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L'unione erotica con l'aldilà

Intervista a Selene Calloni Williams di Giovanni Ficozza - Tratto da Oltre Confine n.15

L'unione erotica con l'aldilà

Esiste un confine tra lo spazio e il nulla, una pausa nel tempo. Quando trovi quel confine, quando ti ritrovi in quella pausa, puoi simultaneamente vederti come sognatore e come sogno: l'uno è immerso e trasfigurato nell'infinito abbraccio dell'amore divino, l'altro è l'amato e l'amante umano. Entrambi ugualmente veri, entrambi ugualmente felici, perché ugualmente fatti d'amore, il sognatore e il sogno non si annullano, ma si perfezionano vicendevolmente.
Selene Calloni Williams, Iniziazione allo Yoga Sciamanico

Allieva di James Hillman, il padre della psicologia immaginale, che considera il suo maestro occidentale. Selene Calloni Williams ha trascorso diversi anni in Oriente, approfondendo la pratica della meditazione, del buddhismo tantrico e dello yoga sciamanico, al cui antico lignaggio è stata iniziata dal maestro Michael Williams. Scrittrice, viaggiatrice e documentarista, ha fondato il movimento della Nonterapia, che si propone di conciliare il percorso del/are anima con l'ecologia profonda.

Quando non è impegnata a condurre gruppi di viaggiatori consapevoli nei luoghi sacri di tutto il mondo, vive tra la Svizzera, la Scozia e l'Italia. Attraverso i suoi libri e i suoi workshop — delle vere e proprie esperienze sciamaniche che spesso segnano un punto di svolta nella vita dei suoi partecipanti — sta aiutando una nuova generazione di ricercatori spirituali a prendere consapevolezza delle proprie potenzialità per iniziare un cammino ispirato di liberazione che — attraverso le iniziazioni e i rituali di cui si fa strumento - li conduca a scardinare i meccanismi della programmazione inconscia in cui sono immersi.

Il suo invito — dolce ma perentorio - è a riappropriarsi dell'autentico potere creativo non fuggendo l'invisibile ma abbandonandosi a esso in un'incessante unione erotica. Solo sviluppando la capacità di darsi — cioè l'amore — saremo in grado di riassorbire il reale e ritirare le proiezioni, diventando così co-creatori, insieme alle divinità, della nostra vita e degli eventi che la abitano.

Cos'è per te l'aldilà?

L'aldilà è ciò con cui siamo continuamente in relazione, è l'aspetto invisibile di tutte le cose, le persone, gli eventi... è l'anima mundi, direbbe Hillman. Un uomo è costantemente in relazione con l'aldilà, con il regno dell'invisibilità e con il suo re-regina: Ade-Persefone.

Potremmo anche definirlo Dio, ma non si tratta di un concetto monistico e tanto meno dualistico; lo definirei piuttosto con un concetto advaita: l'Advaita Vedanta è il principio indù della a-dualità, due in uno, vale a dire che l'aldilà è distinto da noi ma non separato, e pertanto siamo in un'unione inscindibile e incessante con l'invisibilità.

In effetti, dal momento stesso in cui un uomo viene concepito, egli inizia a vivere, ma da quello stesso istante inizia anche a morire, perciò la vita e la morte, l'aldiquà e l'aldilà, il visibile e l'invisibile, sono inscindibilmente uniti. E questa è un'unione erotica, cioè un'unione creativa.

L'eros è l'energia della creatività, per cui potremmo dire che l'aldilà è ciò che nutre l'aldiquà. Questo lo si vede anche nel piano cosiddetto materiale, che è un piano del tutto simbolico: per nutrire il corpo dobbiamo divorare altre vite, quindi la morte - l'aldilà - nutre il nostro corpo.

L'aldilà è ciò da cui riceviamo ispirazione e idee — che sono eidola, cioè dèi - quindi una persona che ha una buona relazione con l'aldilà avrà una buona relazione con gli dei, con le idee, e sarà una persona ispirata, creativa. Una persona che ha una paura più o meno conscia dell'aldilà farà invece fatica a essere creativa, rimarrà chiusa, bloccata, perché è l'aldilà a nutrire la creatività. Gli dei sono l'uno nella molteplicità e la molteplicità nell'uno, per cui Ade è anche Zeus, Dioniso e tutto l'insieme delle divinità.

