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Leggi un estratto dal libro "Essere un Padre"

Introduzione - Essere un Padre - Libro a cura di Michele Mezzanotte

Essere un Padre significa vivere una dimensione Paterna, la dimensione dell'immagine. Questa dimensione può essere vissuta da chiunque - mamme, zii, fratelli, sorelle, donne, uomini — sia attivamente, ovvero da padri, sia passivamente, ovvero da figli.

L'immagine, in particolare l'immagine archetipica, è ciò che costituisce la psiche, sia individuale che collettiva. L'immagine non è legata solo al mondo visivo, ma coinvolge tutti e cinque i sensi, ed è un modo di vedere le cose, una prospettiva, un "universale fantastico" per dirla con un'espressione cara a Giambattista Vico. James Hillman afferma: «un'immagine archetipica è animata al pari di un animale». Descrivendo un'immagine riusciamo a entrare all'interno della dimensione psicologica, l'etimologia di "immagine" significa infatti "imitare", "mimo". L'immagine è dunque il "mimo" della psiche e attraverso essa riusciamo a percepire parti della nostra anima, "imitate" e immaginate.

Tutti noi abbiamo e viviamo Un Padre, e ciò che ha portato gli studiosi-scrittori ad aderire a questo progetto è proprio la sua immagine.

Già nel 1942, cercando di rivalutare questa immagine, Giovanni Papini scriveva L'imitazione del Padre, nel quale analizzava l'immagine del Dio Padre in crisi e paragonava la crisi del '900 a quella dei secoli bui medievali. Oggi ci troviamo in una situazione analoga, buia socialmente e culturalmente. Un "Medioevo prossimo venturo", direbbe Roberto Vacca.

L'immagine paterna sta attraversando una profonda re-immaginazione e ne danno prova le numerose discussioni e pubblicazioni sul Padre che tendono a riscoprirne la funzione o semplicemente ne descrivono il cambiamento.

L'immagine Un Padre riveste un ruolo fondamentale nella nostra società. Per Sigmund Freud infatti la protezione è la funzione più importante per un bambino in crescita e si associa sovente alla personalità paterna.

L'immagine Un Padre è ciò che ci accomuna. Ognuno di noi ha inevitabilmente Un Padre reale, Un Padre sociale e allo stesso tempo ha Un Padre interiore: Un Padre archetipico e Un Padre ultraterreno. Possiamo parlare di Un Padre reale, il padre di carne, e immergerci nei suoi immaginari, fino a toccare quelli più estremi, come ad esempio quello che ci descrive l'antropologo polacco naturalizzato britannico Bronislaw Malinowski, quando ci racconta che i Trobriandesi, una popolazione delle isole Trobriand al largo della Nuova Guinea, non credono nella paternità fisica. Le relazioni sessuali, secondo loro, non sono ciò che porta alla filiazione umana. Tuttavia nella società moderna, soprattutto in quella occidentale, è dato un forte valore alla paternità sociale.

Ma quando affrontiamo la tematica paterna è impossibile non esaminare la questione dei diversi Padri Ultraterreni, quelle singole o molteplici divinità che sono i Padri monoteisti e i Padri pagani, i quali ci aiutano a descrivere, come fece la psicologia archetipica di Hillman, le caratteristiche psichiche paterne di un individuo e quelle della storia di un popolo.

Ma è proprio rispondendo alle domande del "quando" e del "dove" che entriamo nella dimensione archetipica del padre: il padre come Kronos e il padre come "Patria".

Anche il tempo è Un Padre. E' difficile sfuggire al tempo, per questo possiamo affermare che ci accomuna tutti. Ognuno di noi è regolato e limitato dal "tempo" e dai "tempi", ed è proprio in questi che ritroviamo la funzione padre: Un Padre è colui che determina e scandisce i ritmi. Il Dio greco padre degli Dèi, Kronos, è Un Padre in quanto regolatore del tempo. Kronos si manifesta nelle stagioni, nei secoli, nelle epoche e ci conduce negli immaginari collettivi moderni, persino nelle mode, che descrivono la storia e l'evoluzione di un popolo nelle forme del vestire. Le mode anni '70 e anni '80 non hanno influenzato solamente l'abbigliamento, ma anche l'identità, guidando le popolazioni contemporanee nella loro definizione caratteriale e identitaria.

Kronos è nel macro quanto nel micro: si manifesta anche nella piccola dimensione temporale della giornata. Il tempo è scandito da abitudini, dal lavoro, dalle pause pranzo. E' il tempo che ci guida e ci limita nella nostra quotidianità.

L'immagine archetipica di quell'Un Padre risponde anche alla domanda: "dove?"

Lo spazio può essere considerato "spazio paterno" perché ognuno di noi possiede una patria d'origine. L'etimologia latina di patria è pater, ovvero padre. Ciò ci permette di capire che i luoghi hanno Un Padre e sono Un Padre.

