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Il simbolo per capire il passato - Estratto da...

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Michele Proclamato e scopri come il simbolo e la logica abbiano dato forma ai grandi monumenti del passato

Il simbolo per capire il passato - Estratto da "Storia dell'Architettura Sottile"

Beh, come titolo, non c'è che dire, è proprio presuntuoso. Ma sì, mi dico, tanto, tra le centinaia di libri che vengono pubblicati ogni anno, chi vuoi che si accorga di questo atto vanaglorioso.

In fondo, per me scrivere è un modo con il quale uscire da questa realtà e ritornarci portandomi dietro quello che un bambino senza tempo, sempre discolo, mi suggerisce di dire da alcuni anni.

E i bambini, si sa, non si pongono problemi di ego. Poi, sì certo, mi lusinga il pensiero che a qualcuno possa interessare, o piacere, ciò che ricordo e su cui ragiono, ma fondamentalmente il mio scrivere è un atto egotico, ne sono cosciente e lo dico senza pentirmene, perché a me, farlo, fa proprio bene e mi permette di nutrire quella parte di me che da un po', ha deciso di dirigere la mia vita in modo diverso. Dopo mi sento come libero da un peso, libero da un dovere :ne sento profondamente.

Sì, a pensarci bene, scrivere mi rende libero, mi ha reso libero, cambiandomi per sempre e poi, quando lo faccio, riesco a fregarmene di tutti e di tutto e, a proposito di un esperto in questo campo, l'ultima volta che ho visto mio padre gli ho consegnato il mio ultimo libro su Arcimboldo e lui ha esclamato:

«Ma invece di perdere tutto questo tempo a studiare, perché non scrivi un bel romanzo da qualche milione di copie, fai i soldi e te ne freghi di tutto!».

A rigor di logica lui avrebbe ragione, se non fosse per un piccolo problemino che riguarda la capacità di saper scrivere un'opera di quel genere, che, come avrete capito in questi anni, non sarà mai alla mia portata.

Nel frattempo come dargli torto? Come contrastare questo suo modo schietto, immediato e dissacrante di vedere ciò che faccio, che mi è sempre piaciuto perché mi ha permesso di vedere in lui, ciò che oggi probabilmente è in me: «La libertà di infischiarsene di tutto, pur avendo a cuore tutto»? Io sto imparando questa leggerezza del vivere, con molta fatica. Ecco perché scrivo.

Comunque, giustamente, se state leggendo queste parole vorrete sapere perché mi sono addentrato nel mondo dell'architettura, io che, da simbologo diventato, nulla, e quasi mai, ho avuto a che fare con quell'«ambiente».

Come al solito la risposta è proprio nel simbolo. Al solito è il simbolo che mi ha condotto per mano, facendomi intendere che ormai era ora che anch'io mi occupassi di «coloro i quali costruirono» proprio per rivolgersi a «quelli» che oggi edificano secondo altri valori, metodi, scopi e ragioni, non sempre condivisibili.

Insomma, la solita volontà di gettare dei ponti fra i mondi mi ha spinto a questo nuovo lavoro, nella speranza che quel muro inesistente alzato fra ufficialità e non, venga buttato giù definitivamente.

E si può fare sapete, si può fare! Una volta ero più scettico, ma oggi, con il passare del tempo, sono diventato molto più ottimista, così, dopo un anno di preparazione, di letture accanite, di pensieri e conclusioni mai definitive, oggi mi sono alzato, ho messo alla mia sinistra, sulla scrivania, una piccola collinetta di libri, stampe, fascicoli, fotocopie e foto e mi sono detto: «Sai che ti dico? Lo faccio».

Faccio questo benedetto libro, libretto, libercolo, opuscolo, come volete voi, e cerco di spiegare il mio punto di vista sull'architettura, provando a chiarire, attraverso il mio incedere simbolico, il perché di certe scelte passate, il perché di certi personaggi passati, il perché di certe opere passate e ciò che probabilmente si nasconde dietro di esse, ma soprattutto perché, osservandole, percepiamo ancora oggi il senso della bellezza, dell'armonia, dell'incanto, dello splendore, della magnificenza, affinché, come in un nuovo Rinascimento, il tutto possa nuovamente ripetersi.

Una «cosuccia» da poco insomma, per la quale e sulla quale, per secoli sono stati versati fiumi di inchiostro senza mai ottenere una spiegazione definitiva, soprattutto per quanto riguarda la «bellezza architettonica», bellezza della quale oggi, non so voi, ma io, mi sento un po' orfano. In conclusione mi sono chiesto perché, come si suol dire, una volta erano davvero bravi a costruire cose belle.

L'argomento, per sgombrare immediatamente il campo da dubbi, se ragionato e documentato, è molto impegnativo, per cui, la piccola collinetta alla mia sinistra a un certo punto ha rischiato di diventare una montagna, se non avessi detto basta e mi fossi «accontentato» di tutto quello che ero riuscito a recuperare, più che sufficiente a spronare la mia curiosità e la mia ricerca, alla quale, come sempre, ho affidato ogni mia chance.

Prima di iniziare però, devo dare una brutta notizia a chi mi ha letto in questi ultimi anni: Andy, il cane bulldog del primo piano, bellissimo e bruttissimo, pochi giorni or sono è mancato e adesso nella palazzina c'è un silenzio... un silenzio insopportabile.

Animali e persone, pur amandosi o non amandosi, hanno comunque percepito la sua morte.

