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Introduzione del libro "Musicoterapia" di Donatella De Colle

Nel prepararmi alla stesura di questo libro mi sono prodigata a cercare, all'interno dei miei libri di studio, quelli utilizzati nel mio percorso di formazione in musicoterapia; ho così trovato una citazione di un grande maestro che ho avuto la fortuna di conoscere e col quale ho potuto arricchire la mia formazione, il prof Rolando Benenzon.

Ho sentito e deciso di riportare alcune sue citazioni sulla musicoterapia e il suo utilizzo, per iniziare questo percorso insieme.

"...L'uomo sta perdendo il contatto con le sue radici, con la sua specie; sta dimenticando le sue origini, la sua storia, la sua natura primigenia, l'essenziale del suo essere.

In questo venir meno della memoria storica si colloca il suo isolamento.

Considerando le cose da questo punto di vista credo che la musicoterapia possa rappresentare un baluardo di difesa contro tutti gli aspetti negativi della postmodernità. La musicoterapia come tecnica creatrice di vincoli permetterà agli uomini di stringere migliori legami affettivi e comunicativi fra di loro e favorirà la creazione di piccole comunità e la loro integrazione".

Di questa citazione non avevo memoria e il trovarla ha toccato delle corde che appena ora, evidentemente, sono scoperte e vibrano all'unisono con la frequenza di questo pensiero: il tema della necessità del ritomo alle origini, alla naturalità delle cose, al rispetto dei ritmi, dei tempi e dei silenzi.

La possibilità di ritrovare tramite un mediatore comune, qualcosa che permetta di entrare facilmente e naturalmente in contatto, che permetta di sentirsi insieme, connessi, al di là di limiti culturali e sociali che il più delle volte sono mentali, sono delle credenze.

E ancora mi viene in mente il tema della malattia e del disagio, sia come forma di alienazione da sé, cioè di allontanamento e non ascolto della parte più profonda di noi stessi, oppure di quella più fragile che si fatica ad ascoltare; anche però nel senso di perdita della memoria a lungo termine di specie, quella che riguarda le nostre origini, la nostra storia.

Memoria che ci permette di rivederci quando siamo nel mezzo del cammin di nostra vita e non ci ricordiamo più che ce la possiamo fare ancora, come abbiamo già fatto in passato, come altri hanno fatto prima di noi.

Emerge la possibilità, anzi la necessità, di cercare anche attraverso strumenti intuitivi e propri del nostro essere, elementi naturali, cioè fisiologici, semplici, che appartengono alla universalità delle cose, un accompagnamento, una luce che possa guidare il ritomo a casa.

La musicoterapia come vedremo, e ancor meglio la peculiarità del suono per l'essere umano, nasce con noi già al momento del concepimento perché proprio questo istante è "suono/movimento che si crea dall'incontro, dalla relazione fra ovulo e spermatozoo" (Pecollo P.) e, quindi, può essere/ diventare uno strumento valido per ritomare a noi, proprio perché evoca, ricorda, riproduce, dei momenti e delle percezioni che sono a noi note.

Può esser un buon veicolo quindi per tomare a Casa (è questo l'epiteto che spessissimo sento nominare nei gruppi di musicoterapia, dopo le esperienze di improvvisazione sonora, quando la sensazione di fusione con sé e gli altri, la bellezza per la creazione dell'armonia, il riconoscere che si può fare, dona la sensazione di essere, appunto, ritornati a casa).

E ancora dal testo del professor Benenzon leggo

"...la musicoterapia utilizzata (in futuro) come tecnica ricettiva per la stimolazione uditiva è altamente pericolosa ed è precisamente nell'epoca della postmodernità che può ridursi a strumento posto al servizio di una società consumistica, robotizzata, esercitando un potere iatrogeno.

Temo che la musicoterapia possa essere intesa come una musica di tipo funzionale o musica fatta per negare la realtà e produrre effetti di distorsione della percezione sensoriale [...] da cui il corpo resterà escluso e, pertanto, con esso tutto il contesto non verbale".

