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Introduzione - Tempo di Guarire - Libro di Beata...

Leggi un estratto dal libro di Beata Bishop "Tempo di Guarire"

Introduzione - Tempo di Guarire - Libro di Beata Bishop

Alcuni libri assumono una vita propria. Questo è uno di quelli. Fin dalla sua prima apparizione in cartonato, ormai venticinque anni fa, è riapparso, continuamente aggiornato, in tre versioni economiche. La quarta sta per uscire proprio in questi giorni. Nel frattempo, con o senza il beneficio di pubblicità o promozione, è stato tradotto in otto lingue, incluso il coreano e il finlandese. Riscontri provenienti da fonti inaspettate ne sono la prova.

Insomma, in un qualche modo misterioso il mio libro viaggia in lungo e in largo con le proprie forze.

Un esempio sorprendente fu quello di un paziente inglese, affetto da tumore, volato in Canada per sottoporsi ad un trattamento speciale. Chiacchierando con il suo vicino americano, si apprestò a spiegargli la ragione del suo soggiorno; l'americano volle assicurarsi allora che leggesse un libro sulla cura alternativa del cancro, e gli consigliò il mio. «Ce l'ho già in tasca», rispose l'inglese... Una recente domanda dal Sud Africa colpisce per la sua nota differente. «Com'è possibile che tu sia ancora viva dopo tutti questi anni?» mi chiese uno sconosciuto lettore. Sono stata tentata di dare questa risposta, «No, non lo sono», ma ho resistito.

Ciò che colpisce di questo libro è che quello di cui parla, faccia scaturire alcune domande, e fornisca altrettante risposte, risposte che sono più attuali che mai.

Le domande riguardano tutti noi, anche se raramente ce le poniamo. Eccone alcuni esempi.

  • Come mai la salute pubblica non migliora nonostante vengano spese ingenti somme per l'assistenza sanitaria?
  • Perché l'obesità è diventata epidemica?
  • Perché tante persone passano gli ultimi anni della loro vita in stato incosciente o tenute in vita da una miriade di farmaci?
  • Come mai l'autismo è sempre più diffuso tra i bambini?
  • Per quale motivo la moderna medicina altamente tecnologica fa miracoli quando le condizioni del paziente sono acute o in caso di emergenza, mentre offre solo trattamenti sintomatici alle più diffuse malattie croniche degenerative, e soprattutto al cancro?
  • Perché i più famosi oncologi accettano che una persona su tre si ammalerà di cancro; e come mai una percentuale già di per sé così terribile è destinata a trasformarsi in un malato su due nel giro di pochi anni?
  • Nonostante decenni di finanziamenti per la ricerca sul cancro, come mai non è ancora emersa una cura in grado di ottenere risultati più incoraggianti della semplice remissione temporanea?
  • È possibile che nessuno creda più in una cura definitiva? (Indispettito, un redattore scientifico del Times ha commentato recentemente: «Il grande obiettivo del moderno trattamento per il cancro non è necessariamente di curare il paziente bensì di consentire alle persone di morire con i propri tumori e non a causa di essi»).
  • Perché nessuno chiede «Perché?»
  • E, forse la più importante di tutte: se l'approccio attuale al tumore, incentrato sulla ricerca e sul trattamento, non riesce a portare i risultati desiderati, perché la medicina non dà segni di apertura verso altre strade, invece di attaccare e respingere - a priori - qualsiasi idea che punti in un'altra direzione?

Infatti c'è un altro metodo di lavoro con il corpo, che permette ad esso di liberarsi dal processo maligno, invece di attaccarlo con strumenti distruttivi, spesso fallimentari. Quest'altro modo è la Terapia Gerson che esiste da più di ottant'anni, e vanta il miglior record tra i metodi alternativi di cura del cancro. (Ci sono altre tecniche che ottengono successi, ma non ne ho esperienza diretta).

Questa è la risposta vitale, raramente espressa, che il mio libro si è prefissato di dare attraverso gli anni, e lo fa con il racconto della mia malattia - un melanoma maligno metastatizzato, la forma più letale di cancro della pelle - e il resoconto della mia guarigione con la terapia alimentare sviluppata da Max Gerson. Sebbene si tratti della mia storia personale, la vera vittoria è della Terapia che mi ha salvato la vita e i cui principi mi hanno tenuta in ottima salute dal lontano marzo del 1983.

«Quale Terapia?» domanda la gente quando capita l'occasione di poterne parlare. O, se sanno qualcosa in merito, vanno oltre e chiedono, «se fosse così efficace, perché non la si conosce e la si pratica ovunque?» Queste domande meritano risposte logiche. E ce ne sarebbero parecchie altre ancora.

La prima ragione del perché questo rivoluzionario e non convenzionale approccio sia ufficialmente ignorato, risiede nella sua vera natura: è l'esatto opposto dell'attuale proposta oncologica che si basa sulla chirurgia, sulla radio e sulla chemioterapia - la trinità del "taglio-brucio-avveleno" così è chiamata dai suoi critici - e questa caratteristica è già di per sé sufficiente a far indignare e allontanare molti curiosi, anche prima di aver ascoltato il resto della storia...

Il secondo handicap di questo approccio alternativo è la sua sbalorditiva semplicità - una povera raccomandazione nel mondo contemporaneo inebriato dalla tecnologia. Non-tossica, non-invasiva, per nulla dotata dell'eroico fascino degli interventi, questa Terapia usa mezzi naturali per riportare l'organismo al suo funzionamento ottimale, in modo che possa guarire da sé.

Il terzo handicap è che tutti gli importanti strumenti del Metodo Gerson - i suoi alfa e omega - sono racchiusi lì, nel cibo: una dieta specifica, precisa, su misura, con significativi effetti farmacologici. E' giustamente chiamata la chemioterapia amica del corpo che lavora senza il rischio di uccidere il paziente.

Purtroppo, la mente specializzata scientifico-medica, associa la parola "cibo" a "cucina" ovvero "lavoro da donna" (nonostante la TV celebri molti chef maschili), e quindi diventa qualcosa di poco serio. Questo atteggiamento maschilista spiega perché una terapia basata sull'alimentazione, non trovi spazio nell'ambito della medicina tradizionale. Mentre le ricerche mondiali continuano a produrre prove eclatanti di come certi nutrienti trovati nei cibi possano combattere le malattie, i medici continuano ad ignorare questi risultati invece di esaminarli, testarli ed utilizzarli. Tuttavia, dato che il cibo che noi consumiamo dalla nascita alla morte, ha un decisivo impatto sulla salute come sulle malattie, viene spontaneo chiedersi per quanto tempo ancora la classe medica potrà mantenere questo atteggiamento ottuso e girarsi dall'altra parte?

Naturalmente dietro tutte queste ragioni c'è un potere prepotente: il denaro. Ingenti somme vengono investite dalla medicina convenzionale per la cura del cancro.

Consideriamo i costi per gli interventi chirurgici, quelli per gli esami, le tac, la radioterapia, la chemioterapia, per i farmaci, i macchinari, le attrezzature, e non per ultima per la formazione di tutta la manodopera specializzata che ruota attorno a questo mondo. Chi tira le fila di questo "affare" è quell'enorme infrastruttura, che cresce grazie ed assieme all'inesorabile aumento dell'incidenza del cancro che ormai colpisce fasce della popolazione sempre più giovani. E' provato ormai, che sono di più le persone che vivono di cancro, rispetto a quelle che ne muoiono.

Vero o falso che sia, l'approccio alternativo non ha bisogno di tutto questo. Il livello a cui opera è semplice e naturale e soprattutto non richiede grossi investimenti. Gli unici in grado di trarne profitto sono gli agricoltori biologici che forniscono ai pazienti gli indispensabili ingredienti per la loro guarigione.

Inoltre, non si possono brevettare le carote, le mele e le foglie verdi fresche, anche se certe multinazionali stanno facendo grossi sforzi con la finalità di controllare la produzione mondiale del cibo, col rischio che non sia possibile farlo per sempre.

Mantenere questo status quo è particolarmente importante per l'industria farmaceutica, visto che i farmaci per il cancro sono estremamente redditizi.

La notizia che ci possa essere collusione tra l'industria e la classe medica si sta diffondendo tra la gente. Purtroppo però, attraverso il finanziamento alle scuole mediche e agli istituti di ricerca, la promozione pubblicitaria sulle riviste mediche (da sempre considerata la linfa vitale dell'editoria) e l'informazione elargita ai medici con diversi mezzi che li invita a prescrivere i propri farmaci, l'influenza di Big Pharma sulla medicina convenzionale è fortissima. (L'industria spende 1,65 miliardi di sterline annualmente "per sussidiare l'educazione medica", per conferenze e per seminari medici, somma equivalente ad una cifra trecento volte superiore al contributo dato al Dipartimento della salute che ammonta invece a 4,95 milioni di sterline).

Sommiamo l'elemento finanziario/commerciale all'orgoglio professionale e l'esclusività della professione medica, aggiungiamoci l'ignoranza della gente comune, che subisce un vero e proprio lavaggio del cervello da parte della pubblicità e il clamore mediatico che tende a portarci a credere a quello che ci viene detto, e la scena che ne deriva si presenta piuttosto triste. 

Eppure spero vivamente che l'approccio alternativo al cancro e alle altre malattie degenerative, basato sull'alimentazione, possa divenire la terapia del futuro.

Da un lato si potrebbe arrivare alla conclusione che la medicina convenzionale possa solo migliorare i metodi già esistenti, visto che per lungo tempo non ha prodotto nessuna radicale innovazione.

Dall'altro, c'è un nuovo fenomeno emergente, quello del "paziente esperto" non più perennemente passivo. Egli rifiuta di essere vittima indifesa, e insiste invece di diventare parte attiva del processo di guarigione. Grazie ad internet, il "paziente esperto" è dotato di una solida capacità di giudizio e soprattutto è ben informato: sa dove reperire i dati più rilevanti, dove trovare supporto e dove confrontare opinioni diverse. È, sì, in minoranza, ma è anche consapevole di avere iniziato un processo che consentirà di darsi forza fino a quando, come dice il titolo del libro di Le Carré, la terapia nutrizionale uscirà dal freddo.

Ma torniamo alla mia storia, che ormai ha passato la soglia dei trent'anni e spero possa aggiungere un atomo o due a questo processo già in atto.

Iniziai a scrivere questo racconto quando ero ancora nella fase intensiva della Terapia Gerson, - difficile, impegnativa e noiosa - che ha richiesto la maggior parte del mio tempo e delle mie energie. Solo nel primo pomeriggio riuscivo a strappare agli impegni della Terapia un paio d'ore e queste divennero il mio irrinunciabile tempo da dedicare alla scrittura.

La ragione per la quale decisi di lasciare memoria scritta della mia storia fu molto semplice. Se racconterò la mia esperienza, mi dissi, dimostrerò ad altri malati di cancro che esiste un modo per sopravvivere e rimanere in salute. Se morirò, invece, la mia storia rimarrà incompiuta, ma almeno avrò goduto della sfida di scrivere mentre stavo combattendo contro forze notevoli e circostanze estremamente inusuali.

Così avvenne, feci la scelta giusta quando optai per Gerson, e fu molto semplice perché il suo ragionamento chiaro e logico mi piaceva.

Secondo il Dottor Max Gerson (1881-1959), che sviluppò il suo metodo nel corso di oltre trenta anni di pratica clinica sul cancro, il tumore non è la malattia, ma solo il sintomo più profondo di un malessere che coinvolge l'intero organismo. In altri termini, il cancro non è una cosa, cioè non è il tumore, ma un processo, ed è questo processo che la Terapia ha l'obiettivo di fermare e invertire, attraverso il ripristino delle nostre difese naturali. Così, è proprio il sistema immunitario, debitamente rinforzato, a produrre la guarigione. Tutto ciò è ottenuto grazie al potere della disintossicazione che avviene seguendo un regime biologico rigido, succhi freschi di verdura e frutta, abbondanti pasti vegetariani e integrazioni non tossiche. È un preciso programma di rigenerazione che deve essere seguito per almeno due anni. (In questo lasso di tempo, il corpo si occupa della distruzione del tumore e l'eliminazione delle tossine, per prevenire eventuali recidive).