Proprio alcuni mesi fa, mi è capitato di andare al cinema per vedere un documentario che parlava di luoghi dell'anima. In questo documentario, intitolato Cattedrali della cultura, vengono analizzati ed evocati sei luoghi, tra i quali la Filarmonica di Berlino. Il regista del documentario ha dato voce all'edificio: i narratori del film erano le mura e l'anima della Filarmonica. Il dialogo con la coscienza della Filarmonica di Berlino ci permette di individuare facilmente Un Padre strutturale dell'edificio: l'architetto Hans Scharoun. Tuttavia, ci consente anche di capire come i luoghi sono Un Padre. Appena entrati nella Filarmonica diventiamo fruitori musicali assumendo quella particolare identità. In una prigione ci individuiamo prigionieri, in un teatro osservatori, in una biblioteca lettori, e così via.

Se l'immagine paterna ci guida nella ricerca dell'identità, il luogo sicuramente ci determina nell'assunzione di questa identità, ci individua in una specifica condizione caratteriale e di personalità.

Ciononostante il luogo è anche madre-patria, ovvero mater-pater, luogo di origine. Questo modo di dire non può non evocare la coppia genitoriale.

Ci troviamo spesso ad analizzare le immagini genitoriali della madre e del padre, figure troppo presenti nella psicologia moderna e sui lettini degli psicoanalisti.

La perversione del sistema odierno ha creato il concetto di famiglia, tassello fondamentale della società, ma nello stesso tempo ha sviluppato delle idee avverse all'eudaimonia dello sviluppo della persona.

James Hillman, nel suo libro intitolato Il codice dell'anima, afferma: «Se esiste nella nostra civiltà una fantasia radicata e incrollabile, è quella secondo la quale ciascuno di noi è figlio dei propri genitori e il comportamento di nostra madre e di nostro padre è lo strumento primo del nostro destino».

I genitori si sono trasformati in ricettacoli di proiezioni negative, di fallimenti, di scuse per i figli e per la società, con annesso abuso del concetto di trauma. L'utilizzo del concetto di trauma nel paziente è ciò che farà implodere la psicologia su se stessa. Infatti il limite della psicologia di oggi, oltre la pretesa di medicalizzazione, è il voler rimanere nel trauma, nel toccare e scavare quella ferita.

Il meccanico serve a riparare la macchina, il medico a far rimarginare la ferita e lo psicoanalista dovrebbe servire a ripristinare un adeguato funzionamento psichico e ad accompagnarci attraverso il viaggio nella nostra psiche. Il nostro corpo si auto-rigenera, perché la psiche non dovrebbe tendere a una guarigione? Perché lo psicoanalista dovrebbe far rimanere nella ferita il paziente invece di farlo viaggiare attraverso i suoi orizzonti psichici?

Oggi non ha senso parlare di rimanere nel trauma e nella ferita per guarire, anzi, sappiamo benissimo che la ferita deve prendere aria per rimarginarsi. Se continuo a toccare una ferita, questa continuerà a infettarsi e ad aprirsi sempre di più. Diffiderei di tutti quegli psicoanalisti che predicano lo "stare dentro" la ferita. Probabilmente conviene più alle loro tasche che al paziente.

Uno dei traumi inutili che la psicologia moderna sottolinea è l'assenza della figura genitoriale del padre. Per James Hillmann l'immagine Un Padre ha valore fondamentale per la famiglia proprio nell'assenza, ovvero nel mantenere i contatti con l'altrove, nel condurci verso un altro luogo, verso il mondo dell'invisibile.

Egli afferma: 

Per secoli i padri sono stati assenti: in paesi lontani a combattere campagne militari; sul vasto mare, per anni di fila, come marinai; via da casa come mandriani, esploratori, cacciatori di pelli, cercatori di oro, messaggeri, prigionieri, trafficanti, ambulanti, negrieri, pirati, missionari, emigranti. [...] Soltanto oggi l'assenza è così ignominiosa e definita una condotta delinquenziale e addirittura produttrice di delinquenza. Come male sociale, il padre assente è l'uomo nero dell'era social-terapeutica, questo periodo storico che vuole curare le cose che non comprendiamo.

Secondo Hillman il nostro compito psicologico è quello di esplorare questa dimensione di assenza. Solo in questo modo possiamo capire fino in fondo l'immagine paterna. In questo volume tenteremo di esplorare altre sfaccettature dell'immagine Un Padre, e cercheremo insieme agli autori del libro di essere Un Padre.

Poc'anzi abbiamo parlato dell'immagine di Un Padre come immagine di patria. Analizzare e osservare la nostra patria - ovvero il nostro padre collettivo - ci permetterà di capire meglio il paese dove viviamo. Ad esempio, quali fantasie animano la nostra Patria? Come ci coinvolgono?

