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Il senso delle allergie - La Guarigione è dei...

Celiachia: tornare a mangiare il grano grazie al processo di Liberazione della Memoria Emozionale della Metamedicina. Leggi la storia di Domenico, tratta dal libro "La Guarigione è dei Pazienti".

Il senso delle allergie - La Guarigione è dei Pazienti (Anteprima)

"La ricerca sulle malattie è progredita così tanto, che è quasi impossibile trovare qualcuno che sia completamente sano."
-Aldous Huxley

Qualche giorno fa, il nostro bimbo Tadeo mi ha accompagnato, in un centro olistico. L'ultima volta che ci era stato aveva due anni e mezzo. Salendo le scale che portano al centro, mi ha detto: «Mamma mi ricordo di questo posto!», e ha precisato: «Mi ricordo soprattutto del profumo di questo posto!».

Quante volte ti è successo che un profumo, una canzone, una musica ti hanno immediatamente risvegliato un ricordo? Ci sono odori o suoni che ogni volta che sentiamo richiamano alla nostra memoria una persona, un luogo, una  situazione. Come è possibile? 

Tutto quello che i nostri sensi hanno percepito delle infinite Scene della nostra storia rimane impresso nella nostra memoria: suoni, rumori, odori, immagini, sensazioni gustative, tattili. E non ne siamo consapevoli. 

Quando viviamo uno choc, tutto quello che è presente nella scena rimane impresso nella nostra memoria.

E ogni volta che si ripresenta l'elemento selezionato dal cervello, la conflittualità si riattiva.

Ecco quel che avviene nelle cosiddette allergie. Sensatamente e biologicamente, l'organismo – per proteggerci da un pericolo che riconosce come imminente – risponde a un evento emotivamente traumatico che viene riattivato da un profumo, una sostanza, un alimento o una situazione presenti nel momento in cui lo abbiamo vissuto.

Le allergie sono un campanello d'allarme che ci avvisa dell'imminente pericolo permettendoci di reagire in anticipo.

Non vì è dunque una sostanza o un alimento nocivo al corpo, ma un conflitto in sospeso che viene continuamente riattivato.

Quando viviamo uno choc, tutto quello che è presente nella scena rimane impresso nella nostra memoria.

E se la CELIACHIA non fosse né incurabile e neppure una malattia?

"Una nuova verità può avere una lunga attesa prima di venire finalmente accettata"
-Oriana Fallaci

Domenico è un parrucchiere da una vita e a Sanremo tutti i VIP della canzone lo hanno conosciuto per farsi curare il look. Ma lui da quando aveva 8 anni avrebbe voluto trovare qualcuno che lo curasse dai suoi malesseri che puntualmente provava ogni volta che mangiava. Trascorse una vita e solo dopo 30 anni andò da un gastroenterologo che alla luce degli appositi esami gli diagnosticò la malattia celiaca e gli prescisse l'unica cura fino a oggi proposta dalla medicina ufficiale: una alimentazione priva di glutine che in parole povere significa: niente pasta, pizza, frittelle, brioche, biscotti. Che non è poco per un calabrese tutto d'un pezzo come lui.

Prima di proseguire con la vicenda di Domenico fermiamoci un momento per vedere cosa afferma la medicina ufficiale.

In Italia l'organo preposto ufficialmente ad informare sullo stato dell'arte della celiachia è la Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia. La relazione disponibile al grande pubblico risale all'anno 2010. Riporto qui di seguito le parti essenziali di quel documento al nostro scopo:

La celiachia o malattia celiaca (MC) è un'enteropatia autoimmune permanente scatenata dall'ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine è una frazione proteica alcol solubile presente in alcuni cereali quali grano segale ed orzo. La principale proteina del glutine estratto del grano è la gliadina, le corrispondenti proteine dell'orzo e della segale si chiamano rispettivamente ordeina e secalina. La predisposizione genetica della MC consiste nella presenza del genotipo DQ2 o DQ8 del sistema di istocompatibilità HLA. La presenza di una di queste due molecole sulla membrana delle cellule del sistema immunitario è condizione necessaria, ma non sufficiente, per determinare lo sviluppo della MC. Infatti, solo circa il 30% della popolazione caucasica portatrice di DQ2/8 è affetta da MC, fattori ambientali non ancora ben definiti sono necessari affinché i soggetti predisposti sviluppino la malattia.

