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Introduzione del libro "Cos'è Veramente lo Yoga"...

Leggi in anteprima le pagine iniziali del libro di Giulio Cesare Giacobbe "Cos'è Veramente lo Yoga"

Introduzione del libro "Cos'è Veramente lo Yoga" di Giulio Cesare Giacobbe

Sin dai primordi dell'umanità, i grandi spettacoli naturali hanno suscitato negli esseri umani l'idea dell'infinito.

Ma dell'infinito essi non avevano alcuna esperienza.
Ciò di cui avevano esperienza era il finito.

Sicché quando il capitalismo nascente necessitò di calcolare e misurare i beni accumulati, essi inventarono una matematica in cui naturalmente i numeri erano finiti e in cui un segmento era composto naturalmente di un numero finito di punti.

E' quello che viene di fare spontaneamente a chiunque.

La setta greca dei Pitagorici dispensò così la propria scienza con cui si poteva calcolare e misurare, con cui si poteva costruire i templi che avrebbero meravigliato l'umanità per i secoli a venire.

Ma venne il giorno in cui la loro scienza crollò come un castello di carte.

Il giorno in cui uno di loro, Ippaso di Metaponto, scoprì che la diagonale del quadrato di lato 1 ha come misura un numero seguito da un numero infinito di decimali.
Un numero infinito.

I greci avevano il terrore, dell'infinito.
L'infinito è impensabile, lògos.

Quindi non soltanto perché questa scoperta annullava la loro scienza, il loro potere, ma anche perché li metteva di fronte al baratro, all'irrazionale, all'infinito, decisero di punire Ippaso con la massima pena. Lo annegarono in mare e lasciarono che gli animali facessero scempio del suo cadavere.

Ma l'infinito, rifiutato dalla ragione, si riappropriò della mente umana.
E venne un altro matematico, un altro greco, Euclide, che sull'infinito costruì un'altra matematica.
Una matematica in cui i numeri sono infiniti e in cui un segmento è composto di un numero infinito di punti.
Contemporaneamente dall'altra parte del mondo, in India, fu inventato un sistema di numerazione che comprendeva non solo l'infinito ma anche il nulla.

° nulla infinito oo

E poi, molto più tardi, si scoprì che se non si usano questi due piccoli simboli non si riesce a far volare un aeroplano, non si riesce a far funzionare un computer, non si riesce ad andare sulla Luna.

Come è possibile?
Come è possibile che l'infinito, una cosa di cui noi non abbiamo esperienza, condizioni così la nostra vita e caratterizzi così la realtà?

Il fatto è che noi, dell'infinito, l'esperienza ce l'abbiamo. Non tutti noi, ma alcuni di noi sì.
I nostri sciamani sotto l'influsso di sostanze stupefacenti, i nostri mistici avvinti dall'estasi, l'infinito lo hanno visto.

Come estendere a tutti noi questa esperienza?
In modo sicuro, scientifico, senza dover fare ricorso agli stupefacenti o a un'estasi mistica a cui non tutti sono in grado di accedere?

E' così, che è nato lo Yoga.
Lo Yoga è un metodo scientifico capace di far provare a chiunque l'esperienza dell'infinito.

Attraverso la realizzazione di uno stato percettivo straordinario, che chiameremo percezione estatica, in cui è presente la sola percezione di esistenza, che quindi esaurisce apparentemente tutto l'esistente e coincide appunto con l'idea dell'Infinità. Si tratta di uno stato di trance caratterizzato dalla perdita delle percezioni fondamentali (dell'ambiente fisico, del tempo, dello spazio e infine dell'Io) normalmente presenti nella percezione ordinaria.

Uno stato in cui non vi è più la percezione dei limiti.
In cui vi è appunto la percezione dell'infinito.

Il vissuto soggettivo di tale stato è estremamente gratificatorio.
Esso è stato denominato dalla tradizione Sat-Chit-Ananda (Esistenza-Coscienza-Beatitudine): beatitudine della sola coscienza di esistenza. E' stato considerato lo stato coscienziale in cui l'essere umano realizza l'unione con l'infinito e quindi con l'assoluto. Il termine Yoga significa appunto questo: "unione".

L'esperienza yogica è verosimilmente molto antica. In un sigillo ritrovato a Mohenjo Darò, nella valle dell'Indo, viene rappresentata la postura tipica della tradizione yogica antica, la Siddha Asana.
Il sigillo è datato dagli studiosi alla seconda metà del terzo millennio avanti Cristo.

Occorre tuttavia attendere la seconda metà del primo millennio a.C. per avere il primo documento letterario della tradizione yogica. Si tratta dello Yoga Sutra di Patanjali. Lo Yoga Sutra (Aforismi sullo Yoga) è considerato universalmente il trattato classico dello Yoga. In particolare del Raja Yoga, la via regale dello Yoga.

Lo Yoga Sutra costituisce infatti la trattazione più sistematica che noi possediamo di questa disciplina. Il rigore formale e linguistico, la sistematicità, l'essenzialità, la precisione, l'esattezza dell'osservazione, il metodo sperimentale e l'esaustività descrittiva dello Yoga Sutra contribuiscono a definirlo un tratta­to scientifico.

Lo Yoga Sutra è scritto in sanscrito ed è attribuito dalla tradizione a un filosofo di nome Patanjali vissuto nel II sec. a.C, da non confondersi con un grammatico dello stesso nome, d'epoca anteriore.

Per due millenni lo Yoga Sutra è stato considerato un trattato di metafisica.
Ma tutti sanno che lo Yoga è una disciplina psicofisica.

Come è possibile che una disciplina psicofisica abbia come proprio testo ufficiale un trattato di metafisica?

Questo libro nasce da questa domanda.
E' come se un manuale di sartoria fosse scambiato per un manuale di ballo perché l'abito che descrive è un abito da ballo.

L'interpretazione metafisica dello Yoga Sutra è stata data da commentatori il cui interesse era esclusivamente filosofico. I principali commentatori dello Yoga Sutra sono stati Vyasa (Yogabhasya, VII sec), Bhoja (Rajamartanda, IX sec), Ramananda Sarasvati (Maniprabha, XVI sec.) e Nagesha (Chayavyakhya, XVII sec). I commentatori moderni si rifanno all'uno o all'altro dei commentatori antichi, per cui espongono anch'essi delle letture metafisiche dello Yoga Sutra.

Cosa ha permesso a questi filosofi di interpretare lo Yoga Sutra come un trattato di metafisica? Non possono essersi in­ventati tutto. Qualcosa deve averli indotti a una tale interpretazione. E' stata la presenza nel testo dei termini Purusha e Atma.

L'esperienza della percezione estatica è un'esperienza straordinaria. Uno stato in cui la coscienza è priva di oggetti e si riflette in se stessa. Quale termine usare per indicare una tale esperienza?
Nella cultura indica al tempo di Patanjali il concetto di Coscienza era indicato con il termine Purusha. Questo termine era stato istituito dalla filosofia Sàrnkhya (fondata nel IX sec. a.C. ma sistematizzata nel IV sec. a.C), che lo aveva contrapposto al termine Prakriti, denotante la materia. Da qui deriva l'identificazione che i commentatori hanno istituito fra Sàmkhya e Yoga.

Un altro termine che al tempo di Patanjali indicava in qualche modo la coscienza era il termine Atma, istituito dalla filosofia Puratana Vedanta (v sec. a.C), presso cui designava l'entità coscienziale individuale (Anima).

Si tratta indubbiamente di due termini metafisici.
Quali termini usare tuttavia per designare un'esperienza eccezionale come la percezione estatica che consiste nella percezione di sé come pura coscienza se non i termini correnti di Purusha e Atma, designando appunto la coscienza, in assenza di termini psicologici specifici?

La presenza di tali due termini è stata però fatale, al sag­gio di Patanjali. Esso è stato per secoli scambiato per un testo di metafisica. La dimensione metafisica è indubbiamente importante, per lo Yoga. Non si può negare che suggestioni metafisiche possano sorgere spontaneamente, dopo avere sperimentato la trance estatica, introdotta come vedremo da stati allucinatori quanto meno impressionanti.

Ma ciò costituisce un'interpretazione a posteriori di quell'esperienza. Una riflessione intellettuale che non coincide con quell'esperienza ma ne costituisce il commento. Come sono tutti quelli scritti da coloro che di quell'esperienza hanno parlato dopo avere letto lo Yoga Sutra. E che magari quell'esperienza non hanno fatto.

Perché un conto è una speculazione metafisica fondata su un'esperienza personale, un conto è una speculazione metafisi­ca fondata sulla lettura di commenti scritti da altri. I commenti appartengono a un ambito temporalmente e logicamente posteriore all'esperienza yogica.

E allora cos'è veramente lo Yoga? Di cosa tratta veramente lo Yoga Sutra di Patanjali? Una lettura del testo scevra da pregiudizi metafisici ha condotto a una scoperta eccezionale.

Lo Yoga Sutra non è un trattato di metafisica ma un manuale tecnico che descrive la pratica psicofisica dello Yoga. Anzi, più generalmente è da considerarsi un trattato di psicologia.

Dei centonovantasei sutra di cui è composto lo Yoga Sutra, centonovantadue sono infatti dedicati a descrizioni di stati o dinamiche psichiche e quattro a descrizioni di tecniche fisiche (Asana, Pranayama, Pratyayahara). Nessuno è dedicato a descrizioni metafisiche. Lo Yoga Sutra comprende considerazioni generali sulla psicologia umana.

Possiamo affermare che lo Yoga Sutra è il primo trattato di psicologia della storia umana, che anticipa di oltre duemila anni la psicologia scientifica occidentale. In esso troviamo scoperte psicologiche realizzate dalla scienza occidentale soltanto nel XX secolo. Una per tutte, l'inconscio.

L'esposizione dello Yoga Sutra nella sua versione originale assume quindi un'importanza rilevante per la psicologia. Ma anche l'esegesi tradizionale di questo testo e la stessa tradizione dello Yoga possono giovarsi di questa scoperta.

Il piano di esposizione di questo libro è il seguente.

Per prima cosa viene presentata la traduzione del testo. Essa è stata costruita sulla traduzione letterale del testo sanscrito riportata da Taimni. Al fine di una maggiore evidenza e chiarezza della materia esposta, i sutra sono riportati in un ordine diverso da quello originale. La materia è divisa per paragrafi intitolati ai diversi argo­menti trattati. A ogni sutra segue un commento comprendente non soltanto l'esplicazione e l'approfondimento dei temi trattati, ma anche i riferimenti interni del testo. I termini salien­ti riportati nel Glossario e i nomi degli autori sono scritti in grassetto. Questi ultimi rimandano alle opere esposte nella Bibliografia.

Di seguito viene fornito il testo originale nella sua traduzione letterale e nel suo ordine originale. Per ogni sutra vengono dati i criteri della ricostruzione linguistica conducente alla traduzione, che viene riportata per una immediata comparazione.

Viene poi presentata una sintesi avente il fine di fornire una visione d'insieme veloce e immediata della materia trattata.

Viene quindi riportato uno schema delle fasi del Samadhi, utile per districarsi nella complicata trama delle diverse figure psicologiche esaminate in questa fase cruciale dello Yoga.

Segue un Glossario che permette di risalire alle voci salienti del testo nell'ambito della traduzione.

Viene poi esposta la psicologia presente nello Yoga Sutra. Segue una descrizione della pratica della metodica yogica esposta nello Yoga Sutra, ossia del Raja Yoga. Viene infine presentata una disanima sulle tradizioni dello Yoga. Chiude il libro una bibliografia in cui vengono riportati gli estremi delle opere in esso citate con il solo cognome dell'autore.

Questa lettura dello Yoga Sutra scientifica e, necessariamente, per adesione al testo, psicologica, è rivoluzionaria. Quindi questo è un libro rivoluzionario. Come dovrebbero essere tutti i libri. Qualunque saranno le valutazioni del lettore, mi congratulo anticipatamente con lui per la pazienza adoperata nella lettura di questo affascinante ma non facile libro.

Cos'è veramente lo Yoga

Cos'è veramente lo Yoga

Questo libro, scientificamente fondato, esplora l'essenza e lo scopo dello Yoga con precisione e chiarezza; contiene inoltre una rivoluzionaria interpretazione del più importante trattato dello Yoga, lo Yoga Sutra di Patanjali, un vero e proprio trattato di psicologia che precorre la psicologia occidentale di duemila anni: basti pensare alla scoperta dell'inconscio, che nello Yoga Sutra è chiaramente individuato e descritto.

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Giulio Cesare Giacobbe

Giulio Cesare Giacobbe si è laureato in Filosofia all'Università di Genova e in Psicologia negli Stati Uniti (California). Ha praticato analisi personale e formazione in psicoterapia presso l'Istituto di Psicosintesi di Firenze.

E' titolare dell'insegnamento di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova, dove vive e lavora.

Giulio Cesare Giacobbe è iscritto all'albo degli psicologi Italiani ed è abilitato all'esercizio della psicoterapia in Italia e negli Usa.