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Introduzione - Metodo Tre - Libro di David Berceli

Un nuovo paradigma per la cura dei traumi

Introduzione - Metodo Tre - Libro di David Berceli

Durante uno dei miei viaggi in Etiopia ho avuto l’occasione di partecipare a diversi rituali della popolazione autoctona legati al caffè. Ogni mattina le famiglie che vivono vicine sono solite riunirsi per condividere il momento del caffè. Questo rituale inizia con la tostatura del caffè, segue la macinazione e infine la bollitura all'interno di una caffettiera. È un procedimento che dall'inizio alla fine richiede circa due ore, durante le quali si parla di ciò che è accaduto il giorno prima.

Poiché queste persone vivevano in zona di guerra, era abitudine discutere delle proprie tragedie o comunque prestare ascolto a quelle degli altri, condividendo la propria sofferenza e al contempo ricevendo sostegno e incoraggiamento reciproco. Attraverso questa e altre esperienze analoghe, avute durante il mio lavoro con persone traumatizzate all'interno di famiglie e comunità locali in Africa e nel Medio Oriente, ho scoperto che molti paesi colpiti dalla guerra hanno sviluppato un metodo naturale per la cura dei traumi all'interno delle loro tradizioni. Non avevano bisogno né di sedute individuali di psicoterapia, né di conoscere il proprio ego o i meccanismi psicologici, e nemmeno di un “professionista” che li conducesse attraverso il loro percorso di guarigione.

Conoscevano il dolore e la sofferenza e percepivano la necessità di ricevere sostegno all'interno della famiglia o della comunità. Come terapeuta per la cura dei traumi ho lavorato spesso nei paesi colpiti dalla guerra.

Capitava non di rado che un amico o uno dei membri della famiglia di un mio assistito venisse da me per parlarmi di qualche problema specifico. Tuttavia, queste persone non concepivano proprio l’idea di partecipare individualmente alla seduta e mi è stato anche detto: «Noi siamo suoi amici, perché non possiamo partecipare alla seduta? Siamo gli unici che possano aiutarlo a guarire».

Diverse esperienze di questo genere, all'interno di numerose culture africane e medio-orientali hanno portato a riconsiderare le mie idee riguardo al processo di guarigione. Ho iniziato a comprendere che la guarigione dal trauma viene vissuta spesso senza l’aiuto di un terapeuta professionale.

Ho anche iniziato a mettere in discussione la necessità e l’utilità di sedute individuali o terapie private come metodo primario per la guarigione dal trauma, interrogandomi anche sull'importanza della guarigione dal trauma nella nostra cultura. È possibile sviluppare un metodo sicuro ed efficace di guarigione dal trauma che gli individui possano attuare all'interno delle loro famiglie, comunità, cerchie di amici o in gruppi di supporto? Coloro i quali hanno subito un trauma hanno sempre bisogno di cure psicoterapeutiche oppure possono innescare da soli parte del processo di guarigione tramite le loro relazioni affettive?

Un pomeriggio in Etiopia, nella remota città di Dembidolo, durante un seminario sui traumi feci una pausa per visitare una chiesa cattolica nelle immediate vicinanze. Mentre sedevo su di una panca all'interno della chiesa, un semplice edificio costruito in mattoni di terra cruda e illuminato da pochi raggi di sole provenienti dalla piccola porta e dalle finestrelle, un uomo molto anziano che stava entrando attirò la mia attenzione. Mi passò accanto lentamente, appoggiandosi ad ogni panca per restare in equilibrio e si sedette qualche fila davanti a me. Indossava una camicia di cotone così consumata da lasciar intravedere la pelle. Quando si inginocchiò notai i suoi piedi scalzi, di cui però non era possibile distinguere i contorni dal pavimento sterrato. Immediatamente mi venne in mente l’immagine divina della creazione dell’uomo dall'argilla.

Questa immagine, insieme a quella della povertà circostante e della disperazione dei rifugiati di guerra coinvolti nel mio seminario, mi fece nuovamente riconsiderare il processo di guarigione dal trauma. Le domande che via via si facevano strada nella mia mente erano: come possiamo noi come individui, persone, nazioni e come comunità globale, pianificare di occuparci e di risolvere le sindromi da stress post-traumatico (PTSD) su vasta scala e per intere popolazioni? Può un metodo di guarigione essere immediatamente efficace, semplice e per di più utilizzabile senza la guida di un terapeuta professionista?

