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L’uso del computer e come liberarsi della fatica...

Anteprima del libro "La Cura Naturale dei tuoi Occhi" libro di Meir Schneider

L’uso del computer e come liberarsi della fatica accumulata

Se si lavora al terminale di un computer, è di cruciale importanza diventare consapevoli della postazione, della luce e dell’ambiente circostante.

Prima di tutto dovete sedere a una distanza che vi permetta di leggere comodamente sullo schermo. Ci dev’essere un’illuminazione adeguata (la luce naturale è meglio), ma non deve colpire direttamente gli occhi o riflettersi sullo schermo, creando bagliori. Infine, il computer stesso dovrebbe essere collocato dove potete guardare lontano con facilità, per esempio vicino a una finestra o a un lungo corridoio.

Potete usare le peculiarità del computer a vostro beneficio seguendo i dati che appaiono sullo schermo oppure accompagnare visivamente i movimenti delle dita sulla tastiera. Osservate le forme delle lettere che state scrivendo e diventate consapevoli dello spazio fra esse.

Spesso, in ogni modo, quando si lavora al computer, si crea uno stress invisibile che non si riesce a percepire. E questo è il genere peggiore, perché, se non si è in grado di riconoscere la tensione, non si può nemmeno fare qualcosa a riguardo. E se si stanno effettivamente sforzando gli occhi, alla fine di una giornata passata di fronte a un computer gli occhi saranno arrossati e affaticati inutilmente.

Che cosa crea tensione agli occhi mentre guardate lo schermo di un computer?

La prima cosa è il logorio di guardare da così vicino. Se guardate tre volte il giorno a lunga distanza per otto minuti avrete un notevole sollievo. Non tutti hanno questo tempo a disposizione, così anche solo due volte saranno sufficienti. Questo può essere fatto prima che iniziate a lavorare, dopo due ore di lavoro, o alla fine della giornata lavorativa (se i vostri occhi non sono troppo stanchi).

L’accortezza principale è quella di non sforzarvi: non cercate a tutti i costi di vedere lontano. Ogni tanto usate la lente oscurata descritta nella Lezione 8 (vedi Capitolo 2) per bloccare l’occhio che vede meglio da lontano, anche se l’altro occhio vede meglio da vicino. Poi toglietevi gli occhiali e continuate a guardare a distanza.

Al termine di ogni ora che usate il computer, dovreste fare qualcosa di diverso.

Se state concentrati per lungo tempo sulle informazioni che arrivano sul monitor, è molto facile che trascuriate la vista periferica. Quando succede, la visione centrale diventa sovraccarica, una situazione che può contribuire alla formazione di un glaucoma o portare alla perdita della vista. Diventa quindi imperativo dare riposo alle cellule visive centrali stimolando la periferia.

Potete raggiungere quest’obiettivo facendo gli esercizi per la vista periferica: intercetterete il pavimento, le pareti, il soffitto e in generale il vostro ambiente lavorativo. Quando si usa la vista periferica gli occhi non si mettono così tanto in tensione.

Anche le oscillazioni ampie possono fare meraviglie, perché vi portano lontano dal computer e vi obbligano a fare qualcosa con il corpo, oltre che con gli occhi. Anche se avete pochi minuti per farle, troverete un notevole miglioramento alla vostra visione quando tornate al monitor.

Anche l’esercizio Melissa è molto efficace: fatelo ogni giorno per cinque minuti; inseritelo quando volete nella giornata, nel momento in cui gli occhi non sono così stanchi da non riuscire a rispondere agli stimoli di un esercizio. In questo modo l’affaticamento non si accumula.

Fare palming per almeno sei minuti è un’altra pratica che vi porterà beneficio durante la giornata lavorativa, preferibilmente se fatta senza aspettare più di un’ora dal momento che vi siete seduti davanti a un computer. Adottare il palming come parte imprescindibile della routine giornaliera, aiuterà gli occhi a recuperare da ogni tipo di sforzo cui sono sottoposti.

E mentre il giorno procede, dovreste alternare gli esercizi descritti finora per ottenere il massimo beneficio.

Durante la giornata lavorativa dovete accertarvi di prestare attenzione alla visione periferica, esattamente come siete consapevoli che i vostri due occhi stanno guardando qualcosa.

Di tanto in tanto, mentre state leggendo al computer, applicate un piccolo pezzo di carta al naso per coprire l’occhio dominante. Poi agitate la mano a lato dell’occhio forte e leggete con quello debole. Chiudete poi ambedue gli occhi, cercate di ricordate l’ultima riga che avete letto e ripetetela due volte a voi stessi. Questo serve perché spesso il cervello ricorda solo quello che ha letto con l’occhio dominante, e così sarete motivati a leggere con entrambi gli occhi.

Mentre lavorate, è consigliabile non guardare il monitor per quindici secondi ogni mezzora. Finito di lavorare, è utile terminare la giornata con un rituale di tre minuti di esercizi per la visione periferica e un minuto di oscillazioni ampie. Così facendo, le conseguenze dell’uso del computer non saranno dannose, anzi, potreste persino essere invogliati ad aumentare gli esercizi visivi.

Lavorare al computer porta fondamentalmente a due problemi.