Come si può stabilire un rapporto fecondo con l'aldilà?

Per avere un buon rapporto con l'aldilà bisogna avere un buon rapporto con la natura, bisogna cioè ristabilire con essa l'equilibrio primevo che è stato rotto. In effetti, questo è stato raccontato in tanti miti, per esempio in quello di Minosse.

Minosse rappresenta l'Io, quella struttura della nostra psiche che vuole il potere, e chiede a Poseidone, la divinità di natura (Poseidone che è anche Zeus, Dioniso e Ade, cioè il re dell'invisibilità), un segno del fatto che lui può avere questo potere. Poseidone glielo dà, ma gli dice però che avrebbe dovuto restituirglielo per mezzo di un sacrificio rituale. Quindi Minosse riceve il famoso toro bianco, bellissimo, stupendo... ma quando lo vede così bello e potente si rifiuta di restituirlo.

Questo è anche l'archetipo su cui si fonda la nostra psiche, la nostra cultura: il tradimento del patto con la natura e il tentativo di addomesticamento della selvatichezza. In virtù di questo tradimento, che nella nostra tradizione religiosa è il peccato originale, l'essere umano si porta dentro un senso di colpa profondamente atavico e inconscio. E in virtù di questo senso di colpa è in fuga da Poseidone, da Ade, è in fuga dall'aldilà, dall'invisibilità. Non comprendendo che l'aldilà è il suo potere creativo, lo fugge incessantemente perché si sente in colpa, e quindi il re dell'invisibilità gli appare terrifico. Ma non lo è!

Questo è descritto magnificamente nel Rig Veda, dove si dice che il Brahman crea l'universo dalle sue stesse membra e al termine della creazione lancia un urlo: «Ahimè, la mia vita!» E immediatamente le acque e i fiumi tornano a lui per rigenerare le sue membra, ma le creature si danno alla fuga; da allora la divinità, il Brahman, ruggisce dietro alle creature: «Venite a me, vi divorerò per salvarvi». Il Brahman è Ade, è Zeus, è Dio, l'uno nella molteplicità e la molteplicità nell'uno.

Quindi l'unica chance che ha un uomo di diventare veramente ispirato e creativo, e di risolvere la programmazione inconscia data dalla paura, è quella di smettere di fuggire questo invisibile, di voltarsi e di abbandonarvisi con un atto di fede.

Purtroppo l'uomo preferisce il potere, cioè il controllo: è questa la sua colpa originaria, lui vuole sempre avere il controllo sul corpo e sulla natura.

Perdere il controllo è invece la sua grande possibilità di essere creativo e di comprendere veramente, perché per comprendere veramente bisogna divenire ciò che si vuole conoscere, e non vedo come si possa divenire qualcosa se non dandosi a essa completamente.

Quindi, fondamentalmente, l'aldilà è il nostro potere creativo.

Finché ne abbiamo paura, fuggiamo il nostro stesso potere e siamo vittime della programmazione inconscia che ci vuole governabili, misurabili e prevedibili. Quando smettiamo di avere paura, possiamo allora uscire dalla programmazione e darci all'invisibile, all'aldilà, comprendendo l'inscindibile unione di morte e vita come rapporto erotico, cioè creativo, e vivere pienamente in questo rapporto che Naropa ha definito di piacere immoto, cioè quel piacere che non fugge mai via perché non dipende da alcun oggetto esterno, perché sostanzialmente si entra in relazione con l'anima delle persone, delle cose, degli eventi e non con l'oggetto, che è illusorio.

Secondo te l'aldilà esiste allo stesso tempo dell'aldiquà, quasi fosse una dimensione parallela, sovrapposta? E quindi nel momento in cui una persona vi accede, con svariati strumenti, è già lì che esiste, oppure lo crea e lo forma nel momento in cui vi entra? C'è un aldilà personale, transpersonale, universale? Esistono tutti a livelli diversi?