Questa Terapia è una sfida difficile. Necessita impegno, resistenza, forza di volontà e molto sostegno da parte di amici e familiari.

È costosa, in quanto occorrono grandi quantitativi di frutta e verdura biologica e speciali integrazioni. Nei primi mesi il paziente non può assolutamente lavorare; successivamente sarà possibile lavorare solo part-time. Sempre, ma specialmente durante il primo anno, è richiesto un aiuto esterno, visto l'incessante lavoro di cucina per la preparazione dei succhi freschi (13 al giorno, 1 ogni ora) nonché per l'organizzazione dei pasti e per le costanti pulizie.

Non per nulla il Dottor Gerson aveva la fama di essere un medico educato rigorosamente alla maniera "tedesca": la sua Terapia, splendidamente organizzata, deve essere seguita alla lettera.

Naturalmente, anche questo protocollo eminentemente logico non è una panacea o una cura miracolosa. Non tutti guariscono con la Terapia, alcuni perché ne vengono a conoscenza troppo tardi, essendo stati pre-trattati con devastanti sedute di chemioterapia, o semplicemente perché ci sono individui che non vogliono più vivere.

Comunque, il suo record di "incurabili curati" è impressionante a confronto di qualsiasi altro standard lo si voglia paragonare. Io sono solo una delle diverse centinaia - se non migliaia - di pazienti affetti da cancro, disseminati per il mondo, che hanno riconquistato la propria salute con questo trattamento. In più, oltre alla guarigione, tutti noi abbiamo acquisito una nuova comprensione della malattia, della salute, dell'arte del vivere sano - e di tutti i fattori del nostro attuale stile di vita che causano la malattia.

Solo quando il Metodo Gerson ci insegna come dobbiamo vivere possiamo renderci conto di cosa abbiamo contro: un ambiente sempre più inquinato da rifiuti malsani scartati dall'industria alimentare la quale respinge anche solo l'idea di porre rimedio ai propri errori; pesticidi in prodotti per l'alimentazione già degradati di per sé; un invisibile, ma dannoso elenco di inquinanti dalle conseguenze sconosciute, stili di vita socialmente omologati e autodistruttive abitudini quali l'abuso di fumo, alcol e droga; sovralimentazione patologica che porta all'obesità - tutto questo, prodotto ed incentivato con la finalità di ottenere profitti in nome e per conto del grande business della salute.

Ci sono alcuni fattori che contribuiscono all'epidemia del cancro, che non è volontà di Dio, e nemmeno proviene da un altro universo. Tutti noi siamo diventati tragicamente ciechi nei confronti delle leggi della vita e ora ne paghiamo le conseguenze.

«Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra. L'uomo è solo un filo nella ragnatela della vita. Qualunque cosa faccia alla ragnatela lo fa anche a se stesso» come disse il Capo nativo americano Seattle, nel 1854. Un secolo e mezzo dopo possiamo constatare quanto quell'uomo avesse ragione. È tragico e sconcertante che nemmeno la classe medica o quella politica riconosca le cause e gli effetti che stanno a monte e che sono strettamente collegati alle statistiche del cancro e che non si impegnino attivamente per fermare questa tendenza.

Ecco perché la mia storia è quasi più attuale ora di quando fu scritta. Sebbene sia una storia personale, va ben oltre la semplice guarigione di un singolo individuo attraverso l'applicazione di una terapia non ortodossa. Essa è destinata ad essere una sveglia per quelli che vogliono ascoltarla, e un filo di Arianna che ci può condurre, oggi, al di là del labirinto della malattia.

