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Il viaggio di ritorno - Anteprima di "Chakra Ruote...

Leggi il capitolo 9 del libro "Chakra Ruote di Vita" di Anodea Judith

Il viaggio di ritorno - Anteprima di "Chakra Ruote di Vita"

La Forza universale è una Coscienza universale.
Questo scopre chi cerca.

Quando riuscirà a entrare in contatto con questa corrente di coscienza dentro di sé, egli potrà passare a qualsiasi livello della realtà universale, a qualsiasi punto, e lì percepire, comprendere la coscienza, o addirittura agire di conseguenza, perché ovunque è la stessa corrente di coscienza con diverse modalità di vibrazione.
Satprem su Sri Aurobindo

Abbiamo risalito la colonna dei chakra dal basso verso l’alto. Abbiamo completato la corrente ascendente ma non il nostro viaggio.

Siamo saliti sulla vetta della montagna spirituale e ci godiamo la vista che è possibile vedere solo da quella prospettiva. Ora però la sfida consiste nel ritornare giù e nell’applicare queste nuove conoscenze al mondo che ci circonda.

Dato che abbiamo portato le energie dei chakra inferiori fino alla coscienza, ora dobbiamo riportare quella coscienza ampliata fino ai chakra inferiori.

La coscienza pura, che entra nell’individuo dal vasto campo del piano sopramentale come purusha, si condensa lungo i chakra mentre scende verso il piano della manifestazione. Essendo risalita fino alla vetta per abbracciare Shiva, Shakti ora ridiscende lungo i chakra entrando innanzitutto nella mente e nei sensi, e poi nei cinque elementi della materia finita. Quando raggiunge il livello finale della Terra, non le rimane più nulla da fare e quindi si riposa, assumendo la forma avvolta e dormiente di Kundalini-Shakti.

Nel viaggio verso l’alto, avevamo usato i chakra come appigli per raggiungere la liberazione; ogni passo ci dava maggiore libertà dalle forme limitate, dalle abitudini ripetitive e dagli attaccamenti terreni. Ogni passo aveva ampliato la nostra coscienza e i nostri orizzonti. Nella corrente discendente i chakra diventano “condensatori” della forza della coscienza, organizzandone l’energia per scambiarla ai vari piani associati a ciascun livello.

Nella discesa della coscienza, i chakra sono simili a pozze che raccolgono la pioggia mentre questa scende dal cielo e scorre lungo i fiumi per raggiungere il mare. Dove vi è una cavità, l’acqua si raccoglie in pozzanghere e la si può utilizzare. Come laghetti, i chakra sono contenitori all’interno del corpo sottile che permettono alla coscienza divina di raccogliersi e condensarsi in piani sempre più densi di manifestazione. Se un chakra è bloccato, la quantità di energia che può raccogliere è limitata.

Questa analogia descrive anche i diversi concetti di unità che possono essere compresi alle due estremità dello spettro. Quando la pioggia scende dal cielo in una nuvola di goccioline, è come un campo unificato di umidità. Quando tocca terra, si rompe in milioni di rivoletti, che si fanno via via più grandi ma meno numerosi, trasformandosi in migliaia di ruscelli e in centinaia di fiumiciattoli più grandi, e in decine di fiumi più ampi, fino a un immenso e unico mare. Le gocce di pioggia allora riposano in un corpo unificato di acqua fino a che salgono nuovamente in cielo sotto forma di goccioline di vapore acqueo. Ogni passo verso il basso crea qualcosa di più grande e grezzo, e al tempo stesso porta a una maggiore semplicità e singolarità.

Così iniziamo il nostro viaggio verso il basso dalla coscienza pura, un campo privo di dimensioni che, nel suo stato supremo, è completo e incrollabile. La Coscienza Trascendente si è innalzata al di sopra della differenziazione fino a essere completamente liscia, senza onde né fluttuazioni. Ma non appena questa coscienza comincia a discendere, compare un’onda, una piccola punta di consapevolezza che si staglia contro il vuoto. Quest’onda rappresenta il primo risveglio della coscienza – l’alba di tutta l’esistenza.

Dal campo della coscienza emanano onde di consapevolezza che formano piccole fluttuazioni nel tessuto dello spazio-tempo. Queste fluttuazioni non sono eventi isolati ma stimolano la creazione di altre onde, che a loro volta stimolano altre onde all’infinito. Le onde, incrociandosi, formano schemi di interferenza e le emanazioni eteree della coscienza si fanno più dense. Il principio olografico discusso nel chakra numero sei è un esempio di questo schema di interferenze. Nel punto dove le onde si incrociano, vi è un nodo più fermo di consapevolezza.

Questo è il livello del chakra numero sei. L’informazione casuale comincia a prendere forma come immagine – qualcosa che la coscienza può “ri-conoscere”, “ri-sapere”. La coscienza si nutre di se stessa. Prende questa immagine, reagisce ad essa, forse la muta. L’informazione comincia a manifestarsi ma è ancora poco più che un pensiero ben formato.

Quando la mente si focalizza su queste immagini costruite, invia altre onde, costruendo altri schemi di interferenza perché la coscienza possa riconoscerli e reagire ad essi. Il campo diventa più denso. Le onde, ora molto numerose, si uniscono l’una all’altra, generando campi di consapevolezza, campi di onde a varie vibrazioni o frequenze. Le vibrazioni simili tendono ad armonizzare e cadono in risonanza, aumentando di ampiezza.

A livello del chakra numero cinque, la coscienza si avvolge su se stessa ancora una volta. Le immagini frequentemente ripetute ricevono un nome perché assumono una particolare qualità vibrazionale. Un nome può trasportare la funzione di un’onda da una mente all’altra. Può distinguere e delineare differenze nel nostro campo di interferenza, tracciando un confine attorno a loro e rendendole distinte e specifiche.

Dando un nome a una cosa, la definiamo all’interno del mondo dei rapporti. A livello del chakra numero quattro, scopriamo di essere di nuovo in cerca di ordine tra le cose che hanno un nome. Vi sono le onde e vi sono le interferenze. Vi sono le cose e i loro rapporti. Nei rapporti deve esservi equilibrio perché qualcosa possa continuare nella manifestazione.

Ora arriviamo al chakra numero tre e cominciamo a entrare nella dimensione fisica dei nostri corpi. Le onde diventano più dense, più ordinate. Usiamo la volontà a piacere per ordinare l’energia casuale secondo le nostre intenzioni. In questo modo si crea un campo carico di energia vitale, un campo che può indirizzare e trattenere la forma delle materie prime sulla base di una nostra visione o intenzione. L’energia vitale della nostra forza vitale tiene insieme il nostro corpo; l’energia vitale dell’amore mantiene in vita un rapporto; l’energia vitale di un’idea suscita entusiasmo, che trova sostegno negli altri.

Adesso abbiamo raggiunto un livello di complessità e organizzazione che si avvicina alla forza gravitazionale. Dato che l’energia e la volontà mettono insieme sostanze varie, le energie più disparate si addensano. E via via che si fanno più dense, creano un proprio campo gravitazionale. Il resto avviene da sé, dato che l’energia casuale viene attirata lungo le linee di scissione costituite da tempo dai nostri schemi di pensiero. La gravità attira il campo organizzato, curvando il tessuto di spazio e di tempo, unendo le masse, producendo il movimento che fornisce un costante cambiamento. Questo movimento cerca di equilibrare la differenza, cerca di riportare le parti composite del campo alla sua unità iniziale.

E infine, attraverso questa forza gravitazionale, le onde di interferenze costruttive si sono unite, creando le masse. Siamo arrivati al mondo degli oggetti materiali, che hanno peso e volume. Siamo tornati alla Terra, una delle innumerevoli masse che fluttuano in un mare di stelle.

Rapportando la corrente diretta verso il basso con quella diretta verso l’alto, scopriamo qualcosa di molto interessante. Scopriamo che lo schema è quasi lo stesso. Le due estremità dello spettro sono notevolmente simili.

