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In ogni donna c'è una Dea - Storia del principio...

Testo tratto liberamente da un articolo di Simona Oberhammer

In ogni donna c'è una Dea - Storia del principio divino femminile

Il divino all’interno di ogni donna

All’interno di ogni donna c’è una energia femminile, che in passato veniva riconosciuta sotto forma di una Dea.

Ciò è avvenuto in tempi molto lontani, in tempi che nella preistoria non si misurano come secoli ma come millenni.

Allora il principio femminile veniva considerato molto più importante rispetto a quello maschile per una serie di motivi:

  • Una volta al mese la donna perdeva sangue. Ciò che per noi è un banale ciclo mestruale, in passato costituiva per le comunità preistoriche un grande mistero: se un uomo perdeva sangue era perché veniva ferito, e quindi rischiava la vita (non solo per dissanguamento ma anche per infezioni). Invece la donna perdeva sangue, ma non moriva; e questo non una volta ogni tanto, ma ogni mese!
  • Nella donna si riteneva confluissero spontaneamente i grandi cicli della natura: luna, stagioni, maree trovavano una precisa corrispondenza nel ciclo mestruale, nella gravidanza, nel parto, nell'allattamento.
  • Si riteneva che la donna fosse l'unica ad avere la proprietà di dare la vita: la partecipazione dell'uomo nella generazione di nuovi bambini venne probabilmente compresa solo in un secondo momento. In epoca preistorica, forse, si pensava che la donna producesse figli da sola e spontaneamente dal suo ventre: si chiama partenogenesi. E proprio la capacità di generare vita, assente nell'uomo, la rendeva simile alla natura, che genera continuamente nuovi animali, e nuovi alberi.

Il culto della Dea

Questa Dea è universale, non conosce distinzioni di luoghi, né di etnie. E non possiede testi scritti che parlino per lei, ma solo ritrovamenti archeologici: oggetti di uso quotidiano, necropoli, templi ma soprattutto statuette ci narrano di una divinità femminile, oggi dimenticata.

La Dea non è altro che l'esaltazione della femminilità, perciò viene presentata con le parti anatomiche femminili accentuate: seni, fianchi, ventri enormi e innaturali indicano un femminile molto potente ed enfatizzato.

Tali statuette sono state rinvenute in Europa, Siberia, Turchia, e una fascia che va dall’Egitto all’India. Sono definite anche “Piccole Veneri” per le loro dimensioni ridotte che vanno da pochi centimetri fino ad arrivare a un massimo di 20 cm d’altezza.

E’ importante ricordare che queste statuette preistoriche non intendono raffigurare donne reali, ma l’essenza del femminile, insita in ogni donna. Per questo motivo le forme femminili sono così accentuate, fino ad apparire eccessive agli occhi di spettatori moderni. In realtà dobbiamo accettarle per quello che sono: la celebrazione di un principio divino, insito all’interno di ogni donna.

Un principio che veniva rispecchiato anche nella discendenza: ricordiamo che il ruolo maschile non era ancora stato riconosciuto, per questo motivo la discendenza era matrilineare, cioè collegata alla donna. Si sapeva con certezza chi era la madre, ma non c’era il padre.

Ciò non significa che la cultura fosse matriarcale: non vi era un dominio delle donne sugli uomini. Tali culture erano semplicemente incentrate sui principi femminili, sulla collaborazione e sull’interconnessione. Soprattutto erano culture pacifiche e agricole: in tutte mancano elementi di conflitto quali armi o guerre o soldati.

Passaggio dalla cultura femminile a quella maschile

Tali elementi compaiono circa 5.000 anni fa, quando si passa da una cultura matriarcale a una patriarcale.

Tale cambiamento fu determinato da un nuovo elemento: le incursioni di un gruppo di civiltà guerriere, meglio note come Indoeuropei. Tra 6.000 e 2.000 anni fa questi invasero l’Europa e l’Asia, abbattendosi sulle popolazioni pacifiche che vi abitavano, e portandovi la propria cultura: una cultura basata su ideologie maschili estremizzate, sulla fabbricazione delle armi e sul cavallo, sulla lotta e sulla violenza. E soprattutto sulla supremazia, cioè sul dominio sugli altri.

Per gli Indoeuropei fu facile dominare le donne: esse erano più piccole, più deboli, e soprattutto limitate dall’accudimento dei bambini.

Non solo, con la scoperta del ruolo maschile nella fecondazione, la donna divenne un oggetto, una proprietà dell’uomo, in modo da garantire al padrone una certezza fondamentale: la certezza della paternità. In tal modo i figli divennero simbolo di una discendenza patrilineare, che garantiva il passaggio dei bene posseduti al figlio maschio primogenito.

La Scomparsa della Dea

Ovviamente il cambiamento culturale non fu improvviso e drastico ma lento e graduale.

Si iniziò passando da un’unica dea forte a una serie di divinità femminili, minori e assoggettate a un dio maschile più forte. Prendiamo come esempio la cultura greca: sono presenti Era, Atena, Artemide, Demetra, Ecate, .. Il Femminile non è più rappresentato come un unico, potente principio divino, ma viene scisso nei suoi diversi aspetti.

Non solo, il dio maschio è preponderante, la divinità femminile copre un ruolo comprimario o subalterno. La gerarchia assume un ruolo preponderante nella costruzione del mondo divino: le dee sono solo mogli, madri, sorelle, amanti o figlie di un dio maschile sempre più potente di loro, e ai cui voleri devono sottostare.

E proprio per sottolineare il loro ruolo subalterno, le nuove divinità femminili sono soggette a matrimoni divini più o meno forzati, violenze ed incesti. Era, regina delle divinità greche, è sottomessa a suo marito, Zeus, e da lui subisce il più grande numero di tradimenti attestato in una mitologia. Era sfogherà sempre l’umiliazione e la rabbia per i continui tradimenti vendicandosi sulle amanti di Zeus, ma non sul marito a cui non si ribellerà mai.

Non solo, i nuovi dei sono portatori anch’essi di valori maschili, portati all’eccesso: impositivi anziché collaborativi, tirannici anziché autorevoli, violenti e sanguinari anziché forti e gentili. E soprattutto si ispirano al Sole, anziché alla Luna che aveva rappresentato la Dea femminile.

In tal modo il femminile divenne sempre meno importante, sempre meno divino, fino a scomparire definitivamente.

Questo testo è stato ispirato dal sito di Simona Oberhammer, naturopata e ideatrice della Via Femminile.

Se vuoi saperne di più visita il sito:
http://www.simonaoberhammer.com/.

 

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