Nel lontano 1981, quando per la prima volta mi imbarcai nella Terapia, ritrovai me stessa attraverso un viaggio solitario. Molte persone, pur non essendo medici, sanno cos'è il melanoma. Nessuno di loro però ha sentito parlare di una Terapia basata su un sistema nutrizionale: la versione medica ufficiale è che la dieta non ha niente a che vedere con il trattamento del cancro. Parecchi miei amici e colleghi hanno pensato che io fossi pazza a scegliere questo protocollo stravagante e poco conosciuto, sebbene fossero troppo gentili per dirmelo.

La clinica in Messico, dove andai e dove si trova ancora, (a quell'epoca era l'unica clinica Gerson al mondo) era molto lontana da Londra, e non aveva la reputazione di essere un centro medico d'eccellenza. Inoltre le perplessità dette e non dette continuavano ad arrivarmi, questo però non mi impedì di decidere ugualmente di andare, perché l'alternativa, ortodossa, mi sembrava decisamente peggiore.

Dopo il mio ritorno dal Messico, ricevetti consigli di inestimabile valore, fui aiutata e mantenuta sulla retta via da Margaret (Peggy) Straus, nipote del dottor Max Gerson, che in quegli anni viveva a Londra. Così, grazie all'aiuto di Peggy, la spesa mi arrivava tutte le settimane direttamente a casa e il fornitore era lo stesso giovanotto, alla guida di un furgoncino malconcio, che riforniva Margaret di verdura e frutta fresca. Mi stava particolarmente a cuore il suo benessere - e non solo per puro altruismo - bensì perché se fosse sparito, non avrei potuto continuare la mia cura.

Tutto questo ora sembra incredibile, quasi appartenga ad un'altra vita. Molto è cambiato da allora, per lo più in meglio. Il cibo biologico è ampiamente disponibile su tutto il territorio nazionale; i requisiti dietetici della Terapia non sono più considerati strani, così come in molti ristoranti i camerieri non guardano più storto il cliente che chiede cibo vegetariano. Dagli anni Ottanta in poi, il numero di pazienti Gerson, in Inghilterra, continua a crescere - sono stata per poco tempo una vagabonda solitaria. Infatti, nel 1993, assieme ad un'altra paziente anch'essa guarita, riuscimmo a fondare il Gerson Support Group UK, che è ancora attivo ai giorni nostri, ed è in grado di fornire informazioni ed aiuto pratico agli aspiranti o ai pazienti che affrontano per la prima volta la Terapia Gerson. Prima ancora, nel 1989, più o meno accidentalmente, avevo introdotto la Terapia Gerson in Ungheria, dove andavo in vacanza, e pian piano mi trovai a lavorare anche lì, fornendo aiuto ad una piccola fondazione dedicata al supporto di pazienti malati di cancro. Nel giro di pochi anni ci furono, non solo una moltitudine di persone guarite in Ungheria, ma anche diversi giovani medici che parteciparono al corso di formazione organizzato dal gruppo inglese. Tutto ad un tratto l'idea di una clinica prese forma da sé e da quel momento in poi non fece altro che crescere.

Nel corso degli anni, l'opinione medica è cambiata al punto tale da accettare il fatto che una dieta salutare, basata su vegetali, frutta e cereali integrali, con poca carne, grassi, sale, zucchero e alcool, abbia un ruolo nella prevenzione del cancro, pur sostenendo ancora che, una volta radicato il maligno, la dieta non possa più fare la differenza. È arrivato il momento di cambiare opinione anche se finora solo due studi hanno valutato la Terapia Gerson come trattamento del cancro.

Il primo studio, del chirurgo oncologico dottor Peter Lechner del Distretto Ospedaliero di Graz, Austria, pubblicato su un giornale medico tedesco, riporta i risultati di sei anni di prove cliniche di una versione notevolmente annacquata del programma Gerson su sessanta pazienti, che soffrivano di diverse forme di cancro, molti dei quali con tumori secondari al fegato. Anche con questo programma molto ridotto, seguito dai pazienti presso la loro abitazione sotto supervisione medica, i partecipanti vissero più a lungo, si sentivano meglio, necessitavano di meno farmaci, erano maggiormente ottimisti e avevano meno dolore, pur subendo gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali che ancora ricevevano.

