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Leggi un breve estratto dal libro di Giovanni Vota "Spiritual Quantum Coaching"

Introduzione di "Spiritual Quantum Coaching" Libro di Giovanni Vota

Poiché tutto è un riflesso della nostra mente,
tutto può essere cambiato dalla nostra mente.
Buddha

Il mondo che abbiamo creato
è il prodotto del nostro pensiero
e dunque non può cambiare
se prima non modifichiamo
il nostro modo di pensare.
Albert Einstein

Tutto nacque nel 1998 quando ero stato appena nominato Direttore dei sistemisti presso la Sun Microsystems Italia. La Sun Microsystems era un’azienda creata da quattro imprenditori, di cui due studenti della Stanford University, una delle università californiane più famose al mondo e nella quale oggi insegnano ben tredici premi Nobel e altri illustri professori, come l’informatico Donald E. Knuth.

«Sun» (nel 2009 acquistata da Oracle) stava per: Stanford University Network. Aveva come focus la rete, tanto che nel 1986 coniò come registered trademark il concetto di «The Network is the Computer». La Sun produceva computer di altissima qualità basati sul sistema operativo UNIX (che avevano come must il «non doversi mai fermare»); inoltre creò il linguaggio Java e diffuse l’Open Source.

All’epoca i sistemisti erano stati tolti dalla guida dei responsabili delle vendite e inseriti in un unico gruppo. Il mio capo, nonché Direttore generale e Amministratore delegato, Mauro Banchero, mi diede un incarico: «Dobbiamo diventare i fornitori n. 1 di computer nel mercato italiano delle telecomunicazioni, ovvero per chi fornisce la rete internet e le reti per i cellulari: vedi come si può organizzare il tuo nuovo gruppo di risorse e come questo possa diventare un motore determinante per aiutare tutta l’azienda sapendo che abbiamo a disposizione da 1/10 a 1/100 delle risorse economiche e di personale della concorrenza».

La sfida era grande. Era chiaro che una qualunque organizzazione aziendale «standard» non avrebbe mai potuto funzionare: le forze in campo erano troppo diverse e saremmo rimasti subito schiacciati.

Dovevo «pensare diverso»!

L’analisi del problema mi fece riflettere come ingegnere e l’idea matematica che mi arrivò fu semplice: è vero che ho 1/100 (rapporto esagerato ma comunque meno, molto meno) delle persone della concorrenza, ma se ognuna di queste persone vale infinito… problema risolto!

Ora si trattava di capire come fosse possibile che ogni persona valesse infinito! Nota: non che producesse infinito, ma valesse infinito! Una sostanziale differenza.

Dalla fisica e soprattutto dalla teoria delle antenne, sapevo che un sistema rende il massimo, teoricamente infinito, quando è sulla sua «frequenza di risonanza». La frequenza di risonanza è quella frequenza propria di ogni sistema fisico per cui con minima energia in ingresso genera infinita energia in uscita.

Dunque si trattava per me di trovare la frequenza di risonanza dei dipendenti!
Ovvero quella frequenza per cui con «poca fatica» lui/ lei sarebbe riuscito/a a generare infinita energia.

Ma esiste?

Cosa si intende per frequenza di risonanza di una persona?
E poi, è applicabile a un’azienda e addirittura a un modello aziendale?

Se dell’informatica sapevo (quasi) tutto perché nella mia carriera al Politecnico di Torino prima, e nelle aziende mie o dove ho lavorato dopo, avevo fatto e insegnato quasi tutto, dal progettare microchip, ai kernel di sistemi operativi, alle applicazioni super complesse, qui mi occorreva una conoscenza completamente diversa: quella dell’essere umano nella sue componenti più profonde e sostanziali.

Ho iniziato così un lungo studio (ma il tempo era limitato, ovviamente!) il cui scopo era quello di arrivare a conoscere profondamente le persone al fine di poterle organizzare e gestire in modo opportuno. Mi accorsi immediatamente, però, che per fare questo lavoro dovevo prima di tutto conoscere una persona: me stesso!

Per cominciare, andai all’Università di Stanford per cercare ispirazioni, e qui iniziai a studiare Carl Gustav Jung, fino ad arrivare all’intelligenza emozionale di Daniel Goleman.

Su queste basi teorizzai e definii un nuovo modello chiamato «Practices», adottato durante il 1998, e che fu poi una delle chiavi del successo della Sun Microsystems Italia.

Tutta l’azienda fu riorganizzata attorno a questo modello e tutti i dipendenti (passammo da 100 a quasi 500 persone in pochi anni) parteciparono a un corso di tre giorni sull’intelligenza emozionale facendo un test per misurarla e imparando strumenti nuovi per migliorarla. Questo stesso test è oggi standard nelle aziende americane (dal Canada al Sud America) per tutti i dipendenti. E per tutti, intendo proprio tutti: dalle segretarie ai manager!

