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Intervista a Daniel Estulin

Daniel Estulin rivela i giochi politici che si nascondono dietro il terrorismo islamico e parla dei recenti attentati in Francia e a Bruxelles

Intervista a Daniel Estulin

Lei è uno dei massimi esperti sulla storia, la politica e i fini del club Bilderberg. Il che modo il club Bilderberg è coinvolto nel terrorismo musulmano?

Siamo a un livello di controllo molto più alto, ben oltre il Club Bilderberg. La «guerra globale contro il terrorismo» viene spacciata per «scontro di civiltà», per un conflitto tra valori e religioni, mentre in realtà risponde a spudorati obiettivi strategici ed economici.

ISIS, Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI), Fratelli musulmani, talebani, Hizb ut-Tahrir (HUT), Gruppo dei combattenti islamici libici (LIFG), Ansar al-Sharia, Scudo libico, Brigata dei martiri del 17 febbraio: sono tutti frutto di politiche a lungo termine concepite a Washington e a Londra e finanziate da organizzazioni «benefiche» saudite.

L'ISIS è un prototipo, uno strumento in mano agli americani per intensificare il controllo sul Medio Oriente tramite il terrore, il caos e la devastazione sociale. Finché un nemico sempre mutevole potrà essere accusato di tutti i mali, nessuno punterà il dito contro il vero colpevole.

Va compreso che la minaccia terroristica dell'ISIS e dei gruppi affini costituisce la pietra angolare della dottrina militare degli Stati Uniti e della NATO. Dottrina che, dietro il pretesto di un mandato umanitario, giustifica «operazioni antiterrorismo» su scala globale.

Nel libro sostiene che l’instabilità politica nel Medio Oriente favorisce lo sfruttamento delle risorse da parte dell’Occidente. In che modo? Non sarebbe più semplice stabilire rapporti commerciali con Paesi stabili?

È una questione sia geografica sia politica. Si sta creando un nuovo ordine in cui le carte vincenti sono la geografia e il denaro, perché oggi è la geografia a presiedere alle decisioni economiche. La geografia è quindi il primo indicatore da seguire per capire la politica.

Perché stiamo cercando di cambiare l’assetto in Medio Oriente? All'inizio degli anni Novanta, si decise di ritirare capitali dai Paesi del G7 per investirli a livello mondiale e garantire così il prevalere degli interessi della finanza in tutto il pianeta. È il cosiddetto «golpe finanziario». Ciò che sta accadendo in Russia, Cina, America Latina, Ucraina e Medio Oriente si inquadra nella contesa che determinerà se l’Occidente, forte dell’egemonia dei petrodollari, riuscirà o meno a imporre il proprio modello.

«Il presupposto essenziale di un mondo basato sui petro­dollari è consentire all'Occidente, guidato dagli Stati Uniti, di vivere a spese del lavoro e delle risorse degli altri Paesi, facendo leva sul ruolo del dollaro, la cui funzione nel sistema monetario internazionale è di operare come principale mezzo di pagamento.»

Ciò significa che, data l’attuale struttura del sistema monetario internazionale, il primo accumulatore di attivi è la divisa statunitense e che sostituirla non avrebbe senso.

Chi controlla il denaro non accetterebbe mai di perdere il controllo su tutto il resto. I soldi vivono di logiche proprie: questa è la regola numero uno del potere assoluto. Piuttosto che gettare la maschera, l’élite preferisce abbassare la saracinesca del sistema, pur di salvare i propri privilegi e tutelare il sistema monetario internazionale.

Pensa che i recenti attacchi terroristici potevano essere prevenuti?

I beneficiari del massacro di Mumbai siedono a Londra e a New York, nei consigli direttivi e nelle assemblee degli azionisti delle principali banche internazionali, che perseguono il controllo totale.

Dopo avere dominato il Nordamerica e l’Europa per gran parte della storia recente, questi banchieri, perlopiù angloamericani ma anche europei, mirano ora al controllo assoluto delle risorse, delle monete e dei popoli del mondo. Per ottenerlo agiscono su più fronti: per esempio, la crisi economica globale, tesa ad acquisire il dominio sull'economia planetaria, o la ‘guerra totale’ in Medio Oriente, che probabilmente si aggraverà in una guerra mondiale contro la Cina e la Russia. Quest’ultimo spauracchio è perfetto per spingere le popolazioni ad accettare una forma di governo sovranazionale globale, che garantisca un futuro senza guerre e assicuri la stabilità economica, ossia la visione utopistica dell’Ordine Mondiale Unico.

La capacità di manipolare i fanatici musulmani a distanza deriva da una catena di comando perfettamente organizzata.

Tra la cupola (il direttivo del RIIA a Londra, il CFR a New York e i dipartimenti di Islamistica di Cambridge e Oxford) e le masse per le strade del Cairo, di Teheran, Tripoli, Bengasi, Baghdad e Kabul c’è un’intricata rete a più livelli. Subito sotto l’oligarchia angloeuropea e americana, che formula le politiche, c’è lo strato degli avvocati, orientalisti e altri professionisti con il compito di attuarle. Sotto di loro, e ben più numerosi, stanno gli intermediari diretti tra i leader arabi e i consiglieri della cupola: sono questi intermediari a patrocinare i seminari e a dirigere gli enti, sono loro a dispiegare sul campo gli agenti del livello inferiore.