Il primo è che non siamo fatti per fissare un monitor per otto ore il giorno.

I nostri antenati non l’hanno fatto, e attraverso la nostra catena genetica abbiamo sviluppato la tipologia di occhi di cui siamo in dotazione. Nei giorni nostri, comunque, la miopia sta dilagando a un ritmo sbalorditivo. Quando il dottor Bates rimase sconvolto dalle condizioni visive degli scolari di New York negli anni Venti era perché aveva riscontrato che il 6% era miope. Oggi saremmo felici di tornare a quello che allora era considerata una porzione molto alta, perché la percentuale di bambini miopi nelle scuole statunitensi è del 48%. E il numero è ancora maggiore in altri Paesi: a Hong Kong è del 62%; a Taiwan l’84%.

Il mondo intero deve quindi iniziare a comprendere le implicazioni di ciò che sta succedendo. E anche se non si può ritenere responsabile il computer in sé per queste statistiche, il guardare vicino per lunghi periodi è sicuramente parte del problema. Questo modo di lavorare abitua a non usare la vista periferica, e questa è la prima causa che innesca il disturbo visivo.

L’altra difficoltà che l’occhio sperimenta è che i pixel hanno una proprietà unica che li rende poco percepibili alla vista, anche se non ce ne rendiamo conto.

Tuttavia, l’esposizione di ore davanti allo schermo ha effetti consistenti. Ecco perché è importante staccare gli occhi dal monitor regolarmente. È anche fondamentale battere le palpebre frequentemente, anche se dolcemente, mentre si lavora.

La piccola azione del blinking non solo interromperà lo sguardo fisso al computer, che contribuisce allo sforzo visivo, ma serve anche a mantenere lubrificati gli occhi rilassando i muscoli intorno ad essi. Occhi infiammati, che bruciano o creano prurito troveranno sollievo nel blinking.

Ogni tanto, specialmente quando vedete che non avete risultati dagli esercizi, massaggiatevi intorno alle orbite, dalla radice del naso alle tempie e dalla base del naso fino alle orecchie. Rilassatevi; anche se li fate per sole dieci volte (pari a venti secondi), questi massaggi potrebbero togliere lo stress accumulato.

Se state lavorando in un giorno torrido, potreste ritrovarvi con un’invisibile infiammazione agli occhi. Allora coricatevi almeno una volta al giorno con un asciugamano inumidito e freddo sugli occhi.

Dovete portare avanti una campagna di tolleranza zero per l’affaticamento non palese.

Per prima cosa dovete diventare consapevoli della sua esistenza; poi dovrete eliminare lo stress mentre si accumula durante la giornata.

L’aspetto dannoso di leggere da un monitor è che s’impara a leggere erroneamente soltanto il documento davanti ai propri occhi senza tener conto dell’organo impiegato per farlo.

Se abbiamo gli occhi arrossati, andiamo da un oculista e ci mettiamo le gocce pensando che l’affaticamento non abbia alcun effetto avverso per gli occhi, ma una volta che la fatica si è accumulata, la vista non funzionerà più bene. E questo può essere evitato se si apprende a gestire la fatica.

È importante riposare almeno un giorno ogni tanto.
In quel giorno non usate il computer, ma fate piuttosto esercizi per gli occhi.

Si ha beneficio anche prendendosi alcune pause e non guardando lo schermo; organizzatevi alternando momenti in cui usate il computer e momenti in cui fate altro. Naturalmente ci saranno variazioni individuali, dove alcuni preferiranno godersi il giorno, usando il computer solo la sera, e altri che prediligeranno esattamente l’opposto. Una volta che avete deciso quali saranno le ore in cui non lavorerete, potete rigenerarvi facendo altre attività e prestando più attenzione a tutto ciò che l’uso del computer vi ha impedito di fare, come utilizzare la vostra vista periferica o il vostro occhio debole. Altrimenti stresserete un occhio guardando vicino e affaticherete l’altro guardando lontano.

Concludendo, date tanto valore agli occhi quanto ne date agli strumenti che utilizzate per lavorare.
Allo stesso modo, valorizzate tanto il vostro respiro quanto i vostri progetti.

Dal momento in cui prenderete questa decisione, il computer non potrà più danneggiarvi gli occhi. Se invece la vostra decisione rimarrà quella di ignorarli, allora il monitor potrà danneggiarli enormemente.

E non credete mai a chi vi dice che lo schermo di un computer non può far male agli occhi, perché anche solo il loro consiglio vi nuocerà.

 

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Meir Schneider

Meir Schneider ha avuto l’insolita sfortuna di essere nato con cataratta e molte altre condizioni che hanno danneggiato la sua vista; dopo cinque interventi chirurgici senza successo, all’età di diciassette anni ha iniziato un programma di esercizi per gli occhi che lo hanno guarito dalla cecità congenita. Oggi è titolare di una patente di guida senza restrizioni, rilasciata dallo Stato della California.

Schneider ha continuato ad aiutare molte persone a migliorare la propria vista, da situazioni che erano state considerate in precedenza senza speranza.

La sua opinione dichiarata è che la miopia, l’ipermetropia, l’astigmatismo e i problemi derivanti dall’uso del computer possano tutti essere evitati o superati con il suo metodo.

 

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