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Introduzione - Estratto dal libro "Antico e Nuovo...

leggi in anteprima l'introduzione del libro di Mauro Biglino e scopri come le grandi religioni siano state costruite attraverso un libro che non parla di Dio

Introduzione - Estratto dal libro "Antico e Nuovo Testamento - Libri senza Dio"

Dopo molti anni trascorsi come traduttore di ebraico masoretico, dopo la pubblicazione da parte delle Edizioni San Paolo di diciassette libri dell’Antico Testamento tradotti dalla Bibbia ebraica Stuttgartensia (Codice di Leningrado), dopo la pubblicazione di quattro testi sulla Bibbia, sei anni di attività pubblica e più di 100.000 libri venduti, esce il secondo volume de La Bibbia non è un libro sacro.

In questa nuova pubblicazione ho voluto inserire una serie di prime riflessioni sul Nuovo Testamento per ricomprenderlo senza ombra di dubbio all’interno dell’affermazione contenuta nel titolo. Ho anche scelto di rispondere in modo circostanziato alla più importante delle contestazioni che l’esegesi giudaico-cristiana mi rivolge: quella relativa al termine Elohim, al suo essere plurale o singolare, al suo significare Dio oppure no.

Come si comprende bene, questa infatti è la questione di fondo, tutte le altre non ne costituiscono che il corollario e rivestono un’ importanza di gran lunga inferiore.

E' infatti fondamentale stabilire se la Bibbia parla del Dio unico oppure no. E se non parla di Dio, di cosa si occupa? Che storia ci narra?

Questo nuovo lavoro è dunque un excursus su vari temi compiuto con l’intento di evidenziare la questione di fondo che concerne il nostro rapporto con quel libro su cui mi pongo le seguenti domande: per l’Antico Testamento, i detentori della conoscenza hanno raccontato ciò che veramente contiene?

Per quanto concerne invece il Nuovo Testamento, come si comprenderà dal contenuto del lavoro, la domanda è necessariamente diversa: gli autori hanno scritto il vero?

La risposta è per me scontata in entrambi i casi: assolutamente no.

Per l’Antico Testamento non si sono limitati a non raccontare, ma sono andati ben oltre e hanno deliberatamente e spudoratamente inventato ciò che non c’è.

Per il Nuovo Testamento gli autori dell’inganno sono stati innanzitutto gli estensori, coloro che hanno inventato la figura cristica, ben diversa dalla figura storica del predicatore giudeo messianista. Ecco il motivo della scelta di un titolo così assertivo e all’apparenza provocatorio.

Darò anche risposte a critiche e osservazioni che i rappresentanti delle diverse, e spesso contraddittorie, dottrine hanno rivolto alle ipotesi contenute nei miei precedenti lavori.

Un percorso che parte dal primo versetto della Genesi per arrivare a riflettere, sia pure per il momento molto sinteticamente, sull’inganno finale: da Adamo a Gesù.

Una storia che i detentori della conoscenza hanno costruito a tavolino, utilizzando i testi cosiddetti sacri come puro pretesto, come spunto per dare voce a una loro creazione artificiale.

Ho scelto deliberatamente di ridurre al minimo le citazioni testuali di versetti e i riferimenti bibliografici che si trovano numerosi negli altri miei libri; ne consegue che la bibliografia è essenziale e contiene esclusivamente i testi che fanno diretto riferimento ai temi trattati, mentre le citazioni testuali dei versetti ebraici si sono rese necessarie nei capitoli in cui ho affrontato le obiezioni degli egegeti giudaico-cristiani.

A proposito di citazioni e bibliografia, devo però anche dire che in questi sei anni di esposizione pubblica dei miei studi, ho notato che i critici di professione hanno un atteggiamento strano, molto curioso e quanto meno poco coerente: se ascoltano o leggono un’affermazione che collima con le loro idee non chiedono mai la fonte e non pretendono che sia contestualizzata; la accettano così come viene formulata, senza porre ulteriori questioni, anche se quella affermazione potrebbe rivelarsi un’emerita fandonia o la stupidaggine del secolo.

Se invece ascoltano o leggono una tesi o un’ipotesi che non collima con le loro idee, o peggio che le mette in seria discussione, immediatamente ne chiedono la fonte, introducono il concetto di allegoria o metafora, applicano la contestualizzazione giustificatrice ecc. ecc…

Ad esempio, se scrivo che Yahweh amava l’umanità intera (cosa che contrasta con l’intero Antico Testamento) i critici tacciono; mentre se scrivo che Yahweh ordinava di massacrare donne, anziani e bambini (cosa ripetutamente dichiarata nel testo e realmente avvenuta), immediatamente mi chiedono dove è scritto, in che contesto è inserito quell’evento; mi ammoniscono sostenendo che va interpretato, capito, letto magari in chiave allegorica o metaforica, inserito nel momento storico e culturale in cui si è verificato, va scavato per ricavarne il significato profondo, esoterico ecc. ecc. Addirittura arrivano a sostenere che per quelle parti, e solo quelle, non abbiamo alcuna certezza che siano state ispirate da Dio.

E per le altre invece abbiamo la prova, chiedo io?

Non ho mai sentito dire che il primo versetto della Genesi abbia un significato allegorico, eppure proprio quel versetto contiene un’affermazione che non ha nulla a che vedere con ciò che ci è stato tramandato: non parla cioè della ‘creazione’ ma di ben altro (vedere l’analisi specifica condotta nel precedente lavoro: Non c’è creazione nella Bibbia).

Insomma, la sostanza del comportamento dei dogmatici è la seguente: ciò che piace può e deve essere preso alla lettera, così com’è; mentre ciò che non piace richiede stranamente analisi approfondite e interpretazioni di varia natura.

Per il Nuovo Testamento assistiamo addirittura ad un atteggiamento che non sarebbe approvato in nessuna altra situazione: l’accettazione acritica di tutto ciò che vi è scritto, senza alcuna considerazione sulla totale assenza di fonti accertate e di riscontri storici.

Questo nuovo libro è come un fiume, una corrente il cui flusso scorre con i pensieri che si richiamano gli uni con gli altri senza suddivisioni didascaliche.

Non ho neppure riportato i versetti in ebraico perché ho scelto deliberatamente di dare spazio alle traduzioni ufficiali – quelle non contestate – con particolare riferimento alle versioni della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), cui va riconosciuto il merito di operare con sempre maggiore obiettività nel dare conto dei significati del testo ebraico, anche nei passi che possono risultare poco consoni o addirittura ostici per la dottrina.

Ho concesso anche molto spazio alle tesi dei rabbini che studiano questi testi con un atteggiamento libero dai condizionamenti dell’ultra ortodossia integralista e dell’ideologia di stampo nazionalista (conosciuta con il termine sionismo), il cui dogmatismo non ammette dubbi o riflessioni che abbiano potenzialmente conclusioni diverse da quelle già predefinite.

Preciso solo che quando cito genericamente la filologia ebraica mi riferisco a quei blog e forum in cui filologi biblisti ebrei hanno analizzato i miei lavori precedenti.

Il lettore seguirà dunque questo fiume ricavandone spunti e stimoli per procedere con approfondimenti personali e con l’avvio di una riflessione autonoma, utile a comprendere la reale consistenza (dovrei dire inconsistenza) delle fondamenta di quella grande costruzione che, nei secoli, è stata edificata e presentata come vera.

Come sempre scrivo e dico, so di non possedere la verità e so altrettanto bene che posso commettere errori, dai quali per altro nessuno è esente; al contempo, senza presunzione, sono consapevole di aver maturato nei decenni almeno quel poco di conoscenza che è sufficiente per svelare i palesi inganni altrui: i diciassette libri di mie traduzioni pubblicati dalle Edizioni San Paolo testimoniano in questo senso.

I dubbi e le domande che sorgono nella mente del lettore sono il vero pharmakon che stimola l’avvio di un processo di conoscenza autonomo, indipendente da ogni forma di condizionamento.

Quindi proseguo lungo il cammino tracciato in questi anni: traduco letteralmente l’ebraico, provo a raccontare con la massima chiarezza possibile ciò che trovo e se ciò che trovo è una fiaba, proprio come Pinocchio, io racconto Pinocchio, ma bisogna sapere che in quel caso la fiaba l’hanno introdotta ed elaborata i redattori dell’Antico Testamento ebraico e del Nuovo Testamento greco.

PS: In questo volume ho voluto/dovuto riprendere alcune, per altro poche, pagine del lavoro precedente per due motivi: garantire al nuovo lettore la possibilità di comprendere il testo senza doversi necessariamente procurare il libro precedente; chi invece lo possiede sarà facilitato nel seguire questo nuovo lavoro senza dovervi fare continuamente ricorso.

Antico e Nuovo Testamento - Libri Senza Dio

Antico e Nuovo Testamento - Libri Senza Dio

Mauro Biglino torna con un nuovo libro in cui prende in esame sia l'Antico, sia il Nuovo Testamento!

Per l’Antico Testamento, i detentori della conoscenza hanno raccontato ciò che veramente contiene?

Per quanto concerne invece il Nuovo Testamento, come si comprenderà dal contenuto del lavoro, la domanda è necessariamente diversa: gli autori hanno scritto il vero?

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Mauro Biglino

Mauro Biglino cura le edizioni di carattere storico, culturale e didattico per diverse case editrici italiane. Studioso di storia delle religioni e traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, collabora con diverse testate giornalistiche. Da circa 30 anni si occupa dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza e l'analisi diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possano aiutare a comprendere veramente il pensiero religioso formulato dall'umanità nella sua storia.

 

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