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Introduzione: La Vita Accanto - L'Arca dei Nuovi...

Leggi un estratto dal libro di Igor Sibaldi "L'Arca dei Nuovi Maestri"

Introduzione: La Vita Accanto - L'Arca dei Nuovi Maestri - Libro di Igor Sibaldi
Le percezioni fragili - Le ali - Come si ascoltano le storie degli Spiriti - L'Aldilà di me - La Stanza Tonda e i quaderni - L'insonnia -L'egoismo - I periodi di crescita - La domanda delle fiabe- Il continente sotto il mare - La mia veggenza e l'Angelologia - La nebbia - Le due vite

Al tempo in cui preparavo carte geografiche dell'Aldilà avevo ancora i miei primi Maestri: il Dominante, l'Austero, la Bambina, e altri due che sembravano vecchi, maschio e femmina, e indossavano finte ali di libellula. Il Dominante diceva che questi due alati erano Spiriti Custodi e che le loro ali erano soltanto una mia percezione.

E quanto di voi è soltanto una mia percezione? domandavo ogni tanto.

«Tutto ciò di cui hai paura» rispose una volta il Dominante, guardando anche lui i due alali. «Quando avete percezioni infondate è perché avete paura, sia qui nell'Aldilà o nel vostro Aldiquà» e mi sorrise.

«Così vi nascondete.»

«Guardale bene, impara a vedere attraverso le ali» aggiunse l'Austero, che in quel momento stava correggendo una mia mappa.

Le ali erano intrecci di sottili nervature e lamelle color ghiaccio. I due Spiriti custodi sedevano a qualche passo di distanza, silenziosi, e sorridevano di quel mio guardarli. Quando nelle lamelle cominciai a distinguere dei volti, sbattei le palpebre e mi rivolsi di nuovo al Dominante: Voi avete anche vicende vostre, indipendenti da me? domandai, in cerca di un altro argomento di conversazione. Quando non vi sento, voi esistete?

L'Austero scosse il capo, scontento che non avessi guardato di più. Il Dominante mi rispose: «In un certo senso sì. Ma la nostra dimensione è un'altra. Le nostre storie hanno varie direzioni, non riuscireste a ricostruirle con il vostro modo di intendere il tempo. Per conoscerle dovete assimilarle; metterci del vostro, farle diventare storie che vivete voi.»

Nel senso che per capire qualcosa di voi devo capire qualcosa di me?

«Sì. Ogni volta che intendete qualcosa di noi, quel qualcosa entra nella vostra vita e produce periodi di crescita. E quando nella vostra vita si producono situazioni nuove, è perché avete inteso qualcosa di noi, che ve ne accorgiate o no.»

«È il nostro modo di venire al mondo» aggiunse l'Austero. «Ma a voi capita raramente di accorgervi di qualcosa di nuovo. Ve ne proteggete, sempre con quelle ali.»

La prossima volta guarderò meglio, nelle ali, gli dissi come l'avrebbe detto un ragazzino a un adulto.

«Oh, noi abbiamo pazienza.»

Era l'autunno di tre anni fa, e stavamo conversando nella Stanza Tonda: un luogo privilegiato della mia immaginazione, dove andavo sempre a incontrare quegli Spiriti Maestri.

Esploravo la loro dimensione per una curiosità (mi dicevo) soprattutto psicologica; intendevo i Maestri come una via d'accesso a certe strutture superiori della mente, ignote agli scienziati attuali ma non agli antichi. Spiriti guida, Geni, dàimones, àngheloi, jinn: la mia ipotesi era che non fossero entità vere e proprie, ma personificazioni spontanee di cambiamenti che la nostra coscienza attraversa nel varcare ciò che di solito chiamiamo «io», verso altre percezioni del tempo e dello spazio. Erano cioè l'aldilà di me; e si comportavano davvero come tali: mi spiegavano ciò che non sapevo, o che ancora non sapevo di sapere - ovverosia (pensavo) personificavano ed esprimevano l'ampliarsi della mia conoscenza. A volte, mi pareva che potesse ampliarsi senza fine, in qualsiasi direzione: «Noi siamo inizi» mi dicevano «qui tutto incomincia soltanto, a ogni istante».

Questa prospettiva di un continuo auto-superamento dell'«io» mi interessava irresistibilmente, dopo molti miei studi di teologia e psicologia. Lì nella Stanza Tonda l'infinito dello Spirito e la coscienza che lo cerca mi sembravano a un passo dal diventare tutt'uno. E illimitata era anche la pazienza con cui quei Maestri lottavano dolcemente contro i limiti - sempre nuovi - del mio domandare e capire, e ragionare, e accorgermi.

Per raggiungere il loro Aldilà adoperavo un metodo antico e semplice, che ho riportato in alcuni miei libri, basato esclusivamente sull'immaginazione. A occhi chiusi mi figuravo un dettagliato itinerario, non molto diverso da quello descritto da Dante all'inizio della Commedia, che conduceva alla Stanza in cui mi attendevano il Dominante e gli altri che ho detto. Discutevo, giocavo con loro, a volte mi portavano in altre epoche. Gran parte delle conversazioni svanivano dalla memoria come i sogni, e perciò avevo cominciato ben presto ad annotarmi ogni loro frase, per esaminarla poi con cura quando, riaprendo gli occhi, ritornavo al mio stato di coscienza ordinario. In una decina d'anni avevo riempito un intero scaffale di quaderni fitti. Sia quel metodo d'accesso sia lo scrupolo del prendere nota funzionavano egregiamente anche per le altre persone a cui li avevo insegnali: persone colte e meno colte, esperie o pressoché digiune di psicologia; il che tanto più mi convinceva che la connessione con i Maestri avvenisse in uno stato di coscienza comune, se non a lutti, per lo meno a molti, e avesse poco a che fare con quell'Aldilà che in Occidente è oggetto di timori superstiziosi e di fedi altrettanto superstiziose.

