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Introduzione - Curare il Diabete Senza Farmaci -...

Leggi alcune pagine tratte dal libro del dott. Neal D. Barnard "Curare il diabete senza farmaci"

Introduzione - Curare il Diabete Senza Farmaci - Libro di Neal Barnard

Questo libro presenta un metodo del tutto nuovo per prevenire, controllare e invertire il decorso del diabete: un metodo che si basa su importanti risultati di ricerche svolte negli ultimi anni.

Negli studi condotti dal mio gruppo di ricerca, finanziati dal National Institutes of Health and the Diabetes Action Research and Education Foundation del governo degli Stati Uniti, e coadiuvati da altri ricercatori, abbiamo elaborato un approccio dietetico al diabete completamente nuovo.

Se sei diabetico e continuano ad aumentarti i dosaggi dei farmaci, non riesci a tenere il peso sotto controllo e i rischi di sviluppare complicazioni sono il tuo cruccio, imparerai come invertire questo andamento.

Ci concentreremo sui cambiamenti della tua dieta, non sui farmaci. Sì, spesso i medicinali hanno la loro importanza e ti spiegherò come agiscono, così potrai capire come funzionano quelli che tu o i tuoi cari state assumendo in questo momento. Però, la cosa migliore sarebbe che tu potessi ridurli o eliminarli completamente. A questo scopo, occorre rivedere la tua dieta.

Vorrei sottolineare che non ti viene richiesto di diminuire le calorie, di ridurre i carboidrati o di consumare porzioni limitate di cibo. Anzi, potrai mangiare a sazietà. Se avverti la sensazione di fame tra un pasto e l'altro, sei libero di mangiare ancora. Punteremo invece sul tipo di alimenti che dovrai mangiare. Questo è un fattore chiave, come avrai modo di vedere tra poco.

Un'idea nuova

Mio padre, Donald M. Barnard, Md, trascorse la sua vita a curare il diabete. Cresciuto nella fattoria di famiglia nel Midwest, presto si rese conto che l'allevamento del bestiame non faceva per lui. Decise di studiare medicina e, dopo aver fatto tirocinio alla famosa Joslin Clinic di Boston, cominciò a lavorare in un piccolo ospedale locale. Divenne famoso come «l'esperto di diabete» della zona. Però, mio padre e altri medici - come anche i loro pazienti - consideravano il diabete una malattia tiranna e frustrante. Mi raccontò di un commento eloquente del fondatore della clinica, Elliot P. Joslin, Md, a proposito di una ricerca sul diabete: «Signori, non ci servono grandi finanziamenti per la ricerca. Ci serve un'idea nuova».

Il dottor Joslin fece questa osservazione negli anni Cinquanta, e quella necessità è diventata sempre più un'emergenza a causa del diffondersi a macchia d'olio della malattia. Nel mondo circa 200 milioni di individui sono affetti dal diabete. Finora, quasi tutti ritengono che la malattia sia, nel migliore dei casi, una grande seccatura. Con l'onere di analisi del sangue giornaliere, farmaci che promettono solo di rallentarne danni inevitabili, la vita di un paziente diventa un gioco d'azzardo, con un susseguirsi di complicanze sempre in agguato - dai sintomi di danni ai nervi, ai disturbi alla vista, ai problemi a cuore e reni.

Ora, finalmente, ci troviamo di fronte a un grande cambiamento. Non mi riferisco solo all'audacia di una nuova idea, ma a un approccio completamente nuovo al diabete, un approccio verificato e validato.

In una serie di ricerche svolte in collaborazione con la Georgetown University e la George Washington University a Washington, Dc, il nostro gruppo di ricerca ha dimostrato che molti diabetici possono contrastare l'irrefrenabile decorso della malattia e migliorare notevolmente la propria salute. Possono ridurre la glicemia, migliorare la sensibilità all'insulina e limitare o eliminare i farmaci, grazie a una serie di semplici modificazioni dietetiche. A differenza delle cure mediche, gli «effetti collaterali» di queste modificazioni portano solo ulteriori benefici: perdita di peso, calo dei valori del colesterolo, abbassamento della pressione arteriosa e aumento dell'energia.

Sin dall'inizio, i nostri studi hanno puntato in alto, adottando un approccio più aggressivo al diabete rispetto ai medici del passato.

Il primo studio si limitò a un campione di 13 pazienti e valutò l'efficacia di un programma basato interamente su cambiamenti dietetici. Non c'erano un farmaco nuovo, nessun integratore miracoloso e nemmeno un programma di attività fisica. I risultati furono sbalorditivi. Due terzi dei pazienti migliorarono così tanto da poter ridurre o eliminare i farmaci in 12 settimane. Lo studio fu pubblicato su «Preventive Medicine» nel 1999.

Poi, in un secondo studio, questa volta condotto su 59 pazienti con differenti problemi di controllo della glicemia - alcuni sani, altri pre-diabetici o diabetici - abbiamo analizzato il perché la dieta funzionasse. Risultò evidente che il cambiamento dietetico provocava una trasformazione fondamentale nell'organismo. In 14 settimane, la dieta aveva indotto un miglioramento del 24% della sensibilità all'insulina - ossia la capacità dell'organismo di rispondere all'insulina, l'ormone che serve per immagazzinare lo zucchero - che nei diabetici non può funzionare regolarmente. I partecipanti che presentavano valori glicemici alterati li hanno visti scendere fino a normalizzarsi. Sebbene anche l'attività fisica sia in grado di apportare benefici, in questo caso i semplici cambiamenti dietetici furono sufficientemente potenti da incrementare la sensibilità all'insulina, riportando la glicemia sotto il livello di guardia. I risultati vennero presentati all'American Diabetes Association Scientific Meeting nel 2004 e pubblicati sull'«American Journal of Medicine» nel 2005.

I risultati di questi studi suggeriscono che questo nuovo approccio potrebbe essere il piano dietetico più potente mai realizzato per il diabete.

Possiamo andare oltre il semplice tentativo di compensare l'alterata azione dell'insulina, come i medici hanno fatto per decenni con vari farmaci. Possiamo invece aiutare l'insulina dell'organismo a funzionare di nuovo regolarmente, agendo sulla sensibilità delle cellule all'insulina e migliorandola, fattore chiave nel diabete di tipo 2. Anche quando la malattia è avanzata e ha causato complicanze gravi, non è mai troppo tardi per ottenere sensibili miglioramenti.

A cominciare dal 2003, coadiuvati dal National Institutes of Health, abbiamo condotto un nuovo studio di intervento per confrontare l'effetto della nostra dieta con quella standard approvata dall'American Diabetes Association (ADA) nelle sue Linee Guida.

Come saprai, sono indicazioni molto precise ed efficaci. Milioni di persone si affidano alle tabelle di sostituzione e ai libri di ricette messi a punto sulla base di quanto consigliato da queste Linee Guida per la gestione della malattia. Poi però molto spesso, va sempre a finire che, nonostante tutte le buone intenzioni, nel tempo la malattia comunque progredisca. Il nostro obiettivo era di verificare se fosse possibile migliorare questa situazione.

Lo studio fu condotto con la George Washington University e la University of Toronto su un campione di 99 soggetti affetti da diabete di tipo 2. Ai partecipanti venne assegnata a caso una dieta per diabetici standard sulla base delle direttive Ada o una dieta più aggressiva, di cui vi parlerò tra poco. Durante la ricerca, presentai i risultati iniziali dello studio ad alcune riunioni scientifiche dell'Ada, dell'American Association of Diabetes Educators e dell'American Public Health Association nel 2005 e 2006.

Grazie a una scrupolosa analisi dei dati, in cui l'esercizio fisico e i farmaci vennero mantenuti costanti, riscontrammo che la nuova dieta teneva sotto controllo la glicemia tre volte più efficacemente della precedente «miglior» dieta. Accelerava anche la perdita di peso e controllava il colesterolo più dei consolidati metodi standard. Altri ricercatori hanno dimostrato che il cuore trae enormi vantaggi da questo tipo di dieta, che riesce inoltre ad abbassare la pressione arteriosa; permette a molti individui di prendere in mano le redini della propria vita, ritornando in salute e in piena forma.

