informazioni che si localizza in ciascuno dei 40 punti terminali posti sulla cute, negli angoli delle unghie di mani e piedi. Successivamente la metodica EAV permette di concentrarsi sugli organi segnalati dall’ET cercando le cause del disturbo e preparando una terapia utile a combatterlo.

Schimmel voleva trovare un unico punto di analisi che fosse quello di massima intensità elettrodinamica (nell’angolo ungueale) dove attuare le misurazioni. Misurando solo quello con il VEGA test però venivano dei risultati inesatti. In seguito (dopo 20 anni) egli è tornato all’EAV perché più preciso.

Il patrimonio di conoscenza di Schimmel è stato lasciato agli italiani, che Schimmel amava molto; in seguito noi come gruppo che seguiva i suoi diretti seguaci, abbiamo introdotto la tecnica mista, che usa l’EAV e l’ET insieme. Abbiamo cercato di trovare un linguaggio nuovo ispirandoci ai ragionamenti di Schimmel, il quale sosteneva che non si doveva partire sempre dai farmaci, anche se omeopatici, ma dal corpo.

Il nostro metodo è informatica pura, soggiace completamente alle leggi dell’informatica e lavora su più livelli.

Le leggi dell’informatica sono semplici: i fotoni (informazioni) si mettono insieme e si legano solo con altri di lunghezze d’onda che siano multipli o sottomultipli o uguali fra di loro, quindi vanno a colpire le zone dove c’è lo stesso segnale o lunghezza d’onda, mai a caso.

Facciamo un esempio di diagnosi: un paziente arriva e dice “io ho la gastrite cronica” lei cosa fa?

Si fa un’indagine totale del paziente per capire se effettivamente il problema parte dallo stomaco oppure lo stomaco sta semplicemente andando in soccorso di un altro organo che, se andasse in crisi, provocherebbe gravi danni al sistema biologico del paziente.

Il problema per esempio potrebbe arrivare dal fegato, che ha memorie di una vecchia epatite. Il sistema immunitario ha già smaltito la vecchia epatite, ma le frequenze di essa sono ancora presenti nel corpo (l’informazione “epatite” è rimasta e continua a fare danni). Il sistema biologico è a posto, ma rimane il danno “informatico” che può permanere nel corpo anche 30-40 anni.

Non si può guardare solo il corpo fisico.

Il fegato è in stretta comunicazione con lo stomaco (nella Catena Causale di Schimmel) e quindi manda dei messaggi di aiuto allo stomaco, che si attiva per andargli in soccorso, sovraccaricandosi però di lavoro extra (sia informatico che biologico). Quando lo stomaco non riesce più a sostenere il lavoro extra, chiama un altro organo in aiuto e così via, finché non si risolve il problema. La catena continua e diventa sempre più lunga.

Il nostro lavoro sta nel trovare l’organo che ha fatto scattare tutto il meccanismo e risolvere il problema alla radice. Il paziente arriva spesso per una cosa, e noi iniziamo invece a curarne un'altra.

Un eczema nella pelle, ad esempio, spesso porta alla cura del fegato, della vescica biliare, ma a volte il fegato potrebbe essere un tramite per un altro organo, magari una disfunzione (anche solo informatica e non biologica) del rene.

Capire il messaggio informatico di un organo ti permette di proteggere l’organo da un eventuale futuro danno biologico. Se correggiamo l’informazione l’organo riprende a lavorare in modo corretto, evitando ulteriori danni.

Il metodo che usate può essere anche quindi preventivo, può dirmi come sto anche se non ho patologie manifeste?

Se io faccio un’analisi di un paziente e vedo che il sistema informatico (scambio di informazioni fra gli organi) funziona bene, difficilmente potrebbero esserci danni biologici importanti.

Certo è che la mia analisi è del “qui e ora”,
per il futuro non posso esprimermi.

Questo sistema, per esempio, non si applica bene per quanto riguarda la diagnosi di tumori allo stato iniziale, perché il tumore è un sistema di “impazzimento cellulare”: le cellule si ghettizzano in un posto in modo che il danno informatico non si diffonda. In seguito a questa proliferazione di informazioni si crea un danno anche biologico (tumore nell’organo), che nel 99% dei casi viene comunque distrutto dal nostro sistema immunitario e si risolve quindi naturalmente. In altri casi, la risoluzione non avviene. Vero è che le cellule tumorali si formano e vengono distrutte in ogni corpo umano continuamente: il sistema immunitario fa questo lavoro tutto i giorni.

Il nostro corpo, se organizzato bene nella sua informazione, non ha problemi.

Anche la psiche ha un ruolo determinante in tutto ciò: è il server del nostro sistema informatico. Le due più grandi patologie attuali – tumori e malattie autoimmuni – hanno sempre una base psichica.

Il nostro DNA è una antenna, riceve un’informazione dall’esterno, si modifica in base alle informazioni e manda le contro-deduzioni che servono per risolvere il problema. L’acqua fa la stessa cosa: si modifica stericamente a seconda delle informazioni che riceve.

Se l’acqua è veicolo di informazioni, possiamo usarla per re-informare il nostro corpo?

Il riassetto informatico che faccio sui miei pazienti si basa proprio sull’utilizzo dell’acqua, informata o “caricata” con le giuste frequenze le quali indicano agli organi cosa devono fare.

Il riassetto informatico del corpo è indispensabile e precedente a qualsiasi tipo di intervento sul problema biologico.

La medicina tradizionale si focalizza solo sul problema biologico, per questo molte patologie non vengono risolte o curate. Sopprimendo i sintomi con i farmaci tradizionali si crea uno scompenso ancora più grande nelle informazioni del corpo, si va quindi a peggiorare la situazione. Anche se il problema sembra risolto o attenuato sul momento, poi si ripresenta, anche in altre forme.

Articolo pubblicato per gentile concessione della rivista Scienza e Conoscenza
http://www.scienzaeconoscenza.it/

 

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