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Introduzione - L'Ansia nei Bambini - Libro di...

Leggi un estratto dal libro di Louise Reid "L'Ansia nei Bambini"

Introduzione - L'Ansia nei Bambini - Libro di Louise Reid

I bambini che vengono condotti dal medico o dallo psicologo perché soffrono di disordini legati all'ansia sono in continuo aumento. Si osservano ormai disturbi di panico in bambini di appena 7 o 8 anni e varie fobie, soprattutto nei confronti della scuola, in piccoli di appena 6 o 7 anni. Spesso a questi giovani pazienti si prescrivono degli ansiolitici, farmaci che mirano a placare l'ansia e che solitamente sono riservati agli adulti.

Oggi si tende a trattare farmacologicamente bambini appena usciti dalla prima infanzia con il pretesto di tranquillizzarli, ma non è in questo modo che essi potranno affrontare la vita. Non si comprende che, così facendo, essi imparano a evitare di affrontarla quando in media hanno ancora da cinquanta a ottant'anni tutti da vivere.

Accettare che il figlio possa entrare nella spirale dei farmaci psicotropi fin dalla tenera età è forse il dono peggiore che un genitore possa fare. E tuttavia è sempre più spesso la scelta proposta oggi dalla medicina a quei genitori che portano il loro bambino dal medico perché soffre di disturbi del sonno o di una forte ansia.

Di fronte a queste problematiche è quanto mai necessario venire all'essenziale, sviluppare una sana comprensione dell'ansia e offrire strumenti efficaci che diano sollievo al bambino senza sottoporlo a cure farmacologiche o a lunghe psicoterapie.

La comunità medica e degli psicologi sembra considerare l'ansia come ima sorta di mostro quasi invincibile, che va sopito piuttosto che curato. L'immagine del mostro dai molti volti diversi è proprio quella attraverso cui prende forma e si esprime l'ansia nel bambino piccolo. Viene da chiedersi se la medicina e la psicologia non abbiano conservato un atteggiamento infantile nella loro visione della problematica ansiosa.

Orientarsi nella terminologia scientifica dei problemi d'ansia non è facile: per descriverli e diagnosticarli, gli esperti parlano di ansia acuta, generalizzata o cronica, di fobie sociali, scolari e di vario genere, di disturbo da panico, di stress postraumatico e di agorafobia.

In questa sede preferisco usare il termine "ansia" tout court, chiarendone il significato e le implicazioni.

L'ANSIA

L'ansia è uno stato di apprensione, poco importa quale volto assuma o quale grado di intensità raggiunga: è apprensione, null'altro. Che si tratti di un bambino, di un adolescente o di un adulto, la persona ansiosa è molto semplicemente apprensiva.

L'APPRENSIONE

L'apprensione è uno stato di sofferenza provocato dalla paura di un pericolo reale o paventato. Spesso si traduce in una propensione al tormento interiore e a preoccupazioni di ogni tipo. Nella sua espressione più semplice, l'apprensione è paura.

LA GRANDE APPRENSIONE DELL'INFANZIA

La peggior paura del bambino è quella di ritrovarsi solo: ha bisogno di essere circondato da persone cui fare riferimento in un mondo per lui troppo grande e in cui diversamente si sentirebbe perso. Questa paura lo induce a temere di essere rifiutato o abbandonato, di ritrovarsi privo di riferimenti e di mezzi. Il bambino si aggrappa alle persone che lo circondano come fossero boe che gli permettono di mantenersi a galla. In una vita in cui divorzi e separazioni sono sempre più frequenti e in cui i piccoli sono spesso affidati alle cure di babysitter e asili nido, il bambino è chiamato molto presto a sperimentare la perdita dei riferimenti costituiti dalla presenza assidua dei genitori.

Non bisogna però incolpare questi ultimi e far loro credere di avere ipotecato irrimediabilmente il futuro dei figli. Piuttosto, occorre fornire loro strumenti efficaci con i quali riparare gli eventuali danni prodotti.

Alcuni decenni or sono i divorzi erano indubbiamente meno frequenti e il ruolo della donna era spesso quello di rimanere a casa per occuparsi dei figli, che in lei trovavano una figura di riferimento relativamente stabile. Per questo l'ansia infantile era meno diffusa. Le donne, però, conducevano spesso una vita non soddisfacente e la loro frustrazione poteva ripercuotersi sui figli, provocando disagi e traumi - per esempio, la sensazione di essere rifiutati - da cui derivano comunque senso di solitudine e di vuoto.

Non esiste quindi mondo che possa dirsi perfetto.

