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La famiglia come sistema - Anteprima di "Come ci...

Leggi il capitolo 1 del libro "Come ci condiziona il Modello Familiare" di Antonio Bertoli

La famiglia come sistema - Anteprima di "Come ci condiziona il Modello Familiare"

Norbert Wiener, pioniere della teoria dell’informazione, ha dimostrato a suo tempo che la comunicazione e l’autoregolazione attraverso la comunicazione sono i requisiti essenziali dell’operatività dei sistemi.

L’informazione riguardante i risultati delle attività passate è sempre riportata all’interno del sistema, andando così a influenzare il futuro del sistema stesso: questo processo si chiama “retroazione autocorrettiva” (self corrective feedback) e lo stesso Wiener ha chiamato l’investigazione di questi fenomeni auto-correttivi “cibernetica”, la quale è quindi lo studio dell’autoregolazione, dell’autoriproduzione, dell’adattamento, dell’elaborazione, dell’immagazzinamento dell’informazione e dei comportamenti finalizzati di un sistema.

Gregory Bateson, sulla scorta delle elaborazioni di Wiener, si è dedicato all’applicazione del modello cibernetico nelle interazioni umane: il suo sforzo principale è stato quello di spiegare che sia l’uniformità che la variabilità dei comportamenti umani nelle diverse culture e società sono governati da regole ben precise: sistemiche, appunto.

L’elaborazione del modello di Bateson ha preso le mosse dall’analisi di una cerimonia – chiamata naven – praticata dai cacciatori di teste della Nuova Guinea.

Questo rituale serviva a consolidare e a cementare i rapporti di parentela ritenuti più fragili: mentre il legame patrilineare era piuttosto forte, quello con il clan materno poteva rompersi facilmente se i congiunti della madre avessero sfidato l’ostentazione di forza del versante paterno della famiglia. Ciò avrebbe infatti ingenerato notevoli difficoltà per la stabilità sociale complessiva del gruppo: il comportamento naven serviva di fatto a mantenere l’equilibrio, reso precario dall’ostentazione di forza del ramo paterno della famiglia.

Analizzando questo rito, Bateson distinse due tipi diversi di comportamento all’interno del sistema tribale dei cacciatori di teste: quello simmetrico – in cui i protagonisti erano su un livello di uguaglianza – e quello asimmetrico – dove una persona assumeva una posizione contraria rispetto al modo di porsi assertivo o sottomesso dell’altro.

La società risultava così contenere due tipi di forze parallele: da un lato quella che spingeva i partecipanti a schemi di progressivo antagonismo, fino alla possibile rottura da parte di un gruppo; dall’altro, quella che sosteneva l’adattamento, il compromesso e la coesione sociale. In questo modello di comportamento, ciascuna parte reagiva alle risposte dell’altra in una specie di equilibrio dinamico, costantemente riscontrabile a livello complessivo nel sistema sociale preso in considerazione.

La teoria dei sistemi spiega questo equilibrio dinamico con la nozione di “auto-regolazione tramite retroazione” (feedback), per cui l’informazione che viene trasmessa tramite una certa azione viene ricorsivamente reintrodotta nel sistema, consentendo ad esso di regolare la sua attività successiva, modificandola. In ogni sistema esiste sempre una retroazione positiva, in cui l’informazione aumenta la deviazione del sistema dal proprio stato iniziale, ed esiste sempre al contempo una retroazione negativa, in cui l’informazione riporta il sistema allo stato iniziale e smorza o annulla la deviazione.

Questa sintesi è stata il volano su cui si sono imperniati tutti i successivi studi di Bateson sui processi della comunicazione – e in particolare quelli della comunicazione familiare – da cui ha preso vita la notissima scuola di Palo Alto.

La novità introdotta da Palo Alto consisteva essenzialmente nello spostare l’interesse verso i processi e i pattern, anziché verso i contenuti specifici: per la prima volta l’attenzione fu spostata cioè sul sistema familiare come totalità, anziché come insieme di individui specifici. Questa impostazione consentì di elaborare un nuovo linguaggio per descrivere fenomeni sovraindividuali, invece che processi interiori come possono essere gli affetti e le motivazioni soggettive: un approccio che ha costituito, di fatto, un vero e proprio salto di paradigma.

L’individuo e ogni gruppo sociale, in ordine di complessità crescente, sono stati finalmente visti in relazione reciproca, come sottosistemi all’interno di sistemi contestuali differenti.