Il libro traduce questi risultati scientifici rivoluzionari in strumenti di cui ti potrai avvalere, tra cui un programma di facile consultazione con semplici Linee Guida dietetiche menu e ricette.

Una nuova interpretazione del Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è molto meno comune di quello di tipo 2. Di solito, viene diagnosticato nell'infanzia e trattato con l'insulina - ecco perché è anche noto come «diabete infantile» o «diabete insulinodipendente».

A differenza dei diabetici di tipo 2, chi soffre di diabete di tipo 1 dovrà sempre assumere insulina. Però, può avvalersi dell'alimentazione e dei cambiamenti dello stile di vita per ridurre le dosi al minimo e limitare il rischio di complicanze.

Abbiamo anche una nuova e sorprendente interpretazione dei fattori che causano il diabete di tipo 1. Per quanto possa sembrarti strano, il processo che porta al diabete di tipo 1 comincia quando il sistema immunitario dell'organismo attacca le cellule pancreatiche che producono insulina. Come vedrai, nuove ricerche hanno dimostrato cosa sembra possa innescare questa aggressione e cosa possa prevenirla.

Successi Personali

Esaminiamo ora le esperienze di persone reali che hanno seguito il programma dietetico descritto in questo libro.

Nancy

Nancy lesse delle nostre ricerche in un annuncio pubblicato sul «Washington Post». Le era stato diagnosticato il diabete di tipo 2 otto anni prima. Un suo cugino era ipovedente a causa della malattia ed era in dialisi per insufficienza renale. Nancy intendeva lottare per non finire vittima dello stesso destino.

Prima di partecipare alle nostre ricerche, le cose per lei avevano preso una brutta piega. Sebbene avesse seguito una dieta per diabetici, il controllo della sua glicemia peggiorava sempre di più e, con la dieta adottata, non riusciva a smettere di ingrassare. Due anni dopo la diagnosi, il suo medico le prescrisse il primo farmaco per il diabete. Poi, ritenne necessario prescrivergliene un secondo. Ciononostante, i suoi livelli di glicemia continuavano a salire. Quando entrò nel nostro studio, i valori di emoglobina Ale - l'indice principale per il controllo glicemico, che deve essere sotto il 7,0% - segnavano un preoccupante 8,3%.

Nancy decise di partecipare allo studio perché le piaceva il fatto che fosse incentrato sull'alimentazione, anziché sui farmaci. Poiché questo problema è così diffuso nella popolazione, a intuito le sembrò che la causa e la soluzione dovessero dipendere dall'alimentazione.

Le insegnammo come cambiare le abitudini dietetiche. Non c'erano limiti alle quantità di cibo, alle calorie o ai grammi di carboidrati che poteva consumare. L'unica regola era di cambiare radicalmente la scelta del tipo di alimenti.

All'inizio, le chiedemmo anche di non fare esercizio fisico - ossia di non cambiare le sue abitudini al riguardo - perché volevamo verificare cosa potevano comportare i semplici cambiamenti della dieta. Accettò di buon grado - lavorava dalla mattina alla sera in ufficio e non era una sportiva per natura.

Perlomeno non ancora.

Una volta che cominciò a seguire i nostri consigli, dimagrì e la glicemia si abbassò, quest'ultima a una velocità sorprendente. Dopo anni in cui continuava a ingrassare, finalmente l'andamento cominciava a invertirsi. Dopo 11 settimane, salì sulla bilancia: aveva perso oltre 6 chili. Quando le misurammo la A1c, constatammo che era passata dall'8,3% al 6,9%. Tutto questo in tre mesi, e la sua sensibilità all'insulina si stava normalizzando.

La glicemia di Nancy continuò ad abbassarsi. Anzi, scese a tal punto che i farmaci che stava assumendo erano diventati troppo potenti. La combinazione dei farmaci con i nuovi cambiamenti alimentari le aveva provocato un'ipoglicemia. Era giunto il momento di ridurre i farmaci. Quando le abbassammo le dosi, non sembrò ancora abbastanza. Diversi mesi dopo, ne dovemmo eliminare uno del tutto.