«Quella è l'insonnia» diceva il Dominante.

Che insonnia?

«Ciò che tu definisci timore superstizioso è simile all'insonnia, e un tempo si chiamava così, perché è altrettanto difficile da vincere.» Io annotavo.

«È un vostro modo di guardare la realtà barricandovi dietro ciò che non ne capite» continuava. «L'uomo è molto contento di non comprendere abbastanza. La sua scienza, la sua filosofia servono soprattutto a preservare in lui la sensazione di non capire ciò che ha intorno e dentro di sé. Gli ripugna ogni intelligenza immediata; perciò pensa che gli animali siano esseri inferiori.»

Sorridevo. E perché gli piacerebbe tanto non capire, secondo voi?

«Perché non vuole sentirsi parte della realtà. Agli uomini piace essere irreali.»

«Cioè gli piace esserlo solo loro» precisò l'Austero «e perciò invidiano chi lo è davvero, e dicono che non esiste.»

Questo come devo capirlo?

«La vita è più alla della vostra realtà» mi spiegava il Dominante guardando la mia mano che scriveva «ma l'uomo teme ciò che è più in alto; o meglio: non vuole averne la responsabilità. Così si sforza di non essere fin là, proprio come chi ha l'insonnia si sforza di non addormentarsi, e di convincersi di non riuscirci.»

Per paura di sognare?

«Per paura che il sogno non sia un sogno. Come dice la Bibbia, "Il Signore fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò". Tanti non si addormentano mai.»

Annuii. Qui si riferiva anche a me. Dalla mia insonnia avevo cominciato a uscire soltanto un paio d'anni prima, e da allora tutto stava diventando nuovo per me. Ecco com'era andata.

Capita a volte la sensazione inquieta di aver perso moltissimo tempo. A me era accaduto, appunto, nell'estate del '99. D'un tratto mi era parso di essermi accontentato sempre di un'esplorazione solamente intima dell'Aldilà: come se vi avessi cercato, e insegnato ad altri a cercare, soltanto un rifugio, invece di capire come la mente cosciente e quelle sue altre strutture potessero allargare e migliorare il mondo, con vantaggi concreti per tutti. Non che fossi un'eccezione in questo.

«Dai contatti con gli Spiriti non è finora emerso qualcosa di utile, per esempio la rivelazione di una nuova forma di energia»; com'era banale eppure preciso Freud nel porre questa obiezione che prima e dopo di lui tanti esperti dell'Aldilà avevano evitato.

Davvero, con millenario egocentrismo l'uomo ha interpellato l'Aldilà soltanto per se stesso: per chiedere soluzioni di qualche problema suo o di suoi conoscenti. Anche Dante in Paradiso, o Faust nei suoi viaggi avrebbero potuto chiedere consigli per la cura della peste, o magari soltanto della miopia, eppure neanche ci pensarono: perché? E io perché ci avevo messo tanto a notarlo?

L'Arca dei Nuovi Maestri

L'Arca dei Nuovi Maestri

In queste pagine dense di mistero e sapienza, l'autore ci accompagna in un affascinante viaggio di liberazione spirituale dai fantasmi e dai tabù della nostra coscienza, aiutandoci a scoprire chi siamo, dove andiamo, perché e come...

La meta da raggiungere è una nuova dimensione di esistenza alla quale ognuno sogna di approdare per essere finalmente se stesso, non più prigioniero dei rigidi, pericolosi schemi del quotidiano, non più in balìa di assurdi pregiudizi e aridi schemi di pensiero che impediscono di essere felici.

Il libro è un aggiornamento e una rielaborazione di un volume precedentemente pubblicato con il titolo "L'età dell'oro".

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Igor Sibaldi

Igor Sibaldi, nato a Milano (dove vive tuttora) nel 1957 da madre russa e padre toscano, è scrittore, studioso di teologia e storia delle religioni. Ha pubblicato diversi romanzi presso Mondadori e curato l'edizione e la traduzione di numerosi classici della letteratura russa. 
Studioso di teologia neotestamentaria, dal 1997, con il suo romanzo-saggio "I maestri invisibili", ha cominciato a narrare la sua personale esplorazione "dei miti e dei territori dell'aldilà". In seguito Igor Sibaldi ha pubblicato numerosi romanzi e saggi sullo sciamanismo, i testi sacri, le strutture superiori della coscienza e in particolare sul fenomeno degli "Spiriti Guida". 

Su argomenti di mitologia e di psicologia del profondo tiene regolarmente conferenze e seminari in tutta Italia dal 1997.

I libri di Igor Sibaldi trattano di mitologia, storia delle religioni, Sacre Scritture e psicologia del profondo. Sono tutti dedicati alla scoperta dell’Aldilà, inteso non soltanto come dimensione di esseri superiori, angelici o divini, ma anche come struttura superiore della psiche di ognuno. Tra i suoi titoli principali: I maestri invisibili, Il codice segreto del Vangelo, Il frutto proibito della conoscenza, Il libro degli Angeli. Con Anima Edizioni ha già pubblicato La trama dell’Angelo, 2004 e Iniziazione ai maestri invisibili, 2005.

 

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