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Il ragionevole dubbio

Come mai il tema della vaccinazioni non può essere dibattuto? Come mai è un tabù inaffrontabile? Perché lo Stato italiano pretende di imporre la propria volontà sulla salute dei bambini?

Il ragionevole dubbio

La nostra storia inizia in una piccola città di provincia, che, guarda caso, è proprio quella nella quale noi operiamo e viviamo.

Siamo a Cesena: a inizio ottobre 2015 Alice Pignatti, mamma di due bimbi, lancia un allarme. La sua bambina di soli 40 giorni ha preso la pertosse, è stata male, ha subito un ricovero, e, anche ora che ha 5 mesi, la bimba non si è ripresa completamente.

Alice inizia una campagna mediatica sui social network e su change.org chiedendo che le vaccinazioni, che in Italia sono obbligatorie ma per le quali è previsto un percorso di obiezione, diventino un requisito imprescindibile per l’ammissione dei bambini all’interno delle comunità scolastiche.

La petizione di Alice è stata firmata da migliaia di genitori e, come conseguenza, la Conferenza delle Regioni in accordo con il Ministero della Salute chiede di discutere un nuovo piano vaccinale e nuove normative per rendere coercitiva la pratica vaccinale, prendendo in considerazione la possibilità di vietare la scuola ai bambini non vaccinati.

A parte il fatto che un provvedimento di questo tipo si pone al di fuori dei principi costituzionali, forse molti di noi si ricordano cosa accadeva oltre vent’anni fa, quando i Carabinieri avevano la possibilità di impedire l’ingresso a scuola per i bambini non vaccinati: su questo vi invitiamo a rileggere il caso di cronaca di A.F.R. (clicca qui)

Quegli irresponsabili che non vaccinano

Sulla questione vaccini si sta scatenando un bailamme che continua a occupare le pagine dei giornali nazionali e locali, i dibattiti televisivi, i social network: i genitori che non vaccinano sono tacciati di irresponsabilità; sono dei creduloni che abboccano alle notizie che si trovano sul web, che hanno perso i punti di riferimento; vengono definiti fragili, in balia degli allarmismi più infondati.

Quelle mamme e quei papà che dichiarano di aver subito un danno da vaccino vengono rimbottati con l’affermazione che il rapporto rischio beneficio della pratica vaccinale è comunque positivo e che quindi bisogna vaccinare per senso di comunità, ricordandosi che gli effetti collaterali gravi sono rarissimi.

Ma vediamo di fare un po’ d’ordine in una matassa molto complicata – anche se molti, troppi, la vogliono far sembrare molto semplice, come se i vaccini fossero banane e potessero essere somministrati con la stessa tranquillità.

Obbligatori, non obbligatori, altamente raccomandati

In Italia – scrive su «Scienza e Conoscenza» n. 50 l’avvocato Luca Ventaloro, avvocato Cassasionista, esperto di Diritto Familiare-Minorile, Diritto Penale, Diritto Sanitario, Docente di Diritto di famiglia e sanitario – le vaccinazioni obbligatorie per l’infanzia (pediatriche), sono quattro: antipoliomielitica (Legge n. 51/1966), antidifterica (L.891/1939), antitetanica (L. 292/1963), antiepatite-b (L. 165/1991). Esse dovrebbero essere somministrate una alla volta, a distanza di tempo, e a un’età giusta onde non fare correre rischi al minore.

Invece vengono somministrate in forma esavalente o eptavalente, ovvero in un gruppo di sei o sette vaccinazioni.

Ciò vale a dire che unitamente alle quattro obbligatorie, oggi le varie Asl inseriscono altre due o tre vaccinazioni, generalmente Pertosse, Haemophilus, Antimeningococco. Di fatto, con questa inclusione, il minore assume sei o sette vaccinazioni e un carico ‘tossico’ corrispondente.

Il genitore però, sempre nel supremo esercizio dei diritti di potestà genitoriale (ora divenuta ‘responsabilità genitoriale’, art. 316 e segg. c.c.), ha il diritto di potere chiedere l’effettuazione di una vaccinazione alla volta, limitandosi alle sole quattro obbligatorie, e anche distanziate nel tempo.

Nessuno può essere obbligato a subire le vaccinazioni ‘facoltative’ che, per tale definizione, possono ben essere rifiutate. Generalmente le Asl spingono molto anche per l’effettuazione delle altre vaccinazioni non-obbligatorie, quali l’antinfluenzale, la vaccinazione MPR (morbillo, rosolia, parotite) e altre. Va detto che sovente gli avvisi delle Asl in merito alle vaccinazioni facoltative sono piuttosto ambigui, non risultando con chiarezza che tali vaccinazioni non sono obbligatorie.