Mentre continuavo a osservare quell'umile uomo pregare seduto in terra pensai: visto che il trauma può interessare qualsiasi essere umano, il processo di guarigione dovrebbe essere accessibile a tutti e attuabile anche nelle zone più povere e remote del mondo. Ciò mette in discussione lo standard secondo il quale la guarigione dal trauma dovrebbe essere facilitata dall'ausilio di un terapeuta all'interno di un studio privato, secondo le metodiche della psicologia occidentale.

Ho dunque realizzato che il campo della traumatologia aveva bisogno di un nuovo paradigma per il recupero dal trauma a livelli nazionali e multiculturali. La traumatologia ha bisogno di metodologie alternative riguardanti il processo di guarigione dal trauma, metodologie che possano essere auto-somministrate, adottate su vasta scala e non limitate all'ego o ad altri concetti della psicologia occidentale. 

Dal momento che le esperienze traumatiche stanno aumentando su scala nazionale, internazionale e perfino globale, molti ricercatori cominciano a prendere in considerazione la gravità di questo nuovo fenomeno che è ora conosciuto come «epidemia invisibile». A causa di eventi catastrofici sia naturali che generati dall'uomo, come i recenti episodi legati al terrorismo, la necessità di lavorare al processo di guarigione dai traumi aumenta incessantemente. 

Si avverte una urgente necessità sia di ricerche che di programmi terapeutici indirizzati a una moltitudine di comunità e ambiti sociali diversi. A causa dell’aumento di fenomeni traumatici e dei loro effetti dannosi sull'individuo, la maggior parte dei servizi sanitari si trovano impreparati, mal equipaggiati e con ampie lacune di competenze di fronte a questo problema su larga scala.

Questo mio processo di analisi e revisione nel campo della terapia del trauma è durato diversi anni e mi ha condotto in molti paesi colpiti dalla guerra in Africa e in Medio Oriente. Il risultato finale della mia ricerca è stato lo sviluppo di un nuovo, rivoluzionario metodo di cura che ho chiamato Tre (Trauma Releasing Exercises, “esercizi di rilascio del trauma”). Tre si basa sulla premessa che gli esseri umani abbiano all'interno del proprio corpo una capacità fisiologica di guarigione che gli permette di superare molte esperienze traumatiche. Il presente libro illustra la teoria di questo metodo e come utilizzarlo a casa propria in modo autonomo, con la famiglia, con gli amici e con la comunità di appartenenza.

Metodo Tre

Metodo Tre

Il TRE (Trauma Releasing Exercises, “esercizi di rilascio del trauma”) è un metodo sviluppato negli Stati Uniti da David Berceli e ideato specificamente per superare le esperienze traumatiche e le problematiche che comportano.

Ispirato alla Bioenergetica, al Tai Chi e ad altre pratiche orientali, questa tecnica – attraverso semplici esercizi muscolari eseguibili in modo autonomo – insegna a evocare nel proprio corpo il tremore neurogeno allo scopo di rilasciare le tensioni accumulate e così ristabilire nell’organismo uno stato di benessere.

Nel libro vengono affrontati in maniera semplice ma esaustiva i meccanismi generati dai traumi nella psiche dell’uomo e come questi possono influenzare profondamente la nostra quotidianità. Eppure, secondo l’autore, anche le esperienze più traumatiche – nonostante tutta la sofferenza che ci hanno causato – possono essere trasformate in risorse per vivere un’esistenza più piena e significativa.

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David Berceli

David Berceli è l'ideatore del metodo TRE e fondatore dell’Istituto Trauma Recovery Services, è uno dei massimi esperti internazionali sui traumi e le loro conseguenze. Da più di trent’anni conduce seminari e programmi di recupero da esperienze traumatiche in paesi afflitti dalla guerra, soprattutto in Africa e Medio Oriente. Collabora inoltre con le forze armate di varie nazioni del mondo per offrire a soldati e veterani un metodo efficace per rilasciare i traumi. È anche terapeuta bioenergetico.