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Introduzione - Solo la Crisi ci può Salvare -...

Leggi un estratto dal libro di Paolo Ermani e Andrea Strozzi "Solo la Crisi ci può Salvare"

Introduzione - Solo la Crisi ci può Salvare - Libro

Il cambiamento necessario a ripristinare un sano equilibrio in questi difficili tempi sarà verticale, cioè gerarchico, accentrato e imposto dall'alto, oppure orizzontale, cioè comunitario, parcellizzato e proposto dal basso?

È in questa irrisolta ambivalenza delle pulsioni umane che da sempre si giocano i destini dell'umanità. In altre parole: siamo noi i principali artefici del nostro destino, oppure le scelte che ci riguardano dovranno sempre essere delegate ad altri?

Nei secoli, la progressiva divaricazione fra queste due opposte propensioni alla gestione della propria vita ha generato il dualismo fra controllori e controllati: da un lato ci sono coloro che ambiscono al comando, dall'altro lato la stragrande maggioranza di coloro che accordano ai primi la facoltà di stabilire il proprio futuro.

Solitamente, è proprio nei momenti di massima sollecitazione delle convenzioni sociali, economiche, religiose e culturali, che la distinzione fra questi due ruoli - i controllori e i controllati — rischia di farsi lacerante.

Nei momenti di crisi molte delle regole prestabilite possono saltare. Nei momenti di crisi è possibile udire i vagiti di uno scenario diverso. Nei momenti di crisi si nasconde cioè, sotto le vesti di un autentico Cambiamento, la possibile salvezza.

Questo libro mette al centro la persona. Ogni persona, con i moti del suo cuore e del suo cervello, è infatti l'agente primario del radicale cambiamento degli stili di vita che coinvolgeranno comunità più ampie. Il vero cambiamento sarà sempre e soltanto quello che sorge dall'interno delle nostre coscienze e che, mediante la passione e la conoscenza, si propaga fino a rendere possibile una trasformazione della realtà.

Da una scrupolosa diagnosi della genesi di questa Crisi, condotta attraverso un rapido excursus del pensiero economico occidentale (cap. 1), verrà illustrata con irriverente ironia la nuova, paradossale "santissima trinità" del terzo millennio: la religione della Crescita, il dio Denaro e il dogma del PIL (cap. 2).

Verranno descritti i presupposti concettuali per cui una stagione della Crescita infinita non è ormai più pensabile, neanche dai più ortodossi sostenitori dello sviluppo economico (cap. 3) e, tramite un meticoloso confronto con l'altra grande Crisi dell'epoca moderna - quella del '29 - cercheremo di capire come mai questa volta siamo di fronte a un cambiamento completamente diverso (cap. 4).

Le nevrosi della società capitalistica contemporanea saranno sviscerate una a una, attraverso le alienanti contraddizioni

dell'attuale mondo del lavoro (cap. 5) e una spietata analisi di come esso ci rubi il nostro tempo (cap. 6) tramite l'assoggettamento dei nostri comportamenti quotidiani all'assurdo dominio della civiltà dell'immagine imposta dal modello americano (cap. 7), per arrivare al fenomeno del neoschiavismo di massa che si registra in Cina (cap. 8) e al consumismo compulsivo osservabile nella pur "avanzatissima" Germania (cap. 9).

Nei tre capitoli successivi viene "esploso" il micidiale circolo vizioso del Lavoro > Guadagno > Consumo, mediante l'analisi del paranoico bombardamento mediatico pubblicitario che tiene in vita un consumismo sempre più degenerativo (cap. 10), la valutazione critica della presunta scarsità di denaro per finanziare attività "utili" (cap. 11) e la propensione ancestrale, e tutta italiana, a rifugiarsi nel mitico "posto fisso" (cap. 12).

Il dito viene quindi puntato contro gli effetti collaterali di una società sempre più digitalizzata e spersonalizzante (cap. 13) e, inevitabilmente, contro uno dei simboli di questa alienazione collettiva: il telefono cellulare (cap. 14).

Lo sguardo si posa infine sulla nutrita schiera di sedicenti esperti e professionisti che, in una forma di insopportabile neosciacallaggio dell'anima, tentano in ogni modo di lucrare sulla disperazione che affligge le frange più deboli e manipolabili della popolazione (cap. 15).

Nel capitolo conclusivo della prima parte (cap. 16) la rassegna delle anomalie sociali fin qui analizzata viene reinterpretata come il provvidenziale tramonto degli attuali stili di vita, per lasciare il posto a un nuovo modo di concepire l'esistenza e le relazioni.