Ciò dovrebbe invece essere comunicato in maniera manifesta e ben comprensibile, onde non indurre in errore il cittadino.

Stante l’insorgere di problematiche, sin dalla loro introduzione, legate al potenziale danno, le vaccinazioni oggi sono argomento molto dibattuto».

Il primo problema è quindi la scarsa chiarezza nella distinzione tra obbligatorie e facoltative, che spesso vengono chiamate “fortemente consigliate” o “raccomandate”.

Possiamo anche chiederci come mai lo Stato decide di acquistare un vaccino esavalente o eptavalente dalle case farmaceutiche. Potrebbe essere che le multinazionali del farmaco spingono fortemente verso l’acquisto, che possiamo ragionevolmente pensare più oneroso per lo Stato, di una preparazione più complessa che contiene un maggior numero di vaccini?

Ma andiamo avanti e analizziamo un’altra questione che, per chi come noi si fa domande sulla pratica vaccinale in atto nel nostro Paese, non è assolutamente oziosa.

Una questione di libertà personale

Come abbiamo visto in Italia ci sono quattro vaccinazioni pediatriche obbligatorie e un gran numero di facoltative che però vengono “fortemente consigliate”.

Qual è la legislazione sulle vaccinazioni che troviamo nei Paesi vicino a noi?

La quasi totalità dei Paesi dell’Europa occidentale non impone alcuna vaccinazione, ma si limita a formulare delle raccomandazioni: dei 29 Paesi dell’Unione Europea (i 27 dell’UE più Norvegia e Islanda), 17 non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria (quasi tutti i Paesi dell’Europa Occidentale più Estonia e Lituania); tra i Paesi dell’Europa Occidentale, hanno vaccinazioni Obbligatorie solo Italia, e Grecia (con 4 vaccini) e Francia (con 3 vaccini).

Questo vuol dire che in Paesi come la civilissima Svizzera le vaccinazioni non sono obbligatorie: sono raccomandate e i genitori vengono informati e sicuramente spinti dai pediatri a compiere le vaccinazioni, ma lo Stato ha deciso di lasciare alle persone la libertà di disporre del proprio corpo e di quello dei propri figli.

In questo, come in altri Paesi, lo stato ha scelto di non obbligare le persone a ricevere nel proprio corpo un farmaco che il soggetto in questione non ha avuto la possibilità di scegliere, del quale non conosce la marca e il nome, del quale non ha potuto leggere il bugiardino.

Perché questo è quello che accade: i vaccini sono farmaci e quando portiamo i nostri figli a fare le vaccinazioni non riceviamo alcuna informazione sul farmaco che lo Stato ci obbliga ad assumere.

Qui si tratta di una questione di libertà personale: se domani lo Stato ci imponesse di prendere un determinato farmaco, di cui non conosciamo il nome, la casa produttrice, gli effetti collaterali perché “così ha deciso in base alle evidenze scientifiche”, cosa accadrebbe? La persone scenderebbero in piazza.

Per i vaccini non c’è possibilità di appello. I vaccini sono un dogma, non possono essere fatte domande al riguardo e chi lo fa è un incosciente, un irresponsabile, un pazzo. Non possono essere messi in discussione. Non sono ammesse domande, non è ammesso un confronto.

Di fronte a quello che è un caso di cronaca, la petizione della mamma Alice e il polverone che ha suscitato tra pro e contro vaccini, lo Stato aveva due possibilità: o decide di affrontare una questione che pone degli evidenti interrogativi a un numero sempre crescente di persone con il dialogo, il confronto, la possibilità di rivedere e ammodernare pratiche e protocolli; oppure dà un bel giro di vite e decide di non dialogare, ma di punire. E ha scelto la seconda.

Oggi vietiamo la scuola ai bambini non vaccinati. Domani a chi la vietiamo?

Un’altra pratica vaccinale è possibile

I vaccini non sono acqua fresca. I vaccini sono farmaci. Nel 2013 il Centro per il Monitoraggio della Sicurezza dei pazienti di UPPSALA ha affermato che le reazioni avverse ai farmaci (RAF) sono la quinta causa di morte nell’Unione europea.

La ricerca rivela tuttavia significative omissioni nella segnalazione delle RAF che rendono probabilmente questa valutazione significativamente sottostimata. Ricordiamo in questa sede che nel nostro, come in altri Paesi, sono stati diversi i casi di vaccini ritirati dal mercato dopo anni di utilizzo perché contaminati (come il caso del vaccino Meningitec® e del vaccino combinato morbillo-parotite-rosolia Morupar® ritirato dal mercato italiano il 16 aprile 2006 nonostante si sapesse che provocava reazioni avverse con una frequenza doppia rispetto ad altre due preparazioni dello stesso tipo).