Il secondo studio, organizzato dalla Gerson Research Organization in California, paragona la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di melanoma di pazienti trattati con la Terapia Gerson, mettendoli in relazione ai risultati raggiunti dai trattamenti ortodossi. La differenza è impressionante. Dal 1975 al 1990, il 100 per cento dello Stadio I e II dei pazienti affetti da melanoma che hanno seguito il programma Gerson è sopravvissuto per almeno cinque anni, contro il 70 per cento dei pazienti trattati con metodi convenzionali. Per lo Stadio II A e III B, con metastasi in sede, il gruppo Gerson ha raggiunto il 70 per cento, mentre il gruppo "ortodosso" solo il 41 per cento. Ancora più drammatico il risultato riguardante i malati più gravi, appartenenti allo Stadio IV A, affetti da metastasi distanti, nel quale i malati curati con la Terapia Gerson avevano raggiunto per il 39 per cento la sopravvivenza a cinque anni, mentre tra quelli trattati con metodi convenzionali erano sopravvissuti solo il 6 per cento.

Sono necessari però molti più studi e su scala più ampia, per rendere giustizia al rimarchevole potenziale di questo metodo di guarigione. Finora, il Gerson Institute in California non ha avuto i fondi per iniziare questo lavoro e, per diverse ragioni, nessun finanziamento è pervenuto dalle fonti ufficiali. Inoltre, pazienti provenienti da tutto il mondo vanno nella Clinica messicana per diverse settimane e dopo il loro ritorno a casa (a volte risiedono molto lontano) risulta difficoltoso - e smisuratamente costoso - seguire i loro progressi per la durata dei due anni della Terapia. Questo è il nostro tallone d'Achille, al quale, ironicamente, si attaccano i nostri oppositori.

Ad una recente conferenza, per esempio, presenziò un signore che a voce alta ripeteva che servivano "prove"; gli chiesi allora se la presenza nella sala di sei pazienti guariti da lunga data, che sarebbero dovuti morire parecchi anni prima e che erano tutti in possesso della completa documentazione medica che attestava l'anamnesi dei loro rispettivi casi, non fosse una prova sufficiente. «No, non lo è», sbottò e velocemente se ne andò. Allora, salutai silenziosamente il filosofo Herbert Spencer per la sua succinta definizione del "principio di condanna senza indagini che non può che tenere un uomo nella sua eterna ignoranza".

Dove siamo ora, e dove speriamo di andare, non sarà riportato in questo libro. All'inizio del mio percorso, mentre lottavo per la sopravvivenza, Charlotte Gerson, la figlia minore del Dottor Gerson, fu la mia guida e la mia ispirazione; in seguito divenne una mia carissima amica. Il frutto della nostra collaborazione - il manuale definitivo della Terapia Guarire con il Metodo Gerson -apparve per la prima volta in America nell'anno 2007 [in Italia nel 2009. ndt]. È stato fino ad ora pubblicato in sei lingue [al presente, anno 2016, in 12 lingue. ndt] e diverse traduzioni sono ancora in cantiere. Sono contenta di sapere che il lavoro che ho fatto per il nostro libro e che rivela la pratica di questa eccezionale via di guarigione, alla quale Charlotte ha dedicato la propria vita, si diffonda al mondo intero.

Ed ora, vi prego di leggere la mia storia.

Tempo di Guarire

Tempo di Guarire

“Avrei dovuto morire per un melanoma maligno più o meno nel giugno del 1981. Oggi non solo sono perfettamente in salute, ma anche piena di energia.” Beata Bishop

Questo libro è una preziosa testimonianza di coraggio e determinazione, e ci presenta un metodo sorprendentemente efficace per trattare malattie croniche – un metodo la cui validità viene sempre più confermata da recenti ricerche in campo medico.

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Beata Bishop

Beata Bishop, psicoterapista, scrittrice e giornalista della BBC, è guarita da un melanoma grazie alla terapia Gerson. Nel 1993 è stata tra i fondatori del Gerson Support Group in Gran Bretagna e nel 1989 ha introdotto la terapia Gerson in Ungheria.