Dopo la spietata diagnosi della situazione attuale, la seconda parte del libro è invece interamente dedicata alle proposte concrete per individuare una via d'uscita, sia individuale che collettiva. Dopo l'inquadramento in ottica bioeconomica delle nuove

prospettive di consapevolezza (cap. 17), la proposta muove dalla descrizione di un nuovo modello sociale destinato ad affermarsi nei prossimi anni: l'alleanza fra il settore agricolo, la società civile, la microimprenditorialità locale e la finanza etica (cap. 18), per giungere all'affermazione di una realtà socioeconomica fondata sui beni non monetari (cap. 19).

Le proposte fin qui elencate trovano un'applicazione reale, concreta e sperimentabile in uno degli esempi più virtuosi di lungimiranza imprenditoriale, quello del Parco dell'Energia Rinnovabile, una realtà microcomunitaria situata sulle colline umbre, che sta testimoniando alla Penisola come un nuovo modello di civiltà sia attuabile (cap. 20).

I nuovi approcci individuali necessari a testimoniare e a sostenere il cambiamento degli stili di vita vengono riproposti nella puntuale destrutturazione del principio di "democrazia diretta" a favore di quello, a esso funzionale, di "responsabilità diretta" (cap. 21), dimostrando come l'intransigenza sui valori fondamentali del nuovo mondo sia una forma di integrità e non, come viene spesso fatto credere, di integralismo (cap. 22).

II fenomeno della disoccupazione viene affrontato con un occhio saldamente rivolto alle nuove professioni di cui ci sarà presto bisogno (cap. 23) e verrà ironicamente smontato il comodo "teorema" che da noi, in questa malconcia penisola, certi cambiamenti non si possano fare (cap. 24), come se non dipendesse soltanto, ancora una volta, dal nostro senso di responsabilità sociale.

Nei capitoli conclusivi vengono delineati i nuovi assetti valoriali che adotteranno i testimoni attivi del cambiamento, i quali dovranno anteporre gli interessi collettivi a quelli individuali - che dai primi inevitabilmente derivano - preferendo cioè un approccio sociocentrico a uno egocentrico (cap. 25).

Infine, uno a uno, saranno passati in rassegna i Valori fondanti del nuovo mondo che saranno emersi dalla Crisi, indicando per ciascuno di essi come e perché potrà effettivamente imprimere una svolta sostanziale al nostro avvenire (cap. 26).

Solo la Crisi ci può Salvare

Solo la Crisi ci può Salvare

Siamo noi i principali artefici del nostro destino, oppure le scelte che ci riguardano dovranno sempre essere delegate ad altri?

Una analisi appassionata di come l’attuale declino economico, sociale e religioso rappresenti di fatto un’occasione per riscoprire noi stessi, il rapporto con gli altri e l’armonia con il nostro habitat.

L’individuo è l’agente primario del radicale cambiamento degli stili di vita che coinvolgerà comunità più ampie e il vero cambiamento è sempre e soltanto quello che sorge dalle nostre coscienze: mediante la passione e la conoscenza, si propaga fino a rendere possibile una trasformazione della realtà.

Il nuovo modello sociale destinato ad affermarsi nei prossimi anni nascerà dall’alleanza fra il settore agricolo, la società civile, la microimprenditorialità locale e la finanza etica, per giungere all’affermazione di una realtà socioeconomica fondata sui beni non monetari.

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Andrea Strozzi

Andrea Strozzi è nato a Carpi (Modena) nel 1974. Dopo la laurea in Scienze statistiche ed economiche si avvia verso una promettente carriera nella governance di alcuni gruppi bancari nazionali. Nel 2004, tre anni prima della crisi, acquista sull'Appennino una vecchia stalla semidiroccata adiacente a campi e boschi, che ristruttura personalmente iniziando a riflettere sull'insostenibilità del modello di sviluppo contemporaneo.

Nel 2012 fonda Low Living High Thinking, un think-net che discute di bioeconomia, decrescita e downshifting, promuovendo uno stile di vita meta consumistico e orientato al benessere.

Nel 2014 abbandona il posto fisso per dedicarsi completamente a ciò in cui crede.

 

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Paolo Ermani

Paolo Ermani è presidente dell'associazione PAEA (Progetti alternativi per l'energia e l'ambiente), socio fondatore ed ex vicepresidente del Movimento per la decrescita felice. È tra gli ideatori del quotidiano on line Il Cambiamento. Da due decenni è impegnato nell'ambito delle energie rinnovabili e del risparmio energetico.