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Iniziazioni - I Confini del Mondo - Libro di Igor...

Leggi in anteprima il Capitolo 1 del libro di Igor Sibaldi "I Confini del Mondo"

Iniziazioni - I Confini del Mondo - Libro di Igor Sibaldi

In uno dei discorsi che Dio teneva a Mose nel deserto c'era un avvertimento che, nelle lingue dell'Occidente, venne tradotto così:

L'uomo non può vedermi e vivere.
Esodo 33,26

E molti hanno provato a credere che quel Dio avesse detto proprio così, e a capire perché mai non possa o non voglia farsi guardare.

Ma nella Bibbia la parola «uomo» (adam) indica non tanto un individuo, quanto un certo modo di esserci, di ragionare e di percepire; per cui il senso di quella frase diventa il seguente: «L'adam non può vedere me: chi vuole conoscermi davvero, deve liberarsi dal proprio adam». Infatti capita, nella Bibbia, che chi sia riuscito a vedere Dio cambi nome: cioè, che acquisti una nuova identità; così è per Abram, che dopo un incontro con Dio diventa Abraham; o per Giacobbe, che dopo aver visto Dio faccia a faccia, diventa Israel (Genesi 17,5; 32,29).

E nei prossimi capitoli tratteremo dettagliatamente dell'adam, di come liberarsene, e delle nuove identità che nascono per questa via.

Scopriremo ben presto che ciò che Dio disse quella volta, qualsiasi adulto lo può dire di sé a se stesso: non posso vedermi davvero se non diventando diverso. Per vedere chi io sia davve­ro, dovrò infatti pormi all'esterno di me: e allora — magari per un attimo soltanto non sarò più quel che ero. Ciò che prima era il mio me diverrebbe un mio ex-me. E sarebbe un cam­biamento grande, perché quel mio ex-me non è soltanto tutto ciò che finora ho pensato di me, ma anche - se non soprat­tutto - ciò che ho creduto che gli altri vedessero in me, e che tanto spesso mi è sembrato vero e importante, e in tal modo ha determinato - da decenni i miei comportamenti, le mie decisioni, i miei pensieri, i miei desideri, che io me ne accor­gessi o no. Quindi non soltanto il mio ex-me stesso cesserebbe di vivere, ma anche il suo sfondo, il mio mondo, diverrebbe molto diverso da com'era prima.

Questo superamento di tutto per cominciare a vivere in un altro modo è l'esperienza che nelle prossime pagine chiameremo «iniziazione».

E' un termine molto usato in antropologia, in sociologia e in psicologia, ma in un senso un po' differente da quello che intenderemo noi.

Gli antropologi, i sociologi e gli psicologi indicano, con «iniziazione», soltanto due tipi di rituali: quelli con cui, nelle società arcaiche, gli adolescenti venivano ammessi nella cerchia degli adulti, e quelli con cui, in ogni epoca, si viene ammessi a culti, sette, ordini. Giustamente si ritiene che il secondo tipo di rituali derivi dal primo: cioè che un'i­niziazione attuale poniamo, ailla massoneria - sia l'esito, e magari anche la memoria più o meno consapevole, di rituali millenari. Quel che non è chiaro è da dove derivino questi ultimi; e la questione è ampia, dato che di rituali iniziatici si trovano descrizioni precise in ogni parte del mondo: non solo nei culti misterici della Grecia e nell'Antico Egitto, ma anche in Africa, nelle Americhe, e in Oceania; e quelle descrizioni si somigliano tutte. In ogni epoca e a tutte le latitudini, i gesti di chi officia un'iniziazione e le reazioni di chi vi si sottopone sono abbastanza simili da far pensare a un unico schema: e bisogna dunque supporre che i fondamenti di questo schema siano radicati nella psiche dell'umanità intera.

Io amplierò ulteriormente il campo rintracciando e indagando quello stesso schema anche là dove pochi l'hanno cercato: nelle Sacre Scritture e in alcune celebri opere letterarie e scientifiche. E proverò a interpretarne il senso e la necessità.

La mia idea è che antropologi, sociologi e psicologi sbaglino a scorgere, nell'iniziazione, soltanto il modo in cui si celebra l'integrazione di un individuo a un gruppo, più o meno privilegiato.

A intenderlo così, l'iniziato (il neofita che diventa membro di una confraternita, il seminarista che diventa prete ecc.) comincia a scoprire non tanto qualcosa di nuovo su se stesso e sul proprio rapporto con la realtà, quanto piuttosto su quel particolare gruppo, su ciò che quel gruppo crede e sui poteri che l'appartenenza a quel gruppo gli conferisce.