Questa seconda parte mi ha fatto riflettere sull'utilizzo, ormai molto in voga e ben previsto da Benenzon, della musicoterapia come farmacopea, come farmaco da banco per tutti i tipi di male, senza differenziazione; come stimolo-antidoto per modificare pensieri, frequenze, atteggiamenti, in una modalità di antidoto globale, che va bene per tutti e in cui la dimensione più pericolosa è il fattore consumistico, scevro di valore e di incontro umano, robotizzato appunto; musica per l'ansia, per la depressione, quella per la sensualità, quella per ridere, e così avanti.

Il valore del suono è importantissimo per le sue caratteristiche specie-specifiche e cioè comuni alla nostra specie: basti pensare ai suoni che hanno effetto regressivo per tutti, in senso specie-specifico (suoni della natura, battito cardiaco, ritmo binario); ma, ancora più importante, è l'utilizzo del suono all'interno della relazione umana, il contenitore-specchio-matrice, dove ci si può ritrovare e rinascere, incontrare se stessi e incontrare, svelarsi e ritomare a sé come in una danza.

Per dirla in parole semplici, il suono quindi funziona da solo fino a un certo punto perché se è vero che ci sono frequenze più rilassanti di altre, ciò è vero in maniera globale e non specifica.

Il ritmo binario che è molto regressogeno, cioè che induce un rilassamento molto profondo, fa tomare indietro, alle proprie origini, a ricordi sensoriali profondi (ad esempio il suono del battito cardiaco); come tipologia di ritmo può favorire tendenzialmente il rilassamento in 8 persone su 10, ma nelle altre due può far insorgere sensazioni di angoscia (ho fatto più volte questo esperimento e generalmente i risultati erano di queste proporzioni).

Quindi non concordo con l'idea che alcune musiche con determinate caratteristiche musicali, siano musicoterapia, ma piuttosto che, sulla base della conoscenza delle caratteristiche dei suoni, questi siano abilmente usati e inseriti all'interno di una relazione sonora. Il limite poi delle "musiche musico-terapiche" è quello di far insorgere aspettative sul risultato promesso e generare confusione sulle caratteristiche di una disciplina che nasce dalla relazione fra due persone che suonano insieme, appunto la musicoterapia, dove uno è un facilitatore e uno il cliente.

Credo inoltre che la musicoterapia possa essere considerata a tutti gli effetti una psicoterapia non verbale per il fatto che si individua il problema, si allarga su questo proponendo altre possibilità sonore, all'interno di una relazione terapeutica empatica, accogliente, che offre nuove possibilità di visione rispetto al problema stesso e che aiuta la persona a creare una nuova partitura, un nuovo modo di vedere le cose e quindi di reagire a esse.

Tutto questo si realizza nella relazione ed è molto diverso dall'ascoltare musica che può piacere o far stare un po' meglio.

Facendo Qualcosa con Qualcuno attraverso lo stare insieme si crea così la possibilità di stare meglio, di conoscersi ed esprimersi, di sperimentare ciò che si può fare e quindi di dedurre che cosa si è.

Allargando questo concetto mi sembra si possan inserire anche l'idea dell'Amore, dell'incontro con l'altro che ci accoglie e ci ascolta.

Credo che non ci sia nulla di magico in nessun Elemento, ma è il significato che ad esso si dà all'interno di una relazione a rendere l'incontro terapeutico interessante e nutriente; un incontro che si distingue ulteriormente dagli altri, oltre che per vari elementi, anche per il fatto che si svolge al di là delle parole, nella comunicazione fatta di suoni, di silenzi, di respiri, movimenti; fra il corpo, che esprime verità e informazioni per la maggior parte non consapevoli ma sempre sagge, e il sistema circostante.

 

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Commento di Myriam

Salve, non ho ancora letto il libro, ma volevo condividere le mie prime impressioni leggendo la presentazione. Questa autrice pone degli spunti di riflessioni veramente interessanti ed utili per tutti. Si percepisce la sua apertura di cuore e questo mi ha incuriosito nell'acquistare il suo libro, nonostante anche io sia musicoterapista e non abbia bisogno di un libro che mi spieghi, ma sono convinta che mi sarà molto utile per riuscire a spiegare meglio agli altri di cosa sia la Musicoterapia. Il voto lo metto in base alla presentazione, sicura che la lettura lo confermerà :-)

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