(Come a dire che per diventare CELIACO ti deve capitare qualcosa che non sappiamo ancora bene! A volte non ci accorgiamo che certi affermazioni vestite bene nascondono una imbarazzante vacuità di contenuto.)

Per la maggior parte di noi sono informazioni tecniche non immediatamente comprensibili. Sigle misteriose, predisposizioni genetiche non meglio precisate, fattori ambientali indefiniti. Ma il linguaggio è "scientifico" e va bene così.

Altrove si afferma definitivamente l'idea di una malattia incurabile: "(...) in considerazione del fatto che a tutt'oggi non vi è possibilità di guarigione, la MC è considerata la più frequente intolleranza alimentare a livello mondiale"
(...) L'unica terapia attualmente disponibile per la MC è l'esclusione totale e permanente dei cereali contenenti glutine dalla dieta.

La MC è attualmente una condizione che non può essere prevenuta. Trattandosi comunque di una patologia multifattoriale, la cui patogenesi ha una componente genetica e una ambientale.

La relazione mette in evidenza anche la dimensione del fenomeno. La celiachia infatti colpisce 1 italiano su 100. "Si stima addirittura che per ogni celiaco diagnosticato, ce ne siano almeno dieci non consapevoli di essere affetti". A marzo 2006 il Ministero della salute ha diffuso dati parlando di circa 60.000 diagnosi in Italia, si stima che ad oggi il numero di diagnosi sia di circa 100.000. Un esercito di malati. E ancora la maggior parte sono ancora da stanare.

E se ci fossero delle risposte più precise che prendono in seria considerazione che l'uomo non è solo una macchina ingegnosa ma un essere composto da varie dimensioni tra cui quella emotiva? Ormai il paradigma meccanicistico ha mostrato i suoi limiti ed è tempo di saper integrare gli avanzamenti della fisica (e non solo) anche in ambito medico.

Prendendo in considerazione la dimensione emotiva del soggetto con la sua storia unica e irripetibile, non protocollabile, la risposta a cosa è l'allergia e piu in particolare cos'è la celiachia risulta più completa e certamente molto diversa:

Le allergie sono una risposta sensata del corpo. Un campanello d'allarme che ci avvisa dell'imminente pericolo permettendoci di reagire in anticipo.

Questa mia risposta si basa sulle conoscenze e studi di Claudia Rainville e del dott. Hamer. Non sono una malattia, qualcosa di male che ci accade ma una risposta sensata del nostro corpo. Dietro l'etichetta di celiachia per la medicina ufficiale si mettono vari sintomi (es. diarrea, vomito, mal di pancia) e segni (es. villi appiattiti, anemia) del corpo tutti causati dall'assunzione di glutine (il fattore scatenante). Il mio modo di procedere prevede da un lato l'ascolto di ciascun sintomo o segno per conoscerne la causa e il senso e dall'altro il guidare la persona a riconoscere come l'elemento glutine richiami automaticamente e inconsciamente la memoria di un ricordo doloroso dal quale il corpo la protegge portandola a evitare l'assunzione di glutine.

Per aiutarti a comprendere meglio ritorno alla storia di Domenico particolarmente emblematica.

Ricevuta la diagnosi di malattia incurabile Domenico mette in dubbio che sia una sentenza definitiva per lui e grazie a questo dubbio "metodico" inizia un cammino di ricerca di altri punti di vista. In questo scelta Domenico si prende la responsabilità della propria salute seguendo la propria intuizione e da paziente passivo (che ha delegato completamente le vicende del proprio corpo ai medici e alla medicina) diventa un paziente responsabile, che riflette e sceglie in modo autonomo e maturo. Grazie a questa scelta alcune letture sulla connessione mente-corpo lo portano a contattarmi per un consulto.
Durante un nostro primo incontro guidai Domenico a prendere coscienza di come il glutine per lui costituisse l'aggancio a un ricordo doloroso legato alla separazione dalla sua mamma durante i suoi primi mesi di vita. In seguito ad alcune domande mirate, Domenico mi racconta che quando era neonato la sua mamma contribuiva all'economia familiare facendo la nutrice, cioè allattando bimbi di altre mamme, nel paese di campagna dove vivevano.
Così come aveva potuto ricostruire dai racconti della madre spesso accadeva che quando arrivava il bimbo di un'altra famiglia da allattare, la mamma staccasse il proprio figlio dal seno e dalle sue braccia e lo mettesse strillante nella culla in un'altra stanza.
Che cosa riceveva in cambio la mamma per il suo lavoro di nutrice? Un sacco di grano!