Di certo questa integrazione a un gruppo privilegiato costituiva e costituisce un avvenimento significativo sia per l'iniziato sia per la comunità, e degno perciò di venire celebrato con un rituale più o meno esclusivo. Di certo nei rituali con cui, in ogni parte del mondo, si celebra tale integrazione vi sono elementi iniziatici.

Ma io penso che, in ogni parte del mondo, tali elementi siano stati attinti da un altro tipo di iniziazione, di cui antropologi, sociologi e psicologi non parlano: da un modo strettamente personale di superare se stessi e di diventare nuovi. E questa «iniziazione» personale è l'origine dei rituali iniziatici arcaici, dai quali si sono originati i rituali iniziatici ancora in uso.

Quanto all'origine di tale «iniziazione» personale, immagino si sia trattato di una scoperta e non di un'invenzione: che, cioè, in luoghi ed epoche diverse, gli uomini - alcuni uomini -abbiano continuato ad accorgersi, tutti più o meno nel medesimo modo, che quel «morire» a se stessi e rinascere diversi fosse un fenomeno spontaneo: cominciasse ad avvenire di per sé; e che, come avviene anche per altri fenomeni psichici spontanei (per esempio, l'ispirazione) richiedesse alcune capacità, tra cui il coraggio, per potersi compiere appieno e produrre i suoi frutti.

Di un'altra cosa, evidentemente, ci si accorse: che coloro che sperimentavano quest'«iniziazione» personale, ne erano trasformati a tal punto, da diventare individui assai superiori, per sapienza e forza, alle comunità alle quali appartenevano. Diventavano eroi, o profeti: cioè esseri ingombranti, spesso in conflitto con quelle stesse comunità; o magari - talvolta - ne diventavano i re, spodestando d'un tratto il predecessore e cambiando le leggi che lui aveva fatto rispettare. Gli iniziati erano insomma un fattore di disordine. Il che spiega sia il fatto che dall' «iniziazione» personale si siano attinti elementi per rituali iniziatici collettivi, sia il fatto che di questi ultimi sia sia parlato sempre molto di più, che non di quella.

Le iniziazioni collettive avrebbero insomma voluto oscurare, emarginare, bandire l'«iniziazione» personale. E' probabile.

Non sempre un rituale nasce dal bisogno di ricordare, di rivivere in qualche modo momenti importanti del passato della comunità: spesso i rituali hanno un intento diametralmente opposto: far apparire come passato qualcosa che se, fosse ancora presente, determinerebbe considerevoli problemi.

E' quel che avvenne, per esempio, con il rituale della messa, la quale non mira certo a mantenere vivo il radicalismo dell'insegnamento di Gesù, così scomodo, così burrascoso, bensì vuole proclamarlo come un episodio del passato: e vuole, sopratutto, che assistendo al rito i fedeli credano di aver partecipato collettivamente a un qualche aspetto di quell'insegnamento, e non cerchino di comprenderlo o peggio ancora di riviverlo per proprio conto - poiché andrebbero incontro agli stessi conflitti con l'autorità religiosa e creerebbero disordini non diversi da quelli di cui narrano i Vangeli.

Qualcosa del genere dovette avvenire, secoli e millenni prima della messa, anche con il preoccupante fenomeno dell' «iniziazione» personale. Ci si accorse, evidentemente, che l'«iniziazione» personale, come tutti i fenomeni psichici spontanei, poteva diventare un'esigenza: molti potevano intuirla; moltissimi, sentendone parlare, potevano desiderarla; e se non avevano capacità sufficienti a sperimentarla, potevano nutrire ammirazione per coloro che, avendo tali capacità, l'avevano sperimentata appieno. Così, il rituale iniziatico collettivo, per evitare che l'«iniziazione» personale si diffondesse e godesse di prestigio, se ne impossessò: ne fornì, a molti, un equivalente abbastanza preciso, che tuttavia, invece di far accedere gli iniziati a ricchezze tutte interiori, a una nuova autonomia, li conducesse entro un gruppo ben incardinato nella struttura sociale esistente.

Perciò i rituali iniziatici di popoli tra loro molto diversi e lontanissimi sono tanto simili tra loro, e altresì tanto simili a quelle «iniziazioni» personali di cui troviamo traccia nelle Sacre Scritture.

Negli uni come negli altri ritroviamo le stesse fasi, che elenco qui sotto.

Nei rituali arcaici:

1. gli iniziandi, solitamente adolescenti, vengono condotti lontano dalle loro case, in luoghi impervi, foreste o deserti. Tutto ha inizio, cioè, da un ALLONTANAMENTO dal mondo con­sueto.