Ancora più in basso troviamo i comandanti sul campo dei Fratelli musulmani, i talebani, il ramo libico dell'ISIS, l’Esercito siriano libero, vale a dire il personale generale. Organizzati in cerchi concentrici, hanno la responsabilità diretta di organizzare le forze d’assalto e i capi religiosi secondo i principi metodologici che uniscono i Fratelli musulmani. Agiscono sempre con la protezione e il tacito appoggio di militari, governi e servizi segreti di ciascun Paese musulmano. Infine, per strada, ci sono i peones. La massa di povere anime manipolate, la carne da cannone del Grande Gioco.

Stando alla stampa, gli ultimi attentati, per esempio a Nizza e Rouen, sono stati compiuti dai cosiddetti «lupi solitari», cioè immigrati musulmani diventati improvvisamente estremisti. Chi sono in realtà i terroristi?

I recenti attacchi a Parigi, Bruxelles, Nizza indicano chiaramente l’esistenza di una struttura gerarchica anglosaudita che controlla al-Qaeda e tutti gli altri gruppi del fronte jihadi­sta, per giunta ormai da decenni e ben nota negli ambienti ai massimi livelli del governo americano.

Per rendersi conto dello strapotere della monarchia saudita, basti pensare agli stretti rapporti che ha sempre intrattenuto con la famiglia Bush. Le amministrazioni di George Bush Sr., George Bush Jr., Obama hanno fatto di tutto per coprire il tradimento anglosaudita, diventando così complici delle atrocità costate la vita a decine di migliaia di persone, e indirettamente a qualche milione in più. Atrocità che hanno anche fornito agli americani la scusa per instaurare un tirannico Stato di polizia dall'11 settembre 2001 in poi.

I Fratelli musulmani, Al Qaida, i talebani e l'ISIS sono creazioni anglosaudite. Non potrebbero sopravvivere senza l’appoggio economico e di intelligence, le armi e i narcodol­lari riciclati nel Golfo Persico. Queste organizzazioni appartengono all'esercito anglo-saudita, che viene gestito come una forza sovranazionale di globalizzazione.

I protagonisti della globalizzazione economica sono le aziende multinazionali, e ora entrano in scena le multinazionali del terrore, che possono ignorare bellamente le frontiere degli Stati sovrani.

È questo il vero problema con i cosiddetti gruppi terroristici islamici: gli anglosauditi li dirigono come se fossero un esercito internazionale, con l’obiettivo di distruggere gli Stati-nazione e terrorizzare la popolazione per costringerla ad abbracciare la confessione wahhabita.

Il pericolo più grande scaturisce dall'abolizione del principio di sovranità nazionale, con lo scoppio di guerre di religione in tutta l’Eurasia, in Africa in generale e in quella subsahariana in particolare, dove questi gruppi wahhabiti stanno destabilizzando attivamente i governi. Se ci riusciranno, ciò potrebbe condurre allo scontro diretto con la Russia e la Cina, nonché alla spaventosa ipotesi di un conflitto nucleare globale. E non si pensi neppure per un momento che gli strateghi di Londra e Washington non ne siano consapevoli.

Considerata l’incapacità di smascherare e neutralizzare i colpevoli britannici, sauditi e statunitensi, di farla finita con i finanziamenti e le coperture ai jihadisti su scala mondiale, di spezzare il vincolo narcoterrorista, ecco che la cosiddetta «guerra globale contro il terrorismo» si è trasformata in uno dei più gravi inganni criminosi della storia moderna.

Isis S.P.A.

Isis S.P.A.

Attentati in Francia, Germania, Belgio, Inghilterra… Siamo sotto assedio, gli estremisti islamici ci attaccano, tuonano i media. E i governi si affrettano a varare misure straordinarie, i controlli si moltiplicano, le nostre libertà personali diminuiscono in nome della sicurezza collettiva. Eppure, se seguissimo la pista del denaro, verrebbe fuori una realtà ben diversa.

Chi arma i kamikaze? Chi paga i loro centri di addestramento? Chi ci guadagna da questo costante stato di allerta, e ancora di più dal caos che impedisce al Medio Oriente di diventare un vero interlocutore politico ed economico?

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Daniel Estulin

Daniel Estulin vive in Spagna. Da quando, utilizzando metodi simili allo spionaggio da Guerra Fredda e rischiando più volte la vita, ha realizzato ciò che nessun altro prima di lui si era mai spinto a fare, svelando i segreti del Club Bilderberg, è diventato una delle voci più rappresentative dell’informazionesenza censure. Intervistato in tutto il mondo, protagonista di trasmissioni radiofoniche, tiene conferenze sulle società segrete e sull’intelligence mondiale. Ai giornali racconta: «Nel 1996 cercarono di uccidermi, nel 1998 di sequestrarmi, nel 1999 di corrompermi, nel 2000 di arrestarmi, e l’anno dopo mi offrirono un assegno in bianco se avessi taciuto una volta per tutte».

 

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