Dal chakra numero uno, abbiamo cominciato con un’unità iniziale e siamo arrivati, da quell’unità, alla differenza. Dalla differenza siamo passati alla scelta e alla volizione, e quindi a un mondo tri-dimensionale di spazio e di tempo, pieno di rapporti precisamente disposti.

Dal chakra numero sette, abbiamo cominciato con un’unità iniziale – la coscienza indifferenziata. Non appena tale coscienza accennò a muoversi, l’unità andò distrutta e ben presto si creò la differenza. Dando un nome agli schemi di pensiero è stata esercitata la volontà, e la creatività ha organizzato i suoi elementi compositi in precisi schemi di rapporti.

All’estremità fisica dello spettro, abbiamo sostanze composte di molecole e di atomi. Quando li esaminiamo attentamente, scopriamo che gli atomi sono campi di energia che contengono nodi di energia concentrata con grandi spazi vuoti che li circondano. Esaminando le particelle subatomiche, scopriamo che appaiono più simili a onde, probabilità tra le variazioni concettuali degli schemi di pensiero.

All’estremità eterea dello spettro, abbiamo la coscienza. Nel suo stato finale è indifferenziata, ma in realtà è un campo al di fuori dello spazio e del tempo con minuscole fluttuazioni – simili a onde, possibilità tra le variazioni concettuali degli schemi di pensiero.

Abbiamo scambiato Kundalini con Ouroboros, il mitico serpente che si morde la coda?
Allora il serpente tiene la coda tra i denti?

Per gli indù l’unica vera realtà è quella dell’ordine. Le cose non sono reali, le azioni non sono reali, esiste soltanto l’ordine divino, le linee che danno forma a tutto il Maya che si sperimenta nel mondo fenomenico. Questo ordine è la forza organizzatrice che agisce su tutta la materia. I tantra descrivono le linee di forza che permeano spazio e tempo come i “capelli di Shiva”. Questi capelli sono il principio organizzativo nell’Akasha, il mondo dello spirito non materiale. Poiché Shiva è il principio maschile della coscienza, i fini capelli della sua testa possono soltanto rappresentare le prime emanazioni del pensiero che nascono dalla coscienza e da cui tutto il resto è creato. La differenza iniziale è Shakti, l’altra, la femmina. Con lei il mondo è creato. La danza è cominciata, ma mai conclusa.

E così scopriamo che la fine è l’inizio.

Non viaggiamo in direzione lineare, ma interpenetrante.
Non vi è destinazione, solo il viaggio.

Ora che abbiamo sperimentato l’aspetto teorico della corrente discendente, possiamo applicarlo alla manifestazione del pensiero nella vita di tutti i giorni.

Cominciamo con l’informazione casuale, con i pensieri che ci vagano nel cervello. I pensieri ci vagano nella testa – ne raccogliamo degli altri per solidificarli. Forse meditiamo perché i nostri pensieri divengano più coerenti. Nella meditazione, vi sono alcuni pensieri che attirano la nostra attenzione, e possono addirittura diventare idee. E mentre ci concentriamo sulla nostra idea, le immagini si formano negli occhi della mente. Possiamo fantasticare, sognare a occhi aperti o immaginare aspetti diversi della nostra idea. E mentre lo facciamo, questa diventa un’immagine mentale con una sua forma e un suo colore. I nostri pensieri casuali hanno iniziato a condensarsi, ma il cammino per arrivare a manifestarsi è ancora lungo.