A poco più di un anno dall'inizio del programma, pesava 18 chili in meno. Assumeva un solo farmaco, non due (resta da vedere se riuscirà a eliminare il secondo). E anche assumendo meno farmaci, la A1c non è mai stata così bassa, facendo registrare un 6,8% nell'ultimo esame.

«Questi risultati sono davvero incredibili» affermò «Non solo per la perdita di peso. Tutti i valori sono nettamente migliorati».

E non è finita qui - un altro beneficio che non si aspettava. Per anni, aveva sofferto di dolori artritici talmente acuti che non riusciva neppure ad aprire un vasetto. A distanza di qualche mese dall'inizio della nuova dieta, si era improvvisamente resa conto che i sintomi dell'artrite erano scomparsi completamente. (Ci sono ampie prove scientifiche su dieta e artrite, che ho riassunto in un mio libro precedente, Foods That Fight Pain [Cibi per combattere il dolore]). Questa storia ci insegna che la sua vicenda non è insolita per chi adotta i cambiamenti dietetici, come avrete modo di leggere tra poco.

Vance

Varice aveva 31 anni quando gli fu diagnosticato il diabete. Aveva appena cambiato medico e la diagnosi venne formulata dopo un banale esame del sangue. Entrambi i nonni materni erano diabetici ma, fino ad allora, Vance non aveva sofferto di particolari problemi di salute. Dopo aver lavorato come agente di polizia per 12 anni, ora lavorava in banca e non aveva l'abitudine di darsi malato.

Il diabete gli cambiò la vita. «Se non mi amputano una gamba o divento cieco, potrei finire in dialisi», affermò. A dire il vero, non era in perfetta forma. Con il passare degli anni, aveva accumulato qualche chilo di troppo: alto circa 1,80 metri, pesava circa 125 chili. «Non ho mai dato troppo peso all'alimentazione o alla salute», disse. «Sono cresciuto mangiando panini e bistecca, braciole di maiale e pollo. Facevamo molte grigliate all'aperto, a volte c'era la verdura, ma non tantissimi cibi freschi. Non praticavo sport. Prendevo tutto sottogamba».

Con i problemi di peso, sopraggiunsero anche difficoltà nell'attività sessuale. L'impotenza affligge molti diabetici maschi ed è comune negli uomini sovrappeso. Il suo medico cominciò a prescrivergli la metformina, un farmaco comunemente impiegato per abbassare la glicemia.

Vance seppe del nostro studio e decise di offrirsi volontario - a parte qualche titubanza all'idea di dover cambiare alimentazione. «Non mi sono mai imposto restrizioni o regole alimentari», affermò. «Non ho mai provato a tenere sotto controllo l'alimentazione. Ho sempre mangiato quello che desideravo». Sua moglie invece era vegetariana da qualche anno ed era entusiasta che anche Vance volesse cambiare.

I risultati non tardarono ad arrivare. Cominciò a perdere peso e nel giro di un anno dimagrì - con sua grande sorpresa - di 27 chili. La A1c, che all'inizio dello studio era di 9,5%, scese a 7,1% dopo appena 2 mesi. Dopo 14 mesi era calata a 5,3%. Il suo medico era al settimo cielo e dichiarò che era giunto il momento di interrompere la metformina.

E le sorprese non finirono qui: i problemi sessuali scomparirono nel giro di 3 mesi. «Non mi sono mai sentito così in forma dai tempi della scuola di polizia. E come se mi avessero tolto un macigno da sopra la testa», dichiarò. «Quando dissi a mia madre quel che stavo facendo - che avevo cambiato alimentazione - si mise a piangere dalla gioia, perché mio padre era morto a 30 anni. Quando mio nonno morì, diventai l'uomo più vecchio della famiglia. Tendiamo a morire piuttosto giovani. Era contenta di vedere che avevo imboccato un'altra strada, che mi stavo prendendo cura di me stesso».