Questo modello fu poi adottato dal 2005 dalla Sun Microsystems in tutti i 30 paesi del mondo dove era presente. Gli obiettivi furono ampiamente raggiunti e superati, e Sun Microsystems Italia fu per anni la migliore filiale, confrontata con le altre nel mondo.

Il risultato forse più importante è stato però che chi ha lavorato in Sun Microsystems Italia in quel periodo è cresciuto personalmente e professionalmente, e si è sentito così ampiamente gratificato e ripagato che ancora oggi quegli anni vengono ricordati come gli «anni d’oro»!

Il modello aveva funzionato!

Tornando indietro nel tempo, l’obiettivo che da sempre mi ha accompagnato nella mia vita di ingegnere è stato quello di trovare soluzioni funzionanti che rendessero semplice la vita alle persone.

Questo principio mi aveva guidato fin da quando nel dicembre 1984 avevo creato il primo Laboratorio di Informatica di Base (LAIB) al Politecnico di Torino, tutt’ora ancora in uso.

Al tempo, uno studente di ingegneria impiegava 9 mesi (!) per scrivere ed eseguire un programma. Nessuno conosceva, e men che mai credeva, nei neonati PC e quando mi affidarono, ancora studente, la conduzione del progetto, ciò che mi guidò fu proprio l’idea che mai più nessuno studente avrebbe dovuto penare tanto per imparare l’informatica. Il successo fu chiaro quando il tempo per scrivere ed eseguire un programma divenne di 2 giorni, grazie ai LAIB!

Lo stesso principio mi accompagnò quando giovanissimo vinsi il concorso di ruolo al Politecnico di Torino e sviluppai la prima rete di PC per ambiti amministrativi e l’office automation (oggi è preistoria!).

E mi ispirò anche dopo, nell’automazione industriale, nello sviluppare serrature elettroniche, nel creare i primi sistemi GPS per flotte di camion, nel periodo in cui ero direttore di due aziende in Italia e negli USA.

Quando iniziai a occuparmi dello sviluppo delle persone, perché di questo si trattava, mi fu chiaro che i modelli mentali e razionali non erano adeguati. E il successo dell’intelligenza emozionale lo dimostrò. Occorreva andare oltre, superare pregiudizi e blocchi razionalistici…

Ma non sembrava esserci molto altro!

Iniziai a occuparmi del pensiero orientale, di meditazione, di esoterismo. Volevo capire.

Attorno all’esoterismo e alla spiritualità c’era molto «fumo» ovvero non si comprendeva bene, almeno per me, cosa «funzionasse» e che cosa no. Il mio approccio è sempre stato molto pragmatico, da ingegnere, e anche se dietro quel pragmatismo c’erano formalismi matematici complessi e astratti, la cosa più importante era che si potesse arrivare a un prodotto fatto e funzionante.

«Funzionare» per me ha sempre voluto dire che una procedura deve essere pratica, operativa, ripetibile in modo deterministico o euristico… ma in quel caso si trattava di spiritualità!

Applicare un modello pratico alla spiritualità scandalizzò molti su entrambi i fronti: per i razionalisti parlare di esoterismo e spiritualità equivaleva a non essere più scientifici; per i mistici e gli esoteristi parlare di una procedura operativa, e magari di business e soldi, voleva dire bestemmiare.

Così quando mi dissero che per cambiare mentalità occorreva meditare per 7 anni in una caverna davanti a una parete bianca, io pensai: «Posso aspettare 7 secondi. Ed è già troppo!».

E quando mi dissero che bisogna star lontani dal subconscio, guai ad andarci dentro… ecco, nulla mi stimola di più che infrangere divieti!

Decisi quindi che quella era la strada giusta.

È possibile un’«ingegneria della spiritualità e dell’esoterismo »?

Non lo sapevo ma l’avventura cominciava. E allora iniziai a studiare i testi orientali, la medicina tradizionale cinese, il sanscrito. Tra un impegno di lavoro e l’altro (essendo comunque direttore in una azienda) passavo le mie giornate nelle pochissime librerie esoteriche che c’erano in Italia e in California, comprando e leggendo di tutto.

Al liceo avevo studiato molto bene il latino classico ed ero a un buon livello di conoscenza anche del latino medioevale. Avevo studiato tutta la Bibbia e la teologia, compresa parte della Summa Theologiae di San Tommaso d’Aquino, per cui sapevo che non era lì che potevo trovare ciò che cercavo.

Occorreva andare più indietro nel tempo, o in altre culture.

Non ero interessato alla psicologia (alla cui facoltà mi ero iscritto, abbandonandola quasi subito) né alla medicina allopatica. Anche se come ingegnere elettronico e informatico, e non come fisico, in ambito scientifico riuscivo a districarmi con facilità grazie ai decenni di esperienza che avevo alle spalle.