Il vantaggio di contemplare la famiglia come un sistema – e i suoi diversi membri come parti interconnesse di tale sistema – ha portato alla definizione della famiglia stessa come vero e proprio sistema cibernetico che si autogoverna attraverso il meccanismo con quella.

Con la retroazione negativa il sistema si ricompone e torna allo stato originario ogni volta che viene colpito da nuove informazioni che tendono a sbilanciarlo: nelle famiglie schizofreniche, ad esempio, la scuola di Paolo Alto ha rilevato che il sistema è costantemente rigido e usa quindi la retroazione negativa per ricomporsi sempre allo stato precedente. Quando questo accade, la famiglia diventa un sistema omeostatico, nel senso che possiede una sorta di autoregolazione automatica che tende costantemente a mantenere il sistema uguale a se stesso, riducendo qualsiasi deviazione che possa risultare dall’introduzione di nuove informazioni.

Con gli ulteriori studi di Jackson, inoltre, la scuola di Palo Alto ha dimostrato che la famiglia è un sistema governato da regole precise, che condizionano e stabiliscono l’ampiezza entro cui un dato comportamento può variare.

Molte famiglie disfunzionali – secondo questa impostazione – delegano a uno dei loro membri il ruolo di componente omeostatica, che riporta ogni volta il sistema al suo stato di quiete dopo che una regola in qualche modo è stata minacciata. Quando un componente della famiglia manifesta un nuovo bisogno o una maggiore necessità di svincolo, che porterebbe la famiglia a un nuovo stadio, il membro sintomatico subisce un aggravamento o un incremento del sintomo. La persona delegata dalla famiglia a interpretare questo ruolo (appunto, il membro sintomatico) paga un prezzo altissimo, permettendo tuttavia agli altri di mantenere i rispettivi ruoli, poiché tutti gli altri problemi diventano secondari rispetto al sintomo di questo membro.

Le regole e le informazioni a cui attenersi sono veicolate all’interno del sistema a un livello prevalentemente non verbale, tramite comunicazione analogica: questo spiega l’attenzione particolare che il gruppo di Palo Alto ha rivolto alla comunicazione e in particolar modo alla connessione tra linguaggio verbale e linguaggio analogico.

Ogni affermazione – secondo questa linea di investigazione – convoglia non solo un contenuto informativo, ma anche una direttiva, cioè una norma, su come il contenuto dev’essere letto: informazioni e ordini. A volte i due aspetti sono congruenti, ma molto spesso sono invece incongruenti (nelle famiglie disfunzionali, ovviamente, prevale l’incongruenza).

La scuola di Palo Alto ha elaborato un costrutto teorico basato sulla tipizzazione di tale modalità interattiva, evitando di usare i consueti e inflazionati termini di conscio e inconscio: la teoria del doppio legame è sicuramente uno dei contributi più interessanti di questa scuola allo studio della comunicazione e della famiglia.

I concetti chiave della teoria del doppio legame sono i seguenti:

  • devono esserci due o più persone, di cui una è sempre la vittima designata e un’altra la persona che la “lega”;
  • l’esperienza dev’essere ripetuta nel tempo;
  • esiste sempre una modalità di comunicazione verbale e una analogica che la contraddice nettamente e che manda segnali tali da minacciare la sopravvivenza della vittima;
  • nella comunicazione analogica è contenuto un ordine che impedisce alla vittima di abbandonare il campo;
  • quando tutti gli elementi vengono sperimentati per un po’ di tempo, diventano automatici e si instaura un vero e proprio schema perpetuo di doppio legame.

Un esempio riportato da Jackson: una madre si reca in visita al figlio schizofrenico in ospedale psichiatrico e interagisce con lui. Il figlio è contento di vederla e le butta subito le braccia al collo; lei si irrigidisce. Il figlio allora ritrae le braccia e si allontana. La madre gli dice: «Allora non mi vuoi più bene?». Il ragazzo arrossisce e la madre aggiunge: «Non devi provare imbarazzo e paura per i tuoi sentimenti». Il ragazzo ha una crisi violenta e dev’essere sottoposto a isolamento.