La più grande paura del bambino è dunque quella di ritrovarsi solo e di perdere i "galleggianti" costituiti dalla presenza e dall'attenzione dei suoi cari. Nei primi anni di vita egli esprimerà questa paura attraverso pianti e strepiti che traducono la sua sensazione di panico. Crescendo, scoprirà a poco a poco che la solitudine non è un male mortale.

In alcuni casi, tuttavia, l'apprensione persiste a lungo nel profondo e il bambino cercherà allora di evitare le situazioni che comportano rischi di solitudine, rifiuto, abbandono o tradimento. Se non si risolve, questa condizione può perdurare fino all'età adulta. Ecco allora l'importanza capitale di aiutare i nostri figli a liberarsi presto di questa fonte d'ansia.

Per evitare di ritrovarsi solo e sentirsi privato delle attenzioni che desidera, il bambino elabora una serie di atteggiamenti che vanno dalla sottomissione più completa ai comportamenti più insolenti e fastidiosi. Nel bambino troppo perfetto che non osa quasi muoversi per il timore di dispiacere o di essere sgridato i comportamenti sono dettati essenzialmente da una forma di panico. Lo stesso si può dire del bambino che, al contrario, è quasi costantemente agitato, strilla, piange e disturba di continuo.

Mostrarsi perfetti per non essere rifiutati o fare di tutto per non essere dimenticati sono i due atteggiamenti estremi che il bambino adotta in risposta alla paura fondamentale dell'infanzia, il vuoto. Fra i due estremi esiste una quantità di comportamenti più o meno accentuati ma sempre mirati a evitare il rifiuto, l'abbandono e la solitudine.

Alla base di qualsiasi forma d'ansia vi è la paura del vuoto. E quando la paura si trasforma in panico, la mente è obnubilata dall'unico pensiero di cercare di evitarlo e ogni gesto e azione mira a questo solo scopo. Il bambino perfetto e il bambino iperattivo vivono entrambi un'intensa forma d'ansia che va curata quanto prima possibile, preferibilmente senza fare ricorso ai farmaci.

Il bambino ansioso non è in comunicazione con se stesso, con i propri bisogni e i propri desideri. L'unica sua ragion d'essere, ciò che lo spinge a vivere, gli proviene esclusivamente dall'esterno, ovverosia dagli altri. Per aiutarlo in modo efficace, bisogna far sì che egli si riconnetta con se stesso e viva nella realtà. Sta a noi insegnargli come.

Per il bambino sotto i 3 anni di età si può fare uso di giochi e di interazioni appropriate che lo aiutino a ritrovare rapidamente un proprio senso di sicurezza. A partire dai 3 o 4 anni, uno degli strumenti privilegiati per aiutarlo a liberarsi delle sue paure e mantenere un buon contatto con se stesso diventa il disegno. Quando poi il bambino sviluppa capacità di logica concreta, ossia intorno ai 6 o 7 anni, si può ricorrere a esercizi appropriati di immaginazione attraverso i quali egli conseguirà un migliore controllo sul proprio sistema emotivo globale.

Insegnando a dominare e a far scomparire la paura del vuoto, le tecniche proposte in questo libro ci permettono di offrire ai nostri figli una base interiore più solida e di aiutarli a evitare quell'ansia intensa che noi adulti abbiamo forse conosciuto e subito per gran parte della nostra esistenza.

L'Ansia nei Bambini

L'Ansia nei Bambini

Il numero di bambini che necessita di una consulenza psicologica per il trattamento di disturbi legati all'ansia è in costante aumento, al tempo stesso si abbassa l’età media e sempre più spesso si riscontrano disturbi da panico in bambini di sei, sette anni. In questo contesto risulta urgente utilizzare strumenti efficaci che aiutino i nostri figli a ritrovare il proprio equilibrio rinunciando a farmaci o ad una terapia.

In questo libro Louise Reid propone azioni semplici ed efficaci in grado di fornire un valido aiuto per i nostri bambini riducendo loro l’elevato livello di ansia. Questo libro risulta essere perciò una preziosa guida per aiutare al meglio i nostri piccoli, per seguirli fino all'adolescenza, aiutandoli a gestire i loro problemi liberandoli da inutili sofferenze.

Il principale obiettivo di questo testo è aiutare i genitori a riconoscere e  decodificare il significato più profondo dei “messaggi” che il bambino manda loro. Segue poi il desiderio di fornire strumenti semplici e facilmente utilizzabili in grado di neutralizzare l’ansia che attacca i nostri figli e che ci rende, a volte, impotenti di fronte al problema.

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Louise Reid

Louise Reid è psicoterapeuta e docente. Specializzata nei disturbi dell’ansia, ha sviluppato un approccio di imaging mentale che risolve i problemi legati ad ansia, depressione e panico.

 

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