In psicologia spesso si parla di parricidi, ma in Italia, per noi psicologi, ha poco senso parlarne. La nostra storia mitologica ci consiglia di soffermarci più sulle immagini di fratricidio perché è da queste che parte la nostra fantasia di origine. Con tutto il positivo e il negativo che comporta, l'Italia non è un paese parricida: perfino il nostro Inno nazionale ci suggerisce che siamo Fratelli d'Italia. Non siamo figli della madre-patria, non siamo figli di una coppia genitoriale: le nostre fantasie di inizio viaggiano orizzontalmente attraverso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Siamo un paese con prevalente presenza di personalità ermetiche e mercuriali; siamo creativi, poco gestibili, sempre in inganno, abbiamo poche regole da rispettare. Non abbiamo Un Padre.

I nostri miti d'origine partono da interazioni tra fratelli e, in particolare, raccontano di relazioni fratricide. Romolo e Remo, i due fratelli che fondano Roma, sono Fratelli d'Italia. Romolo uccide Remo per rivendicare il proprio territorio, ma anche altri fratelli mitici, come Caino e Abele rispondono a questa caratteristica: Caino uccide Abele. Siamo un paese di fratelli fratricidi.

Recentemente un coro di bambini durante la giornata inaugurale dell'Expo 2015 ha cantato il nostro Inno nazionale. Alla fine dell'esibizione sono state cambiate le parole: "siam pronti alla morte" è diventato "siam pronti alla vita". Muori tu fratello mio!

Un Padre italiano può dormire sonni tranquilli, non arriverà alcun figlio pronto a ucciderlo per rivendicare il suo territorio psichico. Ma Un Padre sarà pronto a osservare l'eterna lotta fratricida a cui siamo condannati?

Viviamo in uno Stato nel quale bisogna guardarsi le spalle dal proprio fratello, dal proprio amico, dal proprio collega di lavoro. Uno Stato in cui per vivere bisogna uccidere il proprio fratello interiore piuttosto che il proprio padre interiore. Tutto ciò ha un'implicazione comportamentale molto importante, soprattutto nelle sue inflazioni. Il Paese, non avendo Padri destituiti, sta vivendo un periodo di invecchiamento e continuerà a invecchiare.

Oggigiorno gli uomini sono considerati ragazzi fino a oltre i quarant'anni, ma un uomo a vent'anni ha già la piena capacita di intendere e volere, oltre alla smisurata energia psichica per farlo. Questa confusione generazionale crea paradossi lavorativi in cui si cercano neolaureati con dieci anni di esperienza, per proporre loro un contratto di apprendistato. Le energie dei giovani non espresse, ma castrate, esplodono creando mostruosità, demoni, patologie psichiche e fisiche.

Nell'Europa occidentale, secondo l'Istituto di Allergia UCB del Belgio, la malattia delle vie respiratorie chiamata asma, è raddoppiata in dieci anni. L'asma è uno stato di infiammazione delle vie aeree e si manifesta attraverso una costrizione toracica come se qualcuno stesse impedendo alle nostre energie di esprimersi, facendole rimanere dentro di noi, soffocandoci. Il tumore, altra malattia del secolo, in cui cellule cancerogene impazziscono riproducendosi senza sosta, presenta energie psichiche che non sanno dove andare e quale direzione prendere trasformandosi in mostruosità fisiche.

L'immagine Un Padre può guidarci nel cercare e trovare una via alle energie psichiche inespresse o non veicolate in modo ottimale.

Proveremo a declinare Un Padre attraverso vari punti di vista: quello antropologico, storico, psicologico, quindi psicologico analitico, psicoanalitico, psicologico archetipico, filosofico e artistico.

Il titolo del volume è Essere un Padre. Abbiamo scelto l'articolo indeterminativo un per essere appunto indeterminati in principio: per partire indeterminati e determinare l'immagine seguendo di volta in volta un percorso immaginale diverso.

Essere un Padre sarà per voi lettori un cammino da seguire per lasciarvi condurre all'interno dell'individuale e collettiva immagine Un Padre. Ciò avverrà grazie agli scrittori che hanno contribuito alla realizzazione di questo lavoro: Luigi Zoja, Luca Urbano Blasetti, Francesca Bellini, Guia Buzzetti, Marco Alessandrini, Giorgio Antonelli, Angela Paris e Federico Leoni, che ringrazio, come ringrazio voi lettori che state per addentrarvi tra le immagini archetipiche di Un Padre.

Essere un Padre

Essere un Padre

La figura paterna sta attraversando un'epoca di cambiamenti e mutazioni: il suo archetipo, rimasto ancorato per secoli nella fissità di un ruolo codificato, ha oggi la possibilità di recuperare la fluidità necessaria per riconnettersi al mondo della vita.  

In questo libro alcuni dei più grandi psicologi italiani, tra cui Luigi Zoia, riflettono insieme sulla figura del padre, attraverso un’analisi coraggiosa e necessaria tra mitologia, filosofia, antropologia e spiritualità .

Tra gli altri Marco Alessandrini, Federico Leoni, Francesca Bellini, Giorgio Antonelli, Angela Paris, Guia Buzzetti, Luca Urbano Blasetti, Michele Mezzanotte.

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Michele Mezzanotte

Michele Mezzanotte, psicoterapeuta, direttore scentifico della rivista di psicologia L'Anima Fa Arte e presidente dell'associazione omonima.