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Introduzione del libro "L'Effetto Luna di Miele"...

Introduzione del libro "L'Effetto Luna di Miele" di Bruce Lipton

Una vita senza Amore non ha alcun valore
L’amore è l’Acqua della Vita
Bevila tutta d’un fiato con il cuore e con l’anima
Rumi

Quando ero giovane, se qualcuno mi avesse mai detto che avrei scritto un libro sulle relazioni, gli avrei detto che era impazzito.

All’epoca ritenevo che l’amore fosse un mito sognato dai poeti e dai produttori di Hollywood perché le persone stessero male pensando a quello che non potevano avere.

Amore eterno?
“E vissero per sempre felici e contenti”?

Scordatevelo.

Come tutti, ero programmato in modo che certe cose rientrassero naturalmente nella mia vita. La mia programmazione enfatizzava l’importanza dell’educazione.

Per i miei genitori, il valore di un’educazione costituiva la differenza tra uno scavafossi che riusciva a malapena a tirare avanti e un “colletto bianco” con mani lisce e vita liscia. Essi non avevano dubbi sul fatto che «in questo mondo senza un’educazione non si conta nulla».

Considerate le loro credenze, non c’era da stupirsi se i miei genitori non rinunciarono a nulla quando si trattò di espandere i miei orizzonti educativi.

Ricordo vividamente di essere tornato a casa, in seconda elementare, dalla lezione della signora Novak eccitato dal mio primo sguardo nel sorprendente mondo microscopico delle amebe, costituite di un’unica cellula, e delle meravigliose alghe unicellulari come quella che portava l’affascinante nome di spirogira.
Dopo aver fatto irruzione in casa, supplicai mia madre di procurarmi un microscopio tutto per me; senza esitazione, lei mi portò subito al negozio e mi comprò il mio primo microscopio.

Certo non aveva reagito allo stesso modo alla crisi di nervi che mi era stata scatenata dal disperato desiderio di avere un cappello da cowboy Roy Rogers, una pistola a sei colpi e una fondina!

Nonostante la mia fase “Roy Rogers”, fu Albert Einstein a diventare l’icona eroica della mia gioventù: i miei Micky Mantle, Cary Grant ed Elvis Presley si avvolsero tutti in un’unica, gigantesca personalità.

Mi è sempre piaciuta la foto che lo ritraeva con la lingua fuori e la testa ricoperta di una folta chioma di capelli bianchi e arruffati. Mi piaceva anche vederlo sul piccolo schermo della (appena inventata) televisione del soggiorno, dove appariva con l’aspetto di un nonno amorevole, saggio e giocoso.

Più di ogni altra cosa, ero molto orgoglioso del fatto che Einstein, un immigrato ebreo come mio padre, fosse riuscito a superare i pregiudizi grazie alla sua brillantezza scientifica.

Talvolta, durante la mia infanzia e adolescenza a Westchester County, New York, mi sentivo emarginato; in città c’erano dei genitori che mi proibivano di giocare con i loro figli per timore che li contagiassi con il “bolscevismo”.

Apprendere che Einstein, lungi dall’essere un emarginato, era un ebreo rispettato e onorato in tutto il mondo, mi comunicava sentimenti di orgoglio e sicurezza.

Dei bravi insegnanti, lo stile “l’educazione è tutto” della mia famiglia, e la mia passione nel trascorrere ore al microscopio condussero a un dottorato in biologia cellulare e a una cattedra alla Scuola di medicina e salute pubblica dell’Università del Wisconsin.

Ironicamente, fu soltanto quando lasciai quell’impiego per esplorare la “nuova scienza”, inclusi gli studi sulla meccanica quantistica, che iniziai a comprendere la profonda natura dei contributi che l’eroe della mia fanciullezza, Einstein, aveva portato al nostro mondo.

Mentre fiorivo in ambito accademico, in altri campi ero il tipico esempio di bambino disturbato, specialmente nel regno delle relazioni.

Intorno ai vent’anni mi sposai, troppo giovane e troppo immaturo dal punto di vista emotivo per essere pronto per una relazione significativa. Quando, dopo dieci anni di matrimonio, dissi a mio padre che stavo divorziando, egli si oppose risolutamente e mi disse: «Il matrimonio è un affare».

In retrospettiva, la risposta di mio padre aveva un senso per uno che nel 1919 era emigrato da una Russia travolta dalla carestia, dai pogrom e dalla rivoluzione: la vita per mio padre e per la sua famiglia era stata inimmaginabilmente dura, e la sopravvivenza sempre in dubbio.

Di conseguenza, la sua definizione di una relazione era quella di una società lavorativa in cui il matrimonio era un mezzo di sopravvivenza, analogo al reclutamento di mogli ordinate per posta dai pionieri dalla rude vita che avevano colonizzato il selvaggio Far West degli Stati Uniti nell’Ottocento.

Il matrimonio dei miei genitori riecheggiava l’atteggiamento “prima di tutto gli affari” di mio padre, sebbene mia madre, nata in America, non condividesse la sua filosofia.

Mia madre e mio padre lavoravano insieme sei giorni alla settimana in un’attività familiare di successo, ma nessuno dei loro figli ricorda di averli visti condividere un bacio o un momento romantico.

All’inizio della mia adolescenza, la dissoluzione del loro matrimonio divenne evidente quando la rabbia di mia madre per una relazione senza amore esacerbò la tendenza a bere di mio padre. Discussioni sempre più ingiuriose minavano quella che era stata la pace della nostra casa, e mio fratello e mia sorella più giovani ed io ci nascondevamo nei nostri ripostigli.

Quando mio padre e mia madre finalmente decisero di vivere in camere da letto separate, una precaria tregua si impose.

Come molti genitori infelici comunemente facevano negli anni ’50, i miei genitori rimasero insieme per amore dei figli e divorziarono dopo che mio fratello minore ebbe lasciato la casa per frequentare il college. Se soltanto avessero saputo che plasmare la loro relazione disfunzionale fu ben più dannoso per i loro figli di quanto lo sarebbe stata la separazione!

All’epoca incolpavo mio padre del cattivo funzionamento della nostra vita familiare.

Ma con la maturità giunsi a riconoscere che entrambi i miei genitori erano ugualmente responsabili dei disastri che sabotavano la loro relazione e la nostra armonia familiare.

Ma soprattutto iniziai a capire come il loro comportamento, programmato nella mia mente subconscia, influenzasse e indebolisse i miei sforzi volti a creare relazioni amorose con le donne della mia vita.

Nel frattempo vivevo anni di sofferenza. La dissoluzione del mio matrimonio fu emotivamente devastante, specialmente perché le mie due meravigliose figlie, oggi donne amorevoli e realizzate, erano ancora delle ragazzine. Fu così devastante che giurai di non risposarmi più.

Convinto che il vero amore fosse un mito, almeno per me, per diciassette anni ogni giorno mentre mi facevo la barba ripetei questo mantra:

«Non mi sposerò mai più. Non mi sposerò mai più».

Inutile dire che non ero portato per le relazioni impegnate! Ma, nonostante il mio rituale mattutino, non potevo ignorare quello che è un imperativo biologico per tutti gli organismi, dalle singole cellule ai nostri corpi composti da cinquanta trilioni di cellule: l’impulso a connettersi con un altro organismo.

Il primo Grande Amore di cui feci esperienza fu un cliché: un uomo più anziano con un brutto caso di arresto dello sviluppo emotivo si innamora di una donna più giovane e sperimenta un’intensa storia d’amore adolescenziale, guidata dagli ormoni.

Per un anno fluttuai felicemente attraverso la vita, su di giri grazie ai “filtri d’amore”, le sostanze neurochimiche e gli ormoni che circolavano nel mio sangue e di cui leggerete nel Capitolo 3.

Quando la mia storia d’amore adolescenziale inevitabilmente andò in pezzi (dicendo di avere bisogno di “spazio”, lei salì sulla sua bicicletta e attraversò uno spazio molto breve per finire nelle braccia di un chirurgo cardiovascolare), passai un anno nella mia grande casa vuota sguazzando nella sofferenza e dando la colpa alla donna che mi aveva lasciato.

La “scimmia” da astinenza è orribile, e non solo per gli eroinomani ma anche per coloro la cui biochimica ritorna agli ormoni quotidiani dopo la fine di una storia d’amore.

