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Introduzione - Impara a pensare come Steve Jobs - Libro di Daniel Smith

Quando Steve Jobs morì per un cancro al pancreas, il 5 ottobre 2011, la notizia fu accolta con un cordoglio senza precedenti nella storia dell'industria e del business. Fu la breaking news dei canali televisivi e radiofonici di tutto il mondo. Riempì le prime pagine di un numero infinito di giornali e di riviste e fu l'argomento di punta su Twitter.

Un numero incredibile di tributi intasò i forum su Internet e i social network; solo dalla Cina sono arrivati nel tempo trentacinque milioni di messaggi. Figure di spicco del mondo della politica, degli affari e dello spettacolo hanno espresso il loro dispiacere per la sua morte e lodato la sua vita straordinaria. È stato il tipo di reazione riservata a icone pop quali Lady Diana o le più amate star della musica, dello spettacolo e del grande schermo.

Eppure non c'è da stupirsi che Jobs abbia suscitato una simile reazione, perché i suoi prodotti hanno avuto - e continuano ad avere - un grosso impatto sulla vita di tutti noi.

Non è necessario usare un Mac, essere un adepto dell'iPod o un discepolo dell'iPhone perché il lavoro della sua vita influenzi la tua. Non è eccessivo affermare che nessuna delle realtà citate - l'informazione, il mondo dello spettacolo, Internet, la politica, il business - esisterebbe nella forma in cui esiste oggi se Jobs non fosse esistito. Jobs non solo ha fornito a ognuna gli strumenti che ne hanno cambiato il modo di funzionare, ma ha anche modificato l'atteggiamento della società tutta nei confronti della tecnologia e del modo in cui facciamo il nostro lavoro.

Un celebre tweet ha riassunto molto bene come il mondo sia stato plasmato nei secoli da... tre mele:

«La mela mangiata da Eva; la mela caduta in testa a Newton; la mela creata da Steve».

«Non può esserci un riconoscimento più grande del successo di Steve del fatto che gran parte del mondo abbia appreso la notizia della sua morte su una delle sue invenzioni».
Barak Obama

La cosa più sorprendente per quanto riguarda i tributi rivolti a Jobs è stato il fatto che milioni di persone che non sono mai entrate in contatto personale con lui abbiano sentito un reale legame. In fondo è come se tutti si fossero sentiti membri del «Team Jobs», ognuno con una visione leggermente diversa su ciò che egli aveva rappresentato.

Per alcuni era semplicemente un genio. Per altri, un inventore, un innovatore, uno che aveva allargato i confini, un visionario. Per altri un cane sciolto. Per altri ancora un ispiratore: uno che sapeva riconoscere una buona idea, trasformarla in un'idea grandiosa e venderla con un successo senza uguali. Una specie di P. T. Barnum di oggi, che di tanto in tanto se ne salta fuori con l'ultimo «aggeggio più fico del mondo» e riesce a convincerci di non poterne fare a meno. Per quelli che lo amavano meno, Steve Jobs era un arrogante, un'icona del consumismo, un plagiatore.

Tutti questi punti di vista hanno una loro legittimità.
Se è stato un grande uomo, non lo è stato necessariamente sotto tutti gli aspetti.

Una cosa però è certa: era davvero unico.

Insieme a Steve Wozniak ha rivoluzionato il mondo dei personal computer. Già solo questo basterebbe ad assicurargli un importante paragrafo nella storia del XX secolo. In verità, per un periodo questo è sembrato essere il suo principale contributo.

Ma in seguito Jobs ha avuto una seconda «occasione»: dalla metà degli anni '90 ha trasformato il cinema di animazione - e l'industria del film in generale -, mettendo le ali alla Pixar.

Al tramonto del secolo e all'alba del nuovo millennio, ha attraversato un periodo di creatività miracolosa alla Apple.

Il Mac ha svecchiato il concetto di PC; a stretto giro è arrivato l'iPod, che ha stravolto mondo della musica; infine sono arrivati l'iPhone, che per i molti che lo possiedono, significa aver la «vita in tasca», e l'iPad - che, tra gli altri meriti, ha quello di aver rivoluzionato il nostro modo di leggere, un cambiamento che solo dieci anni fa era semplicemente immaginabile.

Riconosciuto tutto questo, però, molto probabilmente, il successo più grande di Jobs è stato l'aver trasformato i nerds da «sfigati» e un po' imbranati cervelloni in individui trendy e sexy, proprio come i gioielli tecnologici di cui la Apple li dotava. Jobs si è rivolto al geek che è in ognuno di noi e lo ha fatto sentire come se fosse posseduto dallo spirito fuorilegge di Ned Kelly.

Sapeva bene che sposando la causa dell'innovazione avrebbe sicuramente fatto anche qualche passo falso. Era un iper-perfezionista, ma accettava l'idea che la conoscenza fosse anche un prodotto dell'esperienza e garantiva migliori risultati per gradi.

Per dirla con le sue parole,

«se fai delle cose nuove, può succedere che tu commet­ta degli errori.
È meglio riconoscerli subito e andare avanti cercando sempre di migliorare
».

Alla base di tutto il lavoro di Jobs c'era l'idea di fare bene le cose semplici.

Sapeva che i prodotti devono possedere un appeal profondo («Abbiamo fatto i pulsanti dello schermo così belli che vi verrà voglia di leccarli»), ma sapeva anche che un prodotto raffinato e dall'aspetto irresistibile se non funziona alla perfezione è semplicemente inutile.

«Il design di un oggetto non ha nulla a che fare con il suo aspetto,
o con le sensazioni che un suscita.

Il design ha a che fare con il funzionamento

Creatore di oggetti da possedere assolutamente e che hanno caratterizzato un'era, Jobs non è stato soltanto una persona che ha infranto le regole e che possedeva un tocco alla Re Mida, ma uno che ha scritto delle nuove regole.

Come egli stesso ha detto, voleva «lasciare un segno nell'universo». Anche in questo senso, il suo è stato un successo sensazionale.

Allora, diamo uno sguardo a ciò che ha detto e a ciò che ha fatto Steve Jobs - spesso in modo ammirevole, qualche volta meno - e iniziamo il nostro viaggio nella mente di questa figura eccezionale.

 

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Luca Martinelli  nato a Sienail 7 gennaio 1964. Da molti anni lavora come giornalista presso l'Ufficio stampa del Consiglio regionale della Toscana e come direttore responsabile della rivista "The Strand Magazine", organo ufficiale di "Uno studio in Holmes", l'associazione degli sherlockiani italiani. E da molti anni coltiva la passione per la scrittura: romanzi, racconti, saggi, poesie.

 

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