Non solo. La storia di Domenico e del glutine ha una seconda puntata. Una sera, quando era un po' più grande – mi racconta –, stanco della situazione che viveva in casa e in particolare delle mancate attenzioni da parte della mamma, decise di uscire e di andare a cercare un po' di affetto dai nonni che abitavano in una cascina molto vicino. Con sua sorpresa, i nonni non poterono che sistemarlo su una cassapanca nel deposito della cascina. Che cosa conteneva la cassapanca? Una riserva di grano! 

Il grano divenne così l'alimento che riattivava negli anni il distacco dalla madre, un rancore indigesto, un boccone difficile da assorbire. Secondo la terza legge biologica scoperta da Hamer quando mangiamo un boccone indigesto la mucosa dell'intestino, che è di origine endodermica, in fase attiva cresce, si inspessisce e aumenta la funzione ASSORBENTE e in fase di riparazione si riduce. Quando questo programma si ripete varie volte si ha un appiattimento dei villi intestinali.

Presa coscienza di questa associazione

Grano = boccone indigesto

potei guidare Domenico a risolvere il suo problema grazie al processo di Liberazione della Memoria Emozionale (proprio della Metamedicina).

Nel suo caso gli ha permesso di sentire non di capire ma di sentire l'amore incondizionato della sua mamma che andava al di là dei distachi necessari che avvenivano tra loro.

Da quel giorno, Domenico poté scegliere di reintrodurre gradualmente nella sua alimentazione il grano, alimento che non costituiva più un pericolo. In questa scelta Domenico con un atteggiamento paziente concesse al corpo il tempo di riconoscere il glutine come un buon nutrimento. Oggi, con stupore suo e di chi lo ha sempre conosciuto come celiaco, gode dei piaceri della tavola italiana: pasta e pizza inclusa!

Domenico dopo 2 anni che già aveva stabilmente reintrodotto il glutine nella dieta decide di farsi visitare da un gastroenterologo. Da una endoscopia lo specialista non potè che riconoscergli che aveva "stranamente i villi a posto" ma si premurò nel rassicurarlo (e soprattutto nel rassicurare se stesso) che non si facesse illusioni perché "quando uno è celiaco è celiaco!"

Questo risultato "incredibile" o impossibile per la medicina ufficiale ci apre a scenari completamente nuovi senza dover far intervenire miracoli e sciamani. Non so perché la medicina ufficiale praticata in occidente si ostina a rimuovere dall'equazione umana (salvo sporadici e innocui riconoscimenti) la dimensione emotiva dell'uomo quando perfino in Borsa il fattore chiave a muovere i Mercati finanziari è la paura o l'avidità. Occuparsi delle emozioni significa lavorare sull'elemento essenziale soprattutto se non si dimentica che l'uomo è un tutto (Olos) e non diverse parti messe insieme. Risolvere sul piano emotivo un problema può avere ripercussioni sul piano biologico.

"La nostra biografia è la nostra biologia" dice una famosa terapeuta americana, Caroline Myss. Non deve stupire quindi che agli esami endoscopici i villi di Domenico siano risultati "a posto".

 

Maria Gabriella BardelliTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Maria Gabriella Bardelli

Maria Gabriella Bardelli, laureata in Lettere, prima animatrice italiana dei seminari di Liberazione della Memoria Emozionale, terapeuta, naturopata. Ha studiato le 5 Leggi Biologiche del dottor Hamer grazie a Marco Pfister (allievo diretto del dottor Hamer). Da anni collabora con Claudia Rainville. Dopo aver fondato con suo marito Andrea un centro olistico in Venezuela, dal 2004 è tornata a vivere nella sua città natale, Torino.

È mamma di due bambini. Da anni tiene seminari, conferenze e consulti in Italia e all'estero.

 

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