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Introduzione - Il Ritmo del Corpo - Libro

Leggi un estratto dal libro di Donatella Coda Zabetta ed Emilio Martignoni "Il ritmo del corpo"

Introduzione - Il Ritmo del Corpo - Libro

La scuola di tuina e l'intenzione di coltivare ulteriormente questa pratica, attraverso corsi di aggiornamento e letture dedicate, fecero in modo che Emilio e io (Donatella) non ci perdessimo di vista negli anni successivi e unissimo le energie in un intento comune di lavoro consapevole. L'avvio dei seminari di qi gong presso il Centro ci portò a lavorare a stretto contatto l'uno con l'altra all'interno dei gruppi e a condividere riflessioni, prospettive differenti di osservazione e nuove esperienze.

Unire le conoscenze fu naturale, in quanto molti dei partecipanti al corso di qi gong frequentavano già da qualche anno le serate di meditazione: fu incredibile notare la corrispondenza del lavoro interiore svolto da me il venerdì con quello pratico proposto da Emilio in modo totalmente indipendente il sabato. Coincidenza che fin da subito non ci lasciò indifferenti e ci indusse a proporre agli iscritti di praticare il qi gong col metodo daoyin yangsheng gong la mattina e a sperimentare, a coppia o singolarmente, esercizi e movimenti del corpo, il pomeriggio, con l'intento di calmare la mente.

Questo lavoro ci permise di osservare ciò che succedeva tra di noi a livello di emozioni, sensazioni e reazioni, facendo leva sulla motricità e sull'ascolto del corpo. Lo specchiarsi negli altri rese naturale un incremento della consapevolezza e migliorò il contatto con i segnali del proprio corpo trasformando, a poco a poco, l'atteggiamento individuale in capacità di ascolto ed empatia. Entrambi perseguivamo una dimensione di benessere, indissolubilmente collegata a un processo di crescita interiore.

Emilio e io, inizialmente, avevamo un approccio molto distante: personalmente basavo tutto il mio operato sull'apertura di cuore, sull'intuizione e sul ricordo, mentre lui era più razionale, concreto e centrato sullo studio. Io avevo esasperato il lato femminile e lui il maschile.

L'incontro/scontro delle due prospettive subito ci destabilizzò. Io faticavo terribilmente a seguire la precisione dei movimenti, il ritmo e il rituale del qi gong, mentre Emilio viveva enormi difficoltà a frenare la mente e arricchire la pratica di un lavoro interiore.

Il dialogo che da sempre aveva caratterizzato il nostro rapporto, unitamente ad una gran dose di umiltà, aprì le porte alla condivisione. Il mio femminile acquisì concretezza e praticità, mentre il suo maschile si arricchì di una dimensione di cuore, più flessibile e intuitiva. Cambiò il mio modo di meditare e di osservare, così come il suo modo di praticare il qi gong: il gesto corporeo e il movimento si trasformarono, a poco a poco, in manifestazione dell'interiorità e, grazie alle esperienze individuali maturate nel percorso condiviso, raggiungemmo la chiarezza necessaria ad avviare il progetto di ricerca che rappresenta il tema portante del libro.

Questo testo è nato infatti dalla volontà di conciliare la dimensione fisica con quella spirituale per supportare un lavoro consapevole di comprensione e conoscenza di se stessi attraverso la pratica corporea.

E' nato così il nostro modo di fare qi gong, dove l'esperienza del corpo passa anche attraverso il lavoro interiore per far emergere un altro sé, più in sintonia con l'universo e in armonia con le cose del mondo e con gli altri.

Il tempo necessario a completare lo studio vide il dispiegarsi di eventi che arricchirono ulteriormente la profondità della ricerca: desidero evidenziarne le tappe principali per dare linearità alla maturazione interiore che ha diretto la mia scrittura. Nei capitoli successivi Emilio farà lo stesso.

Nel febbraio 2014, a seguito della pubblicazione del mio libro e della creazione del blog relativo, ebbi la possibilità di entrare in contatto con tantissime persone e approfondire ulteriormente il lavoro svolto in associazione con i gruppi. Questa meravigliosa opportunità mi permise di comprendere ancor meglio quanto l'esperienza individuale fosse determinante nel percorso verso la consapevolezza.

Da sempre stimolavo le persone a prendere coscienza del corpo per rendere il lavoro della meditazione più fecondo, e l'esperienza stessa mi fece realizzare quanto questo approccio rendesse l'incontro con le proprie dinamiche interiori legate alle emozioni meno faticoso e più gestibile. Non si possono negare i segnali del proprio corpo quando si è imparato ad ascoltarlo, e agire sulla fisicità, focalizzandosi sulle sue tensioni o rigidità, permette di acquisire quell'oggettività così importante per avvicinarsi alle emozioni senza venirne travolti.