Sono moltissimi i medici che segnalano come la pratica vaccinale attualmente in uso nel nostro Paese possa essere rivista e ammodernata, in riferimento al cambiamento delle condizioni di vita dell’intera società.

«Obiettivo della Medicina Preventiva – scrive Roberto Gava in una lettera aperta al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – è quello di proteggere i bambini dalle malattie ricorrendo a trattamenti di provata innocuità (Primum non nocere), pertanto senza sottoporli ad alcun rischio farmacologico.

La farmacologia moderna, a esclusione di condizioni estreme di emergenza pubblica, non contempla farmaci che possono essere somministrati in modo generalizzato, incondizionato e indiscriminato a tutta la popolazione, cioè senza un adeguato studio della persona volto a personalizzare il trattamento e valutare correttamente il rapporto rischio/ beneficio per ogni singolo ricevente. I vaccini sono farmaci veri e propri e come tali hanno indicazioni, non indicazioni e controindicazioni, perciò possono sicuramente causare anche reazioni avverse.

Se esistono vaccini pediatrici multipli, non capiamo perché non debbano essere commercializzati anche i medesimi vaccini singoli; infatti, ad esempio, non è chiaro perché una donna, che prima di una eventuale futura gravidanza desideri vaccinarsi contro la rosolia, debba essere obbligata a inocularsi anche i vaccini contro il morbillo e la parotite (vaccino MPR).

Obiettivo di ogni trattamento medico dev’essere sempre la sua personalizzazione, perché dev’essere adattato alle caratteristiche personali, nutrizionali, familiari, ambientali e sociali di ogni singola persona. La ricerca medica va in questa direzione: si punta sulla personalizzazione della terapia, si cercano i farmaci più efficaci ad esempio anche in base al genoma dell’individuo.

Per l’adeguamento dell’Italia alle norme vaccinali attualmente in uso in tutti gli Stati europei socialmente e culturalmente simili al nostro (come Regno Unito, Germania, Austria, Spagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svezia, Portogallo), riteniamo doveroso che venga superato l’obbligo vaccinale.

Le mutate condizioni socio-sanitarie e le maggiori consapevolezza, responsabilità e maturità delle attuali e future nuove generazioni di genitori, permettono sicuramente di impostare una Medicina Preventiva più moderna e farmacologicamente più razionale, cioè personalizzata in base alle caratteristiche biopatografiche e ambientali dei vaccinandi. Un tale approccio, inoltre, ridurrebbe sicuramente il rischio degli effetti indesiderati dei vaccini.

Oggi viviamo in un ambiente gravemente inquinato dal punto di vista tossicologico e la letteratura scientifica di questi ultimi anni correla l’inquinamento con molte patologie sia neuropsichiatriche, sia metaboliche, sia degenerative del bambino, patologie che hanno sempre alla base un interessamento immunitario sul quale l’alterazione indotta da precoci e multiple vaccinazioni può aggiungersi come fattore sinergico paragonabile a quella “goccia che può far traboccare il vaso”».

Tutto questo non vuol dire abolire i vaccini, tornare al Medioevo, alle morti per polio e difterite. Questo significa: dare alle persone la libertà di decidere pienamente cosa fare del proprio corpo; fare in modo che tutto ciò che riguarda la sperimentazione di un vaccino, le modalità di acquisto da parte dello Stato stesso rispetto ad altre preparazioni equivalenti, rispettino i più avanzati criteri di trasparenza e di legalità (su questo tema l’Antitrust ha aperto in questi giorni un’indagine).

Nella pratica si chiede la possibilità di personalizzare il calendario vaccinale – siamo nel 2015 e abbiamo i mezzi per gestire database e informazioni articolate per ogni singolo individuo – e di disporre di vaccini singoli e non solo di preparazioni multiple.

Concludiamo richiamandoci al ragionevole dubbio.

Ribadendo che i vaccini sono farmaci e che come tali hanno effetti collaterali, possiamo ragionevolmente pensare che non si tratti di acqua fresca?
Possiamo ragionevolmente pensare di rivedere, migliorare e ammodernare questa pratica?

Articolo tratto da Vivi Consapevole n. 43

Riassumendo: le vaccinazioni pediatriche in Italia

Obbligatorie:

  • Poliomielite (Legge n. 51/1966)
  • Difterite (L.891/1939)
  • Tetano (L. 292/1963)
  • Epatite B (L. 165/1991)

NON obbligatorie:

  • Pertosse
  • Haemophilus influentiae B
  • Meningococco C
  • Morbillo-Parotite-Rosolia
  • Varicella
  • HPV (papilloma virus)

 

La Redazione di Vivi ConsapevoleTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista