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L’acqua di mare, elemento vitale primordiale?

Leggi un estratto dal libro "Curarsi con l'Acqua di Mare: QUINTON" scritto da Maxence Layet e Jean-Claude Rodet

L’acqua di mare, elemento vitale primordiale?

L’acqua salata occupa il 70% della superficie del globo. I mari e gli oceani sono la più vasta riserva di rimedi curativi del nostro pianeta. Nell’acqua del mare sono stati trovati tutti gli elementi della tavola periodica di Mendeleev, come pure una grande varietà di molecole di natura organica, quali per esempio aminoacidi, vitamine, acidi grassi, polisaccaridi, enzimi…

Il mare è ben più di un brodo di coltura: rappresenta l’elemento vitale per eccellenza. Le attuali conoscenze di biochimica sono ancora insufficienti per concepire tutte le possibilità terapeutiche dell’acqua di mare. Molto più che una fonte di minerali e di oligoelementi, l’acqua marina si rivela un autentico alicamento moderno.

Un oceano di soluzioni

Clorurata, sodica, solfatata, potassica, magnesiaca, bromo-iodica, ferruginosa, fosfatica, silicata, polimetallica…

L’acqua di mare è una soluzione complessa, un’acqua “minerale” che contiene praticamente tutti gli elementi conosciuti, dall’idrogeno all’uranio, a volte in notevoli quantità, altre in dosi minime (ad esempio, l’oro). Nell’acqua i sali si dissociano in ioni positivi (cationi) e negativi (anioni). Il cloruro di sodio, NaCl, si scompone in Na+ e Cl-. Il solfato di magnesio (MgSO4) diventa Mg++ e SO4--. All’interno della sessantina di sali conteggiati nell’acqua di mare, sei (Na+, K+, Mg++, Ca++, Cl-, SO4--) rappresentano più del 99% della composizione salina.

La salinità o concentrazione di sali di un’acqua marina (espressa in grammi per litro d’acqua di mare) varia a seconda della stagione, del luogo di prelievo e della profondità a cui è stata raccolta. Per esempio, è possibile trovare 15 g/l nel Mar Glaciale Artico, 25 g/l nel Mare del Nord e 38 g/l nel Mediterraneo. La quantità media di sale è di 35 g/l. Il grado di salinità più elevato nel Mar Morto raggiunge i 280 g/l d’acqua.

I sali marini sono stati trasportati perlopiù dalle acque di ruscellamento che hanno dilavato il suolo dei continenti per milioni di anni. Gli elementi volatili (zolfo, azoto, boro ecc.) provengono dall’atmosfera primordiale. Altri minerali provengono da sorgenti idrotermali sottomarine calde.

L’acqua dei mari freddi è penetrata nella crosta terrestre oceanica, e nell’attraversarla è stata sottoposta a grandi pressioni e a temperature molto elevate. Ha quindi disciolto una grande quantità di elementi che ha poi riversato nella fonte sottomarina.

Una delle grandi particolarità dell’acqua di mare è quella di presentare una composizione costante: qualunque sia il grado di salinità, le relative proporzioni dei suoi principali componenti restano invariate (cloro 55%, sodio 31%, solfato 8%, magnesio 4% ecc.). Questa legge, nota come legge di Dittmar (dal nome del chimico scozzese che ha dimostrato questa proprietà nel 1884), permette così di determinare la salinità globale dell’acqua di mare a partire da un’unica misura: la concentrazione salina di uno dei suoi principali elementi.

La notevole attività dell’acqua di mare non dipende solo dalle sue caratteristiche chimiche: un ruolo fondamentale è svolto anche da fenomeni fisici come la ionizzazione e la radioattività.

La circolazione termoalina: quel pizzico di sale che agisce sul clima?

Una conseguenza inaspettata degli scarti di salinità degli oceani riguarda i climi. Si tratta della circolazione termoalina: questa corrente permanente fra la superficie e gli abissi, fenomeno spesso paragonato a un gigantesco tapis roulant oceanico, regola la circolazione delle masse d’acqua su scala planetaria. Il suo ruolo di “termostato” nella regolazione del clima sembrerebbe preponderante, tuttavia la circolazione termoalina si fonda in parte sulla variazione di salinità.

Essendo più densa, l’acqua molto salata “cola”: sprofonda, si immerge sotto le acque meno dense e meno salate. È così che nelle regioni polari il sale espulso dall’acqua di mare trasformata in ghiaccio rende la restante acqua ancora più salata, e quindi più densa, facendola scendere fra 1 e 3 km di profondità verso i grandi fondali e avviando un lento movimento intorno al pianeta, lungo il tapis roulant oceanico. Una marcia forzata, alla velocità di alcuni millimetri o centimetri al secondo e a rischio di incepparsi se i poli si riscaldano.