Quando l'ho saputo da Dora, sono sceso (io abito al secondo piano), ho suonato alla porta di Rita, la padrona di Andy, ci siamo guardati e, senza dirci nulla, le ho allungato una copia di Arcimboldo (Melchisedek Edizioni), dove ho evidenziato la parte in cui parlavo di quel cane così buffo, strafottente, irrispettoso, egoista e giocoso, al quale volevo bene, proprio per quei suoi meravigliosi difetti, tutti figli di un essere profondamente innamorato della famiglia che lo custodiva.

Perdonatemi, lo so che sto già divagando ed è insopportabile. Dovreste vedere cosa combino durante i miei seminari, ma a me, di essere «professionale», non riesce proprio. Anzi, detesto essere professionale, tanto che, quando ho voglia, durante i miei soliloqui condivisi da sempre più impavidi astanti alla ricerca dell'essenza del simbolismo, proietto pochi minuti di Alex Drastico, Cettola-qualunque, Checco Zalone, Mudù, Troisi, Benigni, Aldo, Giovanni e Giacomo, Alberto Sordi, Totò ecc., perché i simboli, a volte, sono troppo seri e io ho bisogno anche di essere allegro.

Se sono contento, felice, in armonia, io «vedo», altrimenti, no. E per chi mi conosce, credo che sia oggi chiaro, cosa intendo per «vedere».

Chi non mi conosce... si arrangia; anche se devo ammettere che a volte la malinconia, purtroppo, è in grado di svolgere le veci della gioia, perlomeno in me.

Va be', va be', lo so cosa volete sapere, non mi dilungo più, ho capito.

Ritorniamo alla collinetta di cui sopra.

Se dovessi sintetizzare le fonti bibliografiche utilizzate per questo mio ultimo lavoro, potrei riassumerle «calcisticamente » in questo modo.

La squadra è così composta:

Accosciati:

  • Marco Vitruvio Pollione e i suoi dieci libri sull'architettura;
  • Leon Battista Alberti e i suoi dieci libri sull'architettura;
  • Andrea Palladio e i suoi quattro libri sull'architettura;
  • Luca Pacioli e la sua De Divina Proportione;
  • Francesco Colonna e Y Hypnerotomachia Poliphili;

In piedi:

  • R. A. Schwaller de Lubicz con II tempio dell'uomo;
  • Ugo Monneret de Villard e il suo La teoria delle proporzioni architettoniche;
  • Giovanni Francesco Pecoraro (Carpeoro) e il suo La Massoneria;
  • Le Corbusier e il suo Modulor;

In panchina:

  • Platone e il Timeo;
  • Pitagora e il suo Teorema;
  • Salvator Dali con il Corpus Hypercubus;
  • Charles Howard Hinton con Flatlandia;
  • Rudy Rucker con la sua Quarta dimensione.

Che squadrone vero?

E quanti non ho citato; li tengo in tribuna, non si sa mai.

Tutti tostissimi.

Lo so io che c'è voluto per far giocare loro la mia partita!

Perciò, armatevi di pazienza, perché non sarà una cosa né semplice né indolore leggere questo tipo di percorso, in ottemperanza a una legge non scritta, ma incisa sulla pelle del creato, che vede il «capire» come un frutto posto altissimo sull'albero del sapere e spesso difficilmente raggiungibile dalla maggior parte delle persone, specialmente da me.

Insomma, come sempre, non troverete nulla di semplice o scontato in queste mie righe, perciò nessun lamento o tentennamento, perché la via del simbolo è una via di fatica, ma se dà frutti, allora sono eccelsi.

Sono felice e lo sarei stato completamente negli ultimi mesi, se non fosse stato per Dalí, ma questa è la fine di un percorso conoscitivo che spero possa diventare anche per voi, come lo è stato per me, un racconto di vita vissuta, dedicato all'incessante ricerca di una verità, mai definitiva che, celandosi dietro i «segni», io rincorro per capire o intuire qui, prima di andarmene, che cosa andrò a rare altrove.

 

 

Storia dell'Architettura Sottile

Storia dell'Architettura Sottile

Passando attraverso i grandi autori e architetti del passato, Michele Proclamato spiega come l’Ottava per millenni sia stata la legge da tutti osservata per… edificare.

La sua ricerca lo porterà quindi a studiare alcuni degli edifici fondamentali della storia dell’architettura, e a concludere che da sempre chi sapeva costruire era in grado di utilizzare materiali e forme con un unico fine: quello di creare stati alterati di coscienza attraverso geometrie multidimensionali come l’Ipercubo.

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Michele Proclamato

Michele Proclamato vive a L'Aquila dove, da alcuni anni, si è fatto promotore di iniziative che hanno come unica finalità quella di svelare, al grande pubblico, quanto grande sia il lascito "misterico" del piccolo capoluogo abruzzese.

Per primo ha codificato il linguaggio dei Rosoni e ha ideato il "Tour del Mistero", basato sui siti sacri più importanti della città, a cui ha aggiunto la prima guida "esoterica" della città aquilana: "La rivelazione dell'Aquila" con la collaborazione di altri due autori.
Scrive e pubblica il libro "Il Segreto delle Tre Ottave", basato sulla chiave "vibrazionale" da lui trovata all'interno della basilica di Collemaggio.
Ha condotto una serie televisiva dedicata ai suoi studi presso un'emittente locale, guida turistica per escursioni non solo cittadine, tenendo come filo condutore la Costellazione Aquila, base non solo della planimetria sacra della città delle Aquile.