La comunicazione della madre è assolutamente incongruente e il figlio non può fare altro, per sottrarsi a tale incongruenza, che cadere in uno stato di crisi. È questo meccanismo che caratterizza il doppio legame: il primo riguarda l’incapacità del figlio di rispondere al duplice e contraddittorio messaggio della madre, mentre il secondo legame lo condiziona strettamente. Il figlio è dipendente dalla madre, non è in grado di distanziarsi da lei né verbalmente né fisicamente: la madre lo “lega” e lui ne è la vittima, perché la madre, ritraendosi dall’abbraccio e irrigidendosi, comunica in realtà al figlio che non deve esprimere amore per lei, mentre con la seconda interazione gli comunica invece “allora non mi vuoi più bene”, esprimendo così, complessivamente, un’interazione contraddittoria. Da parte della madre potrebbe essere sottesa addirittura una terza comunicazione: “Non commentare la mia incoerenza e non farmi pesare il fatto che io non so cosa provo per te”.

Nessuno dei due membri è ovviamente responsabile, a livello soggettivo, del proprio comportamento: si tratta di circolarità reciproca, sistemica.

La scuola di Palo Alto ha lavorato a lungo sulla comunicazione e in particolare sulla pragmatica della comunicazione stessa: il doppio legame è uno dei concetti chiave di questo approccio, che ha preso poi una deriva piuttosto lontana dagli intendimenti originari di Bateson, pur con tutte le valenze positive che ne hanno caratterizzato il percorso. In particolare, l’aspetto sistemico della comunicazione – e quindi anche del doppio legame – è stato praticamente tralasciato a favore di un approfondimento strutturale del processo (la pragmatica), il quale ha originato peraltro la grande fortuna della programmazione neurolinguistica degli anni passati e della cosiddetta “terapia breve”.

È vero che anche una singola comunicazione tra due persone forma sistema – per quanto semplice – ma l’interesse prioritario di Bateson era in realtà rivolto ai gruppi strutturati e soprattutto strutturali: non a caso si è convogliato anzitutto sulla famiglia, dopo l’analisi antropologica dei gruppi sociali. Lo stesso concetto di doppio legame è stato desunto dalla dinamica dei sistemi collettivi che devono mantenersi stabili e integri (omeostasi) di fronte a forze e tendenze destabilizzanti.

Questa considerazione non è di poco conto, perché la norma- regola sottesa e veicolata parallelamente all’informazione diretta nel processo comunicativo – ciò che costituisce il doppio legame – è sempre un dettato sistemico e non individuale, vale a dire il modo che adotta un sistema per mantenere il suo stato di quiete (omeostasi) e dunque, in definitiva, per non cambiare. In altre e più semplici parole: l’incongruenza della comunicazione si basa sull’ordine recondito, espresso non verbalmente, di attenersi a certe regole di comportamento, vale a dire di essere in un certo e preciso modo, e sul divieto di deviare dalla norma, di essere cioè diversi da come il sistema prevede.

Queste regole non sono inventate da un individuo e sono da lui veicolate e agite nella completa incoscienza solo perché è parte integrante di un sistema che le impone a priori, la maggior parte delle volte a suo stesso discapito: sono leggi sistemiche e non regole individuali.

Vedremo tutto questo nel dettaglio più avanti. Il rapido excursus sulla teoria generale dei sistemi, sulla cibernetica di Bateson e sulla scuola di Palo Alto che abbiamo effettuato serve essenzialmente a introdurre alcuni concetti molto importanti, che costituiscono la base di ogni approccio sistemico sia all’individuo che alla famiglia, e che daremo per assodati in seguito:

  • ogni individuo è parte di un tutto – la famiglia che lo ha originato – ed è definito soprattutto da questa sua appartenenza;
  • il tutto, cioè la famiglia, è diverso dalla semplice sommatoria degli individui, cioè delle parti, che lo compongono;
  • ogni elemento-individuo del sistema famiglia è sempre in relazione con gli altri elementi-individui del sistema;
  • la tendenza all’omeostasi (feedback negativo) e al cambiamento (feedback positivo) è sempre compresente nel sistema famiglia;
  • il sistema famiglia è governato da regole precise, che condizionano e stabiliscono l’ampiezza entro cui un dato comportamento individuale può variare;
  • regole e informazioni vengono veicolate all’interno del sistema a livello prevalentemente non verbale;
  • la comunicazione interna al sistema si avvale di un contenuto informativo e di una direttiva più recondita, cioè una norma, su come tale contenuto dev’essere letto: informazione da una parte e ordine-comando dall’altra parte, tra loro incongrui e mai completamente espliciti (doppio legame);
  • l’informazione riguardante i risultati delle attività passate (memoria) è sempre riportata all’interno del sistema e influenza il futuro del sistema stesso (retroazione auto-correttiva).

 

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