Immaginiamo che la nostra idea sia quella di costruire una casa. Mentre ci pensiamo, incominciamo a visualizzarne le dimensioni, la forma o il colore. Forse immaginiamo di entrare dalla porta d’ingresso o di trafficare in cucina. I nostri pensieri iniziano a depositarsi nel chakra numero sei via via che abbelliamo la nostra idea con l’immaginazione. Mentre le immagini si cristallizzano, possiamo parlare a qualcun altro della nostra idea. La comunichiamo (chakra cinque). Ora possiamo descrivere le dimensioni e la forma della casa e possiamo iniziare a fare progetti, concretizzando ulteriormente le nostre immagini. Quindi dobbiamo mettere le nostre idee in un rapporto (chakra quattro). Non possiamo costruire una casa dove ci pare, dobbiamo prima acquistare un terreno, che si troverà all’interno di una comunità che ha determinate regole. Dobbiamo essere in grado di entrare in relazione con architetti e costruttori, progettisti e banche che ci concedano i finanziamenti necessari. Perché qualcosa possa manifestarsi, occorre che sia in rapporto con qualcosa che già esiste.

Il nostro progetto non si realizzerà da solo, semplicemente con la visualizzazione e la comunicazione. Dobbiamo applicare la volontà, dal terzo chakra. La volontà indirizza l’energia casuale, ad esempio il denaro, i materiali e le persone, verso una determinata meta. Per farlo occorre energia, sotto forma di azioni ripetute e deliberate, guidate dalla coscienza, e alimentate dai processi fisici metabolici. Mentre investiamo tale energia, il nostro progetto inizia a prendere forma sul piano fisico. Spostiamo oggetti, come strumenti e materiale da costruzione, e li mettiamo insieme (chakra due), finché abbiamo manifestato un edificio completo che poggia sulle sue fondamenta sulla Terra (chakra numero uno). A questo punto siamo completi, e, come Shakti che riposa nel suo primo chakra, possiamo riposarci e goderci la nostra manifestazione.

Con questa discesa, un vasto numero di pensieri riguardo il disegno della casa a poco a poco si è trasformato in un solo edificio, fatto di diverse immagini, conversazioni, rapporti, attività, movimenti e materiali. La manifestazione richiede che il molto venga distillato in una cosa sola. E tuttavia, la casa è solo una delle molte altre case che vengono create grazie al medesimo processo.

Manifestare significa permettere ai nostri pensieri di addensarsi, di solidificarsi. Più pensiamo a qualcosa, più è probabile che lo manifestiamo, ma come abbiamo detto per il primo chakra, per manifestare occorre saper accettare i limiti, e per farlo ci vuole un certo numero di ripetizioni. Io so suonare il piano perché mi sono esercitata a lungo. Posso parlare una lingua straniera se ne ho ripetuto i termini tante volte da mandarli a mente. Ho i rapporti più profondi con le persone che vedo più spesso.

La corrente discendente è fatta di schemi ripetuti, che diventano densi. Se non sappiamo accettare i limiti o le ripetizioni, non possiamo manifestarci. La corrente ascendente ci libera dalla noia della ripetizione e ci permette di sperimentare qualcosa di nuovo.

Il viaggio verso l’alto amplia i nostri orizzonti, portandoci nuove conoscenze e nuova comprensione. Shakti ci porta l’energia vitale mentre cerca di raggiungere Shiva, il suo amante. Essa è feroce e selvaggia. Il viaggio verso il basso è contraddistinto dalla presenza della grazia, l’ordine intelligente che rientra sotto il dominio di Shiva. La corrente ascendente ci porta la trascendenza, quella discendente l’immanenza. Sono queste due correnti a creare il nostro ponte-arcobaleno, il legame che unisce cielo e terra, mortale e divino. Solo le due correnti che si rincorrono creano i vortici che formano i chakra.

Ora abbiamo la danza della liberazione e della manifestazione, della libertà e della gioia, che formano le polarità di base dell’esperienza umana.

 

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Anodea Judith

Anodea Judith si è specializzata in psicologia clinica ed è un'esperta di digitopressione e bioenergia: la sua passione è la realizzazione del potenziale umano.

Da tempo svolge un'attività di terapeuta molto apprezzata negli Stati Uniti: è la fondatrice e direttrice di Sacred Centers.

Ha pubblicato numerosi libri in tutto il mondo riscuotendo un grosso successo per la loro chiarezza e originalità.

 

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