Il re-regina dell'invisibilità, Ade-Persefone, il divino, l'invisibile, che chiamiamo anche aldilà, è ciò con cui siamo incessantemente in relazione. L'uomo e Dio sono in una relazione incessante, ma in verità in questa relazione non esiste né soggetto né oggetto, cioè né uomo né Dio. Esiste unicamente la relazione, e questa relazione è il darsi, cioè l'amore.

In ultima analisi non esistono né l'aldilà né l'aldiquà, esiste solo l'amore, cioè la capacità di darsi.

Ecco perché un uomo esiste sia aldilà che aldiquà simultaneamente tanto più quanto più è capace di darsi. Tanto meno un uomo è capace di darsi, cioè di amare, e tanto meno esiste, sia nell'aldilà che nell'aldiquà: è soltanto maya, illusione, inganno...

Noi non è che esistiamo perché nasciamo, e non è che smettiamo di esistere perché moriamo. Noi esistiamo perché amiamo. Nella misura in cui riusciamo ad amare, esistiamo sia aldilà che aldiquà della grande soglia. Nella misura in cui non amiamo, siamo un inganno, un'illusione, siamo maya.

Tutto ciò può essere raffigurato con varie metafore; a me piace quella del Bardo Thòdol, il Libro tibetano dei morti, sulla base della quale noi esisteremmo in una simultaneità di carne e sangue — che non è oggetto materiale, ma simbolo - e di corpo di Bardo. Bardo vuol dire "transito" e il corpo di transito è un corpo sottile: è chiamato mangiatore di odori perché si nutre della sostanza sottile delle cose, ed è il corpo del morente.

Il vivente e il morente sono simultanei, cioè sono sempre uno dentro l'altro in un'inscindibile unione erotica, cioè creativa. Il morente è Ade, è Persefone, è l'insieme di tutti i suoi avi, di tutti i suoi sogni, è tutto ciò che è invisibile. E il vivente è tutta la natura visibile. Ma sia il vivente che il morente non esistono di per se stessi, esiste solo la loro relazione, che è il darsi, che è l'amore.

Essi si danno l'uno all'altro per cui in verità sono uno, ma anche due, perché rimangono distinti per godere del piacere della loro unione. Per questo si dice sono il due in uno, cioè essi sono espressione della a-dualità advaita, che in tutte le religioni esoteriche del mondo è rappresentata come rapporto erotico.

Nell'induismo esoterico, nello shaktismo, è l'unione di Shiva e Parvathi, la sua sposa. Nel buddhismo esoterico è il Vajradhara o Vajrapani, il Buddha nell'unione erotica con la sua compagna. Nel cristianesimo esoterico, nello gnosticismo, è l'unione di Cristo e Sophia, l'amore e la conoscenza. Nell'Islam esoterico, il sufismo, ci sono diverse visioni di unione erotico-mistica, come nelle poesie di Rumi e di Ahamed bin Alwan. Nella Bibbia c'è il Cantico dei Cantici, in cui si inneggia all'amore erotico di Salomone e della sua sposa.

Quindi, fondamentalmente, l'unione erotica - che è il cuore segreto di tutte le religioni esoteriche del mondo - è il simbolo dell'unione tra morente e vivente, tra visibile e invisibile, tra uomo e Dio. Ma in ultima analisi non esistono né soggetto né oggetto, né uomo né donna, né padre né madre, né uomo né Dio, né visibile né invisibile: esiste solo la relazione tra i due opposti.

Il Bardo ci insegna che tutto ciò a cui abbiamo assistito durante la nostra esistenza fisica era solo una proiezione della nostra mente, invitandoci a entrare nella morte in vita... Entrare nella morte invita è proprio questo darsi, è quando il vivente si dà al morente, all'invisibilità, consapevolmente, e quindi la morte non viene vissuta come un perdere qualcosa. Nel linguaggio che sostiene la nostra programmazione inconscia si dice: «Poverino, ha perso la vita», ma la morte non è una perdita, la morte non può che essere un incessante arricchimento e nutrimento della vita. La morte diventa una perdita perché l'individuo è vittima della gabbia dell'Io e quindi si pensa distinto e separato dal Tutto, ma in verità l'individuo è sì distinto, ma non separato dal Tutto.