Un freddo giorno d’inverno del Wisconsin me ne stavo da solo (come al solito) a rimuginare di nuovo sulla donna che mi aveva lasciato, quando improvvisamente pensai: «Dannazione, lasciami stare!», al che una voce di saggezza che occasionalmente appare nei momenti cruciali della mia vita rispose: «Bruce, non è esattamente quello che ha fatto?».

Scoppiai a ridere, e questo spezzò l’incantesimo.
Da quel momento in poi, ogni volta che iniziavo a sentirmi ossessionato mi mettevo a ridere.

Finalmente ero riuscito a uscire dalla crisi di astinenza, anche se avevo ancora molta strada da fare per arrivare a rimettere insieme la mia vita!

Quanto fossi lontano dal farlo mi divenne evidente quando mi trasferii ai Caraibi per insegnare in una scuola di medicina all’estero.

Vivevo nel posto più meraviglioso della Terra, in una villa sul mare, tra fiori sgargianti e profumati; e nella villa c’erano addirittura un giardiniere e un cuoco.

Volevo condividere la mia vita con qualcuno (anche se ovviamente senza sposarmi, dal momento che ero ancora fisso sul mio mantra mattutino). Volevo qualcosa di più di una compagna con cui fare sesso. Volevo qualcuno con cui condividere la mia nuova vita nel posto più bello della Terra.

Ma quanto più mi davo da fare a cercare, tanto meno trovavo, anche se avevo quella che pensavo fosse la frase migliore del mondo per rimorchiare: “Se non hai niente da fare, che ne diresti di venire a vivere con me nella mia villa ai Caraibi?”.

Una sera provai quella che avrebbe dovuto essere la mia frase vincente con una donna che era appena arrivata a Grenada, la perfetta isola da cartolina che ero arrivato ad amare.

Andammo al bar del circolo nautico e ci mettemmo a chiacchierare. Sembrava una donna interessante, così le chiesi di rimanere per un po’ invece di ritornare al suo lavoro a bordo di uno yacht. Lei mi guardò negli occhi e disse: «No, non potrei mai stare con te. Hai troppo bisogno».

Il proiettile colpì nel segno: ricaddi sulla sedia senza una parola. Dopo un lungo momento di stordimento, riuscii di nuovo a parlare e dissi: «Grazie, avevo proprio bisogno di sentirmelo dire».

Non solo sapevo che aveva ragione, ma sapevo che dovevo rimettere insieme la mia vita prima di poter avere il rapporto di vero amore che desideravo così disperatamente.

Poi accadde una cosa buffa: non appena lasciai andare la mia disperata ricerca, nella mia vita iniziarono ad apparire delle donne che volevano una relazione con me.

Infine entrò nella mia vita la vera ispirazione per questo libro, la mia amata Margaret, e iniziammo a vivere un’esistenza come quelle descritte nelle commedie romantiche che una volta liquidavo come fantasie.

Ma sto andando troppo veloce.

Prima ho dovuto imparare che non ero “destinato” a rimanere solo, né ad accontentarmi di una serie di relazioni fallite. Dovetti imparare che non soltanto avevo creato ogni relazione fallita della mia vita, ma che potevo creare la meravigliosa relazione che volevo!

Il primo passo ebbe inizio nei Caraibi quando sperimentai l’epifania scientifica che ho descritto nel mio primo libro, La Biologia delle Credenze (Macro Edizioni, Cesena, 2007). Mentre riflettevo sulla mia ricerca sulle cellule, mi resi conto che esse non sono controllate dai geni, e non lo siamo neanche noi.

Come ho raccontato dettagliatamente in quel libro, quell’istante di illuminazione fu l’inizio della mia transizione da scienziato agnostico a scienziato che cita Rumi e crede che tutti noi possediamo la capacità di creare il nostro Paradiso in Terra, e che la vita eterna trascende il corpo.

Quell’istante fu anche l’inizio del mio passaggio da scettico affetto da fobia del matrimonio ad adulto che finalmente si assumeva la responsabilità di ogni relazione fallita della sua vita e si rendeva conto di poter creare la relazione dei suoi sogni.

In questo libro narrerò dettagliatamente questa transizione servendomi in parte della stessa scienza delineata in La Biologia delle Credenze (e di altre ancora).

