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Incenso, molto più che un semplice profumo

Scopri i benefìci derivanti dall’uso dell’incenso durante la meditazione - Estratto dal libro "La religione nella nuova era"

Incenso, molto più che un semplice profumo

L’incenso è tradizionalmente usato nel culto religioso.

Sebbene ad alcuni possa sembrare un po’ troppo legato al contesto ecclesiastico e ritualistico, in realtà ha tre scopi validi, che non si limitano alle cerimonie religiose, ma riguardano anche la meditazione e altre pratiche di devozione individuali.

  

  

  

Primo beneficio: un aiuto per la concentrazione

Per quanto riguarda il primo di questi benefìci, spesso, durante la meditazione, la mente viene disturbata da qualcosa che stimola i sensi.

Questo accade specialmente quando l’attenzione dei sensi viene catturata all’improvviso o in modo discontinuo, ad esempio dal rumore del traffico oppure da persone che urlano o da bambini che piangono nelle case accanto.

Questi suoni possono essere ridotti e perfino completamente eliminati con il flusso continuo di un suono più rilassante. I rumori del traffico, ad esempio, di cani che abbaiano, di aeroplani che volano sopra la propria testa, di persone che parlano o si chiamano tra loro – tutti suoni che potrebbero disturbare la concentrazione – possono essere attutiti o addirittura cancellati dal singolo suono continuo dell’acqua che scorre in un ruscello, da quello di una cascata o della risacca del mare.

Ogni volta che visitavo il santuario della SRF a Lake Shrine, Pacific Palisades in California, e meditavo nella conca del giardino vicino al museo, notavo che il rumore causato dal traffico sulla lunga curva formata dal Sunset Boulevard, nel punto in cui circonda la proprietà dirigendosi verso l’oceano Pacifico, non penetrava fin lì.

Potevo infatti ascoltare il piacevole suono continuo di una cascata nelle vicinanze, dimenticando ben presto ogni suono come se mi trovassi nel profondo silenzio di un deserto.

Notai anche, durante le mie visite al nostro eremo sull’oceano a Encinitas, che meditare vicino alla scogliera, ascoltando il rilassante suono delle onde che si frangevano sulla spiaggia sottostante, era molto più facile che nell’ashram degli uomini, situato com’era all’angolo di una strada e circondato dal rumore del traffico e delle persone, che rendeva difficile concentrarsi.

Si possono creare suoni rilassanti anche in modo artificiale, riproducendo a basso volume la registrazione delle onde del mare, di una cascata, della pioggia o di un ruscello.

L’incenso ha uno scopo simile. Spesso, durante la meditazione, gli odori che ci circondano e che provengono dai tubi di scappamento delle automobili, dal cibo che viene cucinato, dal fumo di sigaretta o perfino dalla tappezzeria della stanza dove ci troviamo, possono distrarre la mente e addirittura evocare associazioni mentali che non hanno nulla a che vedere con uno stato d’animo di elevazione interiore.

Il delicato profumo dell’incenso, che si diffonde ovunque, può aiutare a cancellare quella diversità di odori spesso sconcertante, trasformandola in un’unica sensazione prolungata e continua che diviene di per sé elevante, soprattutto quando è ripetutamente associata alla meditazione.

Un po’ alla volta, quell’unico profumo che sovrasta gli altri diventa un aiuto, non una distrazione, per focalizzare la mente sulla contemplazione delle realtà superiori.

Secondo beneficio: l’associazione profumo-meditazione

Ho già accennato anche a un secondo beneficio dell’incenso: si dice infatti che il senso dell’olfatto sia, tra i cinque sensi, quello che stimola maggiormente la memoria. Molto spesso un determinato odore si associa immediatamente a qualche ricordo, forse di molti anni prima, forse addirittura della prima infanzia.

L’uso regolare dell’incenso durante le pratiche devozionali e meditative crea gradualmente un’associazione tra quel profumo e quelle pratiche. In questo modo, la fragranza ci aiuta a tornare con più rapidità e senza sforzo a uno stato d’animo elevato.

Terzo beneficio: concentrarsi sul respiro

Il terzo beneficio è più specifico. Durante la pratica yogica di osservazione del respiro, il punto migliore dove concentrarsi sul flusso della respirazione è quello in cui l’aria entra nel corpo: non le narici, ma proprio là dove il respiro entra nella testa.

Ovviamente, questo punto si trova vicino al Kutastha, tra le sopracciglia, considerato dagli insegnamenti dello yoga come il punto migliore su cui focalizzare l’attenzione.

Il beneficio che deriva dal diventare consapevoli del profumo dell’incenso in quel punto è che l’associazione della fragranza con l’elevazione devozionale aiuta a mantenere la mente concentrata sul respiro che entra ed esce dal corpo.

In questi modi, e in altri simili, pur rappresentando di per sé una distrazione per colui che medita, i sensi possono anche diventare un aiuto per raggiungere la concentrazione.

Articolo tratto da Vivi Consapevole n. 43

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Swami KriyanandaTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

(J. Donald Walters | 1926 - 2013)

Swami Kriyananda

SWAMI KRIYANANDA, fondatore delle comunità Ananda, è stato uno degli ultimi discepoli diretti del grande maestro Paramhansa Yogananda, grande mistico e autore di Autobiografia di uno Yogi.

Kriyananda ha affermato per oltre sessant'anni il principio dell'unione fra Oriente e Occidente e ha diffuso in tutto il mondo gli antichi principi dello Yoga e gli insegnamenti spirituali della più elevata tradizione indiana per la realizzazione del Sé, rendendoli pratici e fruibili in ogni ambito dell'esistenza. Divenuto discepolo nel 1948 di Paramhansa Yogananda (autore di Autobiografia di uno yogi), Kriyananda ha diffuso gli insegnamenti del suo Maestro, mostrandone l'applicazione in ogni ambito dell'esistenza: gli affari, i rapporti con gli altri, il matrimonio, l'arte, l'educazione, la vita comunitaria. Su precisa richiesta del suo Guru ha dedicato la sua vita all'insegnamento e alla scrittura, aiutando un grandissimo numero di persone a sperimentare interiormente la gioia e la presenza di Dio. Autore estremamente prolifico, Kriyananda ha scritto oltre 150 libri, pubblicati in ventotto lingue in novanta Paesi, ha tenuto conferenze in tutto il mondo e ha composto più di quattrocento brani musicali, per ispirare una visione elevata dell'esistenza. Kriyananda è stato anche il fondatore delle otto comunità Ananda - negli Stati Uniti, in Italia e in India - vere e proprie "Città di Luce" basate sulla pratica quotidiana della pace interiore e sul principio di "una vita semplice con alti ideali".
Swami Kriyananda ha lasciato il corpo all'età di 86 anni  il 21 aprile 2013 ad Ananda Assisi. La sua Luce e il suo messaggio di pace e amore continueranno sempre a risplendere e a ispirare moltissime anime, ovunque.