2. Gli iniziandi non sanno che cosa li attende là: è necessario che siano impreparati.

3. Una volta giunti in quei luoghi impervi, si trovano ad affrontare situazioni più o meno terrificanti: devono sperimentare PAURE

4. Dopo i primi shock, vengono avvicinati da coloro che officiano l'iniziazione, e che pressoché in tutti i casi si presentano o abbigliati in vesti antiche, o camuffati da spettri mostruosi o da animali feroci: è il momento delle MASCHERE.

5. La tensione, l'attenzione degli iniziandi giunge, a questo punto, al culmine: possiamo parlare di un POTENZIAMENTO DELLE LORO PERCEZIONI, che spesso viene ulteriormente esasperato da circostanze eccitanti (musiche, per esempio) o dall'uso di sostanze allucinogene.

6. Ed è a questo punto che sopravviene il momento clou: gli iniziatori colpiscono, feriscono gli iniziandi, o aumentano la dose di allucinogeni, così da ottenere una loro perdita di conoscenza, o li rinchiudono in luoghi bui: è la MORTE RITUALE.

7. Ci si aspetta, a questo punto, che tutte le resistenze de­gli iniziandi siano sparite: sono «morti», perduti, non hanno dunque più nulla da perdere; ed è allora che gli iniziatori im­partiscono loro insegnamenti, da accogliersi come rivelazioni. Chiameremo questa fase AMMAESTRAMENTO.

8. Finalmente, si giunge alla RINASCITA: gli iniziati vengono ricondotti alle loro case, e considerano se stessi e vengono trattati come individui completamente diversi da quando ne erano partiti. 

Si noterà quanto conti, in tutte queste fasi, la supremazia dei sacerdoti iniziatori sugli iniziandi. Si direbbe che scopo di questi rituali iniziatici sia trasformare i giovani non soltanto in adulti, ma anche - e forse soprattutto - in menti obbedienti alla generazione precedente. E' un tratto dei rituali iniziatici arcaici che si mantiene intatto, fino ai giorni nostri, nei rituali di ammissione a culti, sette o gerarchie religiose.

E ovviamente tale obbedienza ai più anziani non doveva incontrarsi nelle iniziazioni personali, spontanee, di cui possiamo rappresentarci così le fasi (sempre ammettendo che i rituali iniziatici ne fossero la riproduzione):

1. L'ALLONTANAMENTO: avviene, a un certo momento, che un individuo si sia spinto troppo in là - in una qualche sua azione, o nei suoi pensieri, oppure nel suo atteggiamento verso gli altri, che egli comincia a non tollerare più. «Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura...»

2. «La diritta via era smarrita». L'IMPREPARAZIONE: nel suo essersi spinto troppo in là, quell'individuo non ha più né punti di riferimento, né nozioni apprese che gli possano servire. Tut­to quel che sa valeva nella sua condizione precedente, e non adesso, nella sua nuova condizione di solitudine.

3. Allora quell'individuo ha PAURA...

4. Le MASCHERE: può aver paura di molte cose. Di perso­ne che gli appaiano pericolose; di situazioni che gli sembrano senza scampo; di tendenze del proprio carattere, che sa essere inaffidabili. Ma comincia a farsi strada in lui che tutti questi elementi di grave preoccupazione abbiano una loro funzione utile: che ciò che teme in esse sia la maschera di una qualche forza che vuole il suo bene - come avviene nel primo canto della Divina Commedia, quando Dante si imbatte via via in tre belve che suscitano il suo spavento, ma che in realtà lo stanno guidando nella giusta direzione.

5. Il POTENZIAMENTO DELLE PERCEZIONI: la suddetta intuizione acuisce il suo desiderio di capire, o, se non ancora di capire, perlomeno di accorgersi di quel che sta veramente accadendogli.

6. La MORTE RITUALE: se tutto va come deve, a questo punto la condizione dell'individuo non migliora affatto, ma peggiora radicalmente. Si sente perduto, inetto, indifeso. L'io che ha co­nosciuto finora comincia a morire, più o meno tragicamente.

7. L'AMMAESTRAMENTO: Ma tale esperienza di morte è soltanto il definitivo cedere delle sue resistenze al periodo nuovo che sta incominciando: ad essa fanno seguito, infatti, la scoperta, la conquista, lo strutturarsi di un punto di vista completamente nuovo, sia su se stesso sia su ciò che lo circonda.

8. La RINASCITA: il processo giunge a compimento. L'indi­viduo si è rinnovato. Se prova a considerare le sue abitudini, le sue convinzioni di prima, gli appaiono come elementi di un'esistenza altrui.