Riprendi in mano le redini della tua vita

La dieta adottata da Nancy e Vance - e che mi auguro anche tu stia per adottare - non è concepita come semplice misura palliativa del diabete, come le altre. E' pensata per contrastare le cause fondamentali della patologia.

Che tu sia affetto da diabete di tipo 2 e che desideri prendere in mano il controllo della tua salute, o che sia malato di diabete di tipo 1 e abbia intenzione di contrastare le limitazioni della vita quotidiana imposte dal diabete, questo programma è stato concepito proprio tenendo presente queste tue esigenze.

Però, l'obiettivo delle nostre ricerche - e del libro - è più vasto.
Ogni giorno, a sempre più persone, tra cui un numero esorbitante di bambini, viene diagnosticato il diabete. Il prezzo personale che questi soggetti e i loro familiari devono pagare per far fronte alla patologia è altissimo.

Dal canto suo, il Sistema Sanitario Nazionale è sempre in maggior difficoltà a sostenere i costi della terapia, degli esami e delle visite specialistiche, nonché i costi di eventuali ospedalizzazioni causate dalle varie complicanze. Per molti soggetti a rischio, la diagnosi è alle porte. Ci auguriamo che nuove abitudini dietetiche, se applicate su vasta scala, possano contribuire in modo determinante alla risoluzione di questo enorme problema di salute pubblica.

Il programma che ti presentiamo rivoluziona davvero il nostro modo di vedere questa malattia, normalmente considerata inesorabile.

Il diabete non è più una patologia con cui devi obbligatoriamente convivere. Non deve necessariamente peggiorare nel tempo. Tutt'altro; se hai il diabete, è giunto il momento di riappropriarti della tua vita.

Non ci piegheremo al volere della malattia. Questo programma invece è stato concepito per aiutarti a comprendere la causa del diabete e come correggerla nel migliore dei modi attraverso i cambiamenti della dieta e dello stile di vita. Se non sei diabetico ma sei un soggetto a rischio, è un programma potente per prevenirne la comparsa.

«Questo programma fa per me?», ti starai chiedendo. La risposta è assolutamente sì. Ed ecco perché.

  • Sia che ti piaccia cucinare, sia che tu preferisca mangiare ai ristorante puoi facilmente adottare i cambiamenti dietetici necessari.
    Sottolineo questo punto perché alcuni immaginano che cambiare alimentazione significhi doversi cucinare tutti i pasti in casa. Traduzione: ore e ore di lavoro. Se questo pensiero ti irrita, hai tutta la mia comprensione: ho imparato molto tempo fa che non avrei mai vinto la coppa per il miglior chef. Forse sono nato con il «gene del servizio in camera» e forse anche tu. Ti illustrerò come programmare un menu sano e come adattarlo alle tue esigenze, che ti piaccia cucinare o meno. Molti dei nostri partecipanti alla ricerca viaggiano e mangiano al ristorante o in mensa. Questo programma, così come ha funzionato per loro, sarà efficace anche per te.

  • Poco importa che ti piaccia fare sport o che tu non sia mai riuscito a seguire un programma di allenamento.
    I miglioramenti che ho descritto sopra sono stati ottenuti senza attività fisica. Anzi, tutti i nostri studi la escludono, perché così possiamo identificare gli effetti dei cambiamenti dietetici e testarli adeguatamente. Detto ciò, l'esercizio fisico è un aspetto importante del regime di trattamento del diabete e questo libro ti insegnerà a introdurlo nella tua vita in maniera sicura, sensata ed efficace. Se però non potessi praticare attività sportiva per problemi alle articolazioni, cardiopatie o gravi problemi di obesità, oppure semplicemente perché non hai la costanza di seguire un programma di allenamento, sarai felice di sapere che i benefici del nostro programma dietetico avverranno indipendentemente dalle modificazioni del tuo livello di attività fisica.