Contemporaneamente a quanto avveniva nella mia quotidianità ebbi modo, frequentando regolarmente il web e i social network, di notare come venissero ciclicamente riproposti con effetto virale frasi o estratti di grandi iniziati, studiosi e scienziati. Quello che mi incuriosì moltissimo fu il leggerne i commenti postati: realizzai che la lettura era in grado di stimolare una profonda riflessione solo in coloro che risuonavano con l'insegnamento trasmesso per aver vissuto esperienze personali similari. Le parole da sole non bastavano: a volte non venivano comprese, altre volte erano fraintese o alterate dall'approccio mentale individuale, altre ancora si perdevano in un turbinio di pensieri e giustificazioni: rimanevano cioè in superficie e fini a se stesse, lì sempre maggior interesse verso argomenti di natura spirituale dimostrato da tante persone era accompagnato spesso da un progressivo allontanamento o addirittura rifiuto dal contatto con il proprio corpo e ciò che emergeva, una volta ancora, era la difficoltà insita in ogni tentativo di introspezione dissociato da un ascolto consapevole della fisicità.

Centrata sull'intento di comprendere meglio le dinamiche interiori, notai al tempo stesso come la mimica e la gestualità delle persone rispecchiassero spesso un'incoerenza tra parole e azione, tra pensiero e sentimento, come se l'abitudine a rispettare norme sociali ed educative, aspettative, immagini e ruoli le avesse rese schiave dei propri desideri: comportamenti stereotipati e inconsapevoli ne erano la diretta manifestazione. Nuovamente il corpo si rivelava un prezioso alleato nell'evidenziare, con grande semplicità, le incongruenze e i disagi che si celavano a monte.

Grazie alle sessioni di qi gong rilevai, inoltre, quanto fosse comune la frattura tra comando vocale ed esecuzione dello stesso. Quando Emilio chiedeva, ad esempio, di assumere una postura a piedi allineati, i piedi raramente lo erano: spesso mantenevano una certa fantasia posturale, le punte tendevano all'esterno, all'interno o in direzioni differenti, e chi la assumeva aveva difficoltà a rendersene conto; pur con la ripetizione del comando il risultato non cambiava, come se il collegamento testa-piedi fosse in qualche modo interrotto. La scarsa consapevolezza corporea e la tendenza ad assumere posizioni ormai automatizzate nella quotidianità rendevano l'esercizio, pur nella sua banalità, quasi impossibile a realizzarsi: come osservatrice mi era facile notare i disallineamenti e intervenire direttamente, rendendo la persona consapevole della postura adottata e offrendo una lettura interiore dell'automatismo. Ogni movimento velava, infatti, una dinamica più profonda che per esperienza mi era semplice cogliere e trasmettere: il modo di proporsi e gli atteggiamenti espressi erano diventati la chiave di lettura dell'interiorità. Quando la persona veniva posta di fronte all'automatismo, inizialmente si mostrava perplessa, ma la constatazione diretta della propria postura non lasciava spazio a ulteriori dubbi e immediatamente reagiva tentando di controllare e disgregare lo schema.

Ricordo con chiarezza quante volte, ad esempio, negli esercizi svolti a coppie nei gruppi di meditazione rimarcavo gli atteggiamenti di chiusura del corpo: braccia incrociate, rigidità, sguardo sfuggente. La persona, spiazzata, reagiva immediatamente: lasciava cadere le braccia, scrollava le spalle e puntava lo sguardo diritto negli occhi di chi condivideva con lei l'esperienza. Dopo pochi minuti era nuovamente e inaspettatamente in chiusura. Il dono della condivisione faceva si che i compagni di viaggio di più lungo corso iniziassero a elencare con un sorriso tutte le loro difficoltà iniziali e smorzassero naturalmente ogni tensione o ansia da prestazione.

Lo sblocco dell'automatismo richiedeva uno sforzo continuo da parte del praticante, in quanto un calo di attenzione era sufficiente a ripeterlo, ma verificavo regolarmente quanto un'azione consapevole, tesa a riprendere il contatto con la propria fisicità e a dirigerla, era in grado di instaurare contemporaneamente un processo mirato a risolvere la dinamica interiore manifestata dal corpo. Gradatamente cambiava, infatti, l'energia della persona, mentre il suo movimento acquisiva fluidità e leggerezza. Anche di fronte alla rigidità corporea più marcata, un esercizio consapevole era in grado di portare flessibilità unitamente a un rinnovato stato di benessere generale. L'imparare a osservarsi, per osservare in modo consapevole, funzionava meravigliosamente.

Questa consapevolezza mi donò grandi soddisfazioni e l'energia per mettere a punto un percorso interiore, aperto a tutti, in grado di unire il qi gong daoyin a un approccio meditativo.

Spesso si identifica, con grande superficialità, la meditazione con una pratica il cui intento è calmare la mente raggiungendo uno stato di assenza di pensieri o vuoto mentale. Questa convinzione rende la meditazione un traguardo improponibile per noi occidentali che, per usi e costumi, abbiamo eretto la mente a direttore d'orchestra delle nostre vite.

La ricerca che aveva preso forma con il libro Il coraggio di ascoltarsi aveva posto le basi per una meditazione più accessibile, in piedi per favorire il contatto corporeo e guidata dalle visualizzazioni per un lavoro di tipo esperienziale e individuale, ma una mente sempre più attiva e l'inconsistente percezione della fisicità delle molte persone che si avvicinavano a un percorso consapevole, mi rimandavano la necessità di un'ulteriore trasformazione. L'ipotesi di un maggior coinvolgimento del corpo era la via più facilmente percorribile per stimolare nuovamente il contatto con esso che era stato perso.

Non si può, infatti, lavorare sull'interiorità, accedendo direttamente alla dimensione invisibile di noi stessi, senza aver prima preso consapevolezza del proprio corpo. Per scardinare gli schemi di una mente iperattiva che fagocita le parole senza digerirle, e i ritmi di uno stile di vita frenetico, che ha reso la fisicità un semplice mezzo di sussistenza, è necessario tornare innanzi tutto a fare esperienza. Che si sperimenti con il movimento, il massaggio, la danza, la pratica di una disciplina corporea o lo specchiarsi in un'altra persona, non ha grande importanza: essenziale è il farlo con consapevolezza, focalizzati sul presente e su se stessi. La capacità di rimanere centrati su quello che si sta facendo senza lasciarsi distogliere dai mille pensieri della mente è la base della meditazione. Questo non significa non avere pensieri, ma semplicemente non prestarvi attenzione, esserne liberi.

Il qi gong daoyin, con la sua forma e i suoi movimenti dolci e rallentati, richiede un'alta soglia di attenzione nella pratica e per questa ragione rappresenta una stupenda meditazione in movimento. Di primo acchito la filosofia orientale alla base di questa pratica potrebbe risultare estranea al nostro modo di pensare e facilmente generare il senso di estraneità di cui parla Carl Gustav Jung, scatenando un atteggiamento ipercritico per via dei suoi movimenti desueti e circolari e del suo continuo rimando all'unione degli opposti (basso-alto, sinistra-destra, vuoto-pieno, avanti-indietro): ma quale strumento migliore a evidenziare i tanti automatismi che ci appartengono e gli schemi mentali che ci caratterizzano, giudizio incluso?

Seguendo il Dao, cioè il flusso del movimento e della vita, permettiamo all'esperienza di trascinarci con sé e accogliamola senza rigidità. I limiti e le potenzialità che il nostro corpo manifesterà rappresenteranno semplicemente gli strumenti che, con grande serenità e leggerezza, accompagneranno il viaggio verso la riscoperta della nostra fisicità. Impariamo a rinunciare al controllo anche solo per il ristretto periodo degli esercizi: osserviamo semplicemente e oggettivamente il nostro corpo in movimento, ascoltiamolo. La mente cercherà continuamente di aiutarci, correggerci o negare l'esperienza, ma continuiamo a praticare con costanza e avremo posto le basi per un nuovo atteggiamento in grado di accettare anche l'incomprensibile e l'invisibile, con la presenza della consapevolezza.

Il qi gong daoyin non è un semplice esercizio fisico, ma un'antica pratica per imparare a stare bene con noi stessi: il miglior modo per comprenderne la filosofia è praticarlo consapevolmente.

Umiltà, disciplina e coraggio renderanno il nostro percorso meravigliosamente unico.

Il Ritmo del Corpo

Il Ritmo del Corpo

Il libro propone 5 nuove e semplici posizioni di base ispirate al daoyin yangsheng gong, un metodo di qi gong fondato in Cina negli anni Settanta del XX secolo. Ciascuna di esse è completata da esercizi di meditazione finalizzati sia a comprendere i motivi delle difficoltà che si riscontrano nell'effettuare alcune posture sia a individuare le modalità per riuscire a riconquistare flessibilità e spontaneità.

Una scrittura lineare corredata da chiari esempi e il DVD allegato accompagneranno i lettori a sperimentare personalmente i movimenti, facilitando in tal modo il recupero del contatto con il proprio corpo. Sia il lettore che si avvicina per la prima volta a tale pratica sia i più esperti avranno modo di apprezzare questo originale percorso riscoprendo l'importanza di muoversi con consapevolezza.

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Donatella Coda Zabetta

Donatella Coda Zabetta, laureata in Scienze Naturali, ha seguito corsi di Massaggio antistress, di Tuina e di Onodidattica-Onoterapia (Educazione e terapia con asini).

Ha fondato a Cigliano (VC) un’associazione senza scopo di lucro denominata “Centro per lo Sviluppo Evolutivo dell’Uomo”, con l’intento di promuovere attività socio-culturali e sportive volte al benessere psico-fisico dell’individuo. 

 

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Emilio Martignoni

Emilio Martignoni, laureato in economia alla Bocconi, ricercatore e docente di economia all’Università e nelle scuole superiori, ha lavorato alla Rai Radiotelevisione Italiana. Dagli anni Settanta si è dedicato allo yoga, al qi gong e al taiji. Nel 2008 ha ottenuto il diploma di operatore e insegnante qigong sia dall’Istituto Datong che dalla Scuola di tuina e qi gong di Kunming, provincia dello Yunnan (Cina), e ha conseguito il diploma di operatore Tuina a Torino nel 2009. 

 

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