Ci sono moltissimi metodi e pratiche, tramandati nei secoli, per fare esperienza dell'aldilà. Quali strumenti ritieni più utili e adatti all'epoca attuale?

Tra i tanti strumenti che utilizzo c'è il pellegrinaggio nei luoghi sacri, che è uno dei modi migliori per sperimentare la continuità tra aldilà e aldiquà.

In Siberia, per esempio, vi è un posto straordinario, fuori da questo mondo: Ukok, al confine tra Cina e Mongolia. Ukok significa "pascolo celeste" ed è veramente un altro universo. Arrivare lì non è facile: occorre un veicolo capace di guadare i fiumi. Di notte ci si accampa in tenda. Il tempo è imprevedibile e può succedere che all'improvviso ci sia una tempesta di neve e non c'è possibilità di riparo: solo steppa, aquile, marmotte, laghi purissimi, alcuni ghiacciati, e magari vicino al lago ghiacciato una sorgente di acqua caldissima che sale dal centro della terra e che si dice sia in grado di curare ogni male. Per arrivare a Ukok bisogna piacere agli dei, e quindi prima di iniziare la grande avventura siamo passati da Kosh Agach, dove abitano degli sciamani straordinari che ci hanno sottoposto a un rito di purificazione con il ginepro e il tamburo. A Ukok il mito si è espresso all'ennesima potenza, è davvero uno dei luoghi del pianeta in cui vivono ancora gli dèi, un luogo assolutamente incontaminato, in cui da 3500 anni non abita alcun essere umano.

Altri luoghi dove faccio frequentemente pellegrinaggi rituali sono l'Adam's Peak in Sri Lanka o il Kailash in Tibet.

Come direbbe Nietzsche, un modo di contattare l'aldilà è quello di salire sulle vette solitarie.
Però le vette non sono per tutti...

Altri strumenti che utilizzo sono le regressioni immaginali, le costellazioni immaginali, il counseling immaginale. Utilizzo moltissimo il pensiero immaginale che deriva da James Hillman, il mio grande maestro occidentale. Utilizzo molto anche la meditazione perché ho vissuto tanti anni in Oriente, in Sri Lanka, nell'eremo della foresta del venerabile Ghata Thera, monaco eremita theravada che considero il mio maestro orientale.

Cos'è l'immaginale?

L'immaginale è il grande cambiamento di prospettiva e di pensiero che ti permette di vedere che in una relazione né soggetto né oggetto esistono, ma esiste solo la relazione, il darsi... cioè l'amore.

La realtà è vacuità o, come direbbero i buddhisti, è pura apparizione, miraggio, sogno... o, come ci si esprimerebbe in fisica, è vuoto. La realtà non è sostanziale, materiale, oggettiva... è apparizione, è impressione. Non è il niente, è il vuoto. E tutte le infinite possibilità che tu stesso riesci a immaginare. In ultima analisi è invisibilità.

Immaginale significa sviluppare occhi capaci di vedere la vera essenza della realtà, la vacuità, occhi capaci di comprendere che la materia, l'oggettività, l'individualità sono inganni, impressioni. E quindi fare anima. Fare anima nel linguaggio immaginale significa riassorbire il reale, cioè ritirare le proiezioni. Prendere ogni cosa, persona, oggetto, evento con il quale si viene in contatto quotidianamente e riportarlo alla sua reale natura che appunto è immagine, sogno, proiezione. Se gli eventi sono oggettivi e non dipendono dalla tua facoltà di immaginarli, tu non puoi che esserne vittima; se invece riesci a vedere, sentire, percepire e comprendere che gli eventi sono tue proiezioni, allora puoi essere il maestro, il compagno, l'amante degli eventi, che sono enti, entità, spiriti.

I nostri antenati vivono nell'aldilà?