  • Se ti sembra di non essere in grado di seguire una dieta, hai tutta la mia comprensione.
    Ecco perché ci concentreremo esclusivamente su cosa mangi e non su quanto. Potrai mangiare a sazietà e fare spuntini durante la giornata. Però, dovrai metterci un certo impegno: dovrai imparare a pensare al cibo in modo nuovo e dovrai dimenticarti di alcuni concetti vecchi e superati. Inoltre, se hai problemi di sovrappeso, è molto probabile che ti debba comprare dei vestiti nuovi!

Cosa significa far regredire il diabete?

Il destino lento e inesorabile di quasi tutti i diabetici va nella direzione di un aumento del peso e della glicemia, di dosi sempre maggiori di farmaci e di complicanze sempre più gravi. «Far regredire il diabete» significa invertire questa tendenza. Se il problema sono i chili di troppo, possono ridursi - gradualmente, ma senza ombra di dubbio.

Anche le dosi di farmaci, sempre più massicce, possono venir diminuite. I sintomi della neuropatia, per esempio - dolore ai nervi alle gambe e ai piedi -, possono migliorare e persino scomparire. La cardiopatia può essere risolta.

La malattia scomparirà completamente?

Alcuni sostengono che, una volta sviluppato, il diabete non può più andarsene via: rimarrà per sempre, anche se gli esami del sangue migliorassero a tal punto che la malattia non fosse più diagnosticabile. Quello che intendono dire è che i tratti genetici che hanno reso possibile lo sviluppo del diabete di tipo 2 non se ne vanno, mentre il diabete di tipo 1 richiede un trattamento continuo a base di insulina, a prescindere dai cambiamenti dietetici che si possono apportare.

Non è possibile prevedere quali risultati potrai ottenere. Riuscirai a ridurre le dosi dei farmaci, eliminarne alcuni o forse tutti, oppure abbassare la glicemia al punto tale che nessuno potrà mai dire che in passato avevi il diabete? Solo con il tempo sarai in grado di rispondere a queste domande, però ti prometto che questo libro ti insegnerà tutto quello che devi sapere su come avvalerti del potere del cibo a tuo vantaggio. Il resto della storia lo scriverai tu.

Ti sarei molto grato se informassi altre persone di quello che ti accingi a fare e magari potessi prestare questo volume ai tuoi amici o familiari che soffrono di diabete. Siamo consapevoli di poter invertire il decorso di questa patologia a livello Individuale, ma sconfiggere un'epidemia mondiale è un compito arduo, che richiede un gioco di squadra. Mi auguro tu voglia sposar questa causa importante, che vede protagonisti professionisti sanitari, partecipanti alle ricerche e loro familiari.

Grazie, e ti auguro di ottenenti meglio da questo programma.

Curare il Diabete Senza Farmaci

Curare il Diabete Senza Farmaci

Chi soffre di diabete si convince che la propria patologia si verifica all’improvviso e soprattutto che è irreversibile.

Come spiega Neal Barnard, il diabete non è più una condizione con cui essere obbligati a vivere, né è destinata a peggiorare lentamente e inevitabilmente. Dopo anni di ricerche, ha scoperto che è possibile ripristinare la funzionalità dell’insulina e sconfiggere il diabete di tipo 2.

Seguendo il suo programma scientificamente provato, si è in grado di controllare il livello di zuccheri nel sangue tre volte più efficacemente rispetto a un regime alimentare standard per i diabetici.

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Neal D. Barnard

Neal D. Barnard, MD, è professore associato di Medicina presso la George Washington University, in Washington D.C.,  e fondatore del «Physicians Committee for Responsible Medicine», un'organizzazione non profit la cui mission è quella di promuovere l'importanza della medicina preventiva e di condurre ricerche cliniche a sostegno dell'efficacia della corretta  alimentazione nella prevenzionee nel trattamento delle più gravi e diffuse patologie. I risultati delle sue ricerche sono stati pubblicati sulle principali riviste  medico-scientifiche internazionali e sono staticitati dall'American Diabetes Association e dall'American Dietetic Association nelle loro linee guida ufficiali. Barnard interviene come relatore a convegni di società scientifiche, è consulente di molte riviste mediche e prende spesso parte a trasmissioni televisive. I suoi libri diventano puntualmente best seller del «New York Times».