Con il tempo capii che l’obiettivo a cui tendevo era quello di sviluppare un modello di lavoro ingegneristico, e quindi degli strumenti pratici e operativi per trasformare la realtà di vita delle persone, in primis la mia.

L’occasione giusta arrivò nel 2005, quando la mia amica Luciana Ronco iniziò una nuova attività commerciale in Torino centro e mi chiese di sviluppare insieme metodi innovativi per avere successo in ambito commerciale, sapendo che quelli tradizionali non funzionavano più.

Luciana aveva una grande esperienza nel campo della meditazione e del channelling e aveva ampiamente sviluppato la capacità di «manifestazione» in meditazione. Era arrivata addirittura a manifestare l’incasso giornaliero, ottenendo a fine giornata una cifra che aveva un minimo margine di differenza.

Approfondimmo insieme gli ambiti più spirituali del problema: lei, già a un livello piuttosto avanzato, mi permise di ampliare molto i miei orizzonti.

In questo percorso, l’influsso del pensiero di Carl Gustav Jung fu fondamentale. Vorrei citare la sua introduzione all’I Ching, che segnò per sempre la mia vita:

Non è per nulla semplice penetrare la mentalità misteriosa e remota come quella che si esprime nell’I Ching. Ma non si possono ignorare a cuor leggero grandi pensatori come Confucio e Lao Tze se si è in grado di apprezzare la qualità del pensiero che essi rappresentano. E neppure si può ignorare che la loro fonte primaria di ispirazione è stata l’I Ching.

So che prima d’ora non avrei osato esprimermi così esplicitamente su un tema tanto delicato. Se ora mi assumo questo rischio, è perché ormai ho passato i 70 anni e, le mutevoli opinioni degli uomini non mi impressionano più, bensì il pensiero dei Maestri dell’Antichità per me ha molto più valore dei pregiudizi filosofici della mente occidentale.

Il suo pensiero mi ha ispirato ad andare oltre «i pregiudizi filosofici della mente occidentale» e a trovare ciò che «funziona » per me, ingegnere, con coraggio e determinazione.

L’esplorazione può avere senso dove è già tutto noto?

L’avventura mi ha sempre affascinato… così dopo aver girato per anni il mondo per motivi di lavoro, ora mi attendeva una nuova sfida: scoprire la scienza del mondo interiore!

Del fatto che fosse possibile un approccio diverso avevo trovato conferma nello sviluppare un algoritmo per sciogliere le paure e i sensi di colpa: il «Dialogo con l’Anima», un algoritmo «euristico», che ho creato nel 2006 e che ho insegnato a persone di diversi paesi e continenti durante gli studi negli USA nel 2008. L’algoritmo sembra funzionare con tutti, anche con le persone più mentali, razionali e scettiche.

A fine 2007 lasciai la Sun Microsystems e nel 2008 arrivarono i miei «primi» 50 anni. Dopo 30 anni decisi che avrei lasciato l’ambito accademico e industriale per dedicarmi a questo, per me, nuovo e affascinante settore. Passai anni in giro per il mondo a studiare tutto ciò che c’era da sapere. Studiavo, sperimentavo, validavo.

È stato un lavoro giornaliero, che dura tutt’ora, perché prima di tutto, ciò che sperimento deve funzionare per me.

Il metodo che ho sviluppato è nato per il business, ma ben presto si è esteso a ogni area della vita.

Oggi è diventato un modello di vita fondato sullo studio della fisica quantistica, della scienza dell’informazione, delle discipline di coaching, dell’ipnosi, delle tecniche di regressione nelle vita passate, dell’antica spiritualità, del massaggio riflesso olistico, dell’iridologia, dell’ayurveda, della meditazione, dei libri di Giuseppe Calligaris (straordinario medico dei primi del ’900).

Inoltre, lo studio delle tecniche aborigene, hawaiane, egizie e orientali mi hanno permesso di completare ciò che la scienza occidentale al momento non vuole o non ha interesse a vedere e riconoscere.

È nata così una conoscenza insieme scientifica e spirituale, una metodologia di lavoro e di tecniche operative che vorrei condividere attraverso l’utilizzo di uno specifico metodo, per permettere ad altri di andare oltre, collaborando assieme per il bene di tutti e del Pianeta.

Il metodo si chiama SQC (Spiritual Quantum Coaching) e parte da presupposti ingegneristici, ovvero dalla visione della realtà come energia e informazione e quindi dallo studio – applicato all’essere umano – dei sistemi che creano, modificano, trasmettono, memorizzano e distruggono informazioni.

L’SQC non è certamente la prima tecnica che permette questo. La differenza è che con questo metodo si vuole mostrare ciò che sottostà a ogni tecnica che funzioni.

Sono passato dal lavorare con le attrezzature più sofisticate della tecnologia attuale a quelle più semplici (non semplicistiche!) ma estremamente più potenti del cuore e del cervello dell’essere umano.

Le capacità che abbiamo, letteralmente infinite, sono tutte da scoprire o meglio vedere, riconoscere, provare, sperimentare e allenare, oltre ogni pregiudizio.

A un certo punto del libro, spiccheremo il volo, faremo quello che chiamiamo l’«eagle’s jump», ovvero il salto che l’aquila fa dal suo nido per spiccare il volo in alto. Ci staccheremo dal rassicurante nido della scienza e ci addentreremo in ambiti molto discussi e nebulosi quali: lo spiritismo, le tradizioni antiche, le canalizzazioni, la comunicazione con gli Angeli, le Maestre e i Maestri. Su questi argomenti la scienza attuale non dice molto, ma ciò non significa che non sia possibile sviluppare delle procedure che permettano di interagire con queste realtà.

Dal 2000 a oggi il mondo ha fatto un grandissimo salto in avanti nella consapevolezza e nella spiritualità.

Oggi c’è un grande fiorire di pubblicazioni, di bellissime persone che scrivono e discutono apertamente di questi argomenti. Ma non tutte le barriere sono state smantellate, e siamo lontani dall’aver capito tutto. Basti ricordare che il 96% dell’Universo è energia e materia «oscura», come molto onestamente la definiscono i fisici. «Oscura» nel senso che non abbiamo nessuna idea di che cosa sia! Ed è il 96% dell’Universo …

Il risultato è per certi versi sconcertante, con delle implicazioni non previste all’origine di questa avventura: l’SQC è un modello di vita dove comunicare con gli Angeli, manifestare la propria realtà e saper vivere la realtà visibile con la realtà invisibile, diventa «normale»; è un modello in cui cadono barriere e si rompono pregiudizi, perché tutto è UnaUno come insegna la fisica quantistica e l’antica spiritualità e, solo in questa ritrovata unità, possiamo scorgere quali siano le soluzioni ai nostri problemi.

La prima parte di questo volume, «Fisica quantistica e spiritualità», raccoglie il contenuto dei primi sette seminari che tengo ormai da qualche anno e che trattano delle basi teoriche del modello SQC, basi che fanno riferimento alla fisica quantistica, alla teoria dell’informazione e all’antica spiritualità, quella di 5000 anni fa, che io simbolizzo con l’antichissimo libro oracolare dell’I Ching ma che, come vedremo, ha precise origini qui, nell’antica Europa e nel bacino del Mediterraneo.

La seconda parte, «Il modello SQC», presenta il modello ingegneristico che ho sviluppato per poter creare, testare e validare le procedure operative che permettono di trasformare la propria realtà visibile.

La terza parte, «Il Manuale SQC», è stata sviluppata assieme a Luciana Ronco e presenta procedure pratico-operative per lavorare quotidianamente alla trasformazione della propria realtà visibile e alla trasformazione della realtà visibile di altri, attraverso il coaching quantistico e spirituale. Le procedure qui riportate sono originali e sono state canalizzate quasi tutte da Luciana.

Comprendendo i principi scientifici e spirituali dell’SQC, sarà quindi possibile per ognuno creare una propria tecnica, o usare quella qui descritta, ready-to-run!

Chi governa il mondo vuole che la nostra vita sia incentrata sulla paura e sui sensi di colpa perché sa bene che se l’amore incondizionato e la gratitudine diventassero lo scopo fondamentale dell’umanità… game over!

 

Giovanni VotaTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Giovanni Vota

Giovanni Vota, torinese, ingegnere elettronico, è stato funzionario tecnico scientifico presso il Politecnico di Torino, imprenditore, dirigente in diverse aziende in Italia e negli USA, tra le quali IBM e Sun Microsystems. Possiede numerose abilitazioni internazionali in campo motivazionale e nel coaching. È membro della Professional Past Life, Regression & Life Beetwen Life Therapy Association di Londra. Si è diplomato alla scuola «SFERA coaching» di Torino con il professor Giuseppe Vercelli.

 

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Commento di Luigi

Davvero una gran bella introduzione. Completa, dà informazioni, comunica competenza e passione e fa venire voglia di approfondire attraverso la lettura del libro. Complimenti.

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Commento di Bruno

Ecco quella che si chiama una introduzione che suscita interesse. Lo comprerò sicuramente non fosse altro che per questo. Complimenti all'autore.

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Commento di Wilhelmina

bravo... voglio comprare questo libro. È fantastico come le possibilità si manifestano, quando uno è aperto per tutte le idee, vecchie e nuove, che siano, per trovare soluzioni " impensabili".

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