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Il punto di partenza - Estratto da "Capire per...

Leggi un brano tratto dal libro di Martin Brofman "Capire per Guarire"

Il punto di partenza - Estratto da "Capire per Guarire" libro di Martin Brofman

Accettazione

Okay, avete un sintomo o soffrite di un disturbo. Che lo consideriate o no il risultato di un incidente, di un batterio o soltanto della sfortuna, avete qualcosa di cui occuparvi, qualcosa da capire, qualcosa da fare.

E adesso?

La diagnosi di un sintomo o di un disturbo, specialmente di uno che potrebbe essere considerato letale, può essere uno choc, può far emergere molte emozioni forti. Invece di decidere come procedere, il primo passo dovrebbe essere l'accettazione emotiva che il disturbo esiste.

Accettazione non equivale a disfattismo. Non significa che, ammettendone l'esistenza, state accettando che il disturbo si svilupperà fino alla sua evidente conclusione logica. Accettare emotivamente che esiste vi dà semplicemente un punto da dove partire, dal quale potete decidere che cosa volete fare. Iniziate perciò in uno spazio chiaro. Il sintomo o il disturbo esiste. È stato diagnosticato a livello fisico, come risultato di un esame fisico o medico di qualche tipo. Questo è un fatto.

Se a qualcuno è stata diagnosticata una condizione terminale, quella persona ha ricevuto un'opinione medica basata sul risultato di un esame fisico medico. E' importante accettare emotivamente la diagnosi medica, che riguarda la condizione del corpo fisico al momento in cui è stato esaminato, dal punto di vista dei dottori. È altrettanto importante capire che la prognosi, la previsione secondo il punto di vista medico su dove il sintomo potrebbe portare, è un'opinione basata sulla diagnosi. Qualsiasi dottore sarebbe d'accordo sul fatto che avere una seconda opinione non sia soltanto ragionevole, ma auspicabile. Allora potrete vedere se emergeranno pareri diversi, oppure una diagnosi e una prognosi su cui i medici concordano.

Se gli specialisti concordano sulla prognosi - la conclusione finale percepita del sintomo o del disturbo -, allora la persona che ne è « affetta » deve avere chiarezza al riguardo. La persona deve accettare emotivamente che quanto i dottori hanno predetto è una possibilità netta. Potrebbe accadere e, dal punto di vista dei medici, è molto probabile che accada. Questo stato di cose deve essere accettato emotivamente come possibile. Una volta accettato emotivamente, si possono esplorare ulteriori possibilità.

Nel mio caso, dovevo accettare che i dottori si aspettassero che morissi entro breve, a causa del tumore al midollo spinale di cui stavo facendo esperienza. Quando accettai la possibilità di una morte imminente, lasciando andare la paura di morire, allora riuscii a sperimentare meglio la vita, in modo più pieno, nel momento presente. Poi, riuscii a prendere in considerazione altri futuri possibili, compresa la possibilità di guarire me stesso, e di manifestare quella guarigione nella realtà.

Un assioma delle persone che lavorano con la propria coscienza è che, quando vi introduciamo certe immagini, le probabilità che tali immagini si manifestino nella realtà aumentano. Se avete paura di qualcosa, allora mettete costantemente nella vostra coscienza un'immagine di quella cosa che accade. State dicendo: « Non voglio che accada quello » L'immagine è chiara. La paura che quella cosa accada è come una colla che vi attacca a quell'immagine.

Se avete paura della prognosi, nella vostra coscienza mantenete fissa l'immagine di ciò che potrebbe accadere e, secondo le dinamiche della coscienza, aumentate la possibilità che si verifichi. Se avete paura di sentire il parere del medico circa ciò che potrebbe effettivamente accadere, avete bisogno di fare qualcosa per lasciare andare la paura e, perciò, dissolvere la colla.

Quando avete accettato emotivamente la possibilità che ciò che temete potrebbe accadere effettivamente, voi dissolvete la colla lasciando andare la paura e, a quel punto, potete più facilmente riuscire a focalizzare la vostra attenzione su ciò che volete che accada, mantenendo quella immagine fissa nella vostra coscienza, piuttosto che l'altra di ciò che temete accada. Avete chiarezza del sintomo o del disturbo e della diagnosi.

Ciò che succede in seguito dipende da voi, è una vostra decisione.

Potete decidere di seguire l'approccio medico tradizionale e lavorare con i consigli e le terapie suggeriti dai medici. Io lo feci, e accettai di essere operato per rimuovere il tumore, ma poi mi dissero che l'intervento non aveva avuto successo, e che il tumore non era accessibile. Fu allora che mi comunicarono che mi restavano uno o due mesi di vita, a meno che non tossissi o starnutissi. Dovevo accettare emotivamente anche quello stato di cose, per prendere in considerazione, infine, altre possibilità.

Potete decidere di lavorare con approcci alternativi o complementari, e anche con la vostra coscienza, come feci io. I metodi che scegliete non si escludono a vicenda. Potete avvalervi di qualunque cosa che per voi abbia un senso, qualunque cosa che sentite essere bene usare, per fare qualcosa circa il sintomo o il disturbo.

E' importante capire che il sintomo non è il problema: è un sintomo del problema, un'indicazione dell'esistenza di qualcos'altro. Dal punto di vista medico è un segnale o un'indicazione di un disordine o di una malattia, ma può anche essere visto come un'indicazione delle tensioni nella coscienza che fornisce l'ambiente in cui la malattia può esistere, e che possono essere viste come la causa interiore.

Questo tema sarà approfondito più dettagliatamente nel prossimo capitolo.

 

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Martin Brofman

Martin Brofman, laureato in psicologia e teologia, da più di vent'anni si dedica alla divulgazione e all'insegnamento del suo Sistema Corpo Specchio per guarire se stessi e gli altri. Ogni anno tiene numerosi corsi, anche in Italia.

 

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