Tutto quello che utilizzo nei miei rituali appartiene al regno di Ade. Nelle regressioni immaginali, per esempio, impiego le immagini delle vite passate, nelle costellazioni immaginali utilizzo le immagini degli avi, nel counseling immaginale uso i sogni, nello yoga sciamanico utilizzo le immagini simboliche degli spiriti, gli dei. Tutto il mio lavoro ha a che vedere con l'aldilà, con l'invisibilità... e gli avi sono dei grandi rappresentanti del regno dell'invisibilità. Ovviamente da una prospettiva immaginale gli avi non sono individui nel senso classico del termine, entità distinte e separate dal Tutto, ma sono immagini, sogni, proiezioni del costellante che le manifesta in un eterno qui e ora.

Un giorno una signora che ha fatto una regressione mi ha detto: «Mi sono vista come una donna che moriva di parto in un letto macchiato di sangue. Finalmente ho compreso perché in questa vita non voglio avere figli e perché quand'ero piccola facevo sempre lo stesso sogno ricorrente in cui correvo in un prato, molto felice, finché delle urla di bambini mi svegliavano angosciata. E poi ho anche capito perché la mia trisnonna è morta di parto al terzo figlio...» Questa signora univa in una sequenza logica di causa ed effetto, che era anche una sequenza temporale di prima e di dopo, una serie di immagini.

Nella visione immaginale non si percepiscono le cose così, c'è un solo nucleo, che è come un sole pulsante - che noi chiamiamo archetipo - che è la divinità che irradia simultaneamente in tutte le direzioni dello spazio, manifestando simultaneamente tutte queste immagini: la vita passata, l'ava, la vita presente, il sogno...

Quindi gli avi sono proiezioni immaginali di un archetipo che proietta simultaneamente in tutte le direzioni dello spazio. Ecco perché la nostra vita attuale ci sembra così influenzata da loro, non perché gli avi sono venuti prima di noi e per conseguenza noi abbiamo verso di loro - come si dice nelle costellazioni familiari ufficiali - un debito d'amore inconscio, un irretimento o un bisogno di compensazione. Qui restiamo nel paradigma della causa e dell'effetto della psicologia ufficiale.

Nella psicologia immaginale, al contrario, gli avi non sono antecedenti a noi: essi sono immaginazioni, proiezioni, sogni prodotti da un archetipo, che è un Dio e che manifesta la forma di tutte le esperienze della nostra vita. Questo Dio fa sì che, vivendo, noi mettiamo sulla scena della vita un mito. Questo mito ha sempre uno spessore che è anche transgenerazionale, in esso immaginiamo anche gli avi e le vite passate. Come diceva Hillman, nel momento in cui un uomo vede il mito che sta mettendo sulla scena della vita, vivendo "guarisce", si riscatta, si risolve. Ma in verità vedere il mito non basta. C'è un passo ulteriore da fare, quello del rito. Il mito e il rito devono riunificarsi. Solo questo ti può portare veramente a diventare amico, amante del tuo archetipo — cioè del Dio che ti sogna, che ti immagina, che ti proietta - e continuare da quel momento in poi a co-creare la tua vita insieme a lui in un rapporto d'amore.

L'immaginale è la grande strada che ti porta a ritrovare l'unione erotica, l'amore con gli dei, che sono la forma originaria di tutte le tue esperienze. Ritrovando questa unione, anziché essere vittima di tutto ciò che gli dèi immaginano e sognano, puoi essere co-creatore degli eventi insieme a loro. Per fare questo passaggio bisogna uscire totalmente dalla mentalità comune, bisogna veramente smaterializzare e de-personalizzare il reale. Ma non lo si può fare con un paradigma ufficiale che, se applicato alle costellazioni o alle regressioni, ti mantiene in una dimensione di dualismo in cui tu e Dio siete distinti e separati. Questo viene fatto all'origine, per renderti governabile, misurabile e prevedibile. Si chiama metafisica: Dio è stato tirato fuori dalla natura, dal corpo, e messo lassù in un cielo lontano come garante di tutta la scala di valori. L'immaginale è prendere questo Dio e riportarlo dentro di sé.

Come si fa a integrare nella vita di tutti i giorni tale stato di coscienza, cui si accede grazie a questi lavori profondi e guidati? Come si può fame un'attitudine quotidiana senza riaddormentarsi?

Se si riesce a smaterializzare il reale, a depersonalizzarlo e a unirsi al Tutto, a congiungere aldilà e aldiquà in un'unione erotica durante un rituale sacro, poi senza sforzo, in modo del tutto automatico, per mezzo di quello che Aurobindo chiamava "potere automatico", la psiche generalizza ciò che ha appreso e lo applica a tutti gli eventi ed esperienze della vita. Ciò avviene lentamente, perché si tratta di una grandissima trasformazione per la psiche, che non cambia soltanto tutti gli equilibri emotivi, ma anche tutti quelli energetici tra gli organi. Ma è un processo che un volta innescato è inarrestabile e ha le caratteristiche delle tre i, come si dice nella tradizione dello yoga sciamanico: infallibile, irreversibile e impeccabile. Chiaramente, dipenderà poi da noi se intensificarlo o lasciarlo ai ritmi naturali.

Intensificarlo vuol dire continuare a fare il rito sacro, stare in quella dimensione, quindi essere in un percorso di crescita personale che però non può essere fatto con gli strumenti della psicologia ufficiale, in cui si parte dall'Io e si ha come une il rafforzamento delle strutture dell'Io. Il corpo inteso come oggetto materiale viene dato come base di partenza, tutta la nostra medicina e la psicologia clinica sono fondate sulla visione cartesiana del reale, una visione che separa la mente dal corpo, attribuendo una superiorità alla mente, la quale appare in grado di analizzare, controllare e gestire il corpo. Questa illusoria superiorità della mente, la quale vuole il potere, il controllo sul corpo e sulla natura, è il grande peccato originale che ci mette in fuga dal nostro stesso potere, cioè l'aldilà, l'ombra. È necessario lasciare questa visione e andare verso una visione advaita in cui gli opposti sono distinti ma non separati, quindi il corpo è anima e la mente deve darsi, deve rinunciare all'analisi, al controllo, cioè al potere. Solo così dalla mente può nascere uno strumento superiore.

Esistono strumenti, come le piante maestre, che ti fanno piombare nell'aldilà, nell'invisibile, che tu sia pronto o no. Che ne pensi di questa specie di "acceleratori" della coscienza?

Nei miei pellegrinaggi sacri mi è successo diverse volte di portare dei gruppi in Brasile, in Perù, in Ecuador, dove sono in contatto con curanderos che utilizzano queste sostanze, come per esempio l'ayahuasca, che ho trovato la più efficace e che davvero ti apre le porte dell'aldilà.

Cosa ne penso? Può essere un sistema per aprire una porta, però si tratta di un sistema indotto dall'esterno, adatto secondo me a persone che hanno già una forte comunione con la natura e una grande capacità di darsi. Ho appurato che certe tecniche, se portate e applicate alla psiche occidentale senza mediazione, possono creare a volte l'effetto contrario, e quindi attirare stati d'ansia, di panico, di turbamento, perché l'individuo non è pronto, perché un potere di Natura viene immesso in una psiche occidentale dove c'è ancora troppa paura di darsi.

Questi sistemi sono adatti a persone che per qualche ragione hanno già superato molte paure, magari per le loro vite passate, e che hanno già una buona dose di libertà dentro di sé. E per queste persone, comunque, secondo me questi sistemi vanno utilizzati una volta sola. La seconda volta è già una perdita e non un arricchimento, in virtù di una legge universale. Se è vero - come diceva Naropa - che la suprema condotta è assenza di sforzo, è anche assenza di reiterazione. Lo Spirito bisogna essere capaci di coglierlo, di prenderlo e portarlo con sé per sempre.

Reiterare vuol dire non aver compreso già la prima volta che il matrimonio è stato fatto, che tu sei nell'inscindibile unione, e quindi vuol dire in un certo senso negare la legge dell'amore, ritrovarsi a chiedere, a chiedere, a chiedere ancora... quando hai già tutto.

Il viaggio nell'aldilà va fatto sempre con un Virgilio, una guida, un maestro, oppure viviamo ormai in un'epoca in cui siamo tutti maestri di noi stessi?

Il maestro è indispensabile... egli è lo psicopompo, il traghettatore, colui che ti porta di là e poi ti riporta di qua. L'iniziazione è imprescindibile, è una legge universale. Nessuno può andare nell'aldilà da vivo senza iniziazione e quindi senza un maestro, una guida, uno psicopompo. L'iniziazione è uno spirito vivente, una chiave senza la quale quella porta non la apri, puoi solo illuderti di averla aperta. Ciò nella tradizione orientale è molto piùsentito.

Ma il guru non deve per forza essere un maestro inteso nel senso occidentale, uno che sa tutto e ti trasmette una conoscenza. Per esempio Visnù Baskar Lele, il maestro del grande Aurobindo, era un analfabeta... eppure ciò che ha reso Aurobindo Aurobindo non è stata l'università di Cambridge, che lui ha frequentato, né lo studio dei Veda, ma l'iniziazione di quel nomade analfabeta e mendicante.

Senza iniziazione non si apre la porta dell'invisibilità. Ci si può illudere... nel mondo del neo-sciamanismo, della New Age, c'è tanto pressapochismo e tanta superficialità, e spesso si pensa di poter fare il viaggio nell'aldilà senza iniziazione.

Dopo l'iniziazione si può andare avanti sulle proprie gambe? Altrimenti non si rischia qui in Occidente di innescare facilmente i meccanismi di dipendenza della nostra psiche? Non è facile finire per deresponsabilizzarsi e aggrapparsi al presunto maestro come a un genitore sostitutivo?

Questo mondo è pieno di falsi maestri e falsi profeti, ma ciò era scritto anche nel Linga Purana: sul finire del kaliyuga, che è l'epoca in cui stiamo vivendo, chi più mente più avrà un ruolo di potere nella società. Allo stesso tempo, però, il Linga Purana dice anche che proprio in questa epoca chi è incamminato verso la libertà avrà più forza e più possibilità di raggiungerla. Più il mondo è pieno di falsi profeti e l'uomo è programmato, vittima e schiavo, e più c'è forza per alcuni di liberarsi. In tutto questo marasma c'è qualcosa di autentico, e chi è destinato a trovarlo, lo troverà. Chi deve trovare l'iniziazione, la troverà... anche in questo mondo di dispersione.

Il vero maestro non è mai quello che ti precede, ma quello che ti segue. Il falso maestro ti precede e ti insegna un metodo, una teoria, un sistema. Il falso maestro è pieno di teorie e ti dice con profonda convinzione: «Questa è la teoria giusta. Seguimi!» E se il falso maestro muore, tutti quelli che lo seguono muoiono insieme a lui. Il vero maestro è quello che ti segue e che non ha una teoria da darti, ma ti apre i canali all'ispirazione e alla creatività attraverso un'iniziazione, cioè un rituale. E ti insegna a guardare da una prospettiva orizzontale, non verticale, dove non ci sono il bene e il male, la salute e la malattia, il vero e il falso, il giusto e lo sbagliato... E così quando il maestro muore, tu puoi andare avanti con le tue gambe.

Il falso maestro in qualche modo ti fa sentire malato, sbagliato, ti convince che devi imparare qualcosa, capire qualcosa che non sai, che devi evolvere, che devi crescere, guarire. Il vero maestro prende i tuoi mali, i tuoi disagi, i tuoi disturbi, i tuoi peccati, e ti aiuta a vederli come il tuo più grande patrimonio. Il vero maestro non ti dà mai una terapia, perché tutte le terapie si fondano su teorie. Ti insegna a vedere nell'ombra e a comprendere che non c'è niente che non sia luminoso in origine, devi solo liberarti dall'idea che ciò che è luminoso tale invece non sia.

Secondo te il viaggio nell'aldilà è un viaggio di elevazione, di ascensione sulle vette, oppure è una discesa, uno sprofondare, un immergersi, anche nell'oscurità? L'aldilà sta sotto o sta sopra?

Lo sciamano che ci ha fatto il rito di purificazione per salire a Ukok ha vissuto tutta la vita nei pressi del monte Uch-Enmek, il monte sacro dell'Aitai. Uch-Enmek vuol dire "tre corone", "tre fontanelle", perché è un monte che ha tre cime. Lo sciamano diceva che quando era bambino il padre gli aveva detto che nella sua vita avrebbe dovuto trovare un albero sacro. Lui aveva dunque passato la vita intera a cercare l'albero sacro per tutto l'Aitai, finché una notte gli era successo di volare nel sogno e si era ritrovato sopra il monte Uch-Enmek, dove aveva visto un albero che univa le tre cime della montagna. Ma questo albero era orizzontale, non verticale. Fu allora che capì di aver cercato per tutta la vita un albero che salisse dal basso verso l'alto, cioè un albero verticale, ma l'albero sacro è orizzontale: sopra e sotto sono solo parametri mentali.

In verità l'asse del mondo è orizzontale, è stato reso verticale per rendere misurabili, governabili e prevedibili la natura, l'uomo e il corpo, perché è chiaro che per governare, misurare e prevedere devi stabilire una scala di valori e devi avere un alto e un basso. Ma la natura non è così... è orizzontale, è bellezza! E la bellezza non ha opposto: non esiste il brutto in natura! La bellezza non c'entra col senso del gusto — mi piace/non mi piace — che appartiene alle categorie mentali. La bellezza è un'esperienza di emozione ed è universale. E' pathos! E qual è la massima espressione del pathos? Il darsi. E il darsi è amore, è impermanenza, perché ciò che si dà, si dà continuamente.

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Selene Calloni Williams

Scrittrice, viaggiatrice e documentarista, Selene Calloni Williams è autrice di numerosi libri e documentari a tema psicologia ed ecologia profonda, sciamanismo, yoga, filosofia e antropologia.

La sua peculiarità e risorsa è poter spaziare da Oriente ad Occidente, grazie al fatto di avere avuto due grandi maestri, uno in Asia, Michael Williams, esperto di yoga e tradizioni sciamaniche e James Hillman, illustre psicoanalista e filosofo, che Selene conosce quando si trasferisce in Svizzera. In Oriente, e precisamente in Sri Lanka, Selene studia e pratica, per svariati anni, la meditazione buddhista Theravada. Tornata in Europa, studia psicologia e ottiene un master in screenwriting presso la Napier University di Edimburgo.

La possibilità di abbracciare insegnamenti orientali ed occidentali è assai preziosa perché capace di tradurre il messaggio orientale in modi adeguati alle modalità di ricezione della psiche degli occidentali, i quali indubbiamente hanno una tradizione immaginale occidentale.

Il suo ultimo libro è il romanzo, best seller della crescita personale, "Il Profumo della Luna", che narra l'iniziazione di una "viaggiatrice dei due mondi". Altri titoli di successo sono: "Le Carte dei Nat e le costellazioni familiari", un libro e un mazzo di carte straordinariamente utili per coloro che si occupano di psicologia transgenerazionale, "Iniziazione allo Yoga Sciamanico", il libro cult dello yoga sciamanico, "James Hillman, il cammino del fare anima e dell'ecologia profonda", "Mantra Madre, la tradizione del matrimonio mistico e del risveglio".

Insegna nella scuola di counselling immaginale che lei stessa ha fondato e organizza eccezionali viaggi "nell'anima del mondo", ha tenuto lezioni e conferenze in diverse università in Italia e all'estero, (www.selenecalloniwilliams.com).

 

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Questo numero di Oltreconfine è dedicato all'aldilà. Cos'è per te l'aldilà? L'aldilà è ciò con cui siamo continuamen­te in relazione, è l'aspetto invisibile di tutte le cose, le persone, gli eventi... è l'a­nima... scheda dettagliata