Spiegherò perché non siano i vostri ormoni, le vostre sostanze neurochimiche, i vostri geni o la vostra tutt’altro che ideale educazione a impedirvi di creare le relazioni che dite di volere, ma siano piuttosto le vostre credenze a impedirvi di sperimentare quelle inafferrabili, amorevoli relazioni.

Cambiate le vostre credenze e cambieranno le vostre relazioni.

Naturalmente la faccenda è più complicata, perché nelle relazioni tra due persone in realtà ci sono quattro menti all’opera. Se non capite come queste quattro menti possano osteggiarsi a vicenda, pur con le migliori intenzioni starete “cercando l’amore in tutti i posti sbagliati”.

È per questa ragione che i libri di self-help e terapia favoriscono l’intuizione ma non un vero e proprio cambiamento: essi trattano soltanto con due delle quattro menti all’opera nelle relazioni!

Ripensate alla storia d’amore più spettacolare della vostra vita, la Numero Uno, quella che ha sconvolto la vostra esistenza. Avete fatto l’amore per giorni e giorni, non avevate bisogno di cibo, a malapena di acqua, e avevate un’energia infinita.

Era l’Effetto Luna di Miele, destinato a durare in eterno.

Troppo spesso, tuttavia, la luna di miele lascia il posto a battibecchi quotidiani,
magari al divorzio, o tutt’al più alla sopportazione.

La buona notizia è che non è necessario che finisca così.

Potreste pensare che il vostro Grande Amore sia stato al massimo una coincidenza o al peggio un’illusione, e che il suo crollo sia stato questione di sfortuna. Ma in questo libro spiegherò come siate stati voi a creare nella vostra vita sia l’Effetto Luna di Miele che la sua dissoluzione.

Quando saprete come avete fatto a crearlo e a perderlo, potrete, come me, smettere di lamentarvi del vostro cattivo karma nelle relazioni e creare una rapporto d’amore del tipo “e vissero per sempre felici e contenti” che farebbe addirittura la gioia di un produttore hollywoodiano.

Dopo decenni di fallimenti, questo è ciò che finalmente manifestai!

Dato che così tante persone ci hanno chiesto come abbiamo fatto, Margaret ed io spiegheremo nell’Epilogo come abbiamo creato il nostro eterno Effetto Luna di Miele per diciassette anni e oltre. Vogliamo condividere la nostra storia perché l’amore è il più potente fattore di crescita per gli esseri umani, ed è contagioso!

Come scoprirete quando creerete l’Effetto Luna di Miele nella vostra vita, attirerete persone amorevoli simili a voi, e quante più saranno, tanto più felici sarete.

Ascoltiamo il consiglio di Rumi, che ci giunge da otto secoli fa, e crogioliamoci nel nostro amore per un’altra persona così che questo pianeta possa finalmente evolvere in un luogo migliore in cui tutti gli organismi possano vivere il loro Paradiso in Terra.

Spero che questo libro vi imbarcherà per un viaggio altrettanto intenso di quello per cui quell’istante nei Caraibi ha imbarcato me, perché possiate creare l’Effetto Luna di Miele ogni giorno della vostra vita.

 

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Bruce Lipton

Bruce H. Lipton è un’autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento. Biologo cellulare per formazione, ha insegnato Biologia Cellulare presso la facoltà di Medicina dell’Università del Wisconsin e si è dedicato in seguito a ricerche pionieristiche alla School of Medicine della Stanford University. È stato ospite di decine di programmi radiotelevisivi ed è un conferenziere di primo piano. Le sue rivoluzionarie ricerche sulla membrana cellulare hanno precorso la nuova scienza dell’epigenetica e hanno fatto di Lipton una delle voci più note della nuova biologia.

Bruce H. Lipton e La Biologia delle Credenze
Durante il periodo in cui Bruce Lipton, Ph.D, lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze.
Questo prova che non siamo degli "automi genetici" vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati. Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.
Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro "La biologia delle Credenze". Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all'avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale. In questo libro Bruce Lipton cita una tecnica chiamata PSYCH-K. Questa tecnica ideata dal Dott. Robert M. Williams è considerata dallo stesso Lipton uno strumento potentissimo per modificare le credenze limitanti che condizionano negativamente la nostra vita.
Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell'evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l'opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste?

 

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