In epoche forse immemorabili, eroi, futuri re ribelli, profeti o sciamani avevano conosciuto queste fasi, non sotto forma di cerimonie officiate da altri, bensì di immediata esperienza. Probabilmente, erano stati abbastanza intelligenti da individuare quelle fasi, via via che le vivevano, e da indagarle, magari molto tempo dopo averle vissute. Altrettanto probabilmente avevano provato il desiderio di narrarle, così come tanti profeti narrarono le fasi della propria vocazione e formazione.

Alcuni di questi profeti, tra cui Gesù, ritennero che quelle fasi fossero una via aperta a chiunque, e persino la «vera via», il paradigma della crescita autentica dell'uomo.

E qui, puntualmente, le autorità intervennero, dapprima per isolare o eliminare profeti del genere, e poi - nel caso che l'esempio di quegli individui iniziatisi da sé avesse lasciato memoria, e potesse indurre altri a ripeterlo - per fissarlo in rituali collettivi, che lo facessero diventare innocuo, mentre nelle fiabe e in altra letteratura popolare, orale o no (miti o Vangeli) il ricordo degli individui iniziatisi da sé veniva conservato, in forme fantastiche che lo facessero apparire lontano dalla vita quotidiana degli uomini.

Supponiamo, dunque, che sia andata così.

E' un'ipotesi da cui può dipendere molto: se infatti quella che chiamo «iniziazione» personale è veramente una capacità naturale dell'essere umano, constatata nel corso di millenni, non abbiamo motivo di dubitare che sussista ancora: che cioè sia ancora praticabile, e si apra, come un cammino ben preciso, tutte le volte che nella nostra vita ci capiti di ritrovarci smarriti in una «selva oscura».

Ne è una prova il fatto che compaia nelle Scritture, nelle fiabe e nella grande letteratura, fino a epoca recente: che cioè, da più di tremila anni, continui a costituire un contenuto psichico talmente forte da richiedere espressione e da produrre capolavori duraturi.

Ma ne deriva altresì che fiabe, Sacre Scritture e grandi opere letterarie si potranno intendere non come storie di personaggi immaginari, giunteci da epoche troppo remote e da culture troppo altrui, ma come ricostruzioni di quella «iniziazione» personale: e ci serviranno da manuali, per affrontarla a nostra volta, e per divenire tutto ciò che oggi è l'equivalente degli antichi eroi, re ribelli e profeti.

Cominciamo subito, esaminando quello che forse è, in Occidente, il più celebre dei racconti...

I Confini del Mondo

I Confini del Mondo

Fiabe, Sacre Scritture e grandi opere letterarie si potranno intendere non come storie di personaggi immaginari, giunteci da epoche e culture troppo lontane.

Sono ricostruzioni di una «iniziazione» personale, veri e propri manuali per affrontarla a nostra volta, per divenire tutto ciò che oggi è l'equivalente degli antichi Eroi, dei Re Ribelli e dei Profeti.

I Confini del Mondo è una guida verso un modo strettamente personale di superare sé stessi e di diventare nuovi.

In ogni istante.

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Igor Sibaldi

Igor Sibaldi, nato a Milano (dove vive tuttora) nel 1957 da madre russa e padre toscano, è scrittore, studioso di teologia e storia delle religioni. Ha pubblicato diversi romanzi presso Mondadori e curato l'edizione e la traduzione di numerosi classici della letteratura russa. 
Studioso di teologia neotestamentaria, dal 1997, con il suo romanzo-saggio "I maestri invisibili", ha cominciato a narrare la sua personale esplorazione "dei miti e dei territori dell'aldilà". In seguito Igor Sibaldi ha pubblicato numerosi romanzi e saggi sullo sciamanismo, i testi sacri, le strutture superiori della coscienza e in particolare sul fenomeno degli "Spiriti Guida". 

Su argomenti di mitologia e di psicologia del profondo tiene regolarmente conferenze e seminari in tutta Italia dal 1997.

I libri di Igor Sibaldi trattano di mitologia, storia delle religioni, Sacre Scritture e psicologia del profondo. Sono tutti dedicati alla scoperta dell’Aldilà, inteso non soltanto come dimensione di esseri superiori, angelici o divini, ma anche come struttura superiore della psiche di ognuno. Tra i suoi titoli principali: I maestri invisibili, Il codice segreto del Vangelo, Il frutto proibito della conoscenza, Il libro degli Angeli. Con Anima Edizioni ha già pubblicato La trama dell’Angelo, 2004 e Iniziazione ai maestri invisibili, 2005.