Una fonte di oligoelementi

Secondo il dizionario, i minerali traccia od oligoelementi sono sostanze necessarie in minuscole quantità al buon funzionamento degli organismi viventi. Per esempio, in un uomo di 70 kg ne bastano in tutto meno di 5 g. Molti elementi chimici, metalli e metalloidi, sono oligoelementi. Tutti questi si trovano nell’acqua di mare e rappresenterebbero circa il 3,5% degli elettroliti presenti nell’oceano o nell’ambiente biologico interno.

Notevoli progressi hanno permesso di comprendere meglio il ruolo fondamentale e la sinergia particolarmente complessa di queste sostanze, note da più di un secolo, presenti in quantità minima nell’organismo umano, ma indispensabili per numerose reazioni biochimiche a livello cellulare. Un ng di un oligoelemento può contenere fino a 2,5 miliardi di atomi, tuttavia ne bastano da uno a dieci per innescare l’attivazione di un enzima. Che siano cofattori di enzimi o costituenti di vitamine, come per esempio il cobalto nella vitamina B12, gli oligoelementi permettono il trasporto di elettroni attraverso le membrane cellulari e formano il nucleo della molecola, come fa l’emoglobina con il ferro. Regolarizzano i meccanismi ormonali (lo iodio quello della tiroide) e occupano un posto di riguardo nei meccanismi immunitari (rame-oro-argento).

La loro assenza, come il loro eccesso, può dare origine a gravi disturbi. L’organismo infatti non sopravvive in mancanza di questi elementi, che invece diventano tossici se sono presenti a livelli superiori al normale.

Cromo, rame, cobalto, iodio, ferro, selenio e zinco sono sette oligoelementi particolarmente importanti, contenuti nel liquido intracellulare, che costituisce il più grande compartimento liquido nel corpo umano. Nella pratica medica, i livelli di questi oligoelementi vengono misurati solo di rado.

Alcuni ricercatori contemporanei hanno classificato gli oligoelementi in tre gruppi, secondo la loro importanza per l’organismo umano. Gli “indispensabili” sono il cromo, il cobalto, il rame, lo stagno, il ferro, il fluoro, lo iodio, il manganese, il molibdeno, il nichel, il selenio, il silicio, il vanadio e lo zinco. Gli “utili” comprendono l’alluminio, l’argento, il bario, il boro, il cesio, il litio, l’oro, il piombo, il rubidio, lo stronzio e il titanio. Nei “casuali” troviamo l’antimonio, l’arsenico e il bromo.

Il particolare carattere dell’acqua di mare, un concentrato straordinario di oligoelementi, la rende l’ambiente più adatto e favorevole alla vita. È per questo che oggi è enormemente importante far conoscere le qualità e le virtù terapeutiche di quest’acqua marina.

Quinton è indubbiamente stato, senza saperlo, il precursore dell’oligoterapia. Ai suoi tempi aveva individuato 17 elementi di quelli contenuti nella tavola di Mendeleev. Cinquant’anni dopo, grazie a strumenti più moderni e performanti, due biologi americani, Gregory e Overberger, hanno scoperto che l’ambiente marino racchiude tutti e 92 gli elementi della tavola periodica.

Acque profonde

Dopo essere stata risucchiata dai vortici oceanici, colonne d’acqua raffreddatesi negli abissi, l’acqua di mare si rigenera e si carica di plancton, di sostanze nutritive e di sali minerali.

Con quantità di magnesio 35 volte superiori e una doppia dose di calcio, la composizione dell’acqua delle profondità marine si avvicina a quella del liquido amniotico salato in cui siamo immersi prima di venire al mondo.

I giapponesi vanno pazzi per quest’acqua “profonda”, ideale per la vita. Nell’arco di quindici anni, una cinquantina di aziende produttrici di 120 prodotti “sanitari” si sono divise il mercato di quest’acqua freddissima, estratta al largo delle coste del Giappone a 340 m di profondità.

Il brodo primordiale

L’acqua di mare è “viva” e non può essere ricostituita a partire dai suoi soli componenti chimici.

Se la si rinchiude in un recipiente, molti dei suoi effetti biologici scompaiono nel giro di qualche giorno. Lasciata all’aperto in una bottiglia, l’acqua marina si ossida. Se la si sterilizza ad alte temperature, i suoi oligoelementi precipitano. Gli animali marini non sopravvivono in un’acqua di mare sintetica: ciò significa che l’acqua di mare è insostituibile.

Satura di sostanze organiche, l’acqua di mare somiglia a un grande brodo fertile, composto da aminoacidi e da microrganismi fra i quali la mucosina e la flora e la fauna da cui è costituito il plancton. Questi microrganismi sono coinvolti nell’assimilazione dei minerali in sospensione nell’acqua, ma combattono anche attivamente i microbi estranei, e da questo deriva il loro effetto antibatterico e antibiotico. Nell’ambiente marino, i batteri terrestri vengono distrutti rapidamente, e nell’acqua di mare perfino i germi provenienti dalle fognature vengono annientati nel giro di tre giorni!

Misurazioni recenti, realizzate da una ventina d’anni a questa parte, hanno permesso di mostrare l’incredibile biodiversità dell’acqua di mare. Un cm³ di acqua marina contiene in media 100.000 microalghe, da 500.000 a 1 milione di batteri e 10 milioni di proteine sotto forma di filamenti di RNA, DNA, virus e via di seguito, senza contare i sali minerali e gli oligoelementi già elencati.

Il biologo americano Craig Venter, un uomo d’affari famoso per essere stato uno dei primi imprenditori privati ad aver cartografato il genoma umano, conferma la vitalità primordiale degli oceani. Il suo nuovo progetto consiste nel catalogare il patrimonio genetico degli oceani partendo da prelievi e analisi effettuati ogni 200 miglia [370,4 km, si allude al miglio nautico; N.d.R.] in tutti i mari del globo. In base alle sue stime, nell’acqua marina ci sarebbero quasi 30 miliardi di geni disponibili. Questa massa di informazioni immagazzinate allo stato liquido supera di gran lunga i 30.000 geni della specie umana noti finora.

La vita marina è anche “popolata” da messaggi chimici di ogni genere, sostanze prodotte e rilasciate nell’acqua di mare da qualsiasi specie animale o vegetale, e in grado di agire a distanza sul comportamento o sui processi biologici di queste stesse specie o di altre ancora. Dal 1962, questi meccanismi biochimici osservati in diversi organismi (batteri, plancton, metazoi, vertebrati) hanno smesso di essere ipotesi per diventare fatti scientifici ampiamente accertati.

Nel 1970, Maurice Aubert, fondatore dell’INSERM e dell’Università internazionale del mare (ex Cerbom), ha proposto il termine “telemediatori” per definire quei segnali rilasciati nell’ambiente marino. Queste sostanze chimiche di nature molto diverse fra loro (repulsive, sessuali, tossiche, antibiotiche ecc.) sono anche molto fragili. Per via della molteplicità dei segnali scoperti, questo sistema di relazioni, in cui il messaggio biochimico è il perno attorno al quale si organizza l’equilibrio biologico oceanico, costituisce un nuovo tipo di approccio nella biologia marina.

Si tratta di uno spazio ancora da esplorare.

Il nostro mare interno

Fra acqua di mare e ambiente interno ci sono somiglianze sorprendenti: la composizione della loro formula minerale è quasi identica, come pure la loro concentrazione. Tutti i minerali contenuti nell’acqua di mare presentano una concentrazione con proporzioni analoghe a quelle con cui sono mediamente presenti nell’organismo umano.

Per René Quinton era qualcosa di evidente: «Siamo un vero e proprio acquario marino vivente», scriveva. «Il nostro ambiente organico (i liquidi in cui sono immerse le nostre cellule) è in osmosi con l’ambiente marino: l’acqua di mare è in sintonia con ogni più piccola parte del nostro corpo».

Secondo Quinton, il plasma marino e quello sanguigno sono caratterizzati da «un’identità fisica e fisiologica». La prova non consiste solo nell’affinità fra le loro composizioni, ma anche nell’organizzazione e nella sinergia dei sali minerali e degli oligoelementi dell’acqua di mare, finalmente classificati gli uni accanto agli altri all’interno dei principali componenti dell’ambiente interno. Un’ipotesi che Quinton sarebbe andato ad avallare mediante le sue iniezioni a base di acqua di mare e alla sua terapia marina, ormai praticata da più di cent’anni.

Curarsi con l'Acqua di Mare: QUINTON

Curarsi con l'Acqua di Mare: QUINTON

Quinton è stato un pioniere della medicina balneare che, grazie ai suoi studi, ha definito con grande anticipo le caratteristiche curative dell’acqua marina in modo approfondito e scientifico. Infatti, l’assunzione di acqua di mare purificata con modalità terapeutica rivitalizza la salute, rallenta l’invecchiamento, aiuta a guarire da numerose malattie e può addirittura ribaltare la prognosi di una patologia grave.

Tutte le scoperte delle leggi evolutive biologiche di René Quinton sono qui riassunte in una facile sintesi che permette di apprezzare e comprendere al meglio l’efficacia e il funzionamento del cosiddetto plasma marino che porta il nome del suo scopritore.

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Jean-Claude Rodet

Jean-Claude Rodet ha una doppia formazione scientifica, agronomica e naturopatica. È membro dell’Accademia delle scienze di New York. Dal 1972 utilizza e prescrive i prodotti marini di Quinton nella sua pratica di consulente nutrizionale e naturopata in Francia, Portogallo e in Canada.

 

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Maxence Layet

Maxence Layet è un giornalista scientifico specializzato nelle nuove tecnologie energetiche e dell’informazione. Ha pubblicato numerosi articoli sull’innovazione tecnologica, l’ecologia cognitiva, le medicine dolci e lo sviluppo sostenibile su le “Monde de l’Intelligence”, “Psychologies magazine”, Novethic.